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Vecchio 05-03-2010, 00.47.40
LoZioPuparo
Guest
 
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Predefinito Oliver Stone ancora alle prese con i disastri del capitalismo finanziario provocati dagli "squali". E il protagonista del film è sempre Michael Douglas.

Oliver Stone ancora alle prese con i disastri del capitalismo
finanziario provocati dagli "squali". E il protagonista del film è
sempre Michael Douglas, con qualche anno di galera sul groppone

Gordon Gekko è tornato. La sua faccia è carica di cicatrici e
disillusioni. È stato in carcere per qualche tempo, dove ha affogato gli
anni Ottanta, i lustrini del Novecento, il futuro come opportunitÃ*, un
quarto di new economy, la sacralitÃ* del dollaro e tutto questo senza
rinnegare l’unica certezza che aveva: fare i soldi in fretta è l’unica
cosa che conta. Quando lo vedi arrivare ti accorgi che è più vecchio, ma
il volto è sempre quello di Michael Douglas. È da lui che si riparte.

Sono passati ventitrè anni da Wall Street. Era il 1987 e Oliver Stone,
con ancora il Vietnam nelle budella, si mise a raccontare quegli anni
sbronzi di ottimismo. New York brillava di mille luci, gli yuppies
andavano a caccia di dollari, donne, droga e abiti firmati. La vita era
in mano a questi ragazzotti che avrebbero venduto la madre in
contrassegno, la borsa era un pozzo di adrenalina, era l’eldorado, era
il Klondyke. Era la ferocia di chi brucia il tempo e lo trasforma in
oro. Era la scommessa degli ultimi alchimisti. Stone raccontò tutto
questo e con tempismo profetico quel film segnò la fine di tutte le
illusioni. Quando scese la sera sul 19 ottobre del 1987 il Dow Jones
aveva perso 500 punti, un crollo del 22,61 per cento. Non c’era più
nulla. Tutti quei soldi impalpabili erano sfumati via. Restò la cenere.
È da allora che non crediamo più nel futuro.

Oliver Stone torna sul luogo del delitto. Il 23 aprile esce negli Stati
Uniti e in Italia Wall Street: il denaro non dorme mai. È cambiato
tutto, tranne un paio di cose. Sono crollati i muri e c’è un nero a
Washington, però la finanza senza scrupoli ha ancora il volto di Douglas
e la crisi continua a sfregiare i sogni della gente. Il padre di Stone
era un broker di un capitalismo perduto. Nel vecchio Wall Street il suo
idealismo aveva la giacca consumata di Hal Holbrook, un modesto signore
della finanza, che parla troppo spesso dello sguardo nell’abisso e del
denaro facile che non paga. Se Stone è tornato è ancora una volta per
vendicare il mondo e i valori del padre. Quella sorta di contea perduta
dove i titoli in borsa avevano la stessa sostanza dell’economia reale. I
soldi erano fatica, sudore, case con giardino e operai in Ford. Non era
un mondo migliore. Era solo nascosto meglio. Gli Stone comunque ci
credevano ed è per questo che Oliver, intervistato da Vanity Fair,
continua a dire: «Perché ci sono tornato? Perché è importante. Il
collasso del capitalismo è anche il collasso della nostra societÃ*. Un
milione di dollari sono diventati miliardi. Hanno sostituito gente di
sostanza con gente che faceva soldi. I Volker sono diventati i Greenspan
e l’economia mondiale è sull’orlo del disastro».

Il primo Wall Street spazzò via gli yuppies e l’idea che il denaro cala
docile nelle tasche, basta essere un po’ più svegli degli altri. Spazzò
via l’estetica dei cocktail, l’etica dell’edonismo, la Pop Art, tutti i
cloni di Michael J. Fox. Qualcuno si suicidò, altri faticarono a capire,
quelli che dicevano «se hai bisogno di un amico fatti un cane» rimasero
i ******** di sempre. Ma soprattutto quel 1987 fece capire al mondo che
Ovest ed Est stavano cambiando. Due anni dopo a Berlino cadde il Muro e
c’erano tutti i confini da ricostruire. Aveva ragione Schumpeter. Il
capitalismo ha un brutto carattere: crea e distrugge. Muove la storia,
genera il futuro, ma lascia a terra sacche di insicurezza. E quando
picchia fa male, ma tutto questo serve a tagliare i rami secchi e forse
si porta dietro una sindrome da torre di Babele. Quando gli uomini
esagerano e cercano scorciatoie per arrivare al cielo li riporta con i
piedi per terra. Faticate gente, su le maniche, ora si ricomincia. È
così da sempre, anche prima del ’29.

Il secondo Wall Street è la fine degli anni zero. È la scossa di chi da
troppo tempo aspetta un segno dal cielo e vive in attesa di
un’apocalisse. È il segno che per andare avanti bisogna fare i conti con
l’incertezza, guardarla in faccia e non cercare rifugio in uno Stato che
non c’è più o nel futuro prossimo delle carte di credito. Questa volta
la crisi ci ha detto che se fai i debiti prima o poi ti tocca pagarli.
Ci ha detto che le banche fanno i soldi con i mutui e i prestiti, ma se
poi i soldi non tornano indietro il trucco svanisce. Questa crisi ci
dice che la crepa è virtuale, ma le macerie cadono sulla vita reale. È
questo il paradosso. È come fare debiti con l’avatar e accorgersi che il
fallimento è in carne e ossa. Ecco l’inghippo. Non è colpa del
capitalismo. Noi pensavamo che nel mondo dei sogni non servisse l’etica
della responsabilitÃ*. Svegliatevi: i sogni si pagano.
Alt 05-03-2010, 00.47.40
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 05-03-2010, 10.48.27
l'orsotoro®
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Oliver Stone ancora alle prese con i disastri del capitalismo finanziario provocati dagli "squali". E il protagonista del film è sempre Michael Douglas.


"LoZioPuparo" <nomail@punto.it> ha scritto nel messaggio
news:gMWjn.31994$Ua.1272@twister2.libero.it...
> Oliver Stone [...]



....ma quanti catsso di soldi ha fatto questo "buzzone" semplicemente
raccontando cose già successe infarcite di qualunquismo popolare?!?!?

....preferisco 10...100...1000 volte la banalità di "Una poltrona per due"
che non ha la pretesa di mostrare gli squali di WS e tutti i loro eccessi ed
abusi finanziari, senza il velo moralizzatore che Stone impone ai propri
spettatori. E alla fine è più vero e premonitore.



 

Tags
alle, capitalismo, dagli, disastri, douglas, film, finanziario, michael, oliver, prese, protagonista, provocati, sempre, squali, stone
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