"Arkannen" <maremma@mail.it> ha scritto nel messaggio
news:hsb60n$p4n$1@speranza.aioe.org...
> "mascheroni" <mastrix@reload.it> ha scritto nel messaggio
> news:4be90c25$0$820$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .
>> 9,52
> A 9,74 quanto ci rimetti?
Sulle Borse europee torna a soffiare forte il vento del nervosismo. Tensioni
si sono già viste in Asia, dove l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha
ceduto l'1,1% a 10.411,10 punti stamattina. Lì è già scemata l'euforia della
vigilia per il maxi piano di stabilizzazione della moneta unica, approntato
in una maratona di colloqui che ha coinvolto i ministri finanziari europei
domenica.
I timori che la crisi del debito dell'eurozona possa essere incontrollata,
alimentati da una possibile bocciatura del debito della Grecia,
preannunciata da Moody's stanotte, rimettono indietro le lancette
dell'orologio a venerdì scorso sui listini europei. Se gli investitori ieri
hanno accolto con entusiasmo il Tarp europeo, gli economisti hanno già
iniziato ad avanzare qualche dubbio: lamentano le zone d'ombra
dell'intervento, chiedendosi se il maxi-piano non si limiti in realtà a
posticipare i problemi dell'area euro.
E il motivo è semplice: l'operazione di salvataggio targata Unione Europea e
Fmi, secondo gli addetti ai lavori, non riduce il debito, ma si limita a
spalmarlo su più spalle. E c'è chi come il New York Times calca la mano:
secondo il quotidiano americano esisterebbe il fondato pericolo che mettendo
al sicuro Grecia, Spagna, Portogallo e gli altri Paesi fortemente indebitati
dal verdetto del mercato, i leader politici vadano incontro a una nuova
sconfitta di Pirro, ossia a maggiori difficoltà nel superare l'ostilità
pubblica ai necessari tagli di bilancio.
E a confermare questi timori basta dare un'occhiata al mercato delle valute,
dove l'euro, che ha bruciato i guadagni accumulati ieri e adesso è scivolato
sotto quota 1,27 contro il dollaro. A soffiare di nuovo sul fuoco della
speculazione ci si è messa poi anche Moody's, che ha ventilato un possibile
taglio di rating della Grecia a junk, ossia spazzatura, il mese prossimo.
Per il Professore di Economia a Berkeley, Barry Eichengreen, "l'Europa ha
solo guadagnato tempo".
"Prestare più soldi a governi già molto indebitati non risolve i problemi",
osserva Carl Weinberg, capo economista di High Frequency Economics. "Non è
la fine e non sono sicuro che sia neanche l'inizio della fine. Di sicuro il
maxi-piano ci allontana dalla minaccia di una nuova crisi globale". A Bank
of America si sono portati avanti: hanno calcolato che i Paesi deboli
dell'eurozona, i cosidetti Pigs, da qui al 2013, potrebbero avere bisogno di
una potenza di fuoco di quasi 2 mila miliardi di euro. Escludendo l'Italia e
restringendo l'orizzonte temporale, il conto da pagare resta salato ma
scende a 724,3 miliardi di euro. Una cifra, che si avvicina molto a quei 750
miliardi di euro messi a disposizione da Bruxelles e Fondo Monetario
Internazionale.
"Ieri si è fatto leva sul canale confidence per allontanare o posticipare i
timori che avevano scosso le Borse la scorsa settimana, e su quello
materiale sfruttando i livelli dei tassi e i livelli dei bond", nota Silvio
Peruzzo, economista zona euro per Royal Bank of Scotland. "E' ovvio che gli
investitori che nutrivano dubbi sulla solidità di Spagna, Grecia e
Portogallo, adesso non abbiano cambiato view. Ci vorrà tempo per vedere come
verrà implementato questo piano, dal momento che prossima settimana è già in
programma un nuovo Ecofin, nel corso del quale Spagna e Portogallo
annunceranno nuove misure di aggiustamento e alla luce anche dell'esito
delle urne tedesche, che ha portato Berlino ad avere una nuova situazione in
Parlamento - aggiunge -. Il mercato presto incomincerà a farsi nuove domande
e sarà quello il momento del vero test". Quel giorno potrebbe essere già
arrivato.
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