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  #1  
Vecchio 07-09-2004, 10.47.57
Fuori dal Coro
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Prima sintesi del vademecum dell'investitore perfetto ;-)

MI piacerebbe che ci fossero critiche e dibattito e che qualche anima pia
si prendesse la briga di mettere il tutto su una pagina web.


1) il rendimento di un investimento è funzione del rischio, in genere più è
alto e più si rischia.
Corollario: Quando facciamo un investimento comperiamo una frazione: al
numeratore c'è il rendimento, al denominatore il rischio. Noi spessissimo
vediamo e valutiamo solo il numeratore, salvo restare delusi DOPO.

2) il rischio in un investimento si manifesta:
a) con la non restituzione del capitale. Tale rischio può essere
visualizzato dai "rating". Ad es. il rischio di insolvenza di un investitore
di classe "AAA" è molto minore di un investitore di classe "B";
Corollario Se un investimento non ha rating nulla si può dire sul rischio,
quindi si accetta di correre un rischio potenzialmente infinito a fronte di
un rendimento finito.
b) con le oscillazioni di mercato e può essere visualizzato con il VAR ad
es. un VAR di 100 indica una potenzialità di oscillazione dei prezzi molto
maggiore rispetto ad un VAR di 10.
c) con l'incasso di interessi minori rispetto al rischio corso (portafoglio
inefficiente).

3) non è certo che le azioni debbano per forza rendere di più delle
obbligazioni o viceversa. Tale osservazione vale forse solo per il mercato
statunitense e per un investitore in dollari. La mancanza di basi
statistiche impedisce una verifica certa.
Corollario chi afferma il contrario dando per scontato la cosa ha un
interesse preciso in una direzione ;-)

4) non è certo che l'intervento di un professionista (realmente competente)
appaia vantaggioso poichè - specie nel breve periodo - la componente casuale
è molto influente sul rendimento.
Corollario: sarebbe meglio valutare se il professionista influisce
favorevolmente sul rapporto rischio rendimento.

5) la relazione tra rischio e rendimento è proporzionale solo per quelle
attività finanziarie che mostrano una distribuzione normale dei rendimenti
(azioni, titoli di stato ad elevato rating...) ma non vale per altre
attività che non hanno una distribuzione normale dei
rendimenti (hedge fund, obbligazioni high yield)...
Corollario: se non si è più che esperti è meglio stare alla larga da questi
investimenti, perchè sono molto sensibili a variabili poco visibili per il
profano.

6) Chi infrange le leggi o la netiquette nel proporre un investimento
probabilmente non è una persona corretta. Corollario: se non lo è con la
collettività perchè dovrebbe esserlo con te come singolo?




--
se il Cielo ascoltasse le preghiere dei cani pioverebbero ossa


Alt 07-09-2004, 10.47.57
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 07-09-2004, 15.48.01
Lillo
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Prima sintesi del vademecum dell'investitore perfetto ;-)

> 1) il rendimento di un investimento è funzione del rischio, in genere più
è
> alto e più si rischia.
> Corollario: Quando facciamo un investimento comperiamo una frazione: al
> numeratore c'è il rendimento, al denominatore il rischio. Noi spessissimo
> vediamo e valutiamo solo il numeratore, salvo restare delusi DOPO.


Ottimo...Io aggiungerei che questo rapporto, a seconda delle misure di
rischio e rendimento che si utilizzano viene chiamato indice di Sharpe,
Sortino, Treynor,...

> 2) il rischio in un investimento si manifesta:
> a) con la non restituzione del capitale. Tale rischio può essere
> visualizzato dai "rating". Ad es. il rischio di insolvenza di un

investitore
> di classe "AAA" è molto minore di un investitore di classe "B";
> Corollario Se un investimento non ha rating nulla si può dire sul rischio,
> quindi si accetta di correre un rischio potenzialmente infinito a fronte

di
> un rendimento finito.


Qua si potrebbe aggiungere qualcosa del tipo: per i titoli senza rating è
importante guardare rapporti di bilancio tipo interest coverage, ecc.
Esistono molte opportunità senza rating che sono 1000 volte meno rischiose
di un BBB...

> b) con le oscillazioni di mercato e può essere visualizzato con il VAR ad
> es. un VAR di 100 indica una potenzialità di oscillazione dei prezzi molto
> maggiore rispetto ad un VAR di 10.


Parlerei piuttosto di Beta che di VAR: il VAR è una misura, oltre che
complicata, molto discrezionale. Il beta è abbastanza valido è può essere
calcolato con excel...

> c) con l'incasso di interessi minori rispetto al rischio corso

(portafoglio
> inefficiente).


Ci sono altri concetti di rischio che non hai messo, tipo il rischio
liquidità,...

> 3) non è certo che le azioni debbano per forza rendere di più delle
> obbligazioni o viceversa. Tale osservazione vale forse solo per il mercato
> statunitense e per un investitore in dollari. La mancanza di basi
> statistiche impedisce una verifica certa.
> Corollario chi afferma il contrario dando per scontato la cosa ha un
> interesse preciso in una direzione ;-)


Non è vero che vale solo per il mercato statunitense, diciamo che in
generale non è certo punto e basta...

> 4) non è certo che l'intervento di un professionista (realmente

competente)
> appaia vantaggioso poichè - specie nel breve periodo - la componente

casuale
> è molto influente sul rendimento.
> Corollario: sarebbe meglio valutare se il professionista influisce
> favorevolmente sul rapporto rischio rendimento.


D'accordissimo: è importante per l'investitore che si avvale di un
professionista saper valutare il suo lavoro piuttosto che dire "quello ha
reso di più, ecc"

> 5) la relazione tra rischio e rendimento è proporzionale solo per quelle
> attività finanziarie che mostrano una distribuzione normale dei rendimenti
> (azioni, titoli di stato ad elevato rating...) ma non vale per altre
> attività che non hanno una distribuzione normale dei
> rendimenti (hedge fund, obbligazioni high yield)...
> Corollario: se non si è più che esperti è meglio stare alla larga da

questi
> investimenti, perchè sono molto sensibili a variabili poco visibili per il
> profano.


Uhm...Qua entriamo nel concetto di Beta...In generale sono d'accordo, ma
eviterei la questione della distribuzione normale (che c'entra poco col
fatto in questione)


  #3  
Vecchio 08-09-2004, 11.45.00
Fuori dal Coro
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Prima sintesi del vademecum dell'investitore perfetto ;-)

Perchè non riscrivi il vademecum come lo vuoi tu? Poi incrociamo le idee.


  #4  
Vecchio 09-09-2004, 10.29.06
Lillo
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Prima sintesi del vademecum dell'investitore perfetto ;-)

> Perchè non riscrivi il vademecum come lo vuoi tu? Poi incrociamo le idee.

In questo periodo sono un po' incasinato col lavoro. Dammi una
settimana......


  #5  
Vecchio 09-09-2004, 20.47.28
Andre
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Prima sintesi del vademecum dell'investitore perfetto ;-)

>
> 2) il rischio in un investimento si manifesta:
> a) con la non restituzione del capitale. Tale rischio può essere
> visualizzato dai "rating". Ad es. il rischio di insolvenza di un investitore
> di classe "AAA" è molto minore di un investitore di classe "B";
> Corollario Se un investimento non ha rating nulla si può dire sul rischio,
> quindi si accetta di correre un rischio potenzialmente infinito a fronte di
> un rendimento finito.
> b) con le oscillazioni di mercato e può essere visualizzato con il VAR ad
> es. un VAR di 100 indica una potenzialità di oscillazione dei prezzi molto
> maggiore rispetto ad un VAR di 10.
> c) con l'incasso di interessi minori rispetto al rischio corso (portafoglio
> inefficiente).
>

Io ci metterei anche:
a. Rischio politico: è il rischio legato all'inesperienza politica del
governo o all'instabilità del sistema politico. Tali fattori possono
accrescere nel breve termine il rischio di sconvolgimenti radicali del
quadro economico e politico. All'investitore può capitare che i suoi
valori patrimoniali siano confiscati senza alcun indennizzo oppure che
il suo potere di disporne sia limitato, oppure, ancora, che interventi
statali in determinati rami industriali provochino un drastico
deprezzamento dei rispettivi valori oppure vengano introdotti
meccanismi di sorveglianza e di controllo sfavorevoli all'investitore
(ma spesso anche per il Paese stesso). E' convinzione comune,
soprattutto tra gli investitori retail, che tale rischio si manifesti
raramente, o addirittura non si manifesti affatto; è tuttavia una
convinzione del tutto fuorviante e che, soprattutto, trascura le più
recenti esperienze: dopo la crisi del '97 la Russia ha deciso si
rimborsare solo una parte dei suoi bond; altra esperienza significante
quanto traumatica per molti investitori è quanto avvenuto dopo la
crisi argentina del 2001: molti investitori non possono tuttora ancora
disporre dei propri valori mobiliari, e sembra che il governo
argentino intenda rimborsarne solo un quarto del valore, con l'avallo
del Fondo Monetario Internazionale. Vi è dunque questa "credenza",
assolutamente da smitizzare, dovuta probabilmente al fatto che
l'investitore medio italiano ha detenuto per anni e anni titoli del
debito pubblico italiano, considerati sicuri ed affidabili, pur con un
alto rendimento; con la discesa dei rendimenti nell'area Euro, tale
"sicurezza" è stata traslata sulle obbligazioni di Paesi emergenti non
sempre politicamente affidabili.
b. Rischio economico: è il rischio legato al fatto che l'economia di
un Paese emergente reagisce con maggiore sensibilità ai cambiamenti
dei tassi d'interesse e dell'inflazione, che sono a loro volta
soggetti a sbalzi più violenti rispetto ad altri Paesi. Inoltre spesso
l'economia di un Paese emergente segue uno sviluppo unilaterale: in
Sudamerica ad esempio ogni paese è specializzato e dispone di un
vantaggio competitivo solo in un certo prodotto o settore; è il caso
del rame per Argentina, del petrolio per il Venezuela... E' molto
facile, dunque, che un singolo avvenimento possa avere ripercussioni
molto profonde sull'insieme dell'economia o su singoli settori del
Paese. Non va poi dimenticato che questi Paesi sono spesso dotati di
una esigua base di capitale e sono dunque soggetti ai flussi di
capitale stranieri e ai loro repentini quanto drammatici cambiamenti.
c. Rischio di credito: è il rischio legato al grado di solvibilità del
Paese. A causa dell'insufficiente grado di solvibilità, dell'elevato
indebitamento pubblico, delle operazioni di ristrutturazione del
debito, della scarsa trasparenza del mercato e della mancanza di
informazioni sul mercato e sulle imprese, gli investimenti in
certificati di debito di governi o anche di imprese in Paesi emergenti
comportano rischi senza dubbio maggiori rispetto ai mercati più
sviluppati. Tratterò meglio questa tipologia di rischio più avanti,
quando parlerò a proposito del rating.
d. Rischio valutario: è il rischio legato agli investimenti denominati
in valuta estera, che può comportare ad una perdita di valore del
capitale investito qualora la valuta locale si deprezzi rispetto alla
valuta dell'investitore. Le valute dei Paesi emergenti si trovano
spesso esposte alla minaccia de forti oscillazioni, perlopiù
difficilmente prevedibili. E' da sottolineare il fatto che, mentre gli
investitori istituzionali dispongono di strategie di hedging che
possono limitare, ma non eliminare del tutto, tale rischio, gli
investitori retail spesso si trovano soli e disarmati di fronte a
un'eventuale oscillazione del cambio, disponendo di una esigua quota
da investire. Anche nell'eventualità di poter disporre di strategie di
hedging, queste non possono, come dicevo, eliminare del tutto il
rischio di cambio: c'è ad esempio l'eventualità, per la verità nemmeno
del tutto remota, che alcuni Paesi possano introdurre a breve scadenza
misure per limitare l'esportazione di valute.
e. Rischio di mercato: è il rischio dovuto all'insufficienza di
adeguati strumenti di vigilanza del mercato finanziario. Non è inoltre
difficile notare in tali mercati carenze per quanto concerne la
trasparenza, la liquidità, l'efficienza e le normative in materia.
Questi mercati sono inoltre caratterizzati da una forte volatilità e
da ampie escursioni di prezzo. Inoltre le lacune normative accrescono
il pericolo di manipolazioni del mercato e di affari insider.
f. Rischio di illiquidità: la liquidità di un mercato dipende, in
senso lato, dal rapporto esistente tra offerta e domanda. In alcuni
casi, tale rapporto ne risente e, in situazioni di estrema gravità,
potrebbe subentrare persino l'impossibilità per l'investitore di
alienare i suoi valori mobiliari. Il rischio di illiquidità è dunque
il rischio che gli operatori di mercato, per problemi che possono
avere o meno a che fare con l'emittente dei titoli, smettano di fare
prezzi e di acquistare le obbligazioni dai venditori che se ne
vogliono disfare. L'effetto è che, al primo segnale di vendita su un
bond, i prezzi crollano, e si può realmente liquidare la posizione
solo a costo di una vera e propria svendita.
g. Rischio giuridico e di regolamentazione: in assenza di adeguati
strumenti di vigilanza del mercato finanziario non è possibile, o
comunque è molto difficile, far valere i diritti legali. Inoltre, a
causa dell'inesperienza del settore giudiziario, potrebbe diffondersi
l'incertezza giudiziaria.

è parte della mia tesi di laurea...
saluti
Andrea
  #6  
Vecchio 10-09-2004, 10.28.38
Fuori dal Coro
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Prima sintesi del vademecum dell'investitore perfetto ;-)

Bello, mi piace ma occorre che lo condensi in modo che sia leggibile anche
da persone non lauerate che vanno di fretta. e sollecito anche te a fare la
tua scrittura del vademecum.


 

Tags
dellinvestitore, perfetto, prima, sintesi, vademecum
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