Gli Stati di fronte alle tre scelte brutali del 2010: Inflazione, Forte
pressione fiscale o Cessazione dei pagamenti.
Come già anticipato dal LEAP/2020 nel Febbraio scorso, in mancanza di un
importante riassetto del sistema monetario internazionale, il mondo sta
entrando attualmente nella fase della dislocazione geopolitica mondiale
della crisi sistemica globale.
Per l'anno 2010, sul fondo della depressione economica e sociale e dell'accresciuto
protezionismo, questa evoluzione sta così condannando la maggioranza degli
Stati a scegliere fra tre scelte "brutali" e cioè: l'inflazione, la forte
crescita dell'imposizione fiscale o la cessazione dei pagamenti.
Un numero crescente di paesi (USA, Regno Unito, Eurolandia [1], Giappone,
Cina [2], avendo già sparato tutte le cartucce in materia di politiche di
bilancio e di politiche monetarie nella crisi finanziaria del 2008/2009, non
può più in effetti darsi altre alternative.
Tuttavia, per un riflesso ideologico, e per tentare di evitare con tutti i
mezzi a loro disposizione delle scelte dolorose, essi nondimeno tentano di
lanciare dei nuovi piani di stimolazione economica (spesso sotto altre
denominazioni) perfino quando è diventato evidente che i formidabili sforzi
pubblici di questi ultimi mesi miranti a rilanciare la crescita economica
non saranno affatto recepiti dal settore privato.
In effetti il consumatore, come lo si è conosciuto ed inteso da parecchi
decenni a questa parte è praticamente morto, e non esiste alcuna speranza di
poterlo resuscitare [3].
Dato che oggi quasi il 30% delle economie dei paesi occidentali è costituito
da "zombie economici" - istituzioni finanziarie, imprese, e perfino Stati,
la cui sopravvivenza è dovuta soltanto alle massicce e quotidiane iniezioni
di liquidità nel sistema effettuate dalle banche centrali, l'ineluttabilità
della "ripresa impossibile" [4] è dunque confermata.
Il "si salvi chi può" internazionale e sociale (in seno a ciascun paese) è
così programmato, così come l'impoverimento generale dell'Ex Occidente,
Stati Uniti in testa. In effetti stiamo assistendo in diretta al fallimento
dell'Occidente, con dei dirigenti incapaci d'affrontare la realtà del mondo
successiva alla crisi, e che si ostinano a ripetere le ricette del passato
per cui tutti possono constatarne l'inefficacia.
In questo GEAB N° 39, il nostro gruppo ha deciso di sviluppare le proprie
anticipazioni sull'evoluzione generale dell'anno 2010, il quale sarà
caratterizzato da queste scelte da parte degli Stati principali, limitate
alle tre scelte brutali che sono l'inflazione, la forte pressione fiscale o
la cessazione dei pagamenti, e di tutti i loro vani tentativi per evitare
queste scelte dolorose.
Essendo la morte del consumatore, così come l'abbiamo conosciuto per una
trentina di anni, una delle cause di questo impasse dei piani di rilancio,
analizziamo il fenomeno in questo numero del GEAB così come le conseguenze
per le imprese, il marketing e la pubblicità.
In materia geopolitica sviluppiamo altresì in questo GEAB N° 39 le
anticipazioni di LEAP/2020 riguardo la Turchia in previsione del 2015, sia
nei confronti della NATO che della UE. Resta inteso che presenteremo le
nostre raccomandazioni mensili così come i risultati dell'ultimo
Global/Eurometre.
Le ricette del passato senza effetto sulla crisi sistemica globale
Le possibilità per gli Stati di sfuggire alle tre scelte brutali si
riassumono in due speranze molto semplici: che riprendano o i consumi oppure
che gli investimenti privati.
Senza una o l'altra di queste dinamiche positive, gli Stati non avranno
altra scelta nel 2010 che quella d'aumentare in maniera significativa le
imposte per fronteggiare gli enormi deficit pubblici, lasciare che l'inflazione
corra affinché si riduca il peso del loro indebitamento oppure dichiararsi
insolventi.
Alcuni fra loro, come gli Stati Uniti, il Regno Unito, l'Irlanda, l'Argentina,
la Lettonia e forse anche la Spagna, la Turchia, il Dubai o il Giappone
potrebbero dover scegliere di usare le tre opzioni contemporaneamente.
Ora, sul fronte dei consumi come su quello degli investimenti, le tendenze
sono molto negative. Il consumatore riceve da tutte le parti pressioni ad
economizzare in maniera duratura, a rimborsare i suoi debiti e, più
generalmente, a rifiutare (volontariamente o meno) il modello di consumo
occidentale di questi ultimi trenta anni [5] che porta la crescita,
segnatamente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, a dipendere quasi
interamente da lui [6].
Quanto alle imprese, la loro mancanza di visibilità (per essere positive) o
le loro previsioni negative provocano una caduta degli investimenti che le
restrizioni al credito, organizzate dalle banche, non fanno altro che
accentuare [7].
L'investimento pubblico cozza dal suo lato con i propri limiti di bilancio
perché i piani di rilancio non potranno essere prolungati o rinnovati in
maniera significativa salvo far crescere ancora di più i deficit pubblici e
condannarsi, da qui alla fine del 2010, a dovere assumere simultaneamente
due delle tre scelte brutali [8].
In effetti gli Stati devono affrontare pressioni crescenti (opinione
pubblica, organismi di controllo, operatori privati) [9] per riequilibrare
le loro situazioni di bilancio che sono come minimo inquietanti e spesso
pericolose. Tanto vale dire subito che gli investimenti pubblici per il
periodo 2010/2011 sono condannati a ridursi come una pelle di zigrino
("Zigrino, pelle di grossi pesci, di superficie granulosa e scabra che,
conciata, serve a fabbricare scarpe, coperture di borse e di libri." Qui il
riferimento è al fatto che i bilanci 2010/2011 avranno una dimensione molto
limitata, per analogia con la pelle di zigrino che, solo dopo la conciatura,
aumenta considerevolmente di superficie - NDT).
Per quel che riguarda la domanda esterna, si assiste ad una saturazione
completa: tutti vogliono ormai esportare, per trovare il consumatore avido o
l'impresa che vuole investire, al loro vicino, e questo a causa della
mancanza di domanda interna. Il mito dominante è che l'Asia, e la Cina in
particolare, fornirà questo "nuovo consumatore all'occidentale".
Oltre al fatto che ci saranno molti chiamati e pochi esclusi non cinesi o
non asiatici per approfittare del mercato della regione, immaginare che il
consumatore (cinese, asiatico) sarà così avido così come quello occidentale,
oramai moribondo, vuol dire non fare caso alla natura sistemica della crisi
attuale. Eppure L'industria del lusso ed i suoi insuccessi attuali in Asia
ne forniscono una buona illustrazione.
E allora che cosa resta?
L' "economia "zombie" rappresenta oramai una parte considerevole dell'economia
mondiale.
Banche centrali che continuano ad approvvigionare i mercati finanziari di
liquidità sperando che, ad un dato momento, questo immenso sforzo
quantitativo provocherà un salto qualitativo verso l'economia reale.
Pretendendo sempre che la crisi non rifletta un problema d'insolvenza
generalizzata delle banche, dei consumatori, degli organismi pubblici e di
parecchie imprese, in particolar modo negli Stati Uniti, nel Regno Unito, le
banche aspettano Godot creando le condizioni per una forte inflazione e per
un crollo delle loro rispettive monete nonché delle loro finanze pubbliche.
Stati, che assumendo senza batter ciglio tutte le colpe delle banche e
seguendo nondimeno ancora e sempre i consigli dei banchieri, si sono
indebitati al principio aldilà di ogni ragionevolezza, poi aldilà del
sopportabile, e che oggi si apprestano a tagliare drasticamente le spese
pubbliche [10] aumentando fortemente le imposte, in modo da tentare di
evitare la bancarotta [11].
"Zombie economici" [12], privati o pubblici, che compongono oramai una parte
considerevole delle economie occidentali e cinesi: Stati in corso di
cessazione dei pagamenti effettivi (come il Regno Unito o gli Stati Uniti)
ma che nessuno tecnicamente dichiara come tali, imprese in fallimento ma che
continuano a lavorare come se niente fosse per evitare una disoccupazione
ancora più massiccia [13], banche insolventi [14] per le quali si modificano
le regole contabili e che si fanno ingrandire per meglio nascondere i loro
attivi oramai senza valore, al fine di respingere il più tardi possibile la
loro implosione [15].
Mercati finanziari che nutrono i loro rialzi con liquidità graziosamente
offerte dalla banche centrali [16] preoccupate di restituire al
consumatore/operatore di borsa il sentimento della ricchezza, affinché
ricominci a essere se stesso ed a consumare in modo massiccio mentre tutte
le categorie di attivi [17], come l'oro per esempio, sono egualmente in
rialzo (e spesso in modo molto forte), segno d'una inflazione già ben
vigorosa.
Disoccupati che s'accumulano a decine di milioni dentro e fuori le
statistiche ufficiali, garanzia di un 2010 socialmente brutale e
commercialmente ubicato sotto il segno del protezionismo per la salvaguardia
dell'impiego (attraverso le barriere tariffarie, ambientali o sanitarie, o
attraverso delle semplici svalutazioni competitive), mentre i governanti si
domandano per quanto tempo ancora potranno sostenere il costo globale del
risarcimento di questa disoccupazione massiccia, senza alcuna ripresa all'orizzonte
[18].
LEAP/2020 aveva già scritto in Febbraio e Marzo 2009 che senza una
rielaborazione completa del sistema monetario internazionale prima dell'estate
2009, il mondo si sarebbe orientato ineluttabilmente verso questa situazione
di dislocazione geopolitica globale, tipo "una grandissima depressione" a
livello planetario, basata sul crollo del pilastro americano del passato.
Ci siamo [19].
Dietro le cifre che, perfino adulterate [20], non riescono più nascondere il
deterioramento della situazione economica e sociale mondiale, e la
continuazione della discesa agli inferni dell'economia e della società
americana, è questa realtà che si profila chiaramente adesso e che diventerà
una evidenza per tutti da qui all'inizio del secondo trimestre del 2010. In
questo GEAB N° 39 il nostro gruppo tenta, come ogni mese, d'anticipare
queste principali evoluzioni affinché ciascuno, personalmente o nelle sue
mansioni, possa prepararsi al meglio al contesto molto difficile del 2010: l'anno
dove le ricette del passato mostreranno definitivamente la loro inefficacia
per contenere al crisi sistemica globale.
La crisi che stiamo vivendo non l'aveva prevista nessuno, da un anno a
questa parte non passa giorno che non ci fanno leggere previsioni
apocalittiche e non succede un bel niente. Che siano da leggere sempre al
contrario le previsioni macroeconomiche?
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secondo europe2020 siamo ad 1/3 della crisi
}M4Ud|t{: la realtà è manipolata e la crisi in corso è in procinto di eliminare il 30%
del valore dei beni a livello mondiale
l'articolo in inglese è qui:
...
Borsa
5
02-10-2009 15.08.20
Se di crisi globale si tratterà.......
Jack \(OTTOBRE ROSSO\) ® .: In Ungheria, la rivolta contro il primo ministro Ferenc Gyurcsan della
coalizione socialista che in una delle riunioni a porte chiuse con i suoi
uomini di partito, aveva confessato di aver mentito...