La scomparsa di Umberto lascia la famiglia senza un leader. Rimanere in Fiat
o passare la mano alle banche? Le ipotesi Galateri e Colaninno.
di Giuseppe Turani
Milano - La morte di Umberto Agnelli pone alla Fiat e all'impero di Torino
una serie di problemi che non sarà facile risolvere. Per comprendere come
stanno le cose conviene forse rifare un po' di storia del gruppo e delle
vicende che ha attraversato.
I due fratelli Agnelli, Gianni e Umberto, entrano in Fiat a metà degli anni
Sessanta, quando Gianni (che è il capo famiglia) convince il professor
Vittorio Valletta, che aveva diretto l'azienda fino a allora, a farsi da
parte.
I due fratelli sbarcano in Fiat con Gianni nel ruolo di presidente e Umberto
in quello di amministratore delegato. Su un piano meno formale, Gianni
rappresenta la volontà della famiglia, tiene i contatti politici e
internazionali, mette a punto le strategie. Umberto, invece, più "sedere di
pietra", si occupa delle cose di tutti i giorni, della gestione concreta
dell'azienda.
I due fratelli si scontrano subito con una serie di difficoltà:
1- L'azienda ha ormai raggiunto dimensioni internazionali (fabbrica due
milioni di automobili all'anno), ma è organizzata come una qualsiasi
aziendina familiare. Dovranno, con l'aiuto di consulenti internazionali,
trasformarla in una moderna holding industriale. Questo lavoro richiederà
dieci anni, con grandi scontri anche all'interno dell'azienda.
2- I due fratelli sono da poco saliti al potere che subito si scontrano con
l'autunno caldo, cioè con le rivendicazioni degli operai, con la rinascita
sindacale e con il generale clima di contestazione che si respira nel paese.
3- All'inizio degli anni Settanta, quindi, a nemmeno dieci anni dalla loro
persa del potere, incappano nella prima crisi petrolifera, che ovviamente ha
pesanti conseguenze sui conti della Fiat.
4- Infine, devono fare i conti anche con il terrorismo, che ha nella Fiat
uno dei suoi bersagli privilegiati.
Umberto lascia la Fiat
Il risultato è che alla fine degli anni Settanta il gruppo è a terra, in
crisi di idee e di liquidità. Da Mediobanca Enrico Cuccia, che già aveva
sistemato in Fiat Cesare Romiti (per tenere sotto controllo i conti) spiega
che si può fare ancora uno sforzo per salvare la Fiat, ma Umberto deve farsi
da parte e deve lasciare tutto il potere a Romiti, che gode della fiducia
dello stesso Cuccia e delle banche finanziatrici. Gianni, invece, può
rimanere al suo posto: è il simbolo e la bandiera degli Agnelli.
E' così che Umberto esce dalla Fiat. Manterrà per un certo tempo alcune
cariche onorifiche, ma niente di importante, soprattutto dopo alcuni scontri
con Romiti sulla "qualità" dei bilanci Fiat.
Abbandonata la Fiat, Umberto si occupa della finanza di famiglia, in
particolare dentro l'Ifil. E ottiene risultati molto buoni. Senza padrini e
tutori, Umberto nella finanza dà prova di essere un uomo d'affari di grandi
qualità e si conquista la fiducia del resto della famiglia.
Il ritorno di Umberto
Nel gennaio del 2003 muore Gianni Agnelli e la famiglia, compatta, si
ritrova dietro Umberto, che viene nominato sul campo capo della famiglia e
capo dell'impero (Fiat compresa). In quel momento, fra l'altro, il gruppo
Fiat sta attraversando certamente il momento più brutto di tutta la sua
storia, con perdite annuali che sfiorano i dieci mila miliardi di vecchie
lire. Per evitare il peggio si impongono decisioni drastiche.
E Umberto è rapido, e sorprende tutti. Mentre dall'esterno aveva spiegato
per anni che la Fiat doveva uscire dall'auto (considerata troppo poco
redditizia e rischiosa) e concentrarsi sulle altre attività (assai più
profittevoli), una volta al comando cambia idea e sostiene che il gruppo
deve liberarsi di tutto e concentrarsi sull'auto, cioè sul mestiere vero
della famiglia: fare automobili.
Convince la famiglia e la convince anche a mettere soldi freschi nel gruppo,
cosa praticamente mai avvenuta.
La "cura Umberto" sembra aver avuto successo: nel giro di appena un anno le
perdite sono state più che dimezzate. E quindi Umberto e gli Agnelli
potevano guardare al futuro con una certa serenità.
Ma è proprio a questo punto, e a pochi giorni di distanza dall'assemblea
Fiat che ha preso dei primi risultati positivi, che la morte coglie Umberto.
Delle sue gravi condizioni di salute si sapeva da tempo, ma si pensava che
avesse più tempo davanti a sé, almeno qualche anno. Invece, la morte è
arrivata improvvisa nella sera del 27 maggio.
I problemi del dopo Umberto
I problemi del dopo Umberto sono parecchi, ma sostanzialmente si riducono a
uno solo: riuscirà la famiglia Agnelli a esprimere un nuovo leader? Morto
Gianni, più di un anno fa, c'era Umberto, che era sempre stato il cadetto di
famiglia. Ma, morto Umberto, chi viene?
Sulla carta la successione è già stabilita: dovrebbe arrivare Jaki, il primo
nipote dell'Avvocato, figlio di Margherita.
Ma il problema, ovviamente, non riguarda la successione formale. La
questione vera consiste nel vedere se Jaki riuscirà a essere accettato come
leader dalla famiglia. Si tratta di vedere, in sostanza, se in un momento
così difficile la famiglia accetterà di essere guidata da un giovane come
Jaki, che è entrato in azienda da pochissimo e con incarichi tutto sommato
marginali. E a questo proposito va notato che gli azionisti sopravvissuti
sono la figlia dell'Avvocato, Margherita, e poi tutte le sorelle
dell'Avvocato, in pratica le zie di Jaki, tutte di una generazione prima
della sua.
Esiste la possibilità, a questo punto, che la famiglia decida che i rischi
sono troppi e quindi scelga di passare la mano.
I diversi scenari
Ma già a poche ore dalla morte di Umberto, si sono delineati alcuni scenari
possibili, anche se diversi uno dall'altro:
1- La famiglia potrebbe decidere di non fare assolutamente niente, salvo
nominare l'attuale amministratore delegato Giuseppe Morchio anche nella
carica di presidente. Oppure potrebbero nominare al posto di Umberto qualche
grande e autorevole amico di famiglia, tipo l'avvocato Franz Grande Stevens.
Nel 2005, quindi l'anno prossimo, le banche dovranno convertire un
maxi-prestito Fiat in azioni della stessa Fiat e a quel punto i maggiori
azionisti del gruppo industriale di Torino saranno loro. E loro saranno i
problemi dell'auto.
2- Potrebbero invece tentare di stare ancora in partita. E qui ci sono varie
possibilità. La prima consiste nel richiamare a Torino, come presidente,
quello che è stato per anni il più stretto collaboratore di Umberto e che
oggi siede sulla poltrona di presidente di Mediobanca: Gabriele Galateri di
Genola. Galateri ha certamente l'esperienza necessaria per farsi accettare
dalla famiglia e per guidare la Fiat sul giusto sentiero.
3- C'è un'altra via (che non esclude un eventuale richiamo di Galateri). Si
tratta dell'ipotesi di fondere, in tempi abbastanza rapida, tutte le
finanziarie di famiglia (accomandita, Ifi e Ifil) in un'unica struttura
finanziaria. Struttura che, alla fine, potrebbe forse essere fusa con la
stessa Fiat. A questo punto la famiglia, che oggi ha in mano soprattutto
azioni dell'accomandita (non quotate e quindi invendibili) si troverebbe a
pesare meno dentro la Fiat (o la futura finanziaria), ma a quel punto tutte
le azioni in mano ai singoli membri della famiglia sarebbero quotate e
quindi, chi vuole, le potrebbe vendere, tutte o in parte.
4- Esiste poi una possibile variante di questo piano. Una volta fuse tutte
le attività in Fiat, la famiglia potrebbe usare parte delle sue azioni per
fare un patto di sindacato con le banche (che avrebbero intanto convertito i
loro crediti in azioni). E rimarrebbe libera di disporre a piacere delle
altre.
5- E c'è l'ultima possibilità. Quando circa un anno fa Roberto Colaninno si
fece avanti per "rilevare" insieme alla famiglia il gruppo torinese, a
sbarrargli la strada fu soprattutto Umberto, che aveva, come poi si è visto,
altri progetti. Le sorelle Agnelli, invece, e le banche, erano favorevoli
all'arrivo di Colaninno.
Ma adesso Umberto è scomparso, il gruppo è un po' allo sbando e Colaninno,
che nel frattempo si sta occupando degli scooter della Piaggio, forse ha
ancora voglia di tentare un carta Fiat. E quindi potrebbe ritornare sulla
scena.
personalmente ho sempre ritenuto Colaninno, economicamente e
finanziariamente un'ignorante.
ciao ciao
bigmeme
"Bart67" <bart67@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:2hoelkFf4thjU1@uni-berlin.de...
> La scomparsa di Umberto lascia la famiglia senza un leader. Rimanere in
Fiat
> o passare la mano alle banche? Le ipotesi Galateri e Colaninno.
>
> di Giuseppe Turani
>
>
> Milano - La morte di Umberto Agnelli pone alla Fiat e all'impero di Torino
> una serie di problemi che non sarà facile risolvere. Per comprendere come
> stanno le cose conviene forse rifare un po' di storia del gruppo e delle
> vicende che ha attraversato.
> I due fratelli Agnelli, Gianni e Umberto, entrano in Fiat a metà degli
anni
> Sessanta, quando Gianni (che è il capo famiglia) convince il professor
> Vittorio Valletta, che aveva diretto l'azienda fino a allora, a farsi da
> parte.
> I due fratelli sbarcano in Fiat con Gianni nel ruolo di presidente e
Umberto
> in quello di amministratore delegato. Su un piano meno formale, Gianni
> rappresenta la volontà della famiglia, tiene i contatti politici e
> internazionali, mette a punto le strategie. Umberto, invece, più "sedere
di
> pietra", si occupa delle cose di tutti i giorni, della gestione concreta
> dell'azienda.
>
> I due fratelli si scontrano subito con una serie di difficoltà:
> 1- L'azienda ha ormai raggiunto dimensioni internazionali (fabbrica due
> milioni di automobili all'anno), ma è organizzata come una qualsiasi
> aziendina familiare. Dovranno, con l'aiuto di consulenti internazionali,
> trasformarla in una moderna holding industriale. Questo lavoro richiederà
> dieci anni, con grandi scontri anche all'interno dell'azienda.
> 2- I due fratelli sono da poco saliti al potere che subito si scontrano
con
> l'autunno caldo, cioè con le rivendicazioni degli operai, con la rinascita
> sindacale e con il generale clima di contestazione che si respira nel
paese.
> 3- All'inizio degli anni Settanta, quindi, a nemmeno dieci anni dalla loro
> persa del potere, incappano nella prima crisi petrolifera, che ovviamente
ha
> pesanti conseguenze sui conti della Fiat.
> 4- Infine, devono fare i conti anche con il terrorismo, che ha nella Fiat
> uno dei suoi bersagli privilegiati.
>
> Umberto lascia la Fiat
> Il risultato è che alla fine degli anni Settanta il gruppo è a terra, in
> crisi di idee e di liquidità. Da Mediobanca Enrico Cuccia, che già aveva
> sistemato in Fiat Cesare Romiti (per tenere sotto controllo i conti)
spiega
> che si può fare ancora uno sforzo per salvare la Fiat, ma Umberto deve
farsi
> da parte e deve lasciare tutto il potere a Romiti, che gode della fiducia
> dello stesso Cuccia e delle banche finanziatrici. Gianni, invece, può
> rimanere al suo posto: è il simbolo e la bandiera degli Agnelli.
> E' così che Umberto esce dalla Fiat. Manterrà per un certo tempo alcune
> cariche onorifiche, ma niente di importante, soprattutto dopo alcuni
scontri
> con Romiti sulla "qualità" dei bilanci Fiat.
> Abbandonata la Fiat, Umberto si occupa della finanza di famiglia, in
> particolare dentro l'Ifil. E ottiene risultati molto buoni. Senza padrini
e
> tutori, Umberto nella finanza dà prova di essere un uomo d'affari di
grandi
> qualità e si conquista la fiducia del resto della famiglia.
>
> Il ritorno di Umberto
> Nel gennaio del 2003 muore Gianni Agnelli e la famiglia, compatta, si
> ritrova dietro Umberto, che viene nominato sul campo capo della famiglia e
> capo dell'impero (Fiat compresa). In quel momento, fra l'altro, il gruppo
> Fiat sta attraversando certamente il momento più brutto di tutta la sua
> storia, con perdite annuali che sfiorano i dieci mila miliardi di vecchie
> lire. Per evitare il peggio si impongono decisioni drastiche.
> E Umberto è rapido, e sorprende tutti. Mentre dall'esterno aveva spiegato
> per anni che la Fiat doveva uscire dall'auto (considerata troppo poco
> redditizia e rischiosa) e concentrarsi sulle altre attività (assai più
> profittevoli), una volta al comando cambia idea e sostiene che il gruppo
> deve liberarsi di tutto e concentrarsi sull'auto, cioè sul mestiere vero
> della famiglia: fare automobili.
> Convince la famiglia e la convince anche a mettere soldi freschi nel
gruppo,
> cosa praticamente mai avvenuta.
> La "cura Umberto" sembra aver avuto successo: nel giro di appena un anno
le
> perdite sono state più che dimezzate. E quindi Umberto e gli Agnelli
> potevano guardare al futuro con una certa serenità.
> Ma è proprio a questo punto, e a pochi giorni di distanza dall'assemblea
> Fiat che ha preso dei primi risultati positivi, che la morte coglie
Umberto.
> Delle sue gravi condizioni di salute si sapeva da tempo, ma si pensava che
> avesse più tempo davanti a sé, almeno qualche anno. Invece, la morte è
> arrivata improvvisa nella sera del 27 maggio.
>
> I problemi del dopo Umberto
> I problemi del dopo Umberto sono parecchi, ma sostanzialmente si riducono
a
> uno solo: riuscirà la famiglia Agnelli a esprimere un nuovo leader? Morto
> Gianni, più di un anno fa, c'era Umberto, che era sempre stato il cadetto
di
> famiglia. Ma, morto Umberto, chi viene?
> Sulla carta la successione è già stabilita: dovrebbe arrivare Jaki, il
primo
> nipote dell'Avvocato, figlio di Margherita.
> Ma il problema, ovviamente, non riguarda la successione formale. La
> questione vera consiste nel vedere se Jaki riuscirà a essere accettato
come
> leader dalla famiglia. Si tratta di vedere, in sostanza, se in un momento
> così difficile la famiglia accetterà di essere guidata da un giovane come
> Jaki, che è entrato in azienda da pochissimo e con incarichi tutto sommato
> marginali. E a questo proposito va notato che gli azionisti sopravvissuti
> sono la figlia dell'Avvocato, Margherita, e poi tutte le sorelle
> dell'Avvocato, in pratica le zie di Jaki, tutte di una generazione prima
> della sua.
> Esiste la possibilità, a questo punto, che la famiglia decida che i rischi
> sono troppi e quindi scelga di passare la mano.
>
> I diversi scenari
> Ma già a poche ore dalla morte di Umberto, si sono delineati alcuni
scenari
> possibili, anche se diversi uno dall'altro:
> 1- La famiglia potrebbe decidere di non fare assolutamente niente, salvo
> nominare l'attuale amministratore delegato Giuseppe Morchio anche nella
> carica di presidente. Oppure potrebbero nominare al posto di Umberto
qualche
> grande e autorevole amico di famiglia, tipo l'avvocato Franz Grande
Stevens.
> Nel 2005, quindi l'anno prossimo, le banche dovranno convertire un
> maxi-prestito Fiat in azioni della stessa Fiat e a quel punto i maggiori
> azionisti del gruppo industriale di Torino saranno loro. E loro saranno i
> problemi dell'auto.
> 2- Potrebbero invece tentare di stare ancora in partita. E qui ci sono
varie
> possibilità. La prima consiste nel richiamare a Torino, come presidente,
> quello che è stato per anni il più stretto collaboratore di Umberto e che
> oggi siede sulla poltrona di presidente di Mediobanca: Gabriele Galateri
di
> Genola. Galateri ha certamente l'esperienza necessaria per farsi accettare
> dalla famiglia e per guidare la Fiat sul giusto sentiero.
> 3- C'è un'altra via (che non esclude un eventuale richiamo di Galateri).
Si
> tratta dell'ipotesi di fondere, in tempi abbastanza rapida, tutte le
> finanziarie di famiglia (accomandita, Ifi e Ifil) in un'unica struttura
> finanziaria. Struttura che, alla fine, potrebbe forse essere fusa con la
> stessa Fiat. A questo punto la famiglia, che oggi ha in mano soprattutto
> azioni dell'accomandita (non quotate e quindi invendibili) si troverebbe a
> pesare meno dentro la Fiat (o la futura finanziaria), ma a quel punto
tutte
> le azioni in mano ai singoli membri della famiglia sarebbero quotate e
> quindi, chi vuole, le potrebbe vendere, tutte o in parte.
> 4- Esiste poi una possibile variante di questo piano. Una volta fuse tutte
> le attività in Fiat, la famiglia potrebbe usare parte delle sue azioni per
> fare un patto di sindacato con le banche (che avrebbero intanto convertito
i
> loro crediti in azioni). E rimarrebbe libera di disporre a piacere delle
> altre.
> 5- E c'è l'ultima possibilità. Quando circa un anno fa Roberto Colaninno
si
> fece avanti per "rilevare" insieme alla famiglia il gruppo torinese, a
> sbarrargli la strada fu soprattutto Umberto, che aveva, come poi si è
visto,
> altri progetti. Le sorelle Agnelli, invece, e le banche, erano favorevoli
> all'arrivo di Colaninno.
> Ma adesso Umberto è scomparso, il gruppo è un po' allo sbando e Colaninno,
> che nel frattempo si sta occupando degli scooter della Piaggio, forse ha
> ancora voglia di tentare un carta Fiat. E quindi potrebbe ritornare sulla
> scena.
>
>
> (28 maggio 2004)
>
>
"Francesco Potorti`" <pot@potorti.it> ha scritto nel messaggio
news:87lljcmqyd.fsf@pot.isti.cnr.it...
> >personalmente ho sempre ritenuto Colaninno, economicamente e
> >finanziariamente un'ignorante.
>
> Ah. Un'ignorante.
X Umberto
tino_observer: ma vuoi proprio farti del male (se ho capito bene)
ci sentiamo oggi....roger...occhi aperti mouse a pertata di mano :-)
devo scappare
By
--
Borsa
1
12-02-2004 12.05.01
x Umberto
tino_observer: lascia perdere il fib dammi retta...scegliti un'azione...seguila bene
e stai attento....usa gli stop, la testa, e leggi meno che puoi le nesw
vedi fiat...nessuno la vuole...ma fai un'AT 'mo vedi
...