Sul sito Working Ideas è stato condotto un approfondimento degli Annales di
Tacito, storico latino, in quanto richiamati in un discorso di Trichet a
Stanford. Oltre a suggerire di leggere questo gustoso articolo, voglio
aggiungere qualche riflessione. Trichet trova giustificazione alla politica
di quantitative easing e tassi molto bassi della BCE in un'analoga mossa
dell'imperatore romano Tiberio. Il passo di Tacito, attualizzato con i
termini suggeriti da Trichet stesso suona così: "la distruzione della
ricchezza privata provocò il tracollo di onorabilità e reputazione. Alla
fine [Governo e Banche Centrali] intervennero in aiuto distribuendo
attraverso le banche centinaia di [miliardi] di [euro e dollari], e
concedendo la libertà di prendere a prestito senza interessi per tre anni, a
patto che i debitori fornissero allo Stato [come collateral] beni fondiari
per un valore doppio. La fiducia fu così recuperata, e gradualmente
tornarono i prestatori privati". Perfetto.
Dovremmo però chiederci se le origini della crisi del 33 fossero analoghe a
quelle attuali. Andando a ritroso si vede che il dissesto è seguito ad una
ondata di vendite di beni fondiari al fine di copertura dei debiti, ma la
conseguente svalutazione degli immobili ridusse i possibili recuperi
lasciando i più indebitati nell'impossibilità di onorare gli impegni (da qui
il dissesto generalizzato ed il "salvataggio" di Tiberio). Tale corsa all'estinzione
del debito derivava da una specie di "sanatoria sull'usura": per legge i
prestiti dovevano infatti essere a tasso nullo e coperti da garanzie
fondiarie, ma nell'Impero molti, Senatori compresi, avevano prestato "ad
usura" cioè con un interesse positivo e magari senza garanzia. Per risolvere
il vasto scandalo (già le condanne si sprecavano) fu concesso da Tiberio un
anno e mezzo per il rientro dei prestiti ad usura con investimento del
recuperato in beni fondiari, pertanto i debitori cercarono come poterono
(quelli che poterono) di recuperare i denari liquidando ciò che avevano.
Come già detto, le conseguenze delle liquidazioni di massa resero spesso
impossibile il recupero delle somme.
Il prestito ad interesse e non garantito era vietato nel 33 d.C. per ragioni
di ordine pubblico ("l'usura causa conflitti sociali", si diceva), per
questo il sistema era passato da tassi fissati liberamente tra le
controparti, ad un tasso "pubblico" fissato dai Tribuni, fino al tasso zero
con copertura fondiaria "inventato" da Cesare. Ma la gente da sempre si
ingegna a creare strumenti per replicare ciò che è economicamente
giustificato sebbene vietato dalla legge, ed oggi quelle pratiche sarebbero
legali perché attualmente l'usura si misura sull'entità dell'interesse, non
sulla sua mera esistenza (i ribaltamenti del concetto di usura si susseguono
spesso nella storia, come si ricava anche da Hickman).
Trichet richiama la parte finale della cronaca di Tacito per dar ragione
alla capacità salvifiche dell'intervento monetario centrale, in grado di
costruire nel sistema una fiducia più forte di quanto sarebbe possibile con
politiche rigorose tese ad evitare fenomeni di moral hazard. Trichet però
non ha ricordato anche che la crisi del 33 derivò sostanzialmente da atti
legislativi e giudiziari contro una pratica creditizia, e che questa pratica
discende palesemente dalla necessità di aggirare una norma creditizia
discriminatoria (tasso zero sì, ma solo a chi avesse terreni): a me pare che
l'impianto del diritto di credito di Cesare fosse un sistema per bloccare
buona parte della mobilità sociale, e che la soluzione di Tiberio all'illegalità
dilagata anche nella società "alta" rimanesse in questa cornice: rientro dei
capitali in un ristretto circuito fondiario. Il disastro sociale dovuto all'impossibilità
di molti recuperi (il prestito al nulla-tenente, pur giustificato dalle sue
capacità di commerciante, non dava possibilità di integrale e immediato
rientro) ha "costretto" alla pioggia di sesterzi pubblici con una più
intensa concentrazione della proprietà fondiaria. Alla fine Tiberio si è
"comprato" una reputazione presso la Roma più "alta" (quella da cui fino a
quel momento era costretto a tenersi lontano) riducendo di molto la più
giovane "nobiltà" commerciale, i "nuovi ricchi" (eventualmente con un
profitto personale in termini di patrimonio immobiliare).
La situazione è paragonabile a quella all'origine dell'ultima crisi? Per
certi versi sì, per altri no. Troviamo ancora un avvitamento tra distruzione
del credito e svalutazione delle garanzie, fondiarie in entrambi i casi. Il
processo giudiziario romano è poi, in qualche modo, assimilabile alla
stringenza delle norme di Basilea II ("rientro" obbligato da certe posizioni
creditorie in forza di legge allo scattare di alcuni eventi). Ma non c'è lo
stesso "grilletto": se il caso romano suona come una specie di
"Tangentopoli" ante litteram (nel caso, "Usuropoleis"), il caso attuale
mostra una meccanica più endogena di tipo "austriaco". Ammesso e non
concesso che nel primo caso la creazione di nuova liquidità fosse la cosa
opportuna da fare, non ne discende che la soluzione di allora fosse ottimale
anche nel mondo attuale. Per dirla tutta, Trichet non completa il passo di
Tacito, che in realtà rivela risultati di questo "salvataggio" nel complesso
deludenti.
È rilevante in questa comparazione il fatto che la crisi attuale faccia
perno su una euforia da "credito facile" a sprezzo del rischio (si vedano i
fenomeni Sub-prime e alt-A), mentre mancano elementi per dire lo stesso
della crisi del 33; anzi, pretendere un interesse positivo in luogo della
mancanza di garanzie (e ancora di più in costanza di queste) indica proprio
avversione al rischio e non certo la sua sottovalutazione, oltre che una
normale preferenza per la liquidità che solo un'autorità statale può
ignorare! Esiste un ulteriore parallelo molto interessante. La vulnerabilità
(legale) del sistema romano è dipesa da una risposta individuale alle norme
del "tasso zero collateralizzato" che aveva fini di "stabilità sociale". L'impostazione
delle relative norme non è diversa in linea di principio dal caso della
"ownership society" americana, dove si è spinto politicamente sul mercato
immobiliare sfruttando anche una leva monetaria per inseguire un proposito
di natura "sociale". Per quanto i fini potessero essere (umanamente)
lodevoli sia nel I secolo che in questo passaggio tra XX e XXI secolo, è
proprio dove si è voluto intervenire "socialmente" che sono scoppiati i
problemi maggiori, perché i problemi nascono sempre dal pretendere di far i
conti meglio dell'oste.
Nella mia interpretazione la soluzione di Cesare nascondeva in realtà fini
molto più "classisti" funzionali al mantenimento di un certo "ordine"
sociale, e le mosse di Tiberio era ben più opportuniste e politiche
piuttosto che improntate a fini "sociali". Spero che Trichet, con il suo
"non dire", denunciato anche nell'articolo più sopra richiamato, non volesse
richiamare questo doppio-senso. Dietrologie a parte, oggi come nel 33 d.C.,
le crisi partono da lontano, di solito da forzature in nome del "bene
pubblico", le soluzioni non sono mai pienamente soddisfacenti e hanno sempre
una forma inflazionistica, così che sia chi è "in basso" a pagare i vantaggi
di chi è "in alto". Politics as usual, in duemila anni non è cambiato molto.
> Sul sito Working Ideas è stato condotto un approfondimento degli Annales
> di Tacito, storico latino, in quanto richiamati in un discorso di
> Trichet a Stanford.
Scopiazzatore. Incapace di scrivere un compitino facile facile.
> Politics as usual, in duemila anni non è cambiato molto.
La colpa non è di Prodi, allora.
Ma di Cesare...
Propongo di metterne uno per tutti in galera, per eliminare il problema.
Dato il legittimo impedimento marmoreo, prenderei quello di Generali.
Qualcosa avrà pur sempre combinato.
apuo ha scritto:
> }M4Ud|t{ ha scritto:
>> Sul sito Working Ideas è stato condotto un approfondimento degli
>> Annales di Tacito, storico latino, in quanto richiamati in un discorso
>> di Trichet a Stanford.
> La colpa non è di Prodi, allora.
> Ma di Cesare...
> apuo
"apuo" <apuo@apuane.com> ha scritto nel messaggio
news:F6%%n.190778$9f6.371797@twister1.libero.it...
> apuo ha scritto:
>> }M4Ud|t{ ha scritto:
>>>> Sul sito Working Ideas è stato condotto un approfondimento degli Annales
>>> di Tacito, storico latino, in quanto richiamati in un discorso di
>>> Trichet a Stanford.
>> La colpa non è di Prodi, allora.
>> Ma di Cesare...
>> apuo
> Ossignore cosa ho detto!!!
>
> apuo
la prima crisi è quella biblica della cacciata dei mercanti nel tempio,causò
un crollo del greggio
LE BALLE SULLA CRISI FINANZIARIA
GUGLIELMO RINALDINI: Per chi si occupa seriamente di finanza i giornali di queste
settimane risultano perlopiu' illeggibili. Sciocchezze di ogni
genere vengono urlate con stolta sicumera e apparente sicurezza
da...
Investire
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18-10-2008 19.00.16
crisi finanziaria?
il germe napuligno: Crude Oil Oct 08
-5%
AMEX OIL INDEX
-8%
con il dollaro in calo.
Ma siamo sicuri che sia solo una crisi finanziaria?
Ma siamo sicuri che l'economia USA sia solida?