Ma perché non lasciano che Bettino Craxi riposi in pace? Perché, a
ogni anniversario della sua morte, qualcuno ritira fuori la sua storia
nel tentativo disperato di cancellarla? L’altra sera Attilio Romita,
questo Wandaosiris di scuola Mimun che legge il Tgl
(ma domenica sgallettava a Quelli che il calcio) s’è avventurato
in un bilancio del craxismo, ricordando che, sì, il povero Bettino
fu un po’ criticato per “eccessivo decisionismo”, ma a parte
questo le aveva azzeccate tutte.
Poi, purtroppo, per motivi che sfuggono, fu “costretto all’esilio” in
Tunisia. Ha detto proprio così: esilio, questa è la verità ufficiale
del cinegiornale ufficiale del regime. Lo stesso giorno, il Corriere
si inerpicava nel medesimo cimento e liquidava la faccenda con queste
leggiadre parole: «. . oltre naturalmente al suo coinvolgimento nella
questione-morale”.
Ma è tanto difficile chiamare le cose col loro
nome, e dire che Craxi era un pregiudicato latitante che si era
sottratto alla giustizia e alle leggi del suo Paese, avendo maturato
due condanne definitive (5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo
Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette
della metropolitana milanese) e varie altre che stavano per diventarlo
(3 anni in appello per la maxitangente Enimont, 5 anni e 5 mesi in
primo grado per le bustarelle dell’Enel, 5 anni e 9 mesi in appello
per il Conto Protezione)?
Lo stesso Corriere parla del “lascito politico di Craxi”, mentre il
Giornale parla dell’eredità politica”. E il lascito finanziario, e l’
eredità bancaria? E’ roba grossa anche quella: 50 miliardi sui conti
svizzeri Northern Holding e Constellation Financière, più quelli (mai
visti né calcolati) bloccati a Hong Kong perché quello stato non ha
mai risposto alle rogatorie. Si spiega così, forse, la lucida analisi
di Panorama: “Craxi è ricordato più all’estero che in Italia”. Soprat
utto in Svizzera e a Hong Kong. Per non farci mancare nulla, anche il
direttore dell’istituto di cultura italiano a Parigi Giorgio Ferrara
(che casualmente è il fratello di Giuliano) ha voluto ricordare la
figura di Craxi anche in Francia con uno spettacolo teatrale.
Non per una serata, che sembrava poco. Ma per quattro.
E ora minaccia proseguire la toumée in Italia, dove peraltro
non mancano le ballerine, e neppure i nani.
Gli han dato una mano nell’allestimento Ernesto Galli della Loggia
(che Craxi, gran conoscitore di uomini, definiva “intellettuale dei
miei stivali”) e Marc Lazar. I due — riferisce il Corriere - hanno
ricordato commossi “il dinamismo di Craxi, la sua polemica contro i
comunisti, il recupero del liberalismo e del patriottismo”. Bisogna
avere la faccia di un Galli della Loggia per accostare Craxi al
liberalismo, vista la sua feroce avversione alle privatizzazioni, la
famelica occupazione delle partecipazioni statali, delle banche, dei
giornali e delle tv pubbliche e private, la bulimia nei moltiplicare
la spesa pubblica, l’allergia per l’aula sorda e grigia del Parlamento
(lui lo chiamava simpaticamente “parco buoi”), la guerra ai poteri di
controllo (la stampa libera e, per ovvi motivi, la magistratura), la
frequentazione con Licio Geli, Calvi e altri piduisti, il decisivo
contributo a suon di decreti ad personam alla creazione del più
mostruoso trust mediatico del mondo: quello del suo amico e complice
Berlusconi. Un bell’esemplare di liberale, un einaudiano di scuola
classica, non c’è che dire. E pure patriota, una via di mezzo tra
Mazzini e Pisacane. Nulla di più patriottico che violare le legge del
proprio paese, sostenere la trattativa con le Br nel caso Moro,
lasciar
fuggire in Iraq il terrorista Abu Abbas, accumulare miliardi in
Svizzera e ad Hong Kong e darsi alla latitanza in Tunisia. Tace,
inspiegabilmente, il ragionier Pera, che l’anno scorso volò
ad Hammamet per dire che Craxi è stato “un patrimonio della
Repubblica italiana” (ma sbagliò a coniugare i verbi: Craxi aveva
un patrimonio, che apparteneva alla Repubblica italiana e che
fra l’altro andrebbe restituito).
Parla invece l’ex sindaco della Milano da bere Carlo Tognoli,
quello che qualche buontempone della sinistra voleva candidare
da qualche parte perché molto “riformista” e che ora s’è puntualmente
accasato chez Formigoni. “La demonizzazione — sentenzia
sul Messaggero — sta finendo.
Ma Mani Pulite è stata un’enorme caccia alle streghe che,
inevitabilmente, ha lasciato tracce”. Per esempio, la sua condanna
definitiva a 3 anni e 3 mesi per ricettazione di svariate mazzette.
Mazzette riformiste, s’intende.
Marco Travaglio. L'Unità.
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"Se la sinistra andasse al governo, questo sarebbe l'esito: miseria,
terrore, morte. "Adempiute le promesse. L'anno prossimo ci
domanderanno di proseguire nel governare il Paese".
(Berlusca, 16 Gennaio 2005)
PERA SULLA TOMBA DI CRAXI
dartagnan: "APPARTIENE ALLA MEMORIA DI TUTTI"
e no caro perazzo appartiene alla tua memoria
anzi sotto sotto devi essere contento
che quei marpioni della prima repubblica sono stati fatti fuori se no le...