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Vecchio 31-01-2010, 10.16.10
l'orsoYoghi
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Predefinito DIMISSIONI ZERO


di Marco Lillo

Premier, ministri e sottosegretari, sindaci e presidenti, ministri accusati
di colpe ben gravi resistono attaccati alle loro poltrone. Condannati,
inquisiti, sotto processo: B. e i suoi fedelissimi, quelli che non se ne
vanno mai.

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non
necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che
rimane autonoma e indipendente.

(WSI) - Le dimissioni sono un atto dovuto quando si è indagati per peculato
e truffa aggravata e ora pure per induzione a rilasciare dichiarazioni
mendaci, come è accaduto al sindaco di Bologna Flavio Delbono.

Il Fatto Quotidiano non ha mai fatto sconti ai politici di centrosinistra
pugliesi e abruzzesi coinvolti nei due scandali scaturiti dalle spese
allegre nella sanità.

Siamo stati i primi a chiedere le dimissioni del governatore del Lazio,
Piero Marrazzo, che pur non essendo indagato si è posto in una condizione
oggettiva di ricattabilità infilandosi in una storia di sesso, bugie e
videotape incompatibile con la sua carica. Ma non si può continuare a far
finta di niente di fronte alla sconcertante disparità di trattamento tra
destra e sinistra.

L'applicazione di standard morali che potremmo definire "anglosassoni" ha
comportato una vera e propria decimazione della classe politica di sinistra
che ha governato città importanti come Roma, Bologna, Pescara e Bari.

Mentre premier, ministri e sottosegretari, sindaci e presidenti - per non
dire di parlamentari, Marcello Dell'Utri su tutti - accusati di colpe ben
più gravi resistono attaccati alle loro poltrone. Proprio alla luce delle
dimissioni del sindaco bolognese del Pd per una vicenda di poche centinaia
di euro val la pena di rileggere le accuse pendenti contro i principali
esponenti del centrodestra. A partire dal suo leader.

Silvio Berlusconi è sotto processo per corruzione del testimone David Mills
(già condannato per lo stesso reato), è indagato per frode fiscale e
appropriazione indebita per la vicenda Mediatrade.
Inoltre il Cavaliere è imputato per accuse fiscali anche nel processo per la
compravendita dei diritti tv negli anni passati. Il Cavaliere avrebbe
gonfiato per anni i costi di acquisto dei film per creare fondi esteri che
servivano a risparmiare le tasse e a nascondere gli utili ai piccoli soci di
minoranza di Mediaset, società quotata in Borsa.

Quando le sue malefatte sono state scoperte, secondo i giudici, avrebbe
pagato il superteste che poteva incastrarlo per nascondere la verità. Di
fronte ad accuse così gravi il premier resta saldamente al suo posto e anzi,
continua a sfornare leggi ad personam per mettersi al riparo dalle
conseguenze penali di indagini e processi.

Non va meglio sul fronte privato. Il Cavaliere, come Marrazzo e Delbono, si
è posto in una posizione di oggettiva ricattabilità nell'autunno del 2008
quando cercava disperatamente di tacitare con una parte in una fiction un'attrice
che minacciava di raccontare tutto con il megafono e un'altra che "stava
diventando pericolosa". Eppure Delbono e Marrazzo sono nella polvere mentre
lui continua imperterrito a proporre candidature alle ragazze che hanno
frequentato le sue feste.

Di fronte a cotanto modello, i ministri hanno imparato subito la lezione. L'allievo
migliore è certamente Raffaele Fitto. Il ministro per i Rapporti con le
regioni, è stato rinviato a giudizio per corruzione e illecito finanziamento
ai partiti in concorso con l'editore di Libero e del Riformista Giampaolo
Angelucci (il pm contestava anche l'associazione a delinquere e la
concussione ma il gip per queste accuse lo ha prosciolto).

Fitto è sotto processo per una presunta tangente di 500 mila euro che
avrebbe incassato quando era presidente della Puglia dall'imprenditore
sanitario con il vizietto dell'editoria. Angelucci avrebbe versato i soldi
(in parte usando la società editrice di Libero) al partito di Fitto, "La
Puglia prima di tutto" (proprio quello famoso in tutto il mondo per avere
candidato Patrizia D'Addario dopo essere stata a letto con il premier).

Secondo l'accusa, Angelucci avrebbe foraggiato Fitto per ottenere un appalto
da 198 milioni di euro per la gestione di undici cliniche. È interessante
notare che Fitto è sotto processo anche per abuso d'ufficio e peculato, per
l'uso dei fondi regionali, proprio come Delbono.

Invece di dimettersi da ministro, Fitto, avrebbe cercato (secondo quello che
racconta un suo amico magistrato al telefono) di colpire con l'aiuto del
collega Angelino Alfano - mediante un'ispezione e il blocco della
promozione - il pm che aveva osato indagarlo. Per questa vicenda, Fitto e il
ministro della Giustizia sono stati indagati dal Tribunale dei ministri, il
Fatto Quotidiano ne ha parlato il 24 settembre ma poi non se n'è più saputo
nulla.

Ancora peggiore la situazione di Nicola Cosentino. Il sottosegretario all'Economia,
se non fosse parlamentare, sarebbe in carcere con l'accusa gravissima di
concorso esterno in associazione camorristica. Una decina di pentiti parlano
dei suoi rapporti ultraventennali con il clan dei Casalesi. Recentemente è
arrivata una seconda richiesta di arresto che il gip Raffaele Piccirillo ha
rigettato per corruzione in relazione alla raccolta dei rifiuti in Campania.

Anche Roberto Formigoni, pur non essendo mai stato indagato, è stato
pesantemente coinvolto nell'inchiesta milanese sullo scandalo Oil for food.
Il regime di Saddam Hussein prendeva mazzette da un'impresa genovese che era
stata segnalata con un fax dal presidente della regione Lombardia.

Il suo collaboratore Marco Mazzarino De Petro, intestatario di una barca
assieme al leader ciellino del Pdl lombardo, è stato condannato a due anni
per questa vicenda. Le tangenti, infatti, sarebbero finite in parte (900
mila) sui conti degli iracheni e in parte (700 mila) su quelli della
Candonly, una società vicina a Comunione e Liberazione e all'uomo di
Formigoni.

Il presidente della Lombardia, però, non ha chiesto scusa di avere favorito
una lobby che include un dittatore e un corruttore condannato in primo
grado. Ha attaccato a testa bassa i pm colpevoli di avere fatto un'indagine
"illegale e costosa che si regge sul nulla". Altro che dimissioni.



Alt 31-01-2010, 10.16.10
borsa-italia.net
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  #2  
Vecchio 01-02-2010, 09.18.27
l'orsotoro®
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: [ot] DIMISSIONI ZERO (hai ragione, si spostano da una poltrona all'altra...ma sempre NOI continuiamo a pagarli!!!)


"l'orsoYoghi" <l'orsoyoghi@Jellowtone.park> ha scritto

> (WSI) - Le dimissioni sono un atto dovuto quando si è indagati per
> peculato e truffa aggravata e ora pure per induzione a rilasciare
> dichiarazioni mendaci, come è accaduto al sindaco di Bologna Flavio
> Delbono.


......scusa, eh....ma.....guarda che delbono continuiamo a pagarlo noi
Contribuenti.....

Da sindaco di Bologna è tornato a fare il professore universitario (mentre
era in congedo per non perdere il posto e continuare a riscuotere...).....e
se questo signore ha perso la moralità istituzionale, come può mantenerla
insegnando?

Per me dare le dimissioni significa imparare a vivere senza pesare sulle
spalle degli altri........................e non diventare "maestro"!

.....delbuono ha perso l'obolo del comune....non si è dimesso da un bel
niente....e se proprio devo essere sincero l'avrei preferito sindaco che
professore universitario! (sicuramente avrebbe fatto meno danni)



 

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dimissioni
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