Nuovi contratti per lo sfruttamento dei “super giant†iracheni al via,
ma la ripresa economica sta riportando la domanda di greggio a livelli
più alti
TAG: petrolio Giacomo Goldkorn
venerdì, 15 gennaio 2010 - 12:24 Abbonati ai feed RSSInvia ad un amicoStampa
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VOTA: [8] [2] VOTI: [8] [2] In pochi mesi in Iraq verranno firmati
definitivamente i contratti di sfruttamento di alcuni dei giacimenti
“super giant†messi a bando alla fine dello scorso anno e che hanno
visto protagonisti Lukoil (Russia), Petronas (Malaysia), Statoil
(Norvegia), CNPC (Cina) e Gazprom. Anche altre compagnie minori, quali
la Sonangol dell'Angola hanno ottenuto concessioni. Alcuni in consorzio,
altri da soli, in sostanza l'Iraq di al-Maliki ha messo a disposizione
delle compagnie internazionali circa il 28% della propria produzione
petrolifera attuale che si aggira sui 2,4 milioni di barili al giorno.
L'obbiettivo dichiarato, ma come vedremo non realizzabile, è quello di
raggiungere una produzione di circa 12 milioni di barili al giorno per
il 2016. Ciò potrÃ* essere possibile grazie al fatto che gli investimenti
che dovrebbero arrivare a sei mesi dalla firma dei contratti potrebbero
superare i 200 miliardi di dollari, di cui 100 per i giacimenti. Il Pil
dell'Iraq attualmente è al di sotto dei 95 miliardi di euro di cui l'85%
proveniente dall'industria estrattiva.
Con simili dati si dovrebbe verificare una forte immissione di petrolio
nel mercato, oltre 10 milioni di barili al giorno in 5 anni, da parte
del solo Iraq. I seguenti fattori geopolitici ci fanno comprendere come
ciò non sarÃ* possibile.
1.L'Iraq attualmente, a causa delle sanzioni e per accelerare la sua
ricostruzione, non possiede vincoli alla produzione di petrolio
all'interno dell'OPEC di cui è membro. Tuttavia è altamente probabile
che proprio grazie agli ingenti investimenti ed al raggiungimento di
circa 3,5 milioni di barili al giorno l'Organizzazione imporrÃ*
nuovamente al paese vincoli produttivi che gli impediranno di
raggiungere i 12 milioni di barili al giorno. Se ciò non avvenisse
l'Iraq eroderebbe quote di mercato dei paesi confinanti tra i quali Iran
e Arabia Saudita, entrambe economie che si basano sulla produzione di
greggio.
2.Il quadro politico e della sicurezza nel paese è decisamente
migliorato ma niente assicura che ciò rimarrÃ* stabile. Nella regione di
Kirkuk, al nord del paese dove sono presenti molti impianti di
estrazione (circa un terzo del paese) la questione etnica e di sicurezza
è molto instabile e la cittÃ* rappresenta un simbolo per tutte quelle
aree a popolazione mista.
3.Non è ancora stata approvata, e sarÃ* difficile che ciò avvenga in
tempi rapidi, una legge sul petrolio. Attualmente esiste un conflitto di
attribuzione tra le province ed il Governo per la gestione dei nuovi
giacimenti: il Kurdistan rivendica il diritto, negato da Baghdad, di
gestire in proprio le nuove risorse scoperte e quindi di poter
incamerare investimenti ed introiti.
4.La domanda globale di greggio è nel lungo periodo in calo. Lo stimolo
da parte di delle nazioni industrializzate a diversificare le fonti di
approvvigionamento energetico, la creazione di nuove infrastrutture per
l'acquisizione di gas, gli investimenti nel nucleare e soprattutto nelle
fonti rinnovabili contraggono la domanda di greggio a livello globale
nei prossimi 20 anni. Solo una domanda energetica in forte crescita
potrebbe non portare in tempi lunghi ad un abbassamento della domanda di
greggio e di conseguenza al suo prezzo.
Per queste ragioni è verosimile che nel prossimo anno non assisteremo ad
un abbassamento del prezzo petrolifero come sarebbe potuto accadere in
virtù dell'immissione che l'Iraq dovrebbe fare nel mercato. La ripresa
economica, lenta ma costante, sta riportando la domanda di greggio a
livelli più alti in grado di essere sostenuti dai paesi membri OPEC che
nel corso dell'ultimo anno avevano ridotto la loro produzione. Il prezzo
basso registrato nel 2009 è stato il frutto principalmente di un aumento
della capacitÃ* produttiva degli Stati Uniti. Il calo della domanda
globale di greggio non si verificherÃ* nel 2010 a causa delle necessitÃ*
di sostenere la ripresa economica con energia immediatamente
disponibile. Le fonti energetiche alternative al petrolio potranno
produrre sensibilmente i loro effetti nel medio/lungo periodo.
secondo me non conviene investire direttamente in petrolio per svariati
motivi.
chi volesse sfruttare la leva del petrolio per guadagnare dovrebbe farlo
attraverso le societÃ* che lo vendono e lo raffinano,
ENI in prima fila. A quel punto avresti dividendi tutti gli anni e capital
gain nel caso di rialzi.
"MarioItalia" <ilmercato@lib.it> ha scritto nel messaggio
news:3ef4n.11843$Ua.442@twister2.libero.it...
> secondo me non conviene investire direttamente in petrolio per svariati
> motivi.
> chi volesse sfruttare la leva del petrolio per guadagnare dovrebbe farlo
> attraverso le societÃ* che lo vendono e lo raffinano,
> ENI in prima fila. A quel punto avresti dividendi tutti gli anni e capital
> gain nel caso di rialzi.
giusto a proposito di Eni parlavo l'altro giorno con un mio amico che ci
lavora.. dice che sta investendo molto sul nucleare
"}M4Ud|t{" <ocean12@live.it> ha scritto nel messaggio
news:his0q5$l8s$1@speranza.aioe.org...
> "MarioItalia" <ilmercato@lib.it> ha scritto nel messaggio
> news:3ef4n.11843$Ua.442@twister2.libero.it...
>>>> secondo me non conviene investire direttamente in petrolio per svariati
>> motivi.
>>> chi volesse sfruttare la leva del petrolio per guadagnare dovrebbe farlo
>> attraverso le societÃ* che lo vendono e lo raffinano,
>> ENI in prima fila. A quel punto avresti dividendi tutti gli anni e
>> capital gain nel caso di rialzi.
> giusto a proposito di Eni parlavo l'altro giorno con un mio amico che ci
> lavora.. dice che sta investendo molto sul nucleare
.... meglio Enel se vuoi puntare sul nucleare ed energie alternative.
Tuttavia Eni è sempre un ottimo titolo da portafoglio cassettista.
Ma sta investendo molto in kazakistan prendendo anche parecchi rischi...
Certo è che se va in porto l'investimento che sta facendo il titolo nei
prossimi anni potrebbe risentirne positivamente.
snip
> ... meglio Enel se vuoi puntare sul nucleare ed energie alternative.
> Tuttavia Eni è sempre un ottimo titolo da portafoglio cassettista.
> Ma sta investendo molto in kazakistan prendendo anche parecchi rischi...
> Certo è che se va in porto l'investimento che sta facendo il titolo nei
> prossimi anni potrebbe risentirne positivamente.
vero quel che dici su enel ... ma che succede se effetivamente ora iraq si
rimette a pompar oil come un dannato? alcuni credono che prezzo restera'
su' grazie ai consumi... io non son cosi' sicuro.
Quindi meglio enel?
E il debito ?
E il controllo "politico" sulle tariffe?
"MarioItalia" <ilmercato@lib.it> ha scritto nel messaggio
news:3ef4n.11843$Ua.442@twister2.libero.it...
> secondo me non conviene investire direttamente in petrolio per svariati
> motivi.
> chi volesse sfruttare la leva del petrolio per guadagnare dovrebbe farlo
> attraverso le società che lo vendono e lo raffinano,
> ENI in prima fila. A quel punto avresti dividendi tutti gli anni e capital
> gain nel caso di rialzi.
Ciao immobiliarista! ;-)
....lo sai che ci sono degli stolti che hanno in carico le ENI da oltre 10
anni con pmc inferiore a 8 euro? Senza considerare i dividendi incassati e
la rivalutazione del capitale.....solo le coperture durante le fasi di
ribasso....
"l'orsotoro®" <orsoUNDERSCOREtoro@yahooDOT.it> ha scritto nel messaggio
news:hisdg4$7b2$1@speranza.aioe.org...
> "MarioItalia" <ilmercato@lib.it> ha scritto nel messaggio
> news:3ef4n.11843$Ua.442@twister2.libero.it...
>>>> secondo me non conviene investire direttamente in petrolio per svariati
>> motivi.
>>> chi volesse sfruttare la leva del petrolio per guadagnare dovrebbe farlo
>> attraverso le società che lo vendono e lo raffinano,
>> ENI in prima fila. A quel punto avresti dividendi tutti gli anni e
>> capital gain nel caso di rialzi.
> Ciao immobiliarista! ;-)
> ...lo sai che ci sono degli stolti che hanno in carico le ENI da oltre 10
> anni con pmc inferiore a 8 euro? Senza considerare i dividendi incassati e
> la rivalutazione del capitale.....solo le coperture durante le fasi di
> ribasso....
> Il cane a sei zampe.....che bestia! ;-)
Eni non mi ha mai tradito. Tuttavia prima della crisi per poter aumentare la
mia diversificazione ho venduto sui 25 euro ad azione.
Comunque basta guardare il grafico ENI a 5 anni per capire che anche durante
la fase di crisi ha resistito e non poco, visto che al momento attuale si
trova a circa 18 euro ad azione.
prezzo petrolio
David: Voi che ve ne intendete piu' di me...quali sono,secondo voi, le prospettive
sul prezzo del petrolio per la prossima settimana?
Grazie a tutti!
Borsa
1
01-12-2007 17.29.06
Cosa accadrà ai mercati?
.Afef la bella tunisina.....: Bony su.......
http://geronimoscalper.blogspot.com
Borsa
1
06-10-2006 11.18.04
prezzo petrolio
tizio: perchè è diverso il prezzo del petrolio su NY da quello quotato su Londra?