I giudici costretti a scarcerare chi viola l'ordine di rimpatrio
Il meccanismo previsto non funziona, spreco di tempo e denaro
Bossi-Fini, il flop della legge
tutti liberi i clandestini arrestati
La polizia deve fermare chi non ha lasciato il Paese
Ma poi la burocrazia frena tutto
di LUCA FAZZO e MARCO MENSURATI
MILANO - Fax che vengono, fax che vanno. Fax che si incrociano nella notte
italiana e che raccontano il surreale fallimento di una legge che non poteva
fare altro che fallire. Un fallimento decretato dalle centinaia di fax con
cui poliziotti, carabinieri, vigili urbani annunciano alla magistratura
l'arresto centinaia di stranieri. E che la magistratura mette in libertà la
sera stessa o, al più tardi, la mattina dopo. L'aspetto surreale è che i
poliziotti non possono fare altro che arrestare, e i magistrati non possono
fare altro che liberare. Ognuno fa il suo dovere. Il risultato è una
montagna di carta sprecata, una montagna di soldi buttati via, un gorgo che
intasa commissariati e aule di tribunale. Arricchisce le statistiche delle
forze dell'ordine e le tasche di qualche avvocato. Ma non cambia di una
virgola la realtà. La fa semplicemente più assurda.
A dirlo non sono le toghe rosse di Magistratura democratica. Sono i pubblici
ministeri che, in ogni luogo d'Italia, passano le lunghe ore del turno
esterno a smistare le carte inutili di questo nuovo reato.
Il nuovo reato sta all'articolo 13 della legge 189 del 2002, meglio
conosciuta come legge Bossi-Fini. È la legge che, mantenendo una delle
promesse elettorali sia della Lega che di An, doveva dare una sterzata
rigorosa alle norme sull'immigrazione volute dai governi dell'Ulivo. Di
quella sterzata, l'articolo 13 costituiva uno dei cavali di battaglia. "Lo
straniero espulso che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con
la reclusione da uno a quattro anni". E poi, subito dopo: "È obbligatorio
l'arresto dell'autore del fatto e si procede con rito direttissimo".
Letto così, quando la legge venne varata, faceva impressione. Si
immaginavano migliaia di stranieri, renitenti all'ordine di espulsione,
venire arrestati, processati, incarcerati. Per una parte degli italiani era
uno sogno che si realizzava. Per una parte era un incubo o quantomeno una
visione sgradevole. Beh, non è arrivato niente di tutto questo. È arrivata
solo una catastrofe poliziesca, burocratica e giudiziaria che intasa
inutilmente l'apparato repressivo dello Stato. In tutte le maggiori città
del paese, in un giorno qualunque, più della metà del lavoro di Volanti,
gazzelle e pubblici ministeri è dedicato a questa gigantesca finzione di
repressione.
Ecco come vanno, nella realtà, le cose. La pattuglia dei carabinieri ferma
uno straniero per un controllo. Lo identifica - dal passaporto o dalle
impronte - e scopre che è già stato espulso dall'Italia, e non ha obbedito
all'ordine. Scatta l'arresto, obbligatorio e immediato. Dalla centrale
operativa, viene avvisato il pm di turno. A quel punto, i casi sono due.
Alcuni pm ordinano immediatamente di rilasciare il fermato, ritenendo
illegittimo il fermo. Altri - e sono, a occhio, la maggioranza - autorizzano
il fermo, e ordinano di portare in aula la mattina dopo il renitente
all'espulsione per il processo per direttissima. E la mattina dopo, in aula,
dopo una notte in guardina, lo straniero viene liberato per ordine del
magistrato. Per i motivi più vari: perché viene assolto, perché il processo
viene rinviato di qualche giorno, perché patteggia una pena di un paio di
mesi con la condizionale. La sostanza non cambia.
L'unica cosa certa è che il fermato non può finire in carcere, perché ha
commesso non un delitto ma una contravvenzione, e il nostro codice proibisce
la custodia cautelare in carcere per le contravvenzioni. In questo sta
l'assurdità della legge: l'arresto è obbligatorio, ma il carcere è proibito.
In poche ore, lo straniero torna nella clandestinità, in attesa del prossimo
arresto, il prossimo processo, la prossima scarcerazione. Nel frattempo, la
pratica è costata allo Stato - tra poliziotti, giudice, pubblico ministero,
interprete e avvocato d'ufficio - non meno di due-tremila euro.
I numeri? Quelli raccolti nelle città maggiori sono eloquenti. A Milano, da
quando è entrata in vigore la Bossi-Fini, sono stati arrestati 2.221
stranieri: in prigione davvero ne sono finiti quindici. A Torino,
nell'ultimo trimestre del 2003, di 311 fermati in prigione non ne è arrivato
neanche uno. Su tutto questo pasticcio pende, intanto, una sentenza ormai
prossima della Corte Costituzionale.
"arcurelio" <redarrow_mail-info@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:ThWuc.30975$Wc.1056461@twister2.libero.it...
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| I giudici costretti a scarcerare chi viola l'ordine di rimpatrio
| Il meccanismo previsto non funziona, spreco di tempo e denaro
| Bossi-Fini, il flop della legge
| tutti liberi i clandestini arrestati
| La polizia deve fermare chi non ha lasciato il Paese
| Ma poi la burocrazia frena tutto
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Bhe semplice, basta prendere a cannonate le inbarcazioni all'arrivo !!!!
vedrai che non si faranno più vedere.
cannonate ???????????????????????' basta un siluro ben piazzato
:-)))))
"Wess_Paul®" <wess@paul.it> ha scritto nel messaggio
news:2i2qjmFi6bhtU1@uni-berlin.de...
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> "arcurelio" <redarrow_mail-info@yahoo.it> ha scritto nel messaggio
> news:ThWuc.30975$Wc.1056461@twister2.libero.it...
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> | I giudici costretti a scarcerare chi viola l'ordine di rimpatrio
> | Il meccanismo previsto non funziona, spreco di tempo e denaro
> | Bossi-Fini, il flop della legge
> | tutti liberi i clandestini arrestati
> | La polizia deve fermare chi non ha lasciato il Paese
> | Ma poi la burocrazia frena tutto
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> Bhe semplice, basta prendere a cannonate le inbarcazioni all'arrivo !!!!
> vedrai che non si faranno più vedere.
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Bossi su PARMALAT
Callisto: ''Chissa' da quanti mesi Parmalat non paga gli allevatori''. A
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16-11-2003 13.40.37
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Ripreso da: http://finanza.ansa.it
"""Umberto Bossi rilancia i dazi doganali; ´Senza loro introduzione imprese
italiane non tengono´
(ANSA) - MILANO, 6 SET - Umberto Bossi...