Salve,
a volte sento parlare americani che possono investire parte del loro
stipendio lordo in piani previdenziali.
L'investimento lordo, ovviamente, è ben più elevato di quanto io possa
investire con il mio netto...
Esiste in italia qualche possibilità di investimento che si possa scaricare
dal proprio stipendio lordo (dipendente o autonomo)?
"Andrea A" <nospam@nospam.com> ha scritto nel messaggio
news:e3i7t6$2kq$1@newsreader.mailgate.org...
> Esiste in italia qualche possibilità di investimento che si possa
> scaricare dal proprio stipendio lordo (dipendente o autonomo)?
In Italia le forme di "scaricamento" sono 2: deduzione e detrazione.
La prima abbassa l'imponibile su cui vengono calcolate le imposte.
I prodotti/strumenti che consentono la deduzione sono fondi pensione chiusi,
fondi pensione aperti e Fip.
La seconda forma abbassa l'importo delle imposte dovute.
Fino al 31/12/00 la sottoscrizione di polizze vita permetteva la detrazione
(19%) fino a 1291,14 Euro.
Oggi il beneficio fiscale in forma completa è limitato alle polizze "puro
rischio" (es. Morte), mentre per le restanti tipologie il beneficio è
pressoché ridicolo.
"Andrea A" <nospam@nospam.com> ha scritto nel messaggio
news:e3i7t6$2kq$1@newsreader.mailgate.org...
> Esiste in italia qualche possibilità di investimento che si possa
> scaricare dal proprio stipendio lordo (dipendente o autonomo)?
Ciao, come è già stato scritto, dal 2001 l'unica forma di investimento che
ti consente di beneficiare di un consistente risparmio fiscale in sede di
dichiarazione dei redditi è la previdenza integrativa, del resto tu stesso
scrivi di "piani previdenziali" con riferimento agli usa.
Tre categorie di strumenti:
a) FONDI PENSIONI APERTI: funzionano come i fondi comuni di investimento, e
infatti ve ne sono di varie tipologie (a capitale e/o rendimento minimo
garantito, obbligazionari, bilanciati, azionari etc.). Sono "aperti" in
quanto la loro sottoscrizione è possibile a tutti i lavoratori, dipendenti o
autonomi, indipendemente dalla categoria di appartenenza
b) FONDI CHIUSI: sono riservati ai lavoratori DIPENDENTI di una certa
categoria, stop. Per i lavoratori della scuola c'è Espero, per i
metalmeccanici Cometa, per i dipendenti delle Cooperative Cooperlavoro e
così via. In realtà non sono moltissimi, alcuni sono partiti da poco tempo e
il loro rendimento è mediamente inferiore (fonte: IlSole24ore) a quello dei
fondi chiusi
c) FIP (forme individuali pensionistiche): sono contratti di assicurazione a
carattere individuale. Caratteristiche, rendimenti, profili di rischio
disponibili variano da compagnia a compagnia. Presentano costi generalmente
più alti rispetto ai fondi aperti, ma possono contare su una massa
amministrata maggiore e su una maggiore diversificazione.
Questi investimenti, la cui durata coincide con il raggiungimento dell'età
pensionabile - quindi a lungo o LUNGHISSIMO termine - possono essere portati
in deduzione dal reddito lordo, quindi il risparmio può essere molto
consistente, ben superiore alla detraibilità del 19% delle vecchie polizze
vita.
Esempio:
versamento di 1000 euro oggi,
aliquota d'imposta IRPEF sia il 23% o il 33 %
risparmio d'imposta per l'anno successivo: di 230 o 330 euro.
Questo meccanismo opera per i lavoratori autonomi fino ad un tetto massimo
di 5167 euro versati (o il 12% del reddito), mentre per i dipendenti la
legislazione vigente fissa numerosi "paletti", che di fatto impongono
l'adesione al fondo chiuso di categoria (se c'è) e il conferimento ad esso
del TFR in corso di maturazione. Una volta che si è aderito al fondo chiuso,
però, è possibile ricorrere anche alle altre forme, ma occorre guardare caso
per caso.
"Alvin75" <alvin75NOSPAM@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:KG27g.111668$A83.2629907@twister1.libero.it.. .
> Questi investimenti, la cui durata coincide con il raggiungimento dell'età
> pensionabile - quindi a lungo o LUNGHISSIMO termine - possono essere
> portati in deduzione dal reddito lordo, quindi il risparmio può essere
> molto consistente, ben superiore alla detraibilità del 19% delle vecchie
> polizze vita.
Va ricordato che la deduzione fiscale inerente alla previdenza complementare
è, a differenza della detrazione, un differimento d'imposta. Sui contribuiti
portati in deduzione infatti verrò tassato quando maturerò i requisiti
pensionistici. C'è da dire inoltre che il decreto legislativo del 5 Dicembre
05 ha apportato delle modifiche (favorevoli) riguardo la tassazione citata
in precedenza.
"Matteo Franzoi" <franzoi.matteoXXX@XXXlibero.it> ha scritto nel messaggio
news:BQl7g.112605$A83.2657026@twister1.libero.it.. .
> Va ricordato che la deduzione fiscale inerente alla previdenza
> complementare è, a differenza della detrazione, un differimento d'imposta.
Non sono d'accordo. E' vero che il legislatore italiano equipara la
pensione, e quindi anche quelle "integrative", al reddito da lavoro, quindi
lo sottopone a tassazione IRPEF (o IRE, dopo l'ultima riforma), ma proprio
per incentivare la previdenza complementare, obiettivo comune a destra e a
sinistra, il trattamento fiscale a scadenza è molto più favorevole. La
riforma del 2005, che si applicherà a partire dal 2008, prevede ad esempio
un'aliquota unica del 15%, ulteriormente ridotta di 0,3 punti percentuali
per ogni anno di contribuzione eccedente il quindicesimo fino ad un minimo
del 9%. Orbene, se io OGGI deduco il 33% e tra VENT'ANNI mi verrà tassato il
15% - relativamente al solo capitale versato, perché i rendimenti finanziari
sono già tassati in capo al fondo -, ti sembra che ci sia un mero
"differimento"? E dove metti il costo opportunità di pagare le tasse ora
invece che tra vent'anni?
Seconda questione. Anche a legislazione vigente - cioè prima che entri in
vigore la riforma del 2008 - la rendita futura verrà tassata in funzione
dell'aliquota ire in vigore in quel momento, che dipenderà dal reddito da
pensione, che (purtroppo) sarà più basso di quello attuale.
In entrambi i casi, il concetto di differimento d'imposta non sta in piedi:
il beneficio c'è, non consiste meramente nello spostare in là nel tempo il
pagamento di somme.
> "Matteo Franzoi" <franzoi.matteoXXX@XXXlibero.it> ha scritto nel messaggio
>> Va ricordato che la deduzione fiscale inerente alla previdenza
>> complementare è, a differenza della detrazione, un differimento
>> d'imposta.
"Alvin75" <alvin75NOSPAM@inwind.it> ha scritto
> Non sono d'accordo.
Mettiamola allora così: è un differimento "parziale" d'imposta.
Comunque vada infatti in futuro verrò tassato (in misura anche inferiore, ma
comunque tassato!) sui contributi dedotti. Era questo il concetto che volevo
far passare, a differenza della detrazione.
> Mettiamola allora così: è un differimento "parziale" d'imposta.
Ok, così ci può stare, fermo restando che, di riforma in riforma, il
trattamento fiscale a scadenza migliora ogni volta, quindi se volessimo
individuare un trend..
Personalmente non mi straccio le vesti per la fine del regime della
detrazione fiscale; a mio avviso costituivano una distorsione del mercato,
che in qualche modo "permetteva" alle compagnie di tenere caricamenti alti
o addirittura altissimi, con la giustificazione che "tanto c'è il
beneficio fiscale".
"alvin75" <alvin75NOSPAM@inwind.it> ha scritto nel messaggio
news:e3sdoe$371$1@news.newsland.it...
> Personalmente non mi straccio le vesti per la fine del regime della
> detrazione fiscale; a mio avviso costituivano una distorsione del mercato,
> che in qualche modo "permetteva" alle compagnie di tenere caricamenti alti
> o addirittura altissimi, con la giustificazione che "tanto c'è il
> beneficio fiscale".
>
> Io la vedo così, almeno
Concordo. Con quel regalo statale le compagnie hanno venduto polizze
schifezza a go-go. Ricordiamo inoltre che, per legge, non erano obbligate a
quantificare i caricamenti sui premi.
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