Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Ho letto con attenzione tutto il thread. Veramente impressionante la
serietà con cui è stato affrontato il tema.
Personalmente lavoro in un'altro segmento di mercato con una
responsabilità commerciale per cui, mutatis mutandis, sono in pratica
nella stessa condizione e nello stesso clima di mercato.
Nel vostro caso mi sono sempre chiesto come mai non riesca ad emergere
una *seria* struttura fondata su *persone serie* (che mi sembra di
capire esistano).
Se i principi fondanti potessro essere (come sembrerebbe possibile) non
solo *avidità* e *rapacità* (vedi pressione sulle vendite, vedi la
vasellina, vedi lo yes-man, l'execution, ecc. ecc. ecc.), perchè non può
funzionare una "associazione" (passatemi il termine, giuridicamente poi
gli si può dare la forma che si vuole) tra "seri professionisti" ?
Nel mio settore non è praticamente possibile visti gli ingenti
investimenti industriali necessari. Nel settore finanziario è così
altrettanto difficile ?
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Ciao
La serietà è un concetto elastico. Se io andassi a dire a Mr. X
(amministratore di SIM o banca) che non è serio lui si offenderebbe O
farebbe l'offeso.
La tua idea è applicabile solo se tutta una comunità decide di adottare uno
standard di comportamenti corretti. Diversamente nessuno si farà avanti per
primo.
PERCHE'? I clienti (in genere) non lo vogliono. Ognuno di noi crede con
assoluta certezza (pena la depressione) di essere assolutamente degno di
amore e di ricevere solo cose belle dalla sorte. Per cui quando qualcuno ti
viene a sollecitare lì (raccontandoti una palla) la massa dei clienti ci
casca.
Chi adotta una politica di correttezza e trasparenza non può aspirare ad un
mercato di massa. E' un po' come se un politico chiedesse di essere eletto
per aumentare le tasse e la benzina, per favorire lo sviluppo dei paesi
poveri e la salvaguardia dell'ambiente.
Lo vedi anche tu il successo numerico dei Verdi.
Allora dopo che uno si è fatto un sedere così per impiantare una sim o una
banca perchè non deve dare più dividendi agli azionisti e più stipendio a
sè?
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Ciao
La serietà è un concetto elastico. Se io andassi a dire a Mr. X
(amministratore di SIM o banca) che non è serio lui si offenderebbe O
farebbe l'offeso.
La tua idea è applicabile solo se tutta una comunità decide di adottare uno
standard di comportamenti corretti. Diversamente nessuno si farà avanti per
primo.
PERCHE'? I clienti (in genere) non lo vogliono. Ognuno di noi crede con
assoluta certezza (pena la depressione) di essere assolutamente degno di
amore e di ricevere solo cose belle dalla sorte. Per cui quando qualcuno ti
viene a sollecitare lì (raccontandoti una palla) la massa dei clienti ci
casca.
Chi adotta una politica di correttezza e trasparenza non può aspirare ad un
mercato di massa. E' un po' come se un politico chiedesse di essere eletto
per aumentare le tasse e la benzina, per favorire lo sviluppo dei paesi
poveri e la salvaguardia dell'ambiente.
Lo vedi anche tu il successo numerico dei Verdi.
Allora dopo che uno si è fatto un sedere così per impiantare una sim o una
banca perchè non deve dare più dividendi agli azionisti e più stipendio a
sè?
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Il Sat, 25 Oct 2003 12:08:04 +0200, Mario ha scritto:
[cut]
l'attuale clima di sfiducia è un dato di fatto
dal quale non si puo' prescindere, e come
anche in altri periodi storici esso e' spesso
conseguenza del tradimento, o vissuto come tale
dalla base dei risparmiatori dei valori di
cui parli nel tuo post.
Tradimento che ritengo basato sull'equivoco che solo
le istituzioni finanziarie siano mosse
dalla ricerca del profitto
e non anche i singoli investitori
i mercati finanziari sono stati abusivamente
assimilati ad un gioco dai guadagni facili
e questo ha fatto gola a molti
credo che sia fisiologico del nostro paese
come ad esempio il grande successo
di qualunque genere di lotteria.
ma ora il giocattolo si e' rotto.
Non voglio riprendere la polemica nata nel thread sui bond
argentini, al quale volutamente non ho preso parte, ma credo che
l'investitore medio sia ancora ben lontano dall'aver capito quali sono le
regole del gioco.
In queste condizioni e' obiettivamente difficile operare
in maniera serena, e contemperare le necessità del vivere quotidiano,
la correttezza professionale, gli obiettivi aziendali e quelli della
clientela
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Il Sat, 25 Oct 2003 12:08:04 +0200, Mario ha scritto:
[cut]
l'attuale clima di sfiducia è un dato di fatto
dal quale non si puo' prescindere, e come
anche in altri periodi storici esso e' spesso
conseguenza del tradimento, o vissuto come tale
dalla base dei risparmiatori dei valori di
cui parli nel tuo post.
Tradimento che ritengo basato sull'equivoco che solo
le istituzioni finanziarie siano mosse
dalla ricerca del profitto
e non anche i singoli investitori
i mercati finanziari sono stati abusivamente
assimilati ad un gioco dai guadagni facili
e questo ha fatto gola a molti
credo che sia fisiologico del nostro paese
come ad esempio il grande successo
di qualunque genere di lotteria.
ma ora il giocattolo si e' rotto.
Non voglio riprendere la polemica nata nel thread sui bond
argentini, al quale volutamente non ho preso parte, ma credo che
l'investitore medio sia ancora ben lontano dall'aver capito quali sono le
regole del gioco.
In queste condizioni e' obiettivamente difficile operare
in maniera serena, e contemperare le necessità del vivere quotidiano,
la correttezza professionale, gli obiettivi aziendali e quelli della
clientela
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Mario (...cut...)
> Se i principi fondanti potessro essere (come sembrerebbe possibile) non
> solo *avidità* e *rapacità* (vedi pressione sulle vendite, vedi la
> vasellina, vedi lo yes-man, l'execution, ecc. ecc. ecc.), perchè non può
> funzionare una "associazione" (passatemi il termine, giuridicamente poi
> gli si può dare la forma che si vuole) tra "seri professionisti" ?
>
> Nel mio settore non è praticamente possibile visti gli ingenti
> investimenti industriali necessari. Nel settore finanziario è così
> altrettanto difficile ?
>
> Mario
Il settore investimenti onesti non ha mercato. La spiegazione te la
potrebbe dare solo un sociologo o uno psicologo. Un cliente razionale
dovrebbe pagare un esperto perchè lo tuteli dalle fregature nella
giungla bancario-assicurativa-finanziaria. Anche un buon asset
indipendente slegato dalle logiche di mercato e personalizzato al
cliente ha un valore commerciale enorme. Nessuno ci spende una lira,
preferiscono sottoscrivere index linked impresentabili. Conosco gente
che ci mette mesi per scegliere la nuova automobile, compra tutte le
riviste del settore, consulta tutti gli amici che sanno cos'è un
motore e gira venti concessionari. Per gli investimenti si fida
dell'addetto di turno e ci impiega quindici minuti.
Io posso far risparmiare a una persona che investe fino al 5% annuo
calcolato sul capitale investito. Ma mi pagano solo quando vendo
prodotti e a nessuno verrebbe in mente di pagarmi per risparmiare su
commissioni palesi e occulte, per trattare le condizioni con le
società prodotto (non ci crederete ma si può, ho visto restituire
parte delle commissioni di gestione su sicav) o evitare i gli
investimenti bidone.
Ho clienti che quando cerchi di spiegargli le cose non ti vogliono
sentire. Secondo me molto è dovuto all'emotività che ci lega al dio
Denaro. Oltre però non riesco ad andare con la mia analisi.
Spero di non annoiare facendo un ultimo esempio. Se devo confrontare
due mutui per sapere qual'è il più conveniente devo fare dei calcoli,
a volte delle proiezioni e leggere molto bene il contratto. Secondo
voi come fa un cliente a scegliere un mutuo? Potrei scrivere un libro
solo su questo argomento.Mai mi è capitato uno che sapesse fare
veramente i calcoli (nemmeno geometri e architetti). Nessuno che abbia
chiesto un parere ad un esperto.
Saluti, Lightcreek
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Mario (...cut...)
> Se i principi fondanti potessro essere (come sembrerebbe possibile) non
> solo *avidità* e *rapacità* (vedi pressione sulle vendite, vedi la
> vasellina, vedi lo yes-man, l'execution, ecc. ecc. ecc.), perchè non può
> funzionare una "associazione" (passatemi il termine, giuridicamente poi
> gli si può dare la forma che si vuole) tra "seri professionisti" ?
>
> Nel mio settore non è praticamente possibile visti gli ingenti
> investimenti industriali necessari. Nel settore finanziario è così
> altrettanto difficile ?
>
> Mario
Il settore investimenti onesti non ha mercato. La spiegazione te la
potrebbe dare solo un sociologo o uno psicologo. Un cliente razionale
dovrebbe pagare un esperto perchè lo tuteli dalle fregature nella
giungla bancario-assicurativa-finanziaria. Anche un buon asset
indipendente slegato dalle logiche di mercato e personalizzato al
cliente ha un valore commerciale enorme. Nessuno ci spende una lira,
preferiscono sottoscrivere index linked impresentabili. Conosco gente
che ci mette mesi per scegliere la nuova automobile, compra tutte le
riviste del settore, consulta tutti gli amici che sanno cos'è un
motore e gira venti concessionari. Per gli investimenti si fida
dell'addetto di turno e ci impiega quindici minuti.
Io posso far risparmiare a una persona che investe fino al 5% annuo
calcolato sul capitale investito. Ma mi pagano solo quando vendo
prodotti e a nessuno verrebbe in mente di pagarmi per risparmiare su
commissioni palesi e occulte, per trattare le condizioni con le
società prodotto (non ci crederete ma si può, ho visto restituire
parte delle commissioni di gestione su sicav) o evitare i gli
investimenti bidone.
Ho clienti che quando cerchi di spiegargli le cose non ti vogliono
sentire. Secondo me molto è dovuto all'emotività che ci lega al dio
Denaro. Oltre però non riesco ad andare con la mia analisi.
Spero di non annoiare facendo un ultimo esempio. Se devo confrontare
due mutui per sapere qual'è il più conveniente devo fare dei calcoli,
a volte delle proiezioni e leggere molto bene il contratto. Secondo
voi come fa un cliente a scegliere un mutuo? Potrei scrivere un libro
solo su questo argomento.Mai mi è capitato uno che sapesse fare
veramente i calcoli (nemmeno geometri e architetti). Nessuno che abbia
chiesto un parere ad un esperto.
Saluti, Lightcreek
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Ciao a tutti.
FDC:
....omissis...
Chi adotta una politica di correttezza e trasparenza non può aspirare ad
un mercato di massa. E' un po' come se un politico chiedesse di
essere eletto per aumentare le tasse e la benzina, per favorire lo
sviluppo dei paesi poveri e la salvaguardia dell'ambiente.
Lo vedi anche tu il successo numerico dei Verdi.
....omissis...
bonebag:
....omissis...
i mercati finanziari sono stati abusivamente assimilati ad un gioco dai
guadagni facili e questo ha fatto gola a molti credo che sia fisiologico
del nostro paese come ad esempio il grande successo di qualunque genere
di lotteria.
....omissis...
l'investitore medio sia ancora ben lontano dall'aver capito quali sono
le regole del gioco.
Lightcreek:
....omissis...
Conosco gente che ci mette mesi per scegliere la nuova automobile,
compra tutte le riviste del settore, consulta tutti gli amici che sanno
cos'è un motore e gira venti concessionari. Per gli investimenti si fida
dell'addetto di turno e ci impiega quindici minuti.
le regole del gioco.
....omissis...
In effetti quello che sembra accomunare le vostre riflessioni è
l'elevata immaturità dell'investitore medio italiano. Devo riconoscere
che è vero. L'esempio di Lightcrrek è emblematico e credo che ognuno di
noi abbia conosciuto una molteplicità di queste persone.
Questo vuole forse anche dire che la "materia" non è ancora
"commodizzata" al punto giusto. E' troppo complessa e, per questo, non
si riesce a "trasferire" al cliente la percezione del valore di un buon
consulente.
Quando si va in banca per un mutuo si è normalmente certi che ci sarà
qualche "fregatura" (costi occulti, problemi che vengono fuori solo
all'atto del rogito ecc.) per cui il consulente può venir percepito come
un "ulteriore costo".
Peggio ancora nel caso di investimenti finanziari (parte dei miei soldi
li prende la banca, parte la SGR, parte la SIM ... li do anche al
consulente ?)
Quello che voglio dire è che il settore dovrebbe forse essere più
"commodizzato" (cose facili da capire per l'investitore) e deve mettere
il cliente nella condizione di saper valutare anche ex-post la bontà
(valore) del consulente.
Quando acquisto l'auto so che consuma tot, che raggiunge la velocità
tot, non ho sorprese quando me la consegnano perchè ho già visto lo
stesso modello dal concessionario o da un amico ecc.
Più "certezze" si ottengono anche con protezioni (capping) sulle
possibili perdite. E' chiaro che le garanzie si pagano ma, quando parlo
di minor livello di *rapacità*, intendo dire che forse è il caso di
sacrificare una parte dei profitti per la protezione del cliente.
Può funzionare ? ... boh ! :-)
Pensate che in paesi finanziariamente più evoluti (ad esempio US) la
cosa sia diversa ? Un consulente finanziario è ricercato e pagato ?
bonebag:
.... omissis ...
In queste condizioni e' obiettivamente difficile operare in maniera
serena, e contemperare le necessità del vivere quotidiano, la
correttezza professionale, gli obiettivi aziendali e quelli della
clientela
.... omissis ...
Riconosco che, *purtroppo*, sono parole sacre. Vale lo stesso per il mio
settore :-)
Penso di esser stato abbastanza confuso nell'esposizione (d'altronde
l'ora non mi consente maggior lucidità).
Re: Ancora sul "Lavorare nel settore assicurativo-finanziario"
Ciao a tutti.
FDC:
....omissis...
Chi adotta una politica di correttezza e trasparenza non può aspirare ad
un mercato di massa. E' un po' come se un politico chiedesse di
essere eletto per aumentare le tasse e la benzina, per favorire lo
sviluppo dei paesi poveri e la salvaguardia dell'ambiente.
Lo vedi anche tu il successo numerico dei Verdi.
....omissis...
bonebag:
....omissis...
i mercati finanziari sono stati abusivamente assimilati ad un gioco dai
guadagni facili e questo ha fatto gola a molti credo che sia fisiologico
del nostro paese come ad esempio il grande successo di qualunque genere
di lotteria.
....omissis...
l'investitore medio sia ancora ben lontano dall'aver capito quali sono
le regole del gioco.
Lightcreek:
....omissis...
Conosco gente che ci mette mesi per scegliere la nuova automobile,
compra tutte le riviste del settore, consulta tutti gli amici che sanno
cos'è un motore e gira venti concessionari. Per gli investimenti si fida
dell'addetto di turno e ci impiega quindici minuti.
le regole del gioco.
....omissis...
In effetti quello che sembra accomunare le vostre riflessioni è
l'elevata immaturità dell'investitore medio italiano. Devo riconoscere
che è vero. L'esempio di Lightcrrek è emblematico e credo che ognuno di
noi abbia conosciuto una molteplicità di queste persone.
Questo vuole forse anche dire che la "materia" non è ancora
"commodizzata" al punto giusto. E' troppo complessa e, per questo, non
si riesce a "trasferire" al cliente la percezione del valore di un buon
consulente.
Quando si va in banca per un mutuo si è normalmente certi che ci sarà
qualche "fregatura" (costi occulti, problemi che vengono fuori solo
all'atto del rogito ecc.) per cui il consulente può venir percepito come
un "ulteriore costo".
Peggio ancora nel caso di investimenti finanziari (parte dei miei soldi
li prende la banca, parte la SGR, parte la SIM ... li do anche al
consulente ?)
Quello che voglio dire è che il settore dovrebbe forse essere più
"commodizzato" (cose facili da capire per l'investitore) e deve mettere
il cliente nella condizione di saper valutare anche ex-post la bontà
(valore) del consulente.
Quando acquisto l'auto so che consuma tot, che raggiunge la velocità
tot, non ho sorprese quando me la consegnano perchè ho già visto lo
stesso modello dal concessionario o da un amico ecc.
Più "certezze" si ottengono anche con protezioni (capping) sulle
possibili perdite. E' chiaro che le garanzie si pagano ma, quando parlo
di minor livello di *rapacità*, intendo dire che forse è il caso di
sacrificare una parte dei profitti per la protezione del cliente.
Può funzionare ? ... boh ! :-)
Pensate che in paesi finanziariamente più evoluti (ad esempio US) la
cosa sia diversa ? Un consulente finanziario è ricercato e pagato ?
bonebag:
.... omissis ...
In queste condizioni e' obiettivamente difficile operare in maniera
serena, e contemperare le necessità del vivere quotidiano, la
correttezza professionale, gli obiettivi aziendali e quelli della
clientela
.... omissis ...
Riconosco che, *purtroppo*, sono parole sacre. Vale lo stesso per il mio
settore :-)
Penso di esser stato abbastanza confuso nell'esposizione (d'altronde
l'ora non mi consente maggior lucidità).
Ciao a tutti.
Mario
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