"Sono pessimista da tre anni e non sono cambiato molto. Posso dire che sono
moderatamente pessimista. Oppure: perplesso, scettico, preoccupato. Insomma,
questa situazione non mi piace. Non vedo grandi riprese dietro l'angolo".
Giovanni Tamburi è uno dei banchieri d'affari più conosciuti di Milano, da
anni ha un occhio molto attento verso le piccole e medie aziende e in
particolare quelle che fanno innovazione.
Lei è pessimista da almeno tre anni, ma intanto in questi ultimi tre mesi i
mercati hanno corso come matti. Dove ha sbagliato? "Non credo di aver
sbagliato. Anche perché le ragioni del mio pessimismo rimangono valide.
Quello che abbiamo visto in questi tre mesi di rialzo di Borsa è la
separazione fra quello che accade sui listini e il "sottostante", cioè
l'economia reale, la situazione delle aziende".
Vuol dire, cioè, che le Borse vanno da una parte e il mondo reale
dall'altro? "Esattamente. Per accorgersene, basta guardare che cosa c'è alla
base di questo rialzo. Una grande ripresa economica? Non credo. Un boom
degli utili? Nemmeno. Qualche grande scoperta o qualche nuovo business? No.
E allora?".
E allora dica lei: perché sono andate su queste Borse, per la gioia di
quelli che vi hanno creduto? "Le ragioni sono tantissime. Questo rialzo è
stato guidato intanto dai bassi tassi di interesse, cioè da un denaro
praticamente regalato per decisione delle banche centrali, e in particolare
per decisione della Federal Reserve americana. E si sa che la Fed ha fatto
questo per ragioni politiche, cioè per tenere in piedi un'economia che dava
e dà segni di grande debolezza. Inoltre, se vuole, nella partita hanno avuto
un ruolo anche l'eterna voglia di gioco (e di far soldi) di tanti, che sono
accordi al richiamo dei listini".
Insomma, un rialzo artificiale. "Non so se artificiale è parola corretta.
Drogato certamente. Alla lista che abbiamo appena fatto aggiunga anche
l'azione dei derivati e degli hedge fund. E non dimentichiamo il ruolo di
banche e operatori di vista corta, i quali sanno benissimo che siamo dentro
a un rialzo drogato, ma hanno deciso di cavalcarlo perché intanto "si fanno
i soldi". Evidentemente hanno già visto a chi rifilare il cerino acceso,
alla fine".
Insomma, rimane negativo. "Sì. E penso anche che, strada facendo, abbiamo
esagerato anche nelle dosi di droga, insomma hanno dato al mercato un
overdose di liquidità e di leggerezza, di poca saggezza".
Da dove le deriva questa convinzione? "Le posso citare delle cifre. Il p/e
del Nasdaq è di oltre 50. E qui mi sembra che siamo già un po' troppo in
alto. Il p/e dello Standard & Poor's 500 (che è un comparto più moderato) è
già di oltre 35 volte. Il p/e del Dow Jones (old economy, quella delle
macchine e dei detersivi) e di 23 volte. Il p/e previsto per il 2004 di
Yahoo (famoso titolo Internet è di 76, quello di Apple (computer) è di 73.
Le varie Microsoft, Dell, Oracle, Sun, Intel, Cisco, Motorola, Ncr, Texas
Instruments hanno p/e che variano fra 24 e 45 volte. Tutti questi mi
sembrano multipli difficili da giustificare e da accettare. Siamo tornati ai
vecchi tempi, quando qualunque prezzo sembrava corretto e quando ogni giorno
si poteva salire ancora del 4-5 per cento. Solo che adesso non c'è nemmeno
più la giustificazione di possibili grandi crescite future. Tutto si è fatto
più piatto, più incerto, più difficile. Solo le quotazioni volano. Come
faccio a non essere pessimista?".
La ripresa dell'economia non c'è, ma c'è la ripresa d elle quotazioni dei
listini. E' per questo che lei denuncia la separazione fra gli andamenti
della finanza e quelli del mondo reale? "Sì".
Ma i risultati aziendali di quest'anno non sono migliori? "Non credo
proprio. I risultati aziendali del 2003 rischiano di essere peggiori di
quelli del 2002, che non è stato nemmeno una grande annata. E noti che i
risultati 2003 sono stati ottenuti più che altro sulla base di tagli del
personale, non certo sulla base di un'espansione dell'attività, sulla
conquista di nuovi mercati o di nuovi consumatori".
Sulla base di quello che ha detto finora mi sembra ovvio che ha seri dubbi
anche sulla ripresa dell'economia americana. "Sì. Il denaro costa ormai
poco, pochissimo, però l'economia americana non riesce a ripartire
nonostante la cura da cavallo di questi anni (con tredici o quattordici
tagli ai tassi di interesse e varie agevolazioni fiscali), fra un po'
arriveranno anche grossi blocchi di spesa pubblica. Ma segnali di ripresa
non ci sono o, se ci sono, sono deboli e incerti. Di fatto, poi, constatiamo
che i consumi non ripartono e gli investimenti nemmeno. E questo riguarda
non solo gli Stati Uniti, ma anche l'Europa e il Giappone. Quelle insomma
che una volta erano conosciute come le tre locomotive dell'economia
mondiale".
Un quadro poco entusiasmante. "Aggiunga che l'occupazione, che è la chiave
di tutto perché più occupati vuol dire più consumatori, ristagna un po'
ovunque. E, per quanto riguarda la Germania e gli Stati Uniti, abbiamo una
disoccupazione record, sui massimi storici. Aggiunga anche, se vuole, che l'
immobiliare, che negli ultimi tempi ha tenuto su tutto, sta mostrando i
primi segni ci cedimento, con gli affitti che scendono, e si vedrà che
elementi di preoccupazione non mancano".
All'appello mancano solo le banche... "No, no. Ci sono. Lì c'è forse la
situazione più delicata".
In che senso? "Molte banche sono ancora invischiate in crediti pericolosi o
a rischio, e quindi si sono fatte molto guardinghe. Qualche anno fa uno, se
aveva un discreto progetto, poteva andare in banca e gli davano tutti i
soldi che voleva, anche centinaia e centinaia di miliardi. Anzi, facevano a
gara per riempirlo di soldi. La new economy è nata anche così. Oggi, è tutto
cambiato. Non sganciano più una lira. Le banche stanno lottando, in molti
casi, per riavere indietro i soldi prestati un po' incautamente a
imprenditori improvvisati o a aziende che sono poi finite male, e quindi si
sono molto attente, molto fiscali. E in qualche caso dicono semplicemente di
no perché non vogliono assumersi altri rischi. I bond ormai puzzano di
bruciato e si fa fatica a piazzarli, stanno incontrando difficoltà anche
rispettabili emissioni internazionali. A tutto ciò aggiunga che gli accordi
di Basilea 2 hanno reso oggettivamente più complicata la concessione di
finanziamenti, e il quadretto sarà completo. Non solo l'economia ristagna:
abbiamo anche un mondo bancario complessivamente spaventato e guardingo. E
che quindi non finanzia nemmeno i progetti buoni".
L'elenco delle nostre disgrazie è finito? "Purtroppo no. Secondo me il
dollaro resterà ancora debole per parecchio tempo e questo creerà problemi
in Europa, allontanando i tempi di una possibile ripresa. Ma non basta: ho
l'impressione che ci stiano prendendo un po' in giro".
In che senso? "L'economia americana, che è il cuore del problema, in questo
momento è in recessione (anche se l'hanno mascherata abbastanza bene) e di
fatto esporta deflazione. Ciò a cui stiamo assistendo (il denaro che costa
niente, le Borse che volano, ecc.) sono tutti tentativi per creare un falsa
sensazione di ripresa e di benessere che ritorna. Il tutto finalizzato a un
obiettivo preciso: far vincere le elezioni a Bush nel novembre del 2004.
L'economia americana oggi è una specie di mina vagante e si porta dietro
vari deficit (commerciale, pensionistico, di bilancio). Ma è evidente che,
se si ammette questo, e se si prendono le necessarie misure conseguenti, non
si vincono le elezioni. E allora si è messo su lo spettacolo al quale stiamo
assistendo. Borse che volano, utili che misteriosamente compaiono nei conti
di alcune aziende, denaro a piene mani, sconti fiscali, spesa pubblica.
L'obiettivo è quello che ho detto prima: creare l'illusione di una ripresa
economica ormai attiva e in crescita, finalizzata alle elezioni
presidenziali americane del novembre 2004. Dietro tutto questo luccichio c'è
poi la realtà di tutti i giorni, quella che conosco bene. La realtà di
aziende che devono continuamente tagliare i costi (cioè personale) e che
faticano come bestie per avere cento o duecento mila euro da una banca".
Ma non vedremo mai una buona ripresa economica? "Qualcosa si vedrà già nel
2004. Ma sarà una ripresa piccola piccola. Per uscire davvero da questa
situazione, bisogna decidersi a affrontare i problemi per quello che sono. E
non pensare di cavarsela con quattro giochetti da illusionisti".
Il ritorno agli utili di quasi tutte le società passa attraverso pesanti
ristrutturazioni interne e tagli del personale e non può essere sostenibile
come quello derivante da una forte domanda a livello di consumi...
Pertanto quello cui stiamo assistendo sembra essere l'ennesimo fuoco di
paglia...
Rialzo dei tassi fed
jakal: ma guarda... esclude il rialzo dei tassi . per me ha la faccia tosta come il
bronzo
Borsa
1
15-07-2003 17.17.26
Re: FINE DEL RIALZO......
BotPeople: > spero che tu abbia ragione...
> per ora sono flat ma un bel ribbassino non mi dispiacerebbe...
Concordo, anch'io spero tu abbia ragione.....