In secondo luogo, continuando l'esame delle risposte del governo alle
menzionate interrogazioni parlamentari, bisogna pur dire che i due
sottosegretari affermarono anche una cosa esatta, perché obiettivamente
vera: che la banca d'Italia, nei propri bilanci, inscrive tra le poste
passive la moneta che immette in circolazione.
Questo ritiene di poter fare in virtù di un mero gioco di parole, che si
risolve in definitiva in una presa in giro del popolo (ieri, sfruttando in
modo truffaldino la formula che ancora si trova scritta sulle banconote
"Lire centomila, pagabili a vista al portatore, firmato: Il Governatore",
che non aveva più alcuna ragione di essere, perché non significava nulla. Se
infatti il cittadino avesse provato presentarsi ad uno sportello qualsiasi
della banca d'Italia, esibendo una banconota contenente quella inutile
promessa di pagamento e avesse chiesto di essere "pagato a vista",
probabilmente sarebbe stato preso per matto! Oggi, occultando il tutto con
l'eliminazione dall'Euro di questa importante scritta, un "reset" che
distrugge la memoria e "legalizza" la truffa!!!).
Infatti si trattava di un'obbligazione che l'istituto bancario si assumeva
nel passato (nel tempo, cioè, in cui vigeva la convertibilità del biglietto
di banca, in oro) di convertire appunto la carta moneta nel metallo prezioso
che ne costituiva la garanzia (base aurea).
Nei tempi dell'altro ieri, in cui quella convertibilità fu abolita e in cui
veniva imposto il corso forzoso della moneta cartacea, tale "promessa di
pagamento a vista" aveva già perso ogni contenuto e non avrebbe quindi mai
potuto avere alcun valore. Tuttavia la banca d'Italia riteneva ancora di
potersene avvalere, confidando che la mera apparenza di cambiali a vista, e
quindi formalmente di debito, che ancora conservavano i biglietti di banca
in lire, le potevano legittimamente consentire di considerare la moneta,
immessa in circolazione, come propria passività, da iscrivere in bilancio
tra le poste passive. Ed è noto come l'aumento artificioso del passivo, in
un bilancio societario, determini un illecito annullamento dell'attivo
(ovviamente, facendo ricorso a quanto stabilisce l'art. 2424 del codice
civile, secondo il quale il bilancio delle società per azioni deve indicare
nel passivo, tra l'altro, anche "il capitale sociale al suo valore
nominale..." sarebbe giuridicamente infondato sostenere la legittimità
dell'indicazione in passivo della moneta al momento della emissione - ed a
maggior ragione durante la sua circolazione - in quanto nella massa di
moneta creata e messa in circolazione dalla banca centrale non può
identificarsi il capitale sottoscritto e depositato dagli azionisti
("partecipanti"), dei quali costituisce un credito e, quindi, per la società
un debito. Quella moneta, come si dirà più oltre, la stessa banca d'Italia
la definisce infatti "merce").
Quindi l'Istituto di Emissione immette in circolazione banconote che sono
non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche
strutturate come cambiali false, che da un lato offrono una parvenza di
legalità alla loro iscrizione nel passivo dell'azienda, ma dall'altro
costituiscono un "debito inesigibile", come affermano le stesse autorità
monetarie, inventandosi una fattispecie giuridica di cui facilmente si può
misurare l'assurdità. A parte, infatti, che la inesigibilità non può che
riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere
esatto), con la formula del "debito inesigibile" si fa decidere allo stesso
debitore di non pagare il debito!!!
Una cosa infatti è dire che "il credito" è inesigibile perché il debitore
non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il
debitore (la banca centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.
Riassumendo, delle due l'una: o la banca d'Italia non è proprietaria della
moneta al momento dell'emissione (come hanno affermato i rappresentanti del
governo rispondendo alle interrogazioni parlamentari) ed allora appare del
tutto ingiustificato che ne tragga un utile, tanto più che la banca stessa
assume di essere debitrice dei simboli monetari emessi, così da iscriverli
come posta passiva nel proprio bilancio; oppure la banca centrale,
contrariamente a quanto dichiarato dai due Sottosegretari di Stato, è
proprietaria di quella moneta e con giustificazione (solo apparente) ne
ritrae un utile dal suo prestito al sistema economico nazionale, ma allora
assume i contorni di un fatto illecito far figurare come poste passive
operazioni che sono invece indubbiamente attive.
Franco ha scritto:
> In secondo luogo, continuando l'esame delle risposte del governo alle
> menzionate interrogazioni parlamentari, bisogna pur dire che i due
> sottosegretari affermarono anche una cosa esatta, perché obiettivamente
> vera: che la banca d'Italia, nei propri bilanci, inscrive tra le poste
> passive la moneta che immette in circolazione.
>
> Questo ritiene di poter fare in virtù di un mero gioco di parole, che si
> risolve in definitiva in una presa in giro del popolo (ieri, sfruttando in
> modo truffaldino la formula che ancora si trova scritta sulle banconote
> "Lire centomila, pagabili a vista al portatore, firmato: Il Governatore",
> che non aveva più alcuna ragione di essere, perché non significava nulla. Se
> infatti il cittadino avesse provato presentarsi ad uno sportello qualsiasi
> della banca d'Italia, esibendo una banconota contenente quella inutile
> promessa di pagamento e avesse chiesto di essere "pagato a vista",
> probabilmente sarebbe stato preso per matto! Oggi, occultando il tutto con
> l'eliminazione dall'Euro di questa importante scritta, un "reset" che
> distrugge la memoria e "legalizza" la truffa!!!).
>
> Infatti si trattava di un'obbligazione che l'istituto bancario si assumeva
> nel passato (nel tempo, cioè, in cui vigeva la convertibilità del biglietto
> di banca, in oro) di convertire appunto la carta moneta nel metallo prezioso
> che ne costituiva la garanzia (base aurea).
>
> Nei tempi dell'altro ieri, in cui quella convertibilità fu abolita e in cui
> veniva imposto il corso forzoso della moneta cartacea, tale "promessa di
> pagamento a vista" aveva già perso ogni contenuto e non avrebbe quindi mai
> potuto avere alcun valore. Tuttavia la banca d'Italia riteneva ancora di
> potersene avvalere, confidando che la mera apparenza di cambiali a vista, e
> quindi formalmente di debito, che ancora conservavano i biglietti di banca
> in lire, le potevano legittimamente consentire di considerare la moneta,
> immessa in circolazione, come propria passività, da iscrivere in bilancio
> tra le poste passive. Ed è noto come l'aumento artificioso del passivo, in
> un bilancio societario, determini un illecito annullamento dell'attivo
> (ovviamente, facendo ricorso a quanto stabilisce l'art. 2424 del codice
> civile, secondo il quale il bilancio delle società per azioni deve indicare
> nel passivo, tra l'altro, anche "il capitale sociale al suo valore
> nominale..." sarebbe giuridicamente infondato sostenere la legittimità
> dell'indicazione in passivo della moneta al momento della emissione - ed a
> maggior ragione durante la sua circolazione - in quanto nella massa di
> moneta creata e messa in circolazione dalla banca centrale non può
> identificarsi il capitale sottoscritto e depositato dagli azionisti
> ("partecipanti"), dei quali costituisce un credito e, quindi, per la società
> un debito. Quella moneta, come si dirà più oltre, la stessa banca d'Italia
> la definisce infatti "merce").
>
> Quindi l'Istituto di Emissione immette in circolazione banconote che sono
> non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche
> strutturate come cambiali false, che da un lato offrono una parvenza di
> legalità alla loro iscrizione nel passivo dell'azienda, ma dall'altro
> costituiscono un "debito inesigibile", come affermano le stesse autorità
> monetarie, inventandosi una fattispecie giuridica di cui facilmente si può
> misurare l'assurdità. A parte, infatti, che la inesigibilità non può che
> riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere
> esatto), con la formula del "debito inesigibile" si fa decidere allo stesso
> debitore di non pagare il debito!!!
>
> Una cosa infatti è dire che "il credito" è inesigibile perché il debitore
> non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il
> debitore (la banca centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.
>
> Riassumendo, delle due l'una: o la banca d'Italia non è proprietaria della
> moneta al momento dell'emissione (come hanno affermato i rappresentanti del
> governo rispondendo alle interrogazioni parlamentari) ed allora appare del
> tutto ingiustificato che ne tragga un utile, tanto più che la banca stessa
> assume di essere debitrice dei simboli monetari emessi, così da iscriverli
> come posta passiva nel proprio bilancio; oppure la banca centrale,
> contrariamente a quanto dichiarato dai due Sottosegretari di Stato, è
> proprietaria di quella moneta e con giustificazione (solo apparente) ne
> ritrae un utile dal suo prestito al sistema economico nazionale, ma allora
> assume i contorni di un fatto illecito far figurare come poste passive
> operazioni che sono invece indubbiamente attive.
>
> http://digilander.libero.it/afimo/an...bankitalia.htm
>
E' DALLA FINE DEL 1670 CHE ESISTE CIO' E ALLORA ???????
ADESSO VENITE FUORI ?????????????????
>
>
>
Franco ha scritto:
> In secondo luogo, continuando l'esame delle risposte del governo alle
> menzionate interrogazioni parlamentari, bisogna pur dire che i due
> sottosegretari affermarono anche una cosa esatta, perché obiettivamente
> vera: che la banca d'Italia, nei propri bilanci, inscrive tra le poste
> passive la moneta che immette in circolazione.
>
> Questo ritiene di poter fare in virtù di un mero gioco di parole, che si
> risolve in definitiva in una presa in giro del popolo (ieri, sfruttando in
> modo truffaldino la formula che ancora si trova scritta sulle banconote
> "Lire centomila, pagabili a vista al portatore, firmato: Il Governatore",
> che non aveva più alcuna ragione di essere, perché non significava nulla. Se
> infatti il cittadino avesse provato presentarsi ad uno sportello qualsiasi
> della banca d'Italia, esibendo una banconota contenente quella inutile
> promessa di pagamento e avesse chiesto di essere "pagato a vista",
> probabilmente sarebbe stato preso per matto! Oggi, occultando il tutto con
> l'eliminazione dall'Euro di questa importante scritta, un "reset" che
> distrugge la memoria e "legalizza" la truffa!!!).
>
> Infatti si trattava di un'obbligazione che l'istituto bancario si assumeva
> nel passato (nel tempo, cioè, in cui vigeva la convertibilità del biglietto
> di banca, in oro) di convertire appunto la carta moneta nel metallo prezioso
> che ne costituiva la garanzia (base aurea).
>
> Nei tempi dell'altro ieri, in cui quella convertibilità fu abolita e in cui
> veniva imposto il corso forzoso della moneta cartacea, tale "promessa di
> pagamento a vista" aveva già perso ogni contenuto e non avrebbe quindi mai
> potuto avere alcun valore. Tuttavia la banca d'Italia riteneva ancora di
> potersene avvalere, confidando che la mera apparenza di cambiali a vista, e
> quindi formalmente di debito, che ancora conservavano i biglietti di banca
> in lire, le potevano legittimamente consentire di considerare la moneta,
> immessa in circolazione, come propria passività, da iscrivere in bilancio
> tra le poste passive. Ed è noto come l'aumento artificioso del passivo, in
> un bilancio societario, determini un illecito annullamento dell'attivo
> (ovviamente, facendo ricorso a quanto stabilisce l'art. 2424 del codice
> civile, secondo il quale il bilancio delle società per azioni deve indicare
> nel passivo, tra l'altro, anche "il capitale sociale al suo valore
> nominale..." sarebbe giuridicamente infondato sostenere la legittimità
> dell'indicazione in passivo della moneta al momento della emissione - ed a
> maggior ragione durante la sua circolazione - in quanto nella massa di
> moneta creata e messa in circolazione dalla banca centrale non può
> identificarsi il capitale sottoscritto e depositato dagli azionisti
> ("partecipanti"), dei quali costituisce un credito e, quindi, per la società
> un debito. Quella moneta, come si dirà più oltre, la stessa banca d'Italia
> la definisce infatti "merce").
>
> Quindi l'Istituto di Emissione immette in circolazione banconote che sono
> non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche
> strutturate come cambiali false, che da un lato offrono una parvenza di
> legalità alla loro iscrizione nel passivo dell'azienda, ma dall'altro
> costituiscono un "debito inesigibile", come affermano le stesse autorità
> monetarie, inventandosi una fattispecie giuridica di cui facilmente si può
> misurare l'assurdità. A parte, infatti, che la inesigibilità non può che
> riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere
> esatto), con la formula del "debito inesigibile" si fa decidere allo stesso
> debitore di non pagare il debito!!!
>
> Una cosa infatti è dire che "il credito" è inesigibile perché il debitore
> non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il
> debitore (la banca centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.
>
> Riassumendo, delle due l'una: o la banca d'Italia non è proprietaria della
> moneta al momento dell'emissione (come hanno affermato i rappresentanti del
> governo rispondendo alle interrogazioni parlamentari) ed allora appare del
> tutto ingiustificato che ne tragga un utile, tanto più che la banca stessa
> assume di essere debitrice dei simboli monetari emessi, così da iscriverli
> come posta passiva nel proprio bilancio; oppure la banca centrale,
> contrariamente a quanto dichiarato dai due Sottosegretari di Stato, è
> proprietaria di quella moneta e con giustificazione (solo apparente) ne
> ritrae un utile dal suo prestito al sistema economico nazionale, ma allora
> assume i contorni di un fatto illecito far figurare come poste passive
> operazioni che sono invece indubbiamente attive.
>
> http://digilander.libero.it/afimo/an...bankitalia.htm
>
E' DALLA FINE DEL 1670 CHE ESISTE CIO' E ALLORA ???????
ADESSO VENITE FUORI ?????????????????
>
>
>
Bankitalia...
Peppone: Pensavo che qualcosa stesse cambiando, invece...
http://www.altalex.com/index.php?idnot=37581
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Banche
2
21-07-2007 11.42.42
fine di bankitalia?
ts'ui: Signoraggio: una truffa colossale nata e cresciuta grazie ad una giungla di
ignoranza sistematica, censura accademica, disinformazione professionale,
vuoti legislativi e cervelli sottovuoto. Dal...