.......Si vuole mettere un bavaglio a chi, nel servizio pubblico,
tenta, con sforzi sovrumani, di fare il proprio lavoro.
Giornalisti, operatori, autori, maestranze che sentono la responsabilità
di stare in una azienda pubblica che,
prima fra tutte, dovrebbe avere la capacità di interpretare la società
partendo proprio dal racconto di quello che davvero avviene.
Ma a fronte di chi realizza il prodotto con le proprie mani, idee,
sforzi e creatività
c’è chi, in Rai, elogia e loda chi cancella le notizie,
non dà le rettifiche e perde gli ascolti.
E’ il direttore generale della Rai, che perseguita, tenta di cacciare,
insulta e infastidisce chi dà le notizie, chi fa le inchieste
e chi vorrebbe continuare a fare con onesta, correttezza e oggettività
il proprio mestiere.
E’ del tutto evidente che l’unica
persona ad essere incompatibile con il servizio pubblico è proprio lui.
Chi ostacola i fatti non è compatibile con il servizio pubblico della Rai.
Per questo noi, che del servizio pubblico siamo non solo utenti
ma anche proprietari, che il servizio pubblico lo finanziamo
con i nostri abbonamenti, con il nostro “ruolo” di consumatori e utenti,
chiediamo che Masi si dimetta o venga sostituito
perché in questa Rai faziosa non c’è pluralismo
e non c’è il racconto vero del paese in cui quotidianamente
viviamo.
Ridateci la nostra Rai
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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ADERISCONO E RILANCIANO L'APPELLO
http://www.articolo21.org/59/appello/ridateci-la-nostra-rai-mandate-a-casa-masi.html
di Marco Travaglio
16 ottobre 2010
Wilcoyote, il Capoazienda
La prima, unica e ultima volta che ho incontrato “il
Capoaziendaâ€, come suole definirsi Mauro Masi in un idioma da
film di Fantozzi, fu nel suo ufficio all’ottavo piano di
Viale Mazzini 14.
Fu esattamente un anno fa, per parlare del mio contratto
siglato alla quinta puntata di Annozero.
Il Capoazienda arrivò tutto sudato e trafelato, camicia
bianca aperta fin quasi all’ombelico sotto un completo
gessato blu a righe larghe che nemmeno nella Chicago anni
Trenta.
Tenne subito a precisare di essere “un giuristaâ€, poi mi
raccontò delle sue numerose mogli e della sua ancor più
numerosa prole sparsa per il mondo.
Ora ho letto che vorrebbe affiancarmi, per assicurare la par
condicio e il contraddittorio, Vittorio Sgarbi, quello che
quando vuol fare un complimento a qualcuno lo chiama pezzo di
merda e, quando è proprio in vena di elogi, gli concede
“merda interaâ€.
L’auspicio del Capoazienda è particolarmente coerente con la
decisione di squalificare Santoro per due giornate (10
giorni, esclusi i weekend) per aver detto “vaffanbicchiereâ€
agli ipotetici capiazienda di un’industria vetraria che lui,
il Capoazienda, ha identificato in se stesso.
Evidentemente, quando sente volare un vaffa, pensa subito
che sia per lui.
Sento dire che ultimamente non è molto popolare nemmeno a
Palazzo Grazioli, dov’è stato nominato Capoazienda.
In poche ore la geniale mossa di castrare la Rai per punire
Santoro ha raccolto la più viva disapprovazione, nell’ordine,
di:
Ghedini, Formigoni, Feltri, Belpietro, i finiani al gran
completo (cioè escluso Barbareschi), più tutto il
centrosinistra.
Un replay del caso pietoso di Claudio Scajola, che fu difeso
dal Giornale e da Libero fino alla vigilia delle dimissioni,
quando B. fece sapere che l’aveva scaricato:
a quel punto Feltri e Belpietro gli spararono contro, tanto
il malcapitato aveva giÃ* in tasca la lettera di dimissioni.
I bene informati assicurano che anche il Capoazienda ha i
giorni contati:
pare che le sue tecniche di censura siano state talmente
maldestre e controproducenti da far imbestialire persino B.,
che pure dall’editto bulgaro in poi non si era risparmiato
nulla.
Del resto ci vuole del genio per applicare la par condicio
non solo alle notizie, ma persino alle interviste, agli
ospiti, alle vignette e agli applausi del pubblico.
Ci vuole una notevole impermeabilitÃ* al ridicolo per epurare
un comico come Enrico Bertolino non solo cancellando il suo
programma, ma addirittura vietandone la presenza come ospite
in quelli di altri.
E ci vuole una totale allergia al talento per trattare
Freccero peggio di una colf.
Da quando mise piede in Rai, il suo mandato era semplice
fino alla banalitÃ*:
chiudere Annozero.
Ci ha provato in tutti i modi, esclusi quelli efficaci,
infatti Santoro è sempre lì e con ascolti da favola
(diversamente da quelli raccolti dai protagonisti del
“pensatoio Masiâ€: Vespa, Minzolingua, Minoli e quel che resta
di Costanzo).
L’anno scorso il Capoazienda cercava pretesti di ogni genere,
di sponda con l’Agcom, per stecchire Annozero “ex post†(“ex
ante è roba che manco nello Zimbabweâ€, spiegava da vero
giurista al telefono col presunto garante Innocenzi,
lamentando che Santoro non si decidesse a “farla fuori dal
vasoâ€).
Poi, stufo di aspettare, chiuse tutti i programmi pur di
fulminare Annozero:
persino Porta a Porta, Ballarò e il Paragone del venerdì.
Ma l’inchiesta di Trani svelò mandante e movente
dell’operazione e Santoro, con Raiperunanotte, trasformò la
censura in trionfo.
Il Capoazienda pareva avercela fatta quest’estate, quando
avviò la trattativa per l’uscita di Santoro dalla Rai, ma
pasticciò a tal punto che alla fine tutto saltò e Annozero
ricominciò.
Lui tentò il penoso escamotage dello “Spazio Santoroâ€, ma non
gli riuscì nemmeno di cambiare il titolo alla trasmissione.
Ora che pareva finalmente avercela fatta per un paio di
turni, Santoro ricorre all’arbitrato che sospende la
sospensione e rischia seriamente di rimandarlo in onda anche
giovedì prossimo.
Masi, ormai in stato confusionale, non trova di meglio che
querelare una vignetta di Vauro.
È come il Wilcoyote che semina bombe e trappole per
acchiappare Bip Bip, salvo poi saltare in aria lui.
Triste fine, per il fine Giurista e l’insigne Capoazienda di
TeleZimbabwe.
Una prece.
--
Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
ma la metÃ* degli italiani s'inebria a quel fetore,
se ne riempie i polmoni come aria di montagna.
(Camilleri)
Ridateci gli short...
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04-12-2008 23.22.54
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