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Vecchio 15-02-2007, 15.34.01
AGENTE SISTEMI SPA
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Predefinito AGENTE SISTEMI -SOLUZIONI SW PER IL FISCALE E LE PAGHE

A DISPOSIZIONE PER GLI STUDI DELLE PROVINCE DI BOLOGNA, MODENA,
FERRARA E ROVIGO.

Alt 15-02-2007, 15.34.01
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  #2  
Vecchio 15-02-2007, 15.44.30
lamanu
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Predefinito Re: AGENTE SISTEMI -SOLUZIONI SW PER IL FISCALE E LE PAGHE

I PROMESSI SPOSI
Capitolo I. Una sera del mese di novembre 1628, su una stradina lungo
la sponda del lago di Como, cammina un frate, don Abbondio. Mentre
cammina ha alcuni pensieri che vengono improvvisamente interrotti
dall'apparizione di due bravi, due brutti tipi al servizio di un
signorotto spagnolo molto potente.
Dopo avere descritto le caratteristiche dei bravi, Manzoni comincia a
raccontare il colloquio tra i bravi e don Abbondio: i bravi dicono al
curato che, in nome del loro potente padrone, don Rodrigo, il
matrimonio fra Renzo e Lucia "non s'ha da fare!". Don Abbondio,
impaurito, assicura la propria fedeltà al potente signore spagnolo
promettendo che non celebrerà il matrimonio, già fissato.
Questo atteggiamento debole viene visto alla luce della giustizia del
seicento, dove le minacce sono frequenti e non sono mai punite, e
viene sottolineata la natura debole e paurosa del curato.
Conclusa questa riflessione del poeta, si torna alla narrazione con il
ritorno a casa del curato, che racconta il suo incontro alla sua
serva, Perpetua.


Capitolo II. Al mattino successivo, quando Renzo si reca alla chiesa,
apprende che per alcune formalità il matrimonio deve rinviarsi. Poco
convinto, sul punto di allontanarsi, incontra Perpetua che non può
fare a meno di fargli intendere che le ragioni sono ben altre. Nuovo
colloquio tempestoso con don Abbondio, costretto da Renzo a rivelare
che l'impedimento è don Rodrigo, il signorotto del paese. Renzo,
disperato, corre alla casa di Lucia.

Capitolo III. Lucia, rimasta sola con la madre e con Renzo, racconta
di avere suscitato l'interesse di don Rodrigo, e allora i tre decidono
di rivolgersi ad un avvocato, l'Azzecca-garbugli.
L'avvocato, durante l'incontro con Renzo, pensa, sbagliando, che
invece di avere subito un torto, è Renzo un bravo che ha fatto
qualcosa di brutto e che cerca di evitare la punizione andando da un
avvocato. Perciò pensa di aiutarlo, ma quando scopre che invece Renzo
è la vittima di don Rodrigo, allora rifiuta l'incarico e non gli da
neanche spiegazioni, perchè si spaventa della potenza di don Rodrigo.
Intanto Lucia insiste con la madre per parlare con fra Cristoforo, un
frate cappuccino in cui ha molta fiducia. Mentre le due donne pensano
come fare a parlare con fra Cristoforo, arriva fra Galdino, che chiede
delle noci per il suo convento e che racconta alle donne una fiaba.
Lucia decide di dare a fra Galdino un messaggio per fra Cristoforo.
Ritorna Renzo, deluso per l'incontro con l'avvocato, e le due donne
cercano di calmarlo e gli dicono che hanno chiesto l'intervento di fra
Cristoforo. Intanto è già sera e i tre devono separarsi.

Capitolo IV. Padre Cristoforo, avvertito da Lucia, esce dal suo
convento di Pescarenico e si reca alla casa delle due donne. Il
capitolo è in gran parte occupato dalla narrazione della giovinezza
del frate: figlio di un facoltoso mercante, aveva ricevuto una
raffinata educazione. Venuto un giorno a diverbio con un nobile,
l'aveva ucciso in duello; quindi, per espiazione, s'era fatto frate,
mutando il nome di Lodovico in quello di Cristoforo.

Capitolo V. Padre Cristoforo, dopo aver parlato con le due donne,
decide di recarsi da don Rodrigo per convincerlo a desistere dal suo
proposito. Si reca al palazzo del signorotto, dove è ricevuto nella
sala da pranzo: è in corso infatti un banchetto, cui il padrone di
casa ha invitato un suo cugino, il conte Attilio, e alcuni personaggi
importanti del paese. Si discute della guerra in corso per la
successione del ducato di Mantova, si brinda all'abbondanza (mentre
nelle campagne infuria la fame) e si disserta su futili questioni
d'onore. Padre Cristoforo è chiamato a dir la sua.

Capitolo VI. Finalmente don Rodrigo riceve il frate in disparte.
Padre Cristoforo accusa il signore di perseguitare Lucia e gli
minaccia la vendetta di Dio. Don Rodrigo scaccia il frate che prima di
lasciare il palazzo ha la promessa di un vecchio e buon servitore che
sarà avvertito degli eventuali progetti infami del suo padrone.
Intanto, in casa di Lucia, Agnese espone ai due giovani un suo
progetto: quello di strappare il matrimonio a don Abbondio,
presentandosi a lui con due testimoni e dichiarando l'intenzione di
sposarsi. Sembra che secondo l'uso il matrimonio sarà così ugualmente
valido. Lucia è riluttante; Renzo, entusiasta, esce in cerca dei due
testimoni e li trova in Tonio, cui promette di pagare un debito che
costui ha col curato, e nel fratello di lui, Gervaso.

Capitolo VII. Padre Cristoforo annuncia desolato alle due donne il
fallimento della sua missione. Furore di Renzo, Lucia acconsente
all'idea della madre. Intanto nel paese si vede gente strana, e un
mendicante va alla casetta di Lucia a chiedere l'elemosina con l'aria
di esplorare il luogo. Sono gli uomini di don Rodrigo che studiano il
modo di rapire Lucia, agli ordini del capo dei bravi, il Griso. A
sera, i due giovani, Agnese e i testimoni s'avviano in silenzio verso
la casa di don Abbondio.

Capitolo VIII. È il capitolo della «notte degli imbrogli», che
comincia col fallimento del tentativo di matrimonio «a sorpresa»; don
Abbondio, con furia inusitata, si libera degli intrusi e dà l'allarme:
il campanaro Ambrogio, credendo la canonica invasa dai ladri, suona la
campana a martello. Mentre il gruppo di Renzo cerca scampo per la
campagna, altrettanto sorpresi dall'allarme sono i bravi in azione per
rapire Lucia e che hanno trovato vuota la sua casa. E così anche un
ragazzetto, Menico, che padre Cristoforo, avvertito dal vecchio
servitore, ha mandato alla casa delle due donne a scongiurarle di
correre da lui. Il ragazzo è bloccato dai bravi, che tuttavia,
spaventati dalla campana, lo lasciano libero. Così Menico riesce a
incontrare il gruppo di Renzo e ad avvertire i fuggitivi di recarsi al
convento.

Tra i due gruppi in fuga, s'inserisce l'agitazione del paese che,
svegliato, non riesce a capire che cosa stia succedendo. Renzo e le
due donne giungono al convento dove trovano già organizzata da padre
Cristoforo la loro fuga dal paese, per sottrarsi alle minacce di don
Rodrigo. Le due donne andranno a Monza, Renzo a Milano, muniti di
lettere di presentazione per cappuccini, amici del padre. I fuggiaschi
s'imbarcano e in piena notte attraversano il lago.

Capitolo IX.Renzo, Lucia e Agnese raggiungono la parte orientale del
lago di Como, poi Monza, e lì si separano. Renzo va a Milano, le donne
al convento dei cappuccini, dove incontrano il padre guardiano, al
quale fra Cristoforo le ha raccomandate. Si dirigono quindi al
monastero di Santa Margherita, dove vive una monaca di nobile famiglia
che ha molti privilegi. L'aspetto fisico della monaca non è proprio
quello di una religiosa e cosi Manzoni racconta la sua storia, che
continua anche nel capitolo X.
Geltrude, figlia di un nobile spagnolo, è destinata fin da piccola a
vita religiosa. Da piccola non si oppone, ma poi prova a ribellarsi.
Ma la reazione dei parenti è dura, con una specie di guerra
psicologica basata soprattutto sul silenzio. Allora Geltrude dichiara
di accettare il volere dei suoi genitori.

Capitolo X. Geltrude viene ricevuta dal padre, che ritiene che la
ribellione della figlia sia gravissima, e le impone di farsi monaca.
Da questo momento la sua vita cambia: prima era rifiutata dai parenti,
ora è circondata di affetto; prima era sola e prigioniera, adesso può
fare tutto in libertà. Comincia la sua vita religiosa, e ogni volta
che potrebbe ritirarsi non ha il coraggio di farlo. Diventa così
monaca. Ma non è contenta e si dispera. Ha una relazione con un
vicino, Egidio, e per nasconderla arrivano a commettere un omicidio.
Conclusa la storia della monaca di Monza, tornano in scena Lucia e
Agnese, che vengono accolte da Geltrude con molta generosità. Ma don
Rodrigo prepara già una vendetta.

Capitolo XI.

Don Rodrigo, attendendo con inquietudine il ritorno dei bravi, pensa
alle possibili conseguenze del rapimento di Lucia, ma sa di non
correre grossi rischi. Al suo ritorno, Griso annuncia il fallimento
della spedizione e riceve severi rimproveri da Don Rodrigo. Dopo aver
discusso dei fatti della nottata, i due concordano una strategia per
scoprire se vi siano state fughe di notizie sul progetto di rapimento.
Il conte Attilio viene informato dal cugino del fallito rapimento di
Lucia e attribuisce la responsabilità a fra Cristoforo. I due cugini
stabiliscono poi di intimorire il console del villaggio, di convincere
il podestà a non intervenire, e di far pressioni sul Conte zio,
affinché faccia trasferire il frate.

Il Griso si reca in paese per cercare di comprendere ciò che è
successo la notte precedente. Nel villaggio c'è un fitto intrecciarsi
di voci: tutti i protagonisti di quei fatti turbolenti commentano
l'accaduto. Il bravo riferisce al padrone quelle voci e insieme
escludono l'ipotesi di una spia interna al palazzotto. Al termine del
colloquio, don Rodrigo incarica il proprio uomo di fiducia di scoprire
dove si sono rifugiati Renzo e Lucia. Grazie alle chiacchiere del
barocciaio, passate di bocca in bocca, il bravo è in grado di
informare il suo signore che Lucia si trova a Monza. Il nobile
incarica allora il sicario di proseguire là le ricerche: il Griso, che
proprio in Monza è maggiormente ricercato dalla giustizia, cerca di
sottrarsi, ma alla fine obbedisce agli ordini. Renzo, colmo di
tristezza per la separazione da Lucia e per la partenza dal paese,
procede verso Milano. Giunto alle porte della città chiede ad un
passante indicazioni per raggiungere il convento cui è
destinato.Entrato in città, il giovane scopre con sorpresa della
farina e del pane gettati a terra. Pur con timore raccoglie tre pani.
Proseguendo poi verso il centro della città, incontra parecchia gente
che trasporta affannosamente pane e farina. Viene colpito dalla vista
di una famigliola particolarmente impegnata nel trasporto. Il giovane
comprende finalmente che è in atto una rivolta e che la gente sta
dando l'assalto ai forni: la sua prima sensazione è di piacere. Renzo
decide di star fuori dal tumulto e si reca al convento, ma il frate
portinaio gli nega l'ingresso. Il giovane va così a curiosare tra la
folla e si lascia attrarre dal tumulto.

Capitolo XII. La vicenda romanzata, a questo punto, a dar sempre più
l'impressione di una «storia vera», s'innesta in un fatto storico
realmente accaduto: la rivolta milanese di San Martino, dell'11
novembre 1628, quando, esasperato dalla fame e dalla politica inetta
del vicegovernatore Ferrer, il popolo dette l'assalto ai forni. Renzo
s'inserisce così nell'avvenimento e assiste al saccheggio del «forno
delle grucce».

Capitolo XIII. Saccheggiato il forno, la folla si rivolta contro il
vicario di provvisione, cioè il funzionario addetto al
vettovagliamento della città. Inferocita si getta contro il suo
palazzo e soltanto l'intervento del Ferrer giova a salvare il vicario
dal linciaggio.

Capitolo XIV. Eccitato da questi fatti, Renzo, trovatosi in mezzo a un
crocchio di gente, fa un discorsetto sulle ingiustizie dei potenti, a
sfogo delle proprie pene. Uno sbirro in borghese lo porta all'osteria,
lo fa bere e riesce anche a carpirgli le sue generalità. Del tutto
ubriaco, Renzo va a dormire.

Capitolo XV. Renzo, essendo ubriaco, abbandona la sala dell'osteria,
tra saluti e risa. Con l'aiuto dell'oste raggiunge poi la sua
camera .L'oste tenta nuovamente di far declinare a Renzo le proprie
generalità, ma alle nuove proteste rinuncia. L'oste decide di andare
al palazzo di giustizia per denunciare Renzo . Arrivato , denuncia al
notaio criminale la presenza nella sua osteria di un giovane che non
ha voluto rivelare le generalità. Il funzionario, che conosce già il
nome di Renzo, mostra però di non accontentarsi delle informazioni
fornite dal padrone dell'osteria e sottopone l'uomo ad un
interrogatorio.

Il notaio criminale e due birri penetrano nella camera di Renzo e gli
dicono di seguirli. Intimorito dal rumore che viene dalla strada e che
sembra annunciare nuovi tumulti, il notaio abbandona subito
l'atteggiamento autoritario e, con le buone, cerca di indurre Renzo a
seguirli. Il funzionario si mostra eccessivamente gentile ed afferma
che si tratta di una pura formalità, ma il giovane non gli presta fede
e comincia ad elaborare un piano per essere liberato dalla folla.

Il giovane chiede aiuto. Per sfuggire al linciaggio, i birri e il
notaio, abbandonano il prigioniero e si confondono tra la folla.
Capitolo XVI. Uscito fortunosamente da Milano, si incammina per la
strada di Bergamo, dove spera di trovare aiuto dal cugino Bortolo,
fuori dei confini dello Stato. A Gorgonzola, mentre sta mangiando un
boccone in una osteria, apprende che quel giorno la giustizia milanese
s'è lasciata sfuggire dalle mani uno dei responsabili della rivolta; e
capisce che quel tale è lui. Riprende al più presto la strada, sempre
più atterrito per il rischio gravissimo che ha corso.

Capitolo XVII. Uscito dall'osteria di Gorgonzola, Renzo prosegue il
suo cammino nell'oscurità, lungo le strade verso l'Adda. Durante il
tragitto, i suoi pensieri vanno al mercante e al suo resoconto
calunnioso. Dopo alcuni paesi , Renzo si inoltra in una zona non
coltivata e poi in un bosco. Qui viene colto da un oscuro timore, ma
sente il rumore dell'Adda e si precipita verso il fiume. Non potendo
attraversare il fiume, si rifugia in una capanna abbandonata. Tenta
di addormentarsi, ma alla sua mente si affacciano ricordi dolorosi.
Verso le sei del mattino riprende il cammino verso l'Adda.
Traghettato da un pescatore , passa sulla sponda di Bergamo
dirigendosi verso il paese del cugino.Giunto nel paese di Bortolo,
Renzo individua immediatamente il filatoio e lì trova il cugino, il
quale lo accoglie festosamente, dichiarandosi disposto ad aiutarlo. I
due cugini si informano reciprocamente sulla rispettiva situazione e
sulle vicende politiche dei propri paesi. Dopo essere stato avvertito
dell'uso bergamasco di chiamare baggiani i milanesi, Renzo viene
presentato al padrone del filatoio e assunto come lavorante.

Capitolo XVIII. Al paesello, gli sbirri ricercano inutilmente Renzo.
Don Rodrigo apprende così le disavventure del suo rivale; e
intenzionato sempre di più a rapire Lucia, pensa di ricorrere a un
uomo più potente di lui per giungere al rifugio della ragazza. Agnese,
preoccupata per la mancanza di notizie, cerca anch'essa Renzo al
paese, dove apprende che padre Cristoforo è stato trasferito a
Rimini.


  #3  
Vecchio 15-02-2007, 16.08.52
Micky
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Messaggi: n/a
Predefinito Re: AGENTE SISTEMI -SOLUZIONI SW PER IL FISCALE E LE PAGHE


"AGENTE SISTEMI SPA" <ciaoric@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:1171550041.889968.107450@v45g2000cwv.googlegr oups.com...
>A DISPOSIZIONE PER GLI STUDI DELLE PROVINCE DI BOLOGNA, MODENA,
> FERRARA E ROVIGO.


Complimenti per lo spam commerciale e la violazione della netiquette dei
newsgroups.


  #4  
Vecchio 15-02-2007, 16.29.07
Silla Cellino
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Messaggi: n/a
Predefinito Re: AGENTE SISTEMI -SOLUZIONI SW PER IL FISCALE E LE PAGHE

"Micky"

> Complimenti per lo spam commerciale e la violazione della netiquette dei
> newsgroups.


Almeno stavolta lo fa in maniera palese. Prima invece era più subdolo; e
pretendeva anche di essere un ganzo e aver ragione.


 

Tags
agente, fiscale, paghè, sistemi, soluzioni
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