Non che tutti la mattina facessero la colazione in casa, come nelle
pubblicità della Parmalat, con le mogli sempre giovani e lucenti come
modelle. Chi la mattina presto si versa il latte nella tazza, ha mogli
casalinghe e vive al terzo piano, non in un parco lucente. Tuttavia poteva
inzuppare i biscotti con calma, senza che gli venisse da pensare ai disastri
della finanza. Ieri invece no. Anche se non era davanti al computer la sera
prima, a leggere su Internet le agenzie americane che dicevano che i 4
miliardi di Parmalat alla Bank of America proprio non c'erano.
Il nostro consumatore di cappuccino ieri mattina non sapeva che Merrill
Lynch un anno fa già consigliava di non dar troppa fiducia ai titoli della
Parmalat. Né sapeva di come dall'estate sia palese l'intento del ministro
Tremonti di ridimensionare la Banca d'Italia nella sua funzione di
vigilanza. Neppure, certo, alla prima colazione del sabato, si poteva
chiedergli di saperlo. Tuttavia, sorseggiando il latte davanti al giornale,
una qualche rabbia deve essere venuta anche a lui. Perché nemmeno ci si può
più fidare di chi vende latte coi biscotti. Persino in un'industria, il cui
atto più scabroso doveva essere tirare le tette alle mucche, è arrivato
l'imbroglio della finanza. Addirittura in America una banca molto rinomata
avrebbe creato una società chiamandola «buconero», per dare i soldi a una
controllata della Parmalat. E il tutto certo non per farci bere il latte col
caffè alla mattina.
Ulteriore riprova che la realtà supera sempre l'immaginazione: fosse stata
la sceneggiatura di un film comico sarebbe stata scartata come troppo
irrealistica. Oggi purtroppo è divenuta più che reale. E mostra che nei
bilanci di qualunque impresa, anche della più onesta, nei profitti non si
riesce più a separare l'industria dalla finanza. Ma, se si ha qualche
risparmio, che una mucca finisca alle Isole Caiman, basta a rovinare la
colazione.
E viene più che lecito chiedersi: che fine hanno fatto i controlli? Lo vuol
sapere anche il ministro Tremonti, che con qualche ragione in estate aveva
chiesto già chiarimenti, circa Parmalat, al Cicr, Comitato interministeriale
per il credito e risparmio. E' il suo momento. Pomodori pelati, Lazio e
Roma, amicizie di Tanzi, avvisi di garanzia a Capitalia, tutto pare comporsi
in esecrabile affare romano o per meglio dire papalino. Migliore occasione
per compiacere l'onorevole Bossi e togliere alcune funzioni di vigilanza
alla Banca d'Italia, per darle a un'Authority, non potrebbe certo darsi.
Tuttavia la magistratura indaga; e sulla vigilanza, andrebbe prima pur
sempre verificato chi ha ragione, se quanti puntano il dito all'estero e
contro i revisori, o gli altri.
Si tratterebbe peraltro di capire se davvero in questo buco nero sono meno
esposte le banche italiane di quelle estere. A mettersi insomma solo a
litigare si rischia ora il massacro, una perdita di credibilità del sistema
bancario; per dirla in un modo che non faccia andare di traverso il biscotto
al nostro consuma tore domenicale di caffèlatte. L'esito della disputa sulla
vigilanza è forse meno importante del come ci si arrivi, dunque di come si
conduca la questione Parmalat in questi giorni.
Occorre equanimità. E appunto perciò di non indebolire banche e Via
Nazionale, mentre coordinano la soluzione della parte del dissesto che ci
riguarda. Il gesto di Unicredito che si è assunta le sue responsabilità
cogli acquirenti delle obbligazioni Cirio è certo quello giusto, perché
positivo. Atti altrettanto positivi dovrebbero venire da tutti, in questi
giorni, che sono poi quelli in cui cento e dieci anni fa la Banca d'Italia
iniziò a funzionare.
Il 28 dicembre del 1893, il consiglio superiore della banca nominò i suoi
vertici, e i giorni seguenti due riunioni tecniche la resero operativa. La
banca nasceva dalla fusione di altre tre istituti d'emissione, anche per
porre rimedio allo scandalo della Banca Romana. Giolitti convenne che non
era bene che il governo mettesse un uomo suo a dirigerla; l'ufficio
d'ispezione non si sarebbe più svolto in maniera ef ficace. Certo è strano
come la storia si contorca rovesciandosi, e giri come il cappuccino per una
cucchiaiata.
> Addirittura in America una banca molto rinomata avrebbe creato una società
chiamandola «buconero», per dare i soldi a una controllata della Parmalat.
> Addirittura in America una banca molto rinomata avrebbe creato una società
chiamandola «buconero», per dare i soldi a una controllata della Parmalat.
"Bart67" <bart67@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:bs7daf$aff6v$1@ID-211146.news.uni-berlin.de...
> > Addirittura in America una banca molto rinomata avrebbe creato una
società
> chiamandola «buconero», per dare i soldi a una controllata della Parmalat.
>
> NO, QUESTO NO!!! =
>
>
Veramente è vecchia di un mese.... :-))
"Bart67" <bart67@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:bs7daf$aff6v$1@ID-211146.news.uni-berlin.de...
> > Addirittura in America una banca molto rinomata avrebbe creato una
società
> chiamandola «buconero», per dare i soldi a una controllata della Parmalat.
>
> NO, QUESTO NO!!! =
>
>
Veramente è vecchia di un mese.... :-))
Parmalat : per i risparmiatori 2+2 non fa mai 4
tiberio: amara riflessione sulle parmalat.
La consob DEVE ANDARE A FONDO
torniamo al periodo 7/11/2003 al 14/11/12003
in epoca non sospetta sono state trattate in 6 giorni ben
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15-12-2003 18.03.10
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Piercostanzo: Tutte le categorie hanno dei sindacati e fanno scioperi,noi no.
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