FareFuturo, il think tank della destra post An,
contro ogni idea leghista.
Risultato: sono sempre più lontani dal sentire
comune.
di Simone Girardin
dal quotidiano "La Padania" di oggi
- parte iniziale dell'articolo -
Che "Fare Futuro", il think tank della destra
post AN, guardi al futuro lo dice il nome
stesso.
Che invece, nel tracciare le sue riflessioni
politiche e culturali per il Paese mostri il volto
del detentore dell’unica verità, è quanto meno
preoccupante.
Il risultato, a prima vista, potrebbe non essere
così evidente.
Eppure, a ben guardare, a leggere con
attenzione i contributi scritti e orali dei finiani,
si scopre che le loro risposte mostrano
l’arroganza di chi si sente in qualche modo
superiore a tutto e tutti.
Così capita che l’ipotesi leghista di fare un
referendum (consultivo locale) sui minareti
anche a casa nostra sulla scia di quanto
visto in Svizzera o di inserire la croce sul
tricolore si trasformi in un’occasione ghiotta
per Fare Futuro di insegnarci come va il
mondo. ...""
Re: "Le élite contro il Popolo" (articolo di oggi)
On 2 Dic, 14:11, Viva Gentilini <sume...@libero.it> wrote:
> http://www.leganord.org/lapadania/PADA_01_C_S_R1.pdf
> ""LE ELITE CONTRO IL POPOLO
> FareFuturo, il think tank della destra post An,
> contro ogni idea leghista.
> Risultato: sono sempre più lontani dal sentire
> comune.
dici questo articolo, immagino:
<<La Lega, la croce
e la "mala fede"...
di Antonio Rapisarda
Che la Lega parli del tricolore in chiave positiva è di per sé una
notizia. Ma basta poco per capire il trucco e per comprendere che si
tratta in fondo della solita provocazione. Adesso, infatti, arriva
anche l’idea di mettere il crocifisso nella bandiera italiana in nome
di un’identità che sarebbe direttamente proporzionale al rifiuto di un
minareto. “Esempio Svizzera”, spiegano. Al di là della bizzarria – il
contesto in cui è nato il tricolore non brillava certo per ortodossia
cattolica ma era impregnato proprio di quella cultura massonica così
invisa a Roberto Castelli – il referendum in Svizzera va preso per
quello che è: la paura di un paese che pian piano sta perdendo il suo
antico prestigio e che per questo si difende. Rispetto all’Italia è
diverso il contesto, sono diversi gli equilibri, è diversa la posta in
palio.
Quello per cui esulta il Carroccio non è tanto il risultato in sé, ma
la scusa per lanciare un segnale politico. La strumentalizzazione a
uso interno della vicenda, ad esempio, sarebbe contro un presunto
“partito” filo islamico all’interno della maggioranza di governo. E
ciò perché nel Pdl una discussione matura sull’integrazione e la
cittadinanza degli extracomunitari è in atto come accade nei partiti
postideologici. Insomma, così come per le ronde, una certa condotta
politica della Lega continua a essere più strumento di propaganda e di
rissa interna che strumento di governo della cosa pubblica. Con
l'andare del tempo, però, questa rischia di assumere i contorni di una
visione paranoica della politica. Della quale è probabile che anche
gli elettori del Carroccio finiranno per stancarsi.
Ma la cosa più singolare è l’utilizzo strumentale della fede religiosa
nel campo politico. Era stato già evidente con l’idea malsana di
utilizzare un presunto “spirito del Natale” come giustificazione per
espellere dalle proprie case gli immigrati irregolari, come nel caso
di Coccaglio. Una commistione sgangherata tra fede e politica che ha
costretto la Chiesa a esprimersi in modo inequivocabile sul concetto
di accoglienza. E che non sembra per niente un modo di rispondere
all’estremismo islamista. Perché agendo così il Carroccio, in fondo,
si pone sullo stesso piano di ciò che rimprovera all’Islam: il fatto
di non prevedere una scissione netta tra fatto religioso e fatto
politico.
Ecco, il senso della croce nel tricolore sarebbe una forzatura e un
segnale distorto, inammissibile per un grande paese come l’Italia. Un
non senso pericoloso perché rischia di far passare un messaggio di
chiusura che non riguarda più la legalità e la sicurezza (concetti che
non sono minimamente in discussione) ma proprio la realtà etnico-
religiosa degli islamici. Una deriva che dai cattolici (quelli che
indossano l’abito talare, per intenderci) è stata definita «un duro
colpo a libertà religiosa e integrazione», come ha spiegato il
segretario dei vescovi svizzeri. Non è un caso che le gerarchie
cattoliche sempre più spesso stigmatizzino tali affermazioni: proprio
perché la Santa sede comprende la pericolosità di questo tipo di
messaggi. Altro che difesa delle radici cristiane allora. Altro che
identità nazionale. Quella che dimostra il Carroccio, sia per ciò che
riguarda il tricolore sia per la croce, sembra essere piuttosto “mala
fede”.
nel caso, penso al contrario di farefuturo che la quasi totalità dei
musulmani se ne fregherebbe abbastanza dell'inserimento della croce
nella bandiera (salvo il fatto che possa essere vista non come simbolo
religioso ma appunto come simbolo di chiusura, ma in questo caso più
che la croce bisogna guardare chi la mette).
sono concorde col testo invece laddove dubita della "difesa delle
radici cristiane e nazionali" da parte della lega, che mi sembra
pretestuosa in quanto a corrente alternata. ma questo in fondo si può
dire di tutte le azioni di qualunque parte politica.
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