Le imprese italiane del settore edilizio e ingegneristico sono rimaste
finora escluse dai lavori di ricostruzione del dopoguerra in Iraq,
nonostante il pieno appoggio fornito dal governo guidato da Silvio
Berlsuconi alla campagna militare voluta dal presidente degli Stati
Uniti, Geroge W. Bush, per rovesciare il regime di Saddam Hussein.
"Finora non siamo stati coinvolti in nessun lavoro", ha detto in
un'intervista telefonica all'agenzia di stampa Bloomberg Federico
Manzella, portavoce della Impregilo, la più grande impresa di
costruzioni italiana.
Anche altre imprese italiane, tra cui la Trevi, che fornì all'Iraq 54
pompe per l'acqua sotto il programma Onu cibo-per-petrolio, sono state
escluse fino a questo momento dalle lucrose attività di ricostruzione
delle infrastrutture del Paese arabo. Il governo Usa ha stimato che il
giro di affari intorno a queste attività ammonta a circa 100 miliardi
di dollari.
Appalti in Iraq in mano al gruppo Bechtel di San Francisco
Un dato indicativo della situazione lamentata dalle imprese italiane è
il crollo verticale delle esportazioni dal nostro Paese verso l'Iraq
nel primo trimestre del 2003, scese dagli 84 milioni di euro dello
stesso periodo dell'anno precedente alla cifra più modesta di 27
milioni di euro. Lo scorso aprile, il sottosegretario all'Industria,
Adolfo Urso, aveva auspicato "un importante ruolo" dell'Italia nella
ricostruzione irachena, a seguito del sicuro appoggio offerto da Roma
alle forze della coalizione in Iraq.
Il governo Berlusconi aveva concesso agli Usa l'utilizzo delle basi
Nato in Italia, e un contingente italiano di oltre 2.000 uomini si
trova ora in Iraq impegnato in attività di sicurezza. Lo stesso
presidente Bush ha definito l'Italia "un buon amico degli Stati Uniti".
Ma il Congresso americano - sottolinea l'agenzia Bloomberg - ha
concesso fondi per oltre un miliardo di dollari all'Usaid - l'agenzia
governativa statunitense per gli aiuti esteri - per finanziare la
ricostruzione in Iraq. Inoltre il gruppo Bechtel di San Francisco, il
più grande gruppo del mondo nel settore delle costruzioni, ha ottenuto
una commessa da 680 milioni di dollari per modernizzare le
infrastrutture irachene. La Bechtel, a sua volta, ha subappaltato
lavori per 402 milioni di dollari, metà dei quali a società irachene, e
l'altra metà per lo più a compagnie statunitensi e britanniche.
Il gruppo di San Francisco ha fatto sapere di aver ricevuto 10.000
richieste da parte di imprese estere desiderose di partecipare ai
lavori di ricostruzione, 230 delle quali provenienti dall'Italia.
> Le imprese italiane del settore edilizio e ingegneristico sono rimaste
> finora escluse dai lavori di ricostruzione del dopoguerra in Iraq,
> nonostante il pieno appoggio fornito dal governo guidato da Silvio
> Berlsuconi alla campagna militare voluta dal presidente degli Stati
> Uniti, Geroge W. Bush, per rovesciare il regime di Saddam Hussein.
pieno appoggio?
a chi?
quando?
dove?
neanche il sorvolo degli aeri usa gli abbiamo dato e lo chiami pieno
appoggio?
> Il governo Berlusconi aveva concesso agli Usa l'utilizzo delle basi
> Nato in Italia,
vabbè! diciamo allora che i bagdad è stata presa dalla fanteria italiana.
Brutto_@_Bagarozzo.BB (Brutto Bagarozzo) wrote in news:bib1k8$qkd$1
@news.newsland.it:
> pieno appoggio?
> a chi?
> quando?
> dove?
> neanche il sorvolo degli aeri usa gli abbiamo dato e lo chiami pieno
> appoggio?
Pero' mi ricordo di una missione unamitaria con delle crocerossine
(travestite da para' per evitare brutte esperienze) paracadutate a nord di
bagdad e partite da una base italiana...
cioe'... secondo berlocco erano una missione umanitaria, secondo il
ministro della difesa non erano nemmeno partiti (ma tanto quello non fa
testo), secondo un generale americano erano una forza d'attacco.
BORSE APPESE A UN FILO TENUTO STRETTO DALLA FED
XTrade: Passano le settimane e i mesi, ma gli interrogativi sono sempre gli stessi:
c'è la ripresa, sarà forte? La risposta, come è noto, non esiste. Ma oggi
(grazie a un paio di analisi molto sofisticate,...