MILANO - Nelle casse della Parmalat non mancano all'appello solo i 4
miliardi di liquidità svaniti nel nulla alle Cayman, ammesso e non concesso
che ci siano mai arrivati. La situazione effettiva si profila molto, molto
peggiore. Nei bilanci del gruppo sono stati iscritti almeno tre miliardi di
debiti in meno rispetto a quelli reali. E così il buco arriva, come minimo,
a sette miliardi. Non basta, perché sarebbero stati falsificati anche i
documenti che attestavano l'esistenza di attività (crediti e quant'altro)
per centinaia e centinaia di milioni di euro. Queste rivelazioni
sconvolgenti vennero fatte 12 giorni fa dallo stesso Calisto Tanzi a un
gruppo di manager americani durante un vertice segreto a Collecchio. Era il
nove dicembre, un martedì. Parmalat vacillava, ma, ancora, reggeva. E quel
giorno andò in scena l'ultimo disperato tentativo di salvare il salvabile.
Di evitare un crac dalle conseguenze imprevedibili. Di arginare la frana
che, di lì a poco, avrebbe travolto quel che restava della credibilità (ma
non solo quella) di un grande nome dell'industria italiana. Al quartier
generale del gruppo, si presentò una delegazione di uomini d'affari
americani. Gente importante, top manager del Blackstone Group, uno dei nomi
più conosciuti della finanza Usa. Erano pronti a entrare nel capitale dell'
azienda italiana, ovviamente a prezzi stracciati, e a farsi carico della
ristrutturazione con l'obiettivo di valorizzare al massimo i marchi
industrialmente più sani.
Quel giorno, quel fatidico nove dicembre, i manager del Blackstone Group
dovevano presentare la loro offerta ai padroni di Parmalat, cioè Calisto
Tanzi e suo figlio Stefano. «Situazione difficile - pensavano gli
americani - ma recuperabile».
D'altronde, non era esattamente quello il loro mestiere, ovvero risolvere
rebus finanziari? Si sbagliavano. E lo capirono già nei primi minuti della
riunione, quando i Tanzi misero le carte sul tavolo.
I bilanci della Parmalat sono falsi, clamorosamente falsi. La liquidità per
4,2 miliardi di euro non c'è. E questo, da venerdì scorso, lo sanno tutti.
Ma gli uomini di Blackstone vennero informati anche del resto. I conti del
gruppo raccontano che nel corso degli ultimi due anni l'azienda di
Collecchio ha ricomprato 2,9 miliardi di bond da lei stessa emessi. In
questo modo, annullando i debiti, è stato dato un taglio netto al passivo.
Ebbene, rivelò Tanzi ai suoi sempre più sconcertati interlocutori americani,
non era vero niente. Quei bond non sono mai stati ricomprati. Come dire, nel
bilancio della Parmalat ci sono quasi tre miliardi di passività in più
rispetto a quanto dichiarato. Terrificante. Dati alla mano, le somme sono
presto fatte: quattro miliardi di attività in meno e tre miliardi di
passività in più. Totale sette miliardi di buco. Quasi 14 mila miliardi di
vecchie lire. E potrebbe non essere ancora finita. Perché da una prima
sommaria analisi di documenti e contratti custoditi a Collecchio è emerso
che anche molte altre attività di bilancio sarebbero in realtà dei semplici
miraggi. Dei falsi clamorosi inseriti nei bilanci al solo scopo di arginare
perdite che di anno in anno diventavano sempre più grandi.
Di fronte a queste rivelazioni i manager di Blackstone non potevano fare
altro che lasciar perdere ogni velleità di conquista. Un paio di giorni dopo
presero un aereo con destinazione New York e abbandonarono la Parmalat al
suo destino. Enrico Bondi era già arrivato a Collecchio in veste di
superconsulente. Ancora una settimana e il cavalier Calisto avrebbe
abbandonato la poltrona di presidente e ogni altro incarico operativo.
Adesso tocca ai nuovi vertici del gruppo, ma soprattutto alla magistratura
chiarire i contorni di una vicenda che appare più grave di ora in ora, a
mano a mano che procedono verifiche e riscontri incrociati. Si profila una
enorme e sistematica falsificazione di documenti: estratti conto bancari,
contratti, azioni. Tutto artefatto. Una storia senza precedenti nella storia
della finanza italiana. Si pensava, almeno fino a ieri, che il buco della
Parmalat fosse stato causato da gigantesche speculazioni in titoli. Adesso
si scopre che la realtà potrebbe essere molto peggiore. Quei titoli proprio
non esistono. Tutto falso. Tutto.
---------------------------------------------------------------------
Questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.bismark.it/Newsgroup segnala gli abusi ad staff@bismark.it
---------------------------------------------------------------------
Questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.bismark.it/Newsgroup segnala gli abusi ad staff@bismark.it
Dopo Repubblica anche il Corriere......
Luciano: Non fa' piu' leggere a "gratis" il giornale in edicola...
Eheheh...troppi costi eh?
Ma non mi abbono manco morto!
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito...