[OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
Mi piacerebbe fare un paio di domande.
La prima al Berlusca:
"Lei si considera un dilettante della politica ?"
La seconda a Fini, Bossi, Casini, Follini, Bondi, ecc.
"Lei si considera un ladro che chiacchiera ?"
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BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
ATENE - ''Sono soldi rubati, soldi rubati!''. Per il presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi ci sono tanti politici di professione che nella
loro vita hanno solo ''chiacchierato e non combinato niente altro che
prendere i soldi dai cittadini''. Rispondendo a una domanda sull'evasione
fiscale, Berlusconi ha aggiunto, sempre parlando dei politici
professionisti, che questi soldi sono stati rubati ''ai cittadini, facendo
lobby o facendo affari anche meno puliti di una lobby''. Per questa ragione
Berlusconi chiede ai cittadini di ''fare i conti in tasca a questi signori
che non hanno mai lavorato''.
Rispondendo alla domanda di una giornalista, che gli faceva notare come
esponenti dell'opposizione abbiano definito ''semplicistica'' la sua
affermazione sulle tasse troppo alte, Berlusconi ha replicato: ''Io credo
che tutto mi si possa dire, ma non che sono semplicista. Intanto, questi
semplicisti, loro, sono persone che non hanno mai messo piede nel mondo del
lavoro, sono persone che hanno solo chiacchierato nella loro vita e non
combinato niente altro che prendere i soldi dai cittadini''.
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
"Neo" wrote in message:
> BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
>
> ATENE - ''Sono soldi rubati, soldi rubati!''. Per il presidente del
> Consiglio Silvio Berlusconi ci sono tanti politici di professione che
> nella loro vita hanno solo ''chiacchierato e non combinato niente
> altro che prendere i soldi dai cittadini''. Rispondendo a una domanda
> sull'evasione fiscale, Berlusconi ha aggiunto, sempre parlando dei
> politici professionisti, che questi soldi sono stati rubati ''ai
> cittadini, facendo lobby o facendo affari anche meno puliti di una
> lobby''. Per questa ragione Berlusconi chiede ai cittadini di ''fare
> i conti in tasca a questi signori che non hanno mai lavorato''.
Su it.discussioni.litigi questo si chiama esattamente
"fare lo specchietto".
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
"Neo" wrote in message:
> [Stardust®] ha scritto:
>
>> Su it.discussioni.litigi questo si chiama esattamente
>> "fare lo specchietto".
>
> Non conosco quel newsgroup (e il suo gergo).
> Intendi dire che il Berlusca "cerca la rissa" con i suoi ?
Non esattamente. "Fare lo specchietto" significa, grosso
modo, rivolgere all'interlocutore lo stesso insulto che si
e' appena ricevuto. "Sei scemo!" "No lo scemo sei tu!"
"No, non e' vero, sei tu!" E cosi' via... :-)
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
[Stardust®] ha scritto:
> "Neo" wrote in message:
>
>> [Stardust®] ha scritto:
>>
>>> Su it.discussioni.litigi questo si chiama esattamente
>>> "fare lo specchietto".
>>
>> Non conosco quel newsgroup (e il suo gergo).
>> Intendi dire che il Berlusca "cerca la rissa" con i suoi ?
>
> Non esattamente. "Fare lo specchietto" significa, grosso
> modo, rivolgere all'interlocutore lo stesso insulto che si
> e' appena ricevuto. "Sei scemo!" "No lo scemo sei tu!"
> "No, non e' vero, sei tu!" E cosi' via... :-)
Forse ho capito.
Tipo quando avevo 5 anni e all'asilo come risposta ad un qualunque insulto
si rispondeva "Chi lo dice lo è, perciò sei tè." mimando (appunto) uno
specchio con le mani tenendo le dita intrecciate e rivolgendo i palmi a
colui che ci aveva insultati.
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
"Neo" wrote in message:
> Forse ho capito.
> Tipo quando avevo 5 anni e all'asilo come risposta ad un qualunque
> insulto si rispondeva "Chi lo dice lo è, perciò sei tè." mimando
> (appunto) uno specchio con le mani tenendo le dita intrecciate e
> rivolgendo i palmi a colui che ci aveva insultati.
Sara' anche vero che i politici di professione hanno sempre rubato.
La storia dell'Italia repubblicana e' costellata di scandali e mazzette.
Ma mai un politico della "prima repubblica" si era concesso il lusso,
una volta beccato con le mani nel sacco, di legiferare urgentemente
ad personam per sottrarsi alla Giustizia, autoadditandosi nel contempo
alla pubblica opinione come "perseguitato dalla magistratura".
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
[Stardust®] ha scritto:
> Sara' anche vero che i politici di professione hanno sempre rubato.
Certamente non tutti e non sempre.
Generalizzare su questo costa poco e attira facili consensi, ma è solo
qualunquismo della peggiore specie.
> Ma mai un politico della "prima repubblica" si era concesso il lusso,
> una volta beccato con le mani nel sacco, di legiferare urgentemente
> ad personam per sottrarsi alla Giustizia, autoadditandosi nel contempo
> alla pubblica opinione come "perseguitato dalla magistratura".
Anche sul fatto delle tangenti non vedo il Berlusca così inattaccabile.
Mi viene in mente "l'affare" (per il Berlusca) Seat-Pagine Utili, l'aumento
"controtendenza" dei budget pubblicitari raccolti da Pubblitalia, i
"contributi" di Tanzi a Forza Italia, ecc.
Il fatto che lui la barca l'abbia già, non gli ha certo impedito di
ramazzare il ramazzabile.
Così come a suo tempo non deve averlo preoccupato più di tanto allungare
qualche mazzetta a chi di dovere pur di mantenere in piede il suo nascente
impero mediatico.
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
"Neo" <Neo@The.Matrix> wrote:
>Mi piacerebbe fare un paio di domande.
>La prima al Berlusca:
>"Lei si considera un dilettante della politica ?"
>La seconda a Fini, Bossi, Casini, Follini, Bondi, ecc.
>"Lei si considera un ladro che chiacchiera ?"
>------------------------------------------------------------------------
>BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
Il piduista, ladro di frequenze, venditore di palazzi a Enti Pubblici
diretti da piduisti, calunniatore, spergiuro, corruttore di magistrati
e ladro di Mondadori accusa gli altri di avere rubato.
Sotto il suo laido regno fiorisce la malavita. Eccone un esempio:
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MILANO, tangentopoli 2004.
Forniture alla sanità e alle mense scolastiche, lavori pubblicii,
concessioni edilizie... Nella città di Mani Pulite, tema delle
tangenti continua come prima. Anzi, peggio. Perché indagati e
condannati oggi non pagano alcun prezzo politico, quasi nessuno parla,
e chi denuncia ci rimette.
(di GIANNI BARBACETTO)
-A Milano - la città in cui è nata Mani Pulite, la metropoli delle 8
condanne definitive per corruzione, concussione, finanziamenti
illeciti ai partiti e relativi falsi in bilancio aziendali - il
siste-ma delle tangenti continua come prinia. Lo dimostrano anche le
tante inchieste giudiziarie in corso (che pure oggi sono molto più
difficili da avviare e da concludere). Sotto indagine sono le
forniture alla sanità e alle mense scolastiche. ma anche i lavori
pubblic-i e le concessioni edilizie. Protagonisti, come nella vecchia
Tan-entopoli, imprenditori, funzionari e politici. Coinvolti, tutti i
livelli amministrativi locali, il comune, la provincia, la regione.
Per corruzione è già stato condannato, per esempio, il presidente del
Consiglio comunale, Massimo De Carolis- ex democristiano ora a Forza
italia, che in cambio di denaro aveva passato a un'impres-a la lista
delle aziende in gara per realizzare un depuratore a Milano; arrestato
e processato per irregolarità urbanistiche, anche il consigliere
comunale di Forza Italia Giovanni Terzi; una sentenza li condanna pesa
anche sulle spalle di Claudio Fanchin, consiglieret provinciale,
sempre di Forza Italia, filmato mentre chiede una mazzetta a un
imprenditore che voleva realizzare un centro com-merciale; in regione,
tra gli altri, sotto indagine per varie inchieste sono finiti il
consigliere Luca Guarischi. gli assessori Giancarlo Alielli e Milena
Bertani e perfino il presidente in persona, Roberto Formigoni (tutti
di Forza Italia, tranne Bertani, del Cdu).
Oggi gli indagati sono in maggioranza - oltre che imprenditori -
fun-zionari e impiegati delle pubbliche arnnìinistrazione, anche se
non mancano i politici. Come nella vecchia Tangentopoli scoperta
proprio a Milano nel 1992. Qualche differenza, però, balza agli occhi.
Condannati, riciclati, promossi
Oggi gli indagati e perfino i condannati non pagano alcun prezzo
politico, non ricevono alcun contraccolpo d'immagine davanti
all'opinione pubblica, né tantomeno sono emarginati dai loro partiti.
Anzi: spesso fanno carriera, magari con la forza che deriva dalla
conoscenza di dinamiche e fatti interni al partito. Ese a questo
proposito sono le storie di due esponenti di Forza Gianstefano
Frigerio e Claudio Fanchin.
La più istruttiva, forse, delle nuove vicende di tangenti inizia il 2
marzo 2001, quando viene arrestato Claudio Fanchin 46 anni, ex
assessore democristiano all'Edilizia del Comune Limbiate, ex assessore
ai Lavori pubblici del Comune di consigliere provinciale di Forza
Italia, presidente della commissione Ambiente, membro della
commissione Edilizia e territorio e … della commissione di Studio
sulla criminalità (!).
L'arresto scattò perché Fanchjn viene addirittura filmato mentre
chiede 360 milioni di lire come tangente a un imprenditore, Mario
Paolo Gargantini, che dal 1996 attendeva di poter costruire un centro
commerciale di 18 mila metri quadrati su un suo terreno di 32 mila
metri a Bellinzago Lombardo.
Le autorizzazioni non erano arrivate, e era arrivata la richiesta di
mia mazzetta.
Allora Gargantini era andato in procura a raccontare la vicenda e il
pubblico ministero Paolo Ielo aveva chiesto alla guardia di Finanza di
svolgere le indagini.
Alle 13.30 del 13 febbraio 200 avvenuto l'incontro decisivo tra
Fanchin e Gargantini: al ristorante Altopascio di via Fara, a Milano.
Ma un microfono nascosto e una telecamera hanno registrato tutto. Tra
un piatto e l'altro, Franchin chiede che l'imprenditore venda a
un'agenzia immobiliare sua fiducia (la "Oltre il 2000"), per 9
miliardi di lire, il terreno cui avrebbe dovuto sorgere il centro
commerciale. E in più pretende una "commissione" del 4 per cento sui 9
miliardi, ovvero 3 milioni di lire. Da dividere così: il 3 per cento
all'agenzia, l'1 per cento a "qualcuno da conoscere", "per pagare un
po' di spese" del centro culturale Associazione Terzo Millennio,
presieduto dallo stesso Fanchin.
"E se non accetto?", chiede Gargantini.
"Peggio per te, gli organi competenti faranno melina... manca il pezzo
di carta, manca questo, manca quello...". E il tuo terreno resterà
comunque inutilizzabile perché, dice chiaro Fanchin non sarà mai
rilasciato il nulla osta necessario.
Sentita la registrazione, visto il film dell'incontro, scattano gli
ar-resti domiciliari per Fanchin, per l'amrninistratore dell'agenzia
candidata, Franco Moretti, e per sua moglie Franca Vimercati.
Ac-cusa contestata a Fanchin: concussione, per aver abusato della sua
carica di consigliere della provincia di Milano, che ha un
rappre-sentante nella conferenza dei servizi che decide le
destinazioni d'uso dei terreni.
"La vicenda sembra non avere nulla di politico", commenta subito Luigi
Cocchiaro, capogruppo di Forza Italia alla provincia.
"Sono sorpresa", si limita a dire il presidente della provincia,
Ombretta Colli.
Opposto il giudizio del procuratore Gerardo D'Ambrosio:
"La corruzione continua".
Nel maggio 2002 il tribunale conclude il processo ed emette la
sentenza: riconosce Fanchin colpevole di concussione e lo condan-na,
con la condizionale, a 2 anni di carcere. Alla stessa pena è
con-dannato Moretti, mentre sua moglie è assolta.
La condanna a Fan-chin è leggera se confrontata con le richieste del
pubblico ministero lelo (3 anni e 3 mesi), ma comunque sufficiente a
far scattare la sospensione dalla carica, così come prevede il Testo
unico della pubblica amministrazione per gli eletti nelle assemblee
locali (co-muni, province, regioni) che ricevano una cindanna anche
solo in primo grado.
Fanchin decide di opporsi alla sospensione. Il suo avvocato, Luca
Ricci, dichiara:
"Ritenevamo d'aver dimostrato che il comportamento di Fanchin fosse
pienamente lecito, che il suo interesse per la vicenda fosse solo
politico".
Ma ad agosto il prefetto di Milano, come vuole la legge, chiede alla
provincia la sospensione del consi-gliere di Forza Italia. e a questo
punto succede un fatto nuovo: Fan-chin si oppone, sostenendo la
curiosa tesi che la sospensione è ob-bligatoria solo se la concussione
si è consumata con la consegna dei soldi, mentre nel suo caso è solo
"tentata".
Il consiglio provin-ciale, sollevato, a settembre approva: per la
prima volta nella sto-ria respinge la richiesta del prefetto, autorità
di governo, e mantie-ne in carica il condannato.
In appello, nel marzo 2003, la procura generale chiede un aumen-to
della pena a 3 anni. La Corte decide invece di ridurla e infligge a
Fanchin 1 anno, ma comunque conferma la condanna per lui e per il
coimputato Moretti (1 anno) e addirittura ritiene colpevole anche sua
moglie Franca Vimercati (10 mesi) che era stata invece assolta in
primo grado. Infligge a Fanchin anche un risarcimento.
Risultato finale: Fancliin. in mancanza di sanzioni politiche (la
parte del suo partito e della sospensione della sua assemblea
elet-tiva, resta in pista, felicemente attivo in politica e, contro la
legge, rimane anche membro nel consiglio provinciale.
Come spiegare la "resistenza" di Fanchin e il sostegno che ha trovato
nel consiglio provinciale?
Il pubblico ministero ha dato, nel processo, una stia spiegazione:
"Le tangenti finivano anche al partito", sostiene Paolo Ielo, "una
parte dei soldi andava nelle casse della corrente di Fanchin dentro
Forza ltalia". Cioè l'Asso-ciazione Terzo Millennio, da considerare
"l'articolazione locale di un partito politico", "sorretta
economicamente, quanto a paga-mento di affitti e altre spese. da
erogazioni provenienti in nero da società riconducibili a Moretti".
Insomma: il politico girava gli affari agli amici di "Oltre il 2000",
i quali pensavano a finanziare la sua attività.
L'Associazione Terzo Millennio, con Fanchin presidente e sede a
Milano in corso Buenos Aires, è il quartier generale di un gruppo di
esponenti di Forza Italia provenienti dalla Dc: tra loro spicca Angelo
Giammario, un consigliere comunale azzurro entrato in rotta di
collisione con il sindaco di Milano Gabriele A1bertini.
Il nume tutelare di questa informale, ma molto attiva corrente di
partito è però un altro personaggio, che proviene direttamente la
Tangentopoli della Prima Repubblica: Gianstefano Frigerio.
L'importanza di chiamarsi Carlo
Frigerio è un democristiano a 24 carati, dirigente del partito dagli
anni Ottanta, ex tesoriere della Dc lombarda che, dopo aver confessato
al pool di Mani Pulite di aver ricevuto, fino al 1991 finanziamenti
illeciti per decine di miliardi da alcuni imprenditori (tra cui Paolo
Berlusconi). si è perfettamente riciclato, tanto da diventare uno
degli strateghi di Forza Italia, di cui è diventato responsabile
dell'Ufficio studi e ricerche.
Scapolo, ex sindaco di Cernusco sul Naviglio, molto legato ad Arnoldo
Forlani, regista del patto di ferro in Lombardia tra Dc e PSI,
Frigerio era chiamato "il Professore".
Il suo ufficio acchiappa mazzette di via Nirone, a Milano, fu uno dei
principali indirizzi de Tangentopoli 1992, almeno alla pari con piazza
Duomo 19, luogo di consegna delle tangenti di Bettino Craxi. Le sue
passioni: tradurre sant'Agostino, pranzare al Savini, prendere un
aereo per
vedere una mostra a New York. "Famoso era il suo weekend lungo" ha
scritto di lui l'ex tangentista Roberto Mongini, "dal venerdì al
lunedì, il Professore era regolarmente a Santa Margherita a
rilassarsi".
Poi arrivò Mani Pulite e il Professore fu uno dei primi politici
milanesi inquisiti dai magistrati milanesi.
Fu arrestato la prima volta, per le tangenti sugli appalti ferroviari,
il 6 maggio 1992, davanti all'Hotel d'Inghilterra a Roma. Solo due
giorni prima aveva proposto d'abolire il finanziamento pubblico ai
partiti e l'immu-nità parlamentare per i reati contro la pubblica
amministrazione. Aveva anche scritto un decalogo per la politica
trasparente e pro-posto di privatizzare le aziende regionali e
comunali: "Per preveni-re la corruzione".
Per corruzione passò tre mesi fra il carcere di San Vittore e gli
arresti domiciliari a Cernusco sul Naviglio.
Fu in-fatti arrestato una seconda volta cinque mesi dopo, per le
mazzet-te sul piano discariche della regione Lombardia.
Nel 1993 fu arre-stato la terza volta, accusato d'aver intascato
mazzette per un de-puratore a Monza. Il Professore collaborò: le sue
prime confessioni sono del luglio 1992: confermò il suo ruolo di
"collettore", cioè di cassiere dei contributi in nero versati dalle
imprese alla Dc per gli
affari d livello regionale.
"Il fabbisogno economico del partito in Lombardia". dichiarò, "era di
circa 20-25 milioni di lire al mese, ma in occasione di competizioni
elettorali aumentava attorno ai due miliardi".
La sua eclissi politica non durò a lungo.
La leggenda fondativa di Forza Italia racconta che un bel giorno
Sergio Roncucci, ex asses-sore comunista dell'hinterland milanese
assoldato da Berlusconi fin dai tempi delle prime speculazioni
edilizie, lo chiama: al nuovo partito che sta per nascere serve un
consigliere politico.
Frigerio partecipa così alla fondazione di Forza Italia, anche se non
com-pare mai: "Però sapevamo tutti" testimonia uno della prima ora,
"che era fra i più ascoltati dal Cavaliere, che aveva facile accesso
ad Arcore".
Con Pino Leccisi, è Frigerio a scrivere il primo statuto del partito,
benché non abbia alcun incarico ufficiale.
Quando i cronisti lo riconoscono tra. il pubblico di una convention
forzista, nel 1995, spiega: "Sono qui per conto mio...".
Invece il Professore diventa presto responsabile del Centro studi di
Forza Italia. Ma il suo passato lo insegue. Le sue ammissioni ai
magistrati, pur giudicate nelle sentenze "limitative" e
"minimizzatrici", gli costa-no una decina di processi.
In alcuni (Montedison e appalti Enel) se l'è cavata con la
prescrizione. In altri (Fiera-Portello) si è rifiutato di confermare
in aula le proprie confessioni, provocando così, gra-zie alla riforma
costituzionale del cosiddetto "giusto processo", l'assoluzione degli
imprenditori che egli stesso aveva chiamato in causa.
Ma in tre casi non c'è stato niente da fare: tre dei suoi pro-cessi si
sono conclusi con tre sentenze di colpevolezza, in primo grado, in
appello, in Cassazione.
La suprema Corte ha infatti con-fermato in via definitiva tre
condanne:
1 anno e 4 mesi per finan-ziamenti illeciti alla Dc;
1 anno e 7 mesi per finanziamenti illeciti e ricettazione dei fondi
neri al partito;
3 anni e 9 mesi per corru-zione e concussione per i circa 10 miliardi
di tangenti versati dalle aziende private che nel 1990 ottennero il
permesso di aprire nove rnaxidiscariche in Lombardia.
E in quest'ultimo processo che Frigerio è stato giudicato colpevo-le,
tra l'altro, di aver incassato un finanziamento illecito di 150
milioni da Paolo Berlusconi.
Per un'altra discarica è stato condan-nato per concussione, cioè per
aver addirittura "estorto" un miliardo a un compagno di partito, il
conte Carlo Radice Fossati, che si era impegnato in politica con
intenti moralizzatori ed era diven-tato rivale di Frigerio nella Dc.
La giunta regionale di Formigoni ha poi dato una mano a Frigerio
rinunciando (tra le dure critiche dell'ex magistrato Antonio Di
Pietro) a chiedergli i danni in sede penale e accontentandosi di 30
milioni di "transazione".
Nel 1994, con la nascita di Forza Italia, Frigerio diventa dunque uno
dei consiglieri di Silvio Berlusconi. E alle elezioni politiche del 13
maggio 2001 è candidato nella lista proporzionale di Forza Italia, ma
lontano dai luoghi dove per anni aveva fatto politica colto tangenti:
in Puglia, e con il secondo nome di Carlo.
Frigerio risulta infine eletto alla Camera. Eppure era già condannato
a pene definitive ed era solo in attesa che il giudice facesse la
somma delle condanne ricevute per determinare il totale. Oltretutto
aveva ricevuto, come pena accessoria, l'interdizione dai pubblici
uffici, che impedirebbe al condannato di essere deputato.
Eppure Forza Italia lo ha messo in lista, ha fatto eleggere un uomo in
attesa di entrare in carcere.
Il giudice termina i suoi conti nel maggio 2001 e gli invia
l'ordine di carcerazione: 6 anni e 6 mesi.
Frigerio è da due giorni entrato parlamento come deputato della
Repubblica. Ma non c'è discussione: l'articolo 68 della Costituzione,
che stabilisce le tutele per i parlamentari e limita le possibilità di
arresto per senatori e deputati, espressa eccezione ("salvi i
casi...") per le "sentenze irrevocabili condanna".
Così Frigerio, che aveva atteso all'estero i risultati elettorali. si
presenta all'ospedale San Raffaele, chiedendo il ricovero nel reparto
Oculistica: un rientro concordato con i carabinieri. ci il 23 maggio
avevano ricevuto l'ordine di carcerazione firmata dal sostituto
procuratore generale Edmondo Bruti Liberati.
"Come volevasi dimostrare. Primo giorno del nuovo parlamento, primo
arresto": cosi commenta Antonio Di Pietro.
Gaetano Pecorella, deputato di Forza Italia e avvocato di Berlusconi.
reagisce:
"Constato la coincidenza con l'apertura del parlamento... Certamente
la condanna era già definitiva prima delle elezioni. ma Frigerio non è
la prima persona condannata o imputata di gravi reati che, nella
storia della giustizia italiana, è stata candidata o eletta in
parlamento: c'è prima di lui Pietro Valpreda, accusato di strage, o
Toni Negri, accusato di omicidio. Insomma, è già accaduto che, se si
ritiene che imputazioni e condanne derivino da eccessi della
magistratnra si candidino queste persone. per salvarli da una
sen-tenza ingiusta".
Reagisce Di Pietro: "La colpa non è dei giudici, ma di coloro che,
proprio perché devono rispondere dei loro com-portamenti davanti alla
giustizia, hanno scelto la via più breve e più facile: quella di
andare a ripararsi in parlamento".
Nel luglio a Frigerio vengono concessi gli arresti domiciliari, nella
sua casa di Cernusco sul Naviglio.
Nel novembre 2002 infine il carcere si allontana definitivamente: i
suoi avvocati chiedono il "ricalcolo della pena" (cioè la
riunificazione delle tre sentenze. con la sottrazione del carcere
preventivo già scontato nel 1992); così la condanna "eseguibile"
scende sotto i 4 anni, permettendo di acce-lerare all'affidamento ai
servizi sociali.
Il giudice di sorveglianza Maria Grazia Moi lo autorizza infine an-che
a rientrare alla Camera. Gli viene concesso infatti di scontare la
condanna fuori dalla cella, con una pena alternativa al carcere, come
permesso dalla legge Gozzini: con un lavoro che lo rieduchi.
Quale lavoro?
Quello di parlamentare! Fare il deputato diventa così, per la prima
volta. una forma di recupero, la Camera diviene luogo di rieducazione.
Ma a piccole dosi (per ragioni tecnico-processuali, non per l' alto
numero di inquisiti e condannati presenti): nell'aula di Montecitomio
gli sono permessi soltanto quattro giorni al mese.
Quando la tangente non serve
Una seconda differenza con la Tangentopoli classica è che oggi, in
alcuni casi, gli imprenditori non hanno più bisogno di pagare
tan-genti per ottenere favoritismi. Il sistema è diventato, in
qualche modo. automatico. Lo dimostra la vicenda delle fornire alla
sa-nità lombarda. Nomine pilotate e appalti truccati: questo è il
qua-dro emerso dall'inchiesta della procura di Milano.
Senza il bisogno di sborsare mazzette. Il sistema sanitario è gestito
non tanto per offrire un servizio ai cittadini, quanto per arricchire
gli "amici" imprenditori.
Nomine lottizzate politicamente, come ai vecchi tempi, e nuovi manager
privati che, al pari dei vecchi amministratori pubblici, sostengono le
lottizzazioni e truccano gli appalti.
Al centro della vicenda. seguita dai sostituti procuratori Francesco
Prete e Sandro Raimondi. c'è l'imprenditore Franco Maggiorelli,
titolare di un paio di ditte di informatica la Easycard e la Htl.
Se-condo l'accusa, una serie di contratti per un valore complessivo di
circa mezzo miliardo sono stati pilotati, falsificando atti pubblici,
da manager sanitari come Antonio Mobilia. numero uno del'Asl di
Milano, Vito Corrao, del Fatebenefratelli, Pietro Caltagirone,
massimo dirigente prima dell'Usl 36 e poi dell'ospedale di Niguar-da,
indagato insieme al suo ex vice Luigi Sanfilippo. Mla le
intercettazioni realizzate dai carabinieri sollevano pesanti sospetti
sul-l'intero sistema sanitario, dalle nomine decise dalla regione alle
forniture per Asl e ospedali.
"Allora, non è ancora fatta?". chiede al telefono Maggiorelli, che da
un mese si sta dando da fare per far nominare l'amico Corrao al
Fatebenefratelli. Gli risponde Caltagirone
"No, ma la fanno... Borsani lo ha già chiamato"
Maggiorelli: "Mi raccomando!"
Cal-tagirone; "Tranquillo!"
Il Borsani citato è l'assessore regionale al-la Sanità, di AN. Alla
vigilia della nomina, Maggiorelli è preoccupa-to: teme che possa
essere nominato "uno pesantissimo di sinistra, un uomo di Boioli,..
Bisogna dirlo a Fabio, è importante"
Caltagi-rone risponde: "Va bene".
Il giorno dopo il pericolo è scampato: la giunta regionale nomina Vito
Corrao. E Maggiorelli, al ritorno da una vacanza a Santo Domingo,
esulta con parole che i carabinieri definiscono "linguaggio in
codice":
"Hai visto che il mio amico ce l'ha fatta?".
Il suo interlocutore, giocando con le parole (Vito e vita) risponde
cantando: "Sì. sì. Vita, ohi vita mia!!".
E Maggiorelli "Esatto, vita mia, ohi sole...".
I manager sanitari erano consapevoli di violare la legge. Un
collaboratore di Mobilia chiede a Sanfilippo:
"Se magari per caso puoi mandare uno schema di delibera
sull'auditing". E Sanfilippo replica: "Sì, però mi devi fare una
cortesia: te le spennelli tu ché io ho sentore di qualche inchiesta".
Risposta: "Lo trincio subito".
Con altri imprenditori Maggiorelli arriva a essere esplicito un
appalto per "1 miliardo e 2 in tre anni", assicura: "La gara pubblica,
ma ce l'ho già in mano e ho informazioni da girarti"
A un altro collega rivela: "Stamattina con Calta ho visto il libro
della sanità, quello che l'assessore ha mandato... Sposa tutto quello
che noi abbiamo in testa di fare".
Vito Corrao, manager del Fatebenefratelli. dopo l'arresto accetta di
rispondere ai magistrati. "Dove fu decisa la nomina del diretto
generale del Fatebenefratelli?" Risposta (serissima):
"Al ristorante e in altri "incontri conviviali", grazie
all'interessamento dell'imprenditore".
E come poteva un privato interferire nelle imparziali scelte pubbliche
della giunta Formigoni? "Non posso negare che abbia parlato bene di me
a uomini politici nell'orbita della regione Lombardia", confessa
Corrao.
E perché proprio quell'imprendito-re in seguito ha vinto l'appalto per
i computer dell'ospedale? "E andata così: l'amministrazione
dell'ospedale mi disse che bisogna-va fare una gara con almeno tre
imprese. Quindi chiesi a lui di procurare altre due offerte di società
concorrenti, che recavano un preventivo più alto del suo".
Non sono accuse dei magistrati né di "pentiti": sono parole messe a
verbale dallo stesso numero uno del Fatebenefratelli, indagato per gli
appalti pilotati insieme al suo "caro amico Pietro Caltagirone del
Niguarda".
Avevano fatto anche abusi e atti falsi, per favorire l'imprenditore
Franco Maggiorelli.
Un metodo era quello di frazionare artificiosa-mente gli appalti per
scendere sotto i 100 milioni di lire e poter ri-correre alla
trattativa privata. Ma anche in questo caso bisogna in-vitare alla
gare altre due ditte. Corrao se ne accorge in ritardo, "essendo poco
esperto". si giustifica. "di procedure amministrati-ve" (cioè del suo
mestiere). Risolve il problema chiedendo allo stesso "imprenditore
amico" destinato a vincere di procurargli al-tre due offerte. Poi
Corrao si incarica di "attestare falsamente", ammette, "di aver
invitato" anche i perdenti. Lo confermano i diretti interessati: "Non
abbiamo mai ricevuto inviti".
E i preventi-vi?
"Sono finti".
Anche Maggiorelli intercettato dai carabinieri, dice:
"Sto preparando gli altri due cosi che servono". Secondo l'accusa, i
favori a Maggiorelli si spiegano con la sua influenza sulle nomine.
Corrao lo ammette: fu l'imprenditore, "in pranzi e ce-ne", a dirgli
che "si sarebbe interessato".
I nomi dei politici "contattati" i carabinieri li ricavano da un mese
di intercettazioni sui retroscena delle nomine: "Cè una lotta al
coltello...".
Le indiscrezioni più attese, Maggiorelli le ottiene da Giancarlo
Abelli, il superconsulente sanitario di Formigoni (indagato e poi
prosciolto per aver ricevuto 70 milioni da Giuseppe Poggi
Longo-strevi, il gran corruttore della sanità lombarda: il processo
per i "regali>' di Longostrevi ai medici si è concluso con 175
condanne).
Con Abelli, Maggiorelli si preoccupa:
"Al Fatebene ci va Campa-ri? ".
Abelli: "No".
Maggiorelli: "E quello del Sancar/us me lo fai incontrare?"
Abelli: "Ah sì. quello devo firmarlo la settimana prossima".
Il gip Luisa Savoia ha infine rinviato a giudizio l'imprenditore
Maggiorelli e i manager della sanità Caltagirone, Corrao, Diego
Schimmenti (ex direttore di settore dell'Usl 36) e Gaetano Bigatti (ex
direttore amministrativo dell'Asl Città di Milano). Gli ultimi due
varino sotto processo al posto dei loro direttori, Sanfilippo e
Mobilia, che si sono difesi dimostrando di aver "soltanto firmato"
pratiche gestite completamente dai loro funzionari.
Il 4 luglio 2003 arrivano le condanne in primo grado:
2 anni e 8 mesi per Maggiorelli,
2 anni per Caltagirone,
1 anno e 8 mesi per Schim-menti,
1 anno e 2 mesi per Corrao e Bigatti. Per falso e abuso d'uf-ficio:
non per corruzione, perché ormai il rito ambrosiano, ai tem-pi di
Berlusconi e Fonnigoni, in alcuni casi non ha nemmeno più bisogno dii
tangcnti.
Chi denuncia è beffato
Una terza differenza tra la vecchia e la nuova Tangentopoli: chi
denuncia è beffato. Lo dimostra la storia del portaborse del sinda-co
di Bollate, paesone alle porte di Milano. L'8 febbraio 2000, otto anni
dopo queI 17 febbraio 1992 in cui fu arrestato Mario Chiesa il
"mariuolo" e partì Mani Pulite, a Milano viene arrestato, con le
stesse modalità di Chiesa, un collaboratore del sindaco (di
centro-sinistra) di Bollate. Con una mazzetta di 25 milioni appena
inta-scata, in banconote da 100 a 500 mila lire che un maresciallo
del-la procura, su denuncia di un imprenditore taglieggiato, aveva
fo-tocopiato e chiuso in una bustona bianca.
Il nuovo "mariuolo" si chiama Alberto Triacca, ha 53 anni ed è il
braccio destro del sindaco Giovanni Nizzola, ex democristiano pas-sato
al centro-sinistra a Bollate e per questo episodio accusato di
concussione.
Chi aveva permesso di confezionare la trappola? Un imprenditore
proprietario di mi fast food nell'hinterland Alfredo Leuzzi, che
voleva costruire mi McDonald's anche te. Aveva chiesto la licenza
edilizia, l'attendeva dal 1990 e mente alla fine del 1999 aveva
sperato che la situazione si sbloccasse. Ma si era sentito chiedere da
Triacca mia tangente di 150 milioni:
"Per il sindaco".
L'imprenditore ha finto di accettare. denunciato tutto al sostituto
procuratore Fabio Napoleone. Scattata la trappola: microspie, una
minitelecamera, le banconote fotocopiate dalla procura. Consegnata la
prima rata della mazzetta -25 milioni - "per il mio amico Giovanni" -
sono arrivati i carabinieri, che hanno pronunciato la stessa frase
detta a Mario Chiesa
"Questi soldi sono nostri".
Il sindaco di Bollate - l'amico di Giovanni - si difende:
"E vero, l'arrestato è mio amico, ma ha fatto da solo. Non posso
perdonargli un atto così grave che danneggia me la mia giunta. Non ho
nessuna intenzione di dimettermi" .
Per il sindaco Nizzola il processo, per concussione, è ancora in
corso. Ma per il portaborse Triacca è già arrivata una sentenza
nell'ottobre 2001 il giudice del Tribunale di Milano Roberta sia lo
condanna (con rito abbreviato) a 3 anni e 4 mesi per concussione. In
appello la pena scende poi a 2 armi. Alfredo Leuzzi, assistito
dall'avvocato Luca Troyer, si vede anche "accogliere una richiesta di
risarcimento dei danni", che andranno poi "quantificati" in una
successiva causa civile, perché l'imprenditore ha subito perdite "di
notevole entità": dopo il suo no alle tangenti, infatti il comune di
Bollate ha "bloccato la pratica con argomentazioni pretestuose", tanto
da "far scadere il piano edilizio".
Ma il bello deve ancora venire. L'imprenditore taglieggiato, dopo la
condanna del suo taglieggiatore, chiede al tribunale civile di essere
risarcito del danno subito. E il tribunale civile che cosa fa? Glielo
rifiuta. La decima sezione civile nel novembre 2003 stabilisce che la
vittima di una concussione - il cittadino taglieggiato un pubblico
ufficiale con metodi da vera estorsione - non ha alcun diritto certo
di ottenere neppure un euro di risarcimento. Anzi, pone a Leuzzi di
"rifondere metà delle spese legali" al colpev nulle euro.
"Gli amici di Triacca", racconta sconsolato Leuzzi "sono venuti a
prendermi in giro: Hai visto che succede a denunciare? Dovevi pagare e
basta"".
E in procura molti magistrati commentano: è davvero la fine di Mani
Pulite, quanti cittadini avranno ora il coraggio di denunciare i
corrotti?
Imprenditore: vittima?
Una quarta differenza con la Tangentopoli di dieci anni fa riguarda le
indagini e i metodi investigativi. Mani Pulite esplose e poi si
moltiplicò come una reazione a catena anche perché molti imprenditori
(e poi anche qualche politico) dopo le prime inchieste si
pre-sentarono a denunciare il sistema delle tangenti.
Oggi - anche vi-sti i risultati illustrati nella storia precedente -
nessuno parla.
Nes-suno denuncia.
Nessuno ammette.
I magistrati non intervengono quasi mai su denuncia di qualcuno, ma
per scoprire i reati della nuova Tangentopoli devono intervenire con
le intercettazioni am-bientali, le telecamere nascoste, i pedinamenti,
lo studio tecnico degli atti amministrativi, le ricerche bancarie.
Sono lontani i tem-pi di Mani Pulite, in cui imprenditori e politici
facevano la fila da-vanti all'ufficio di Di Pietro per confessare. Per
trovare le prove della corruzione i magistrati devono ricorrere a
metodi usati so-prattutto nelle indagini antimafia.
Significativa a questo proposito è la storia dell'inchiesta sull'Anas,
condotta dal pubblico ministero Giovanna Ichino.
Il 12 febbraio 2003 i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di
Milano realiz-zano l'operazione Robin Hood: nella foresta di Sherwood
la banda di Robin rubava ai ricchi per dare ai poveri; questa volta le
31 persone finite in carcere - 20 imprenditori e 11 tra dirigenti,
fun-zionari e impiegati dell'Anas di Milano, Torino e Palermo -
ta-glieggiavano chi passava per la foresta dei lavori stradali.
Trentuno arresti in un giorno solo: per ritrovare operazioni così
massicce, bisogna risalire agli anni d'oro di Mani Pulite, al 1993, al
1994, quando Antonio Di Pietro faceva ancora il magistrato e Siilvio
Berlusconi lo voleva ministro.
E, secondo l'accusa, i responsabi-li dell'Anas in Lombardia avrebbero
continuato a intascare tangen-ti fino al giorno prima degli arresti.
In quell'operazione, oltretutto, i carabinieri sequestrano nelle
abitazioni degli indagati ben 40 mi-la euro che cresceranno in
seguito fino a quota 100 mila.
"Il mestolo sa che cosa c'è nella pentola", diceva uno degli indaga-ti
intercettati dalle microspie dei carabinieri.
E dalla pentola sape-vano estrarre dei succulenti bocconi: tangenti
del 5 per cento sugli appalti, più qualche regalino extra, qualche
telefonino, qualche computer. Tra loro dicevano:
"Noi siamo come Robin Hood: to-gliamo ai ricchi, cioè all'Anas, per
dare ai poveri, cioè a noi". Era-no un pugno ben affiatato di uomini
dell'ente che gestisce le strade statali italiane in accordo con i
dirigenti di una trentina d'im-prese che avevano fatto cartello,
scegliendo la via dell'accordo sot-to banco per spartirsi gli appalti.
I ribassi da presentare erano decisi di comune accordo prima delle
gare. Se c'era qualche inconveniente - per esempio partecipava al-la
gara un'azienda che non era del giro e non stava al gioco - allo-ra
entrava in funzione una sonda chirurgica: sì, uno di quegli
ap-parecchi piccolissimi con telecamera che sono introdotti nel corpo
umano per guidare la mano del chirurgo. In questi casi serviva invece
a penetrare nelle buste delle offerte inaspettate e a scoprire le
cifre prima della gara.
Qualche azienda fuori dal giro deve essersi insospettita, perché
all'Anas erano cominciate ad arrivare buste schermate con la carta
stagnola. Ma la festa era andata avanti. La banda entrava in funzione
per i lavori di "somma urgenza, quelli da fare subito, in casi
eccezionali, su strade colpite dal mal tempo, da frane, da
smottamenti, e che erano assegnati con procedure rapide e controlli
ridotti.
"Quando si verificavano eventi calamitosi, come l'alluvione
dell'autunno 2002, l'ufficio si animava. Succedeva che sui visi di
qualcuno compariva una mal celata allegria. Stavano per festeggiare i
nuovi doni.
Così racconta un architetto dell'Anas, Antonio Lombardo, che era stato
emarginato perché non voleva stare al gioco dei colleghi.
"Erano i momenti dell'arrembaggio, con i lavori che finivano sempre
nel mani delle stesse imprese. C'erano anche tanti imprenditori seri.
Li riconoscevi dopo l'assegnazione degli appalti. Erano quelli che
gridavano disperati nei corridoi perché non riuscivano mai ad avere i
lavori".
Ma se l'urgenza non c'era, poteva essere creata a tavolino. Com'è
accaduto nel novembre 2002, in una Lombardia battuta da piogge. Poiché
la statale 42 del Tonale si ostinava a resistere, nella notte è
arrivato, nei pressi di Darfo, un camion di massi che rovesciati
opportunamente sull'asfalto, hanno simulato una frana, prontamente
rimossa il giorno dopo.
I carabinieri sono intervenuti (spinti anche dai sospetti avanzati
dall'architetto Lombardo) con intercettazioni telefoniche e ambientali
e compiendo indagini patrimoniali.
Dopo indagini durate oltre un anno, hanno scoperto la ragnatela di
rapporti e mazze tessuta da quattro dirigenti dell'Anas: Mario
Chioini, capo compartimento di Milano; Ettore Dardano, responsabile
amministrativo di Milano e poi di Torino, Giuseppe Costanzo, direttore
dell'area nuove costruzioni; Dario Di Cesare, direttore area
d'esercizio. Il poker d'assi della tangente era d'accordo con altri
sette dipendenti dell'Anas e con 20 uomini delle imprese che si
spartivano appalti e subappalti. I lavori "tassati" dalla banda di
Robin Hood erano opere edili, ma anche impianti elettrici per
l'illuminazione, di gallerie autostradali, come quelle che portano
all'aeroporto di Punta Raisi di Palermo e all'aeroporto di
Milano-Malpensa.
"Vorrei sfruttare questo disastro... per farci le vacanze e il
panettone" dice uno degli indagati, intercettato dai carabinieri.
"Non canimina il giro, professò", si lamenta l'imprenditore Alessandro
Crisafulli con il funzionario dell'Anas Dardano. Questi gli risponde:
"Ma no, non so per chi gira, però gira. Parla con Alessandra."
I reati contestati sono corruzione, truffa, riciclaggio, turba d'asta
e falso.
"L'irnputazione è di particolare gravità e denota disprezzo per il
bene pubblico", scrive severo il giudice per le indagini preliminari
Antonio Corte, che ha considerato la possibilità di
aggiungere anche l'accusa di associazione per delinquere, almeno nei
confronti i dei personaggi di spicco. Emerge, infatti "l'esistenza di
un'organizzazione precisa". Di questa farebbe parte anche un quinto
funzionario che evita il carcere perché al momento degli ar-resti
risulta malato. ma è in realtà in vacanza in un'isola esotica.
I funzionari dell'Anas cercano di negare ogni addebito e di fronte ai
magistrati restano in silenzio. Gli imprenditori ammettono di aver
partecipato ad aste truccate per vincere gli appalti, ma cercano di
farsi passare per concussi, cioè di essere stati costretti a pa-gare
per poter lavorare. Rivendicano comunque la serietà dei lavo-ri
realizzati e cercano soprattutto di ridimensionare il reato di
rici-claggio contestato dai magistrati: avevano soltanto affidato,
assi-curano, una cifra (80 mila euro) in custodia a un dirigente
del-i'Anas.
Dopo gli arresti, la partita giudiziaria si apre con un ricorso
dell'avvocato Gaetano Pecorella contro la carcerazione
dell'im-prenditore Gregorio Cavalieri.
I magistrati sfoderano allora le in-tercettazioni eseguite alla
vigilia del blitz: l'11 febbraio, Dario De Cesare, direttore
d'esercizio dell'Anas, racconta al telefono di una mazzetta versata
proprio da Cavalleri, precisando di essersi tenuto 37.500 euro e di
averne girati 2.500 a Mario Chioini, il capo del compartimento Anas.
Letti i nuovi atti, l'avvocato Pecorella ritira il ricorso e batte in
ritirata.
Nelle intercettazioni, i funzionari dell'Anas si mostrano stupiti per
l'indifferenza del loro collega Chioini, che accettava bustare.lle
senza batter ciglio, senza neppure mostrare la curiosità di sapere chi
le pagava e perché. Incassavano, gli uomini dell'Anas, e poi, racconta
Lombardo. "arrivavano in ufficio con la Porsche o la Mercedes".
Dirigente Anas: "C'è una somma che vediamo di spendere per del-le cose
che ci organizziamo tra di noi, però non dobbiamo fare er-rori da
ragazzini: bisogna studiare la maniera di un lavoretto puli-to, roba
scientifica e garbata...".
Imprenditore: "Dove si può arro-tondare? Potrei inventare un corto
circuito".
Dirigente: " Va bene 80 mila euro?".
Imprenditore: "Caspita, se la sistema così, lei è bravissimo. Questo è
un pensiero per lei". E sul "questo" si sente un fruscio di
bigliettoni.
Dirigente: "Li metta in bagno".
Più tardi, il dirigente spartisce coi collega:
"Chiudi la porta, ti do la quota".
Collega Anas: " Soldi se ne fanno pure troppi".
Dirigente: "Tiè, sono 15".
Collega: "Cinque, cinque e cinque".
Dirigente: "Li conti dopo, se sono di più te li pigli".
Era il 26 novembre 2002 e il gustoso dialogo registrato dai
carabinieri si riferiva a una stra-da nei pressi di Lecco.
Dario De Cesare convoca l'imprenditore Giulio Martinelli nel suo
ufficio all'Anas:
"L'ho fatta venire perché vorrei approfittare di questa occasione.. .
vediamo di spendere... c'è una somma urgenza" di 80, 90 mila… per
delle cose che ci organizziamo fra di noi".
Anche in questa indagine, come per Fanchin, tra le prove raccolte
dagli investigatori c'è un video: vi si vede un dirigente Anas nel suo
ufficio che estrae da un armadio una busta appena consegnatagli e
conta soddisfatto le mazzette di denaro.
Ma i magistrati no costretti a dissertare di sottili questioni
giuridiche: quel video è una prova utilizzabile nel processo?
La Cassazione dice che, trattandosi di intercettazioni ambientali, i
filmati valgono se documentano una comunicazione tra due persone
(anche gestuale, comunque uno scambio di messaggi), mentre sono
inutilizzabili "se in un luogo di privata dimora captano la sola
presenza di cose o di persone, o i loro movimenti". E dunque: la
stanza di un dirigente Anas è un ufficio pubblico? Sì, secondo
l'accusa. No, secondo le difese :l'Anas è diventata una società per
azioni e comunque i suoi uffici non hanno sportelli, non sono aperti
al pubblico) per di più, fanno notare i difensori, alcune riprese sono
state realizzate fuori dall'orario d'ufficio. E così via cavillando.
Alla fine, il giudice Antonio Corte sceglie di attenersi alla
giurisprudenza più garantista". limitandosi ai risultati "depurati da
riprese video". In fondo, bastano e avanzano le intercettazioni
ambientali. In alcune di esse, gli indagati facevano gli spiritosi,
ritenendosi al sicuro anche perché provvedevano a periodiche bonifiche
che di microspie in ufficio:
"Quando me lo manda quello a pulire qua? Perché mo' lo devo fare pure
di sera, pure nella stan sua...".
Precauzione inutile: i carabinieri del maresciallo Francesco Delli
Colli erano all'ascolto e tutto è rimasto registrato. Così gli
arrestati preferiscono non rispondere, o azzardano spiegazioni
imbarazzate e imbarazzanti:
"Tasche piene? Ma no, intendevo piene non di soldi, ma di buona
volontà e di entusiasmo nel lavo-ro".
La distinta di versamento che attesta il pagamento di 520 banconote
per un totale di 50 mila euro sul conto personale di un dirigente
Anas? "Non l'ho fatta io". I massi scaricati sull'unica strada non
alluvionata per poter incassare i finanziamenti delle ri-parazioni?
"Non ricordo proprio e comunque la strada era già malmessa".
"Se mai qualcuno si era illuso che la mala pianta della corruzione
fosse stata estirpata con le indagini di Mani Pulite, ora è chiaro che
non è andata così". commenta a caldo Francesco Saverio Borrelli, ormai
ex procuratore degli anni di Tangentopoli, interpellato dal cronista
del Corriere della Sera Paolo Biondani,
"In realtà le in-chieste della procura di Milano hanno soltanto potato
la corruzio-ne. E così come avviene nel giardinaggio, la potatura non
ha fatto altro che rinvigorire la pianta, fino a farla esplodere in
una nuova fioritura. Perché è andata così? Perché il problema della
corruzio-ne non è mai stato affrontato seriamente a livello politico.
Gli in-terventi giudiziari sono inevitabilmente frammentari ed
episodici. Le indagini delle procure sono per loro natura limitate a
fatti cir-coscritti. Ma da un fatto all'altro, tra il 1992 e il 1994 i
magistrati di Milano hanno scoperto una corruzione sistematica, anzi
sistemi-ca: Tangentopoli non era un'eccezione, era la regola di
gestione degli affari pubblici e privati. Per questo le inchieste non
potevano bastare a sconfiggerla. Ciò che è mancato in questi anni è
proprio un serio intervento per rimuovere le cause della corruzione:
servi-vano e servirebbero ancora profonde riforme a livello politico,
e cioè in sede parlamentare e governativa. Ed è davvero singolare che
invece ora si arrivi a proporre una commissione d'indagine su Mani
Pulite".
I funzionari, gli amministratori., i politici, nella nuova
Tangento-poli incassano. E gli imprenditori pagano e per pagarli li
cercano, li inseguono, li pregano. Si accordano tra. loro, fanno
accordi di cartello, aggirano le leggi di mercato e la libera
concorrenza. Suc-cedeva così, in realtà, anche nella vecchia
Tangentopoli. Ma gli imprenditori non si sono presentati per anni come
vittime della corruzione, obbligati a pagare i politici "per poter
lavorare"?
Già le indagini di Mani Pulite avevano dimostrato la stretta
"solida-rietà ambientale" tra chi paga e chi prende, e la piena
soddisfazio-ne di un sistema d'imprese che preferivano lavorare senza
concor-renza, in regime di mercato protetto e di appalti truccati e
spartiti. Oggi, l'assenza di denunce conferma quel. dato: gli
imprenditori si dimostrano omertosi e complici, quando non sono i veri
padroni del sistema delle tangenti. Ed eccoci al Parmacrac, ovvero a
Padronopoli: uccisa Mani Pulite, morto il falso in bilancio,
sopravvivono le inchieste sulle bancarotte (anche se il parlamento sta
incredibilmente discutendo la depenalizzazione anche della
banca-rotta): inchieste che per loro natura possono scattare quando
ormai il latte è versato e i buoi sono scappati. Speriamo non verso
l'Argentina.
Cancellarsi il reato (falso in bilancio), cancellarsi le prove (rogatorie), cancellarsi i processi (lodo Schìfami):
queste le tre priorità della gang al governo.
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
Stardust® <nospamtnks@mit.invalid> scritto nell'articolo
<Ri6Zb.18729$FJ6.712515@twister1.libero.it>...
> "Neo" wrote in message:
>
> > BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
> >
> > ATENE - ''Sono soldi rubati, soldi rubati!''. Per il presidente del
> > Consiglio Silvio Berlusconi ci sono tanti politici di professione che
> > nella loro vita hanno solo ''chiacchierato e non combinato niente
> > altro che prendere i soldi dai cittadini''. Rispondendo a una domanda
> > sull'evasione fiscale, Berlusconi ha aggiunto, sempre parlando dei
> > politici professionisti, che questi soldi sono stati rubati ''ai
> > cittadini, facendo lobby o facendo affari anche meno puliti di una
> > lobby''. Per questa ragione Berlusconi chiede ai cittadini di ''fare
> > i conti in tasca a questi signori che non hanno mai lavorato''.
>
> Su it.discussioni.litigi questo si chiama esattamente
> "fare lo specchietto".
Nella vita Reale, questo si definisce il classico esempio
del Bove ke da del Cornuto al Ciuccio !!!
hua hua hua
Questo sta + fuori di tanzi, si sente vittima dei politici ladri con grazie
all'aiuto dei quali in 1 intreccio incestuoso di reciproche mazzette e
favori e' diventato 1 degli uomini + rikki e + potenti di Italia !!!
Re: [OT] BERLUSCONI, I POLITICI PROFESSIONISTI CHIACCHIERANO E RUBANO
"Neo" <Neo@The.Matrix> wrote:
>[Stardust®] ha scritto:
>
>> Sara' anche vero che i politici di professione hanno sempre rubato.
>
>Certamente non tutti e non sempre.
>Generalizzare su questo costa poco e attira facili consensi, ma è solo
>qualunquismo della peggiore specie.
>
>> Ma mai un politico della "prima repubblica" si era concesso il lusso,
>> una volta beccato con le mani nel sacco, di legiferare urgentemente
>> ad personam per sottrarsi alla Giustizia, autoadditandosi nel contempo
>> alla pubblica opinione come "perseguitato dalla magistratura".
>
>Anche sul fatto delle tangenti non vedo il Berlusca così inattaccabile.
CITTADINO, ma dove seI vissuto negli ultimi vent'anni?
Berlusconi è il re delle tangenti, della corruzione, della truffa, del
falso in bilancio, il re di chi corrompendo i politici si nè arricchi
derubando te, me e tutti gli Italiani!
Solo pagando una mazzettona miliardaria al ladrone Bettino Craxi, via
All Iberian, ha potuto rubarci le frequenze TV!!!! Una rapina da
CENTOMILA MILIARDI DI LIRETTE!
Berlusconi è ul falsario di bilanci in grande, alla Tanzi, reo
confesso, per quEsto ha dovuto depenalizzare quel reato: PER NON
ANDARE IN GALERA!
bERLUSCONI è STATO CONDannato 5 VOLTE ALLA GALERA PER TRUFFA E FALSO!
Informati, cittadino.
€
"Non ci sarà un secondo fascismo, perchè quando si girano i sassi, sotto ci sono solo i vermi"- Mussolini
Sella, risparmio,no al fai da te, servono professionisti
Valerio Dal Monte (il fratello di Valeria): (ANSA) - ROMA, 5 FEB - Per la gestione del risparmio bisogna
evitare il ''fai da te''. Occorre viceversa affidarsi a
''professionisti della gestione''.
Lo ha sottolineato durante l'audizione...
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05-02-2004 22.03.06
A chi rubano
¹°R¸Ø¸ß¸¡¸Ñ¸ H¸Ø¸Ø¸D¸: Incapaci di sviluppare la ripresa economica nel nostro paese,
incapaci di incrementare la competitività del paese, incapaci trovare
le risorse necessarie ai bisogni dello Stato, incapaci di...