"Il destino privato di Alitalia" di B. Della Vedova
La crisi Alitalia, con scioperi e disservizi conseguenti, ci accompagna da
lungo tempo. Eppure all'orizzonte nessuna novità: perdite colossali (i
famosi, ormai, cinquantamila euro ogni ora di volo), piani di salvataggio
che naufragano e riemergono, Amministratori Delegati che si avvicendano,
interferenze politiche, agitazioni sindacali permanenti.
Che Alitalia abbia qualche speranza di divenire un'azienda competitiva e
finanziariamente sana appare poco probabile; che, nelle attuali condizioni,
lo possa fare senza un'iniezione di fondi pubblici è impossibile.
Da più parti abbiamo sentito ripetere: il paese non può rinunciare alla
propria compagnia di bandiera, l'Alitalia "si deve" salvare. Nessuno, però,
ha ancora spiegato quali siano oggi, per i contribuenti, i vantaggi di una
compagnia aerea pubblica. Sicuramente non la qualità ed i costi del
servizio, dal momento che gran parte degli utenti ancora costretti ad
utilizzare i voli Alitalia sulle tratte nazionali scelgono, da anni, i
carrier internazionali anche sulle - poche - rotte internazionali e
intercontinentali coperte dalla compagnia di bandiera. Anzi, proprio qui,
nella scarsa fedeltà dei passeggeri italiani, risiede una delle cause della
crisi Alitalia. A questo si aggiunge il fatto nuovo del settore, quello
delle compagnie low cost, che, grazie ad un innovativo modello di business,
attraggono sempre più viaggiatori, da una parte aprendo il mercato ad una
nuova clientela, dall'altra drenando passeggeri ai vettori tradizionali.
Difficile negare che ciò costituisca in assoluto un fatto positivo: basta
salire su un aereo della Ryan Air per capire che queste compagnie private
sono riuscite in un'impresa in cui avevano fallito le grandi compagnie
pubbliche, quella di rendere l'aeroplano un mezzo di trasporto popolare,
accessibile a tutti.
Torniamo al punto: che interesse hanno i contribuenti italiani a finanziare
il salvataggio di Alitalia? Nessuno. Certo, avere una compagnia di bandiera
competitiva e in crescita non farebbe un soldo di danno, ma non vi è alcuna
ragione di ritenere che l'azionista pubblico riesca domani dove ha fallito
fino ad oggi.
Le compagnie (private) americane hanno ricevuto sussidi pubblici per
riprendersi dalla crisi post 11 settembre? Vero, ma questo non certifica né
la razionalità né la legittimità degli aiuti di stato italiani. Di recente,
del resto, la Commissione europea ha ribadito che Alitalia, come altre
compagnie europee, non potrà più godere di sussidi pubblici avendone già
ricevuti in passato con l'impegno che fossere "gli ultimi". Anche altri
interventi direttamente o indirettamente volti al salvataggio di Alitalia
rischierebbero la censura dell'UE per violazione della normativa sulla
concorrenza.
Che fare? Uno dei principi che presiedono alla normativa degli aiuti di
stato in Europa è quello dell'"investitore privato": quando si può
dimostrare che una ricapitalizzazione segue le logiche di mercato di un
investitore non pubblico, questa non rappresenta un aiuto di Stato soggetto
alla autorizzazione di Bruxelles; solo a questa condizione una
ricapitalizzazione da parte del tesoro non sarebbe preclusa. Ma, allora,
perchè non affidare direttamente Alitalia al mercato attraverso la
privatizzazione? Sarebbe l'unico modo per tentare un "salvataggio" duraturo
dell'azienda, anche sul fronte occupazionale, che non pesi sulle spalle dei
contribuenti.
I veri ostacoli a questa scelta sono di natura politica e sindacale. Da una
parte i politici appaiono restii a privarsi di un'azienda che, seppur fonte
di molti problemi, ha rappresentato - e ci si illude potrà continuare a
farlo - una appetibile postazione di potere da occupare con propri uomini.
Dall'altra il sindacato (che qualche lustro fa è stato una delle cause del
declino Alitalia supportando rivendicazioni che hanno contribuito a mettere
fuori mercato la compagnia e che negli anni recenti ha occupato direttamente
posti nel CdA dell'azienda) minaccia una guerra campale contro la
privatizzazione dell'Alitalia, che si aggiungerebbe al contenzioso col
Governo su altri temi caldi come le pensioni. Quanto alla necessità,
invocata da coloro che si oppongono alla privatizzazione, di assicurare i
collegamenti a quelle aree del paese altrimenti a rischio di marginalità (le
isole innazitutto), non è necessario che per soddisfare questa esigenza lo
Stato si sobbarchi l'onere di gestire una compagnia aerea: basterebbe una
efficiente politica di sussidi ed appalti che coinvolga i privati in
competizione tra loro.
Il destino di Alitalia è quello di una compagnia, per lo più regionale,
integrata in una delle grandi alleanze che hanno segnato la ristrutturazione
del settore: lasciamo che siano investitori privati, più liberi di quelli
pubblici di adottare le necessarie misure di riduzione dei costi e di
rilancio della produttività, ad occuparsi di questo e direzioniamo altrove
energie politiche e risorse pubbliche.
"g d l" <nick@x-privat.org> ha scritto nel messaggio
<6ROhc.125459$rM4.4810653@news4.tin.it>
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> "Il destino privato di Alitalia" di B. Della Vedova
> La crisi Alitalia, con scioperi e disservizi conseguenti, ci accompagna da
> lungo tempo. Eppure all'orizzonte nessuna novità: perdite colossali (i
> famosi, ormai, cinquantamila euro ogni ora di volo), piani di salvataggio
> che naufragano e riemergono, Amministratori Delegati che si avvicendano,
> interferenze politiche, agitazioni sindacali permanenti.
> Che Alitalia abbia qualche speranza di divenire un'azienda competitiva e
> finanziariamente sana appare poco probabile; che, nelle attuali condizioni,
> lo possa fare senza un'iniezione di fondi pubblici è impossibile.
> Da più parti abbiamo sentito ripetere: il paese non può rinunciare alla
> propria compagnia di bandiera, l'Alitalia "si deve" salvare. Nessuno, però,
> ha ancora spiegato quali siano oggi, per i contribuenti, i vantaggi di una
> compagnia aerea pubblica. Sicuramente non la qualità ed i costi del
>
<Paese di merda.....compagnia di ....merda..NORMALE (Forza ROMA)
<GMARGHE
Che strano il destino
Tr@derOne: Venerdì proprio mentre Parmalat sprofondava verso il punto di non ritorno il
titolo nato dalle ceneri della Ferfin ex Compart ex Montedison cioè la
Edison segnava a 1.67 il suo massimo dell'anno....
Borsa
4
20-12-2003 18.37.05
X JACKAL - msg privato
PAULETTO: Purtroppo la tua e-mail non funzia.
Cmq come promesso ho inserito una foto del tuo concittadino sul grafico
inviato in
questo momento sul mio sito.
Non ti sara' difficile indiduare un simile tipo...
Borsa
4
14-10-2003 17.55.12
O.T. il destino della california
Cheyenne: in california gli aumenti delle tasse sono ......
TERMINATOR :-))))))))))))
WASHINGTON - Arnold Schwarzenegger non avra' piu' tempo per il cinema,
'faro' il governatore a tempo pieno, 24...