"-MANDRAKE" <livello7@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:%kJ2b.266514$Ny5.8202475@twister2.libero.it
> a 8 euro che se salta ho l'impressione che corre di brutto pure oggi
Tranquillo.
Il tappetto oggi non salta.
Gli faranno finire almeno il semertre di presidenza europea.
"-MANDRAKE" <livello7@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:%kJ2b.266514$Ny5.8202475@twister2.libero.it.. .
> MEDIASET ..okkio al tappetto....
è col compagno Putin adesso.
:-))
_______________
A bordo di un elicottero a noleggio il "Grande Statista"
accompagnato dai suoi figli e dal compagno Putin, sta sorvolando
una zona impervia della Sardegna diretto verso una delle sue
innumerevoli ville....!!
Vedendo dall'alto alcuni pastori poveri e mal messi, intenti a
pascolare alcune pecore..... per far bella figura e dare
dimostrazione al compagnuzzo russo
delle sue grandi doti di statista, efficienza, capacità di
imprenditore
e senso della democrazia, dice alla propria figlia:
"SVELTA, svelta, passami una banconota da 500 euro che la butto
a quei poveracci, così che li rendo felici e anche loro alle prossime
elezioni si ricorderanno di me e della mia grande politica di sviluppo
per quest'isola!!
Al che la figlia gli dice:
"Ma scusa padre, non è meglio allora se tu, invece di una banconota
da 500...., butti 5 banconote da 100 ciascuna, così che tu ne
faccia contenti e renda felici molti di più???
Il grande stratega fa subito sua l'astuta proposta e si appresta a
gettare le banconote, quando, appena in tempo, interviene il figlio
bloccandolo:
"Fermo, fermo, scusa nèh"!!
"Non è allora ancora meglio se invece di 5 banconote da 100 ne
butti 10 da 50??? ....."Ne renderai felici tanti di più!!"
Il grande stratega, entusiasta di riscontrare tanta arguzia e fine
capacità imprenditoriale anche da parte dei propri figli, sta per
eseguire orgogliosamente la fine operazione, quando una voce
dalla cabina di pilotaggio lo interrompe bruscamente.........:
" A STATISTAAA....... ,
....Ma perchè invece delle banconote UN TE BUTTI TE.. !!
......e fai felici TUTTI..??????
______________________
Persiste l'illusione che ci sia ancora una zona d'innocenza:
la neutralità.
lo so tu avresti preferito speculare sui titoli TELEKOM-SERBIA .......
ci avrei speculato pure io sapento che un "grande statista" come MORTADELLA
lavrebbe comprata a sei volte il valore di mercato.....ma purtroppo non era
quotata
--
___GOD BLESS U.S.A________________________
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"?rnesto" <ernesto.alto@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:3f4c8bbd.187468@news.libero.it...
> "R¸Ø¸ß¸¡¸Ñ¸H¸Ø¸Ø¸D" <Shærwööd@Förest.gß> wrote:
>
> >
> >"-MANDRAKE" <livello7@libero.it> ha scritto nel messaggio
> >news:%kJ2b.266514$Ny5.8202475@twister2.libero.it. ..
> >
> >
> >
> >> MEDIASET ..okkio al tappetto....
> >
> >è col compagno Putin adesso.
> >:-))
>
>
> Io non speculerei sui titoli di un piduista colluso che corruppe i
> magistrati per rapinare la Mondadori. Mi sembrerebbe di speculare sui
> titoli di Cosa Nostra.
>
> ?
>
>
Magari prima cerchiamo di scoprire chi ha pagato la contessa
"arrosto" ...........tanto per rispettare l'ordine cronologico..........
.....se poi avrà miti condanne per la bancarotta fraudolente di cui è
imputata saremo a buon punto con la ricerca della verità
> Ora bisognerà solo scoprire chi ha pagato Igor Marini affinchè
> mentisse.
"?rnesto" <ernesto.alto@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:3f4d3272.29683250@news.libero.it...
>
In maggio le prime "rivelazioni" sull'affare Telekom Serbia
Ma ogni volta il "grande accusatore" corregge e ritocca le cifre
I ricordi a rate del "conte" Marini
Tra debiti, truffe, ricettazioni
di CARLO BONINI
Il faccendiere Igor Marini
ACCADE che, da tre mesi a questa parte, robusti settori della maggioranza
parlamentare, esponenti di un qualche peso della Commissione d'inchiesta
Telekom Serbia, abbiano deciso che le parole e i numeri di Igor Marini
vadano prese molto sul serio. Ma molto sul serio. Che non se ne sprechi una
goccia, se ne vagli ogni singolo dettaglio. Che mezza Europa venga
alluvionata di rogatorie.
Perché i retroscena politici e finanziari della compravendita della
compagnia telefonica serba nel giugno '97 - illuminati da un'inchiesta
pubblicata su questo quotidiano nel febbraio del 2001 e ancora da
un'ulteriore indagine documentale del luglio scorso - possano trovare una
decisiva risposta non già in una paziente ricostruzione delle tracce
finanziare pure sin qui squadernate sul tavolo delle evidenze, non nelle
troppe incongruenze dei molti testi chiamati a deporre in Commissione. Ma
nella valigia dei ricordi a rate di un curioso "Conte" che conte non è, già
indagato dalla Procura di Roma e oggi detenuto a Torino con le accuse di
associazione per delinquere, falso, truffa, ricettazione.
Al momento dell'arresto, Marini è uomo dal passato che è generoso definire
opaco e un presente da facchino al mercato ortofrutticolo di Brescia. A
Roma - per dirla come la si dice da queste parti - ha rifilato "sole"
(truffe) a chiunque ne abbia incrociato il cammino. E' gonfio di "buffi"
(debiti). Ma in fondo - azzarda la maggioranza a san Macuto - perché non
provare a credergli? Enzo Trantino, presidente della Commissione di
inchiesta, chiosa: "Anche il Diavolo può avere parole di verità". E dunque
la "scommessa" viene giocata. Dal 7 maggio, data in cui appare per la prima
volta sul proscenio dell'inchiesta parlamentare, Marini viene interrogato
quindici volte. Due dalla Commissione parlamentare di inchiesta (in carcere
a Berna e in carcere a Torino), sei dai magistrati di Torino, sette dagli
inquirenti svizzeri.
Tra luglio e agosto i suoi verbali alla commissione di inchiesta vengono
pubblicati a puntate sui quotidiani il Giornale e Libero. Marini crocifigge
l'intero centro-sinistra, spiegando che il prezzo della corruzione
nell'affare Telekom è rimasto appiccicato alle mani e ai conti di Romano
Prodi ("Mortadella"), Piero Fassino ("Cicogna"), Lamberto Dini ("Ranocchio")
e la moglie Donatella, Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Clemente
Mastella, Willer Bordon (forse sì, ma forse no a sentire il legale di
Marini). E dei primi tre, il 7 agosto scorso, Carlo Taormina (Forza Italia)
chiede l'arresto.
Gli accusati affidano la pratica agli avvocati, ritenendo superflui ogni
pubblico commento o interlocuzione sull'affare che si discostino dalle carte
bollate e dallo "sdegno" per le "parole di un ciarlatano". Almeno fino a
ieri, quando Prodi, Fassino e Veltroni si dicono disponibili ad essere
ascoltati dalla Commissione parlamentare d'inchiesta. In questo silenzio,
l'affare Telekom Serbia si riduce così ad Igor Marini. Una mirabolante clava
nelle mani degli accusatori, allegramente brandita per novanta giorni.
Nessuno fa la cosa più semplice. Misurarsi con la bolla delle sue
"rivelazioni", lasciando così che cresca a dismisura. E dire che ce ne
sarebbe modo. Da subito. Leggendo attentamente carte, numeri, circostanze
che gonfiano lo scartafaccio Marini e di cui Repubblica è in possesso.
Vediamo.
In maggio, Marini racconta di aver distribuito nel 2001 la tangente Telekom
Serbia ad esponenti del centro-sinistra con tre diverse operazioni di
rientro di capitali esteri. Da cinquanta, centocinquanta e trentadue milioni
di dollari (non ha importanza, ora, entrare nel merito di ciascuna. Lo
faremo più in là). Si tratta dunque di circa quattrocentosessanta miliardi
di vecchie lire. Quindi, in giugno, corregge. Ai 230 milioni di dollari
delle tre operazioni ne vanno aggiunti altri 120 di una quarta transazione.
In tutto, settecento miliardi di lire. In luglio, fa di conto una terza
volta. "Posso dire che ho prove certe per una tangente da 439 miliardi". E
dunque: quattrocento sessanta, settecento, quattrocento trentanove.
Miliardi, si intende.
Ora, il pallottoliere del "Conte" - lo si giri come si vuole - si pappa a
suo dire tra la metà e i due terzi abbondanti dell'affare (a seconda del
ricordo che si tenga per buono: 439 o 700 miliardi). Nel giugno del '97, il
29 per cento di Telekom Serbia viene infatti ceduto a Telecom Italia per 878
miliardi di lire. Belgrado, insomma, a sentire il "Conte", di questo denaro
ne trattiene tra la metà e un terzo scarso. Meglio: Marini aggiunge -
buttandolo lì come dettaglio di sfondo su cui medita di tornare presto - che
Slobodan Milosevic gli affida un cento milioni di dollari sottratti al
prezzo versato dagli italiani da appoggiare su una banca americana. Sono
altri duecento miliardi di lire. Che sommati alle tangenti italiane (che
abbiamo detto sono tra i 439 e i 700 miliardi, a seconda dei ricordi di
Marini), in un caso totalizzano 639 miliardi, in un altro addirittura 900,
vale a dire oltre l'intero valore dell'affare. Ci sarebbe materia per fare
qualche domanda al teste. Quanto meno per fargli fare di conto. Non accade.
Affrancato da obblighi di coerenza matematica, Marini va dunque al sodo. E
prima di pasticciare la tavolozza delle sue rivelazioni estive con una
pioggia di nomi, indirizzi, conti bancari, in fondo la fa semplice. Alla
Commissione e ai magistrati di Torino indica la sua società off-shore
"Jundor Trading" come snodo del traffico delle tangenti in rientro. E
ancora: racconta un drammatico confronto - siamo nel 2001 - con Fabrizio
Paoletti, avvocato d'affari romano, suo ex socio.
"Paoletti mi spiega: 'Allora Igor, tu devi sapere una cosa. Prima di tutto
ci hai dato una marea di problemi, non volendo mai collaborare con quel
titolo da 50 milioni di dollari (la prima operazione di rientro della
tangente ndr.). Adesso, questo titolo deve essere collocato entro maggio,
perché noi tra giugno e luglio dobbiamo eseguire tutti i pagamenti e
chiudere tutto quanto. Ti darò anche un altro titolo da 150 (la seconda
operazione di rientro della tangente ndr.), ma prima fai quello da 50. Poi
saremo in esaurimento. Sai perché ce l'abbiamo tanto con te?' E io dico:
"No, spiegamelo". E Paoletti: "Perché questo titolo, alla scadenza, verrà
pagato immediatamente. Perché una banca serba che ha partecipato alla
vendita e all'incasso di Telekom Serbia ha pagato direttamente il titolo
(...) Sono i soldi in surplus che sono stati gestiti dai serbi e che piano
piano stanno rientrando a chi di dovere. Caro Igor, sono Ranocchio, Cicogna
e Mortadella. Se non lo fai, Fox agisce..."" (Berna, 19 maggio, verbale di
interrogatorio di Igor Marini ai pm di Torino).
La minaccia di Fox è talmente seria che Marini la squaderna anche alla
Commissione parlamentare di inchiesta. E del resto è dettaglio importante.
Perché Fox è l'uomo che muove Paoletti. Che non può aspettare oltre il
denaro, a meno di non urtare Cicogna, Mortadella e Ranocchio. "Fox
agisce....". Fox, verosimilmente, è l'uomo che arma due "serbi" dall'aria
truce - Zoran Persen e Rados Tomic - che in un hotel di Zurigo - ancora nel
settembre 2001 - minacciano con una pistola Marini.
Ora, i due "serbi", serbi non sono. Accade che uno sia croato, Persen (ora
detenuto a Novara) e l'altro sia nato in Australia (Tomic). Ma anche
questo - che un croato abbia gestito soldi del regime serbo in un Paese che
si è scannato in nome delle etnie - appare dettaglio che finisce in un
angolo buio. In fondo li mandava Fox...
Ma chi è Fox? Igor dice alla Commissione di inchiesta: "Lo conosco come Fox
e basta" (trascrizione seduta del 7 maggio ndr.)". "E' forse tale Antonio
Volpe?", eccepisce il commissario Giuseppe Consolo. Quell'uomo dai tanti
mestieri di cui nessuno sa il 7 maggio ma che il 31 luglio apparirà a san
Macuto con un altro scartafaccio di documenti sigillati che promettono chi
sa cosa? "Antonio Volpe? Dovrei guardarlo negli occhi...", dice Igor
misterioso in quei giorni di maggio. Del resto, chi trova Fox trova
Mortadella, Cicogna e Ranocchio.
Il mistero di Fox è di cartapesta. Fox si chiama Antonio Lanciano e di
mestiere fa il grossista di carni. Il citofono, come il telefono della sua
abitazione, a Roma, in questi giorni suonano a vuoto. Ma la sua storia è
documentalmente acclarata.
Nell'aprile del 2000, Lanciano si lascia convincere da Francesco
Giannandrea, amico dell'avvocato Paoletti, che, vincolando un milione di
dollari per un anno sul conto svizzero della "Jundor trading" di Igor
Marini, entrerà in un programma di finanziamento di aiuti umanitari della
Federal Reserve americana che assicura interessi del 20 per cento in un
mese.
Lanciano ha un conto presso la Banca del Sempione, in Svizzera. E quel conto
ha un nome: "Fox". Da lì viene accreditata la somma a favore di Marini (1
milione di dollari) e su quel conto, come nelle favole, arrivano dopo un
mese dall'"investimento", i 200 mila dollari del guadagno promesso. Da
stropicciarsi gli occhi.
Peccato che Lanciano-Fox da lì in avanti non veda più una lira. Nel maggio
2001, trascorso l'anno, il milione di dollari vincolato non torna indietro.
Scomparso. Il grossista di carni si lamenta con Giannandrea, di cui si è
fidato. Giannandrea si lamenta con Paoletti. Paoletti dice a Giannandrea che
il denaro lo ha preso Marini. Marini che lo ha restituito a Paoletti. Una
catena di sant'Antonio di patetiche bugie. Lanciano è fuori di sé. Dunque
Fox - il conto che parla per lui - è fuori di sé. Anche perché non riesce a
mettere le mani sui signori che si sono bevuti i suoi soldi.
Al "Conte" e a Paoletti viene allora un'idea. Perché non imbarcare
Lanciano-Fox in un'altra avventura? Certo, non ha ancora visto il milione di
dollari rientrare alla Banca del Sempione, ma se porterà pazienza, se non
andrà dritto a denunciarli, c'è l'affare della vita che lo aspetta. Un bel
titolo di credito da 50 milioni di dollari della "Bank Negara Indonesia"
che, negoziato a dovere, attraverso linee di credito dello Ior, gli
consentirà di rientrare. E' la patacca che il Conte cerca e cercherà
inutilmente di negoziare sui mercati finanziari e che, due anni dopo e con
gran successo, scaraventerà sul tavolo della Commissione Telekom Serbia come
prova della mediazione per le tangenti Telekom.
Giannandrea ne parla con Lanciano. Lanciano ci sta. E fa male. Nell'aprile
2002, in un grottesco rendez-vous per la consegna del denaro promesso a Fox,
alla presenza di Paoletti, di una misteriosa coppia croata con figli, di sua
moglie, Igor si presenta trafelato. Due sconosciuti lo hanno rapinato del
contante, giura. Chiede altri trentacinque giorni di tempo per un nuovo
appuntamento. Questa volta - sono i primi di maggio - siede con Paoletti in
un ristorante. Ma quando mette le mani in tasca ne estrae solo un pezzo di
carta straccia che spaccia per certificato dello Ior. Paoletti non fa
neppure in tempo a ragionarci sopra. I carabinieri lo arrestano in flagranza
di reato. E con lui Giannandrea e Lanciano. Marini li ha denunciati per
riciclaggio.
In un colpo solo Igor si è liberato dei tre "seccatori". Il socio
(Paoletti), il mediatore (Giannandrea), il creditore truffato
(Lanciano-Fox). Lanciano trascorre a Regina Coeli meno di 48 ore (dove
finalmente conosce Paoletti) e viene scarcerato per "insussistenza del
reato" (ordinanza di liberazione del gip di Roma Pierfrancesco De Angelis
del 4 maggio 2002). Il suo milione non torna più indietro.
>Magari prima cerchiamo di scoprire chi ha pagato la contessa
>"arrosto" ...........tanto per rispettare l'ordine cronologico.......
sei proprio un povero PIRLA!
La signorsa ARIOSTO era la donan di Dotti, numero 2 di Forza Italia,
e ha rotto un'omertà schifosa, è un eroe della Repubblica perchè ha
permesso che venisse punita la più devastante corruzione della Storia.
C'è una sentenza del tribunale che dovresti leggere.Continuare a
insultare un testimone che aveva più che ragione ti mette al livello
dei criminali che ha denunciato.
€
da VERONA e da dovunque: a tiranno che fugge, ponti d'oro!
>X I PICCOLI FANS DI IGOR MARINI:
>
>In maggio le prime "rivelazioni" sull'affare Telekom Serbia
>
>Ma ogni volta il "grande accusatore" corregge e ritocca le cifre
>
>I ricordi a rate del "conte" Marini
>
>Tra debiti, truffe, ricettazioni
Telekom Serbia, Dini: è BERLUSCONI L'IMMONDO il regista delle infamie
Telekom Serbia: ecco un altro «supertestimone». Appare l’avvocato
Giovanni Di Stefano che, guarda caso al Giornale, racconta la sua
«verità». Il legale, con vari trascorsi poco chiari, è più in linea
con l’ultima versione della Casa delle Libertà: «Ma quali tangenti, il
problema è politico». E così Di Stefano si stupisce: «Non capisco
perché il mio amico Dini, Fassino soprattutto, quel Prodi e
soprattutto Scalfaro neghino ostinatamente l’evidenza dei fatti. Come
fanno a dire che non sapevano di Telekom Serbia?» si chiede, e
insiste: «Sanno bene che io so quanto loro siano a conoscenza del
business. Li ho incontrati personalmente a Belgrado più volte. Pensate
davvero che il governo italiano non sapesse niente di un affare
simile?». Di Stefano dice che Fassino «non ha preso tangenti ma non
poteva non sapere del business» e sapeva tutto anche Scalfaro: «Fu
Milosevic in persona a chiedermi di invitarlo personalmente alla
presentazione del business».
Dopo quest’ultima uscita Lamberto Dini attacca duramente il premier e
i suoi organi di informazione. La vicenda Telekom-Serbia si sta
«sviluppando a orologeria, secondo una regia ben coordinata, come
risulta dai vergognosi, infamanti articoli del Giornale di Silvio
Berlusconi e della sua famiglia». Secondo Dini il Giornale «tira fuori
nuovi discutibili personaggi quali il signor Di Stefano che dice di
conoscermi e che io non ho mai incontrato, né conosciuto». Dini
ribadisce di aver «dichiarato anche in passato la disponibilità ad
essere ascoltato dalla Commissione». Infine l’ex ministro parla della
«moralità nella politica tirata in ballo dall’onorevole Bondi» e lo
invita «a guardare le spese di Palazzo Chigi durante il mio governo e
confrontarle con quelle faraoniche dell’attuale presidente del
Consiglio».
A Di Stefano risponde anche Roberto Cuillo, portavoce del segretario
dei Ds Piero Fassino: «Fassino non ha mai conosciuto, né incontrato in
alcun posto, tantomeno a Belgrado, tal avvocato Giovanni Di Stefano.
Quindi le affermazioni in proposito fatte al Giornale dallo stesso Di
Stefano sono destituite di ogni fondamento». Per Cuillo è l’ennesimo
«bidone di una vicenda che ogni giorno di più si popola di mitomani,
millantatori, faccendieri e prestatori di oscure opere, tutti con i
conti in sospeso con la giustizia. La vera domanda a cui dare risposta
è chi è il burattinaio che tira i fili di queste continue
provocazioni».
Dalla Casa delle libertà sono invece arrivati nuovi attacchi.
«L’onorevole Dini è chiaramente in preda alle convulsioni di una crisi
di nervi. Si calmi, abbia almeno il pudore di non nominare il nome di
Berlusconi senza arrossire e vergognarsi» ha detto il portavoce di
Forza Italia Sandro Bondi, mentre il vicepresidente leghista del
Senato, Roberto Calderoli, chiederà al presidente Trantino «che la
Commissione acquisisca i bilanci dei partiti e dei singoli che
avrebbero ricevuto fondi di provenienza Telekom per le campagne
elettorali» perché «un’indagine approfondita sulle entrate e sulle
relative provenienze» potrebbe «chiarire, in via indiretta, se
tangenti ci sono state e chi ne abbia beneficiato perlomeno nel
settore politico».
Alla Cdl ha risposto Pierluigi Castagnetti, della Margherita: «Si è
rotto il bambolotto d’oro che, a pressione, raccontava balle. Marini
non era credibile prima, ora lo è ancora meno, tanto è vero che stanno
spostando l’accusa sul fatto che il centrosinistra avrebbe sostenuto
il regime di Milosevic. Ma se non ricordo male il centrosinistra ha
tirato bombe su Milosevic, è Bossi che gli ha stretto la mano».
Clemente Mastella, invece, a cui Marini dice aver portato una
valigetta con 4 miliardi, ha improvvisato uno show alla festa
del’Udeur di Telese, presentandosi con una vecchia valigia verde piena
di adesivi: «i soldi del conte», «i soldi che non ho mai preso»,
«soldi italo serbi». «Oggi stesso - ha detto Mastella - sporgerò
querela contro quel farabutto di Marini. L’unica cosa seria è questa
valigia, risale ai tempi della guerra».
Sul fronte giudiziario della vicenda c’è stato un nuovo interrogatorio
per Igor Marini, durato otto ore e poi sospeso, forse fino a martedì
prossimo. E sono arrivate nuove indiscrezioni, secondo cui l’avvocato
Fabrizio Paoletti avrebbe confermato ai magistrati di Torino
l'esistenza della lista dei 14 beneficiari della presunta tangente
Telekom Serbia. Marini avrebbe parlato anche dell’avvocato Di Stefano
che avrebbe gestito 150 milioni di dollari della presunta tangente,
circostanza smentita da Di Stefano al Giornale. L’avvocato di Marini,
Luciano Randazzo, ha poi annunciato che intende ascoltare proprio
Clemente Mastella nell’ambito delle indagini difensive o, in
alternativa, chiedendo un incidente probatorio, di fatto un confronto.
Intanto l’avvocato di Zoran Persen presenta venerdì ai magistrati
torinesi la richiesta di confronto tra Persen e Marini. Il legale ha
precisato che il suo cliente, detenuto nel carcere di Novara, gli ha
«confermato di non sapere nulla della vicenda Telekom Serbia e proprio
per questo mi ha pregato di chiedere urgentemente un confronto».
da VERONA e da dovunque: a tiranno che fugge, ponti d'oro!
MEDIASET ....okkio al tappo
-MANDRAKE: che se salta il tappetto a 8 euro mi sa che corre di brutto
--
___GOD BLESS U.S.A________________________
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Re: STM ....okkio ....
elio: Aggiungiamo anche il downgrade per Motorola...
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Inviato via http://usenet.libero.it
Borsa
8
17-07-2003 11.29.12
Re: STM ....okkio ....
l'esorcist@: "ghost66" <ghost66@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:3f1646d7_3@corp.newsgroups.com...
>
>
>
> ho perso un okkio ma non ho visto niente!!!!!!
è MATTANZA alè!!!!