....ipotizzando di istituire una task force fiscale con il compito di
controllare tutti i bilanci delle società...in primis quelle quotate....in
quante avrebbero le credenziali per poter accedere ad un finanziamento?
Con questo cosa voglio dire....le società sono in mano alle banche..le quali
permettono (in base ai documenti che dispongono..) se erogare o meno un
finanziamento...ora...se ad un certo punto qualcuno...rifacendo i
conti...nota un'irregolarità...il rubinetto si chiude....e succede cirio...o
parmalat....
....ma in questi casi forse (dovranno fare un processo..) c'era la
malafede...
....ma le aziende che non producono utili e non sono in grado di rispettare i
loro debiti....in base a cosa hanno diritto ad accedere ai finanziamenti?
...i business plannings?....o a pensar male si fa peccato ma spesso ci
s'indovina?
....se domani si chiudono tutti i rubinetti...quante aziende
resteranno?...chi potrà subentrare?...e come?
Sulla cirio ancora siamo in altomare...e i dipendenti sono "solo" alcune
migliaia....parmalat con i suoi 35000 già spaventa di più...ma alla fiat
quanti dipendenti lavorano?...e alla telecom?...solo per citarne due i cui
bilanci sicuramente sono veri....ma il loro p/e è negativo....avranno le
credenziali per poter accedere al finanziamento?....o potranno vedersi
chiudere il rubinetto all'improvviso?
....ma soprattutto..il sistema economico italiano sarà in grado di reggere
all'onda d'urto?
Programmi ne vedo pochi...a parte voler cacciare qualcuno....speriamo sia
sufficente...
"l'orsotoro®" <postazione@n2.com> ha scritto nel messaggio
news:m4xYb.249501$VW.10034228@news3.tin.it...
> ...se domani si chiudono tutti i rubinetti...quante aziende
> resteranno?...chi potrà subentrare?...e come?
Il tessuto industriale italiano è costituito fondamentalmente da aziende
operanti nel settore meccanica, lavorazione legno, moda e alimentare.
A queste occorre aggiungere il peso delle utility.
Il settore alimentare con le crisi di Cirio e Parmalat ha subito una bella
botta ( le altre grandi sono Ferrero e Barilla...per fortuna loro non
quotate).
Il settore moda è messo meglio del solo "azienda calcio" con marchi noti
come Valentino e Versace in *profondo rosso*.
Nel settore meccanica chi la fà da padrone è FIAT con i suoi livelli
occupazionali e l'indotto.
Senza banche FIAT è di fatto fallita.
Nel settore utility il quadro è desolante.
Tolti i gioielli Eni e Tim il resto fà emergere pensieri preoccupanti.
Enel (ad oggi monopolista) continua a peggiorare anno per anno la sua
situazione parimoniale (con un indebitamento superiore al patrimonio
netto...se non erro).
Di Telecom c'è poco da dire se non che scelte miopi hanno portato una
azienda con ottime prospettive ad entrare all'interno di un buco nero di
proporzioni maggiori della Parmalat.
Insomma...in Italia se parli di grandi aziende...meglio mettersi le mani nei
capelli.
Rimane la piccola e media industria...finchè la concorrenza internazionale
delle economie emergenti non le strangolerà.
Parliamoci chiaro: DOBBIAMO vedere positivo.
Dobbiamo!...che se qualcuno inizia ad aprire gli occhi...altro che
catastrofi...
> Parliamoci chiaro: DOBBIAMO vedere positivo.
> Dobbiamo!...che se qualcuno inizia ad aprire gli occhi...altro che
> catastrofi...
Ciao Geppetto....
Io vedo positivo e non dubito che ci siano problemi irrisolvibili....però se
la mia speranza deve essere riposta nell'omertà......mi auguro che arrivi la
spallata.....
Nell'attesa in Italia non metto più un euro....solo ENI...UCI...e
Generali......