Accadono cose più gravi ma non si può trascurare il pedinamento televisivo (il video è a fondo pagina) che Canale 5 ha
riservato al giudice Mesiano, estensore della sentenza che obbliga Mediaset a pagare 750 milioni di euro a De Benedetti
per lo scippo della Mondadori, ottenuta a suo tempo con la corruzione del giudice Metta da parte di Previti con fondi
Fininvest.
Sul giudice Mesiano Berlusconi aveva subito sparato a zero: ne vedremo delle belle, aveva pronosticato, rivelando così
di averlo visto in anteprima e magari commissionato. Lo zelo dei suoi dipendenti si è applicato a tamburo battente.
Conta poco che il pedinamento abbia avuto esito minimalista. Il modesto servizio di Claudio Brachino ha infatti
appurato che il giudice era impaziente mentre aspettava il suo turno dal barbiere. Non avendo niente di più succoso il
commento qualificava il comportamento come stravagante. Anzi: "Alle sue stravaganze siamo ormai abituati". Frase
curiosa ma rivelatrice. Sembra implicare una sorveglianza di durata tanto serrata da produrre nei sorveglianti
assuefazione. Si saranno messi all'opera subito dopo la sentenza o addirittura prima, come cautela preventiva? Chi può
saperlo?
Ma conta molto di più che la rete ammiraglia di Berlusconi abbia pedinato il giudice, lo abbia ripreso a sua insaputa,
lo abbia mostrato ai telespettatori, abbia cercato maldestramente di coinvolgerlo in becere trasmissioni. Oggetto di
sguardo indiscreto qualsiasi momento di vita quotidiana può essere travisato con l'aiuto di un commento insinuante. Il
gesto più insignificante può essere additato come sintomo rivelatore di un'attitudine che, proprio perché non spiegata
e misteriosa, può apparire ancora più insidiosa: prova provata di un carattere ostile.
L'allusione che si fa maldicenza resta generica ma assume un carattere di precisione chirurgica. Vuol dire: questo che
vedete è l'uomo qualsiasi che ha imposto una multa smisurata al presidente del consiglio migliore che l'Italia abbia
mai avuto. E noi ve lo mostriamo nella sua insignificante quotidianità. E' legittimo che un uomo così insignificante
possa colpire l'eletto dal popolo? E il popolo non dovrà allora esprimere riprovazione per un gesto che cancella
l'abisso che deve separare l'uomo comune dal capo?
Si può perfino pensare che lo zelante Claudio Brachino non sia stato consapevole dello squadrismo intrinseco del suo
servizio: puro olio di ricino mediatico. Ma la possibile, per quanto improbabile, ignoranza dello strumento attivo non
può far dimenticare l'evidenza schiacciante del possesso proprietario. La rete è del padrone che sta al vertice del
potere politico. Il servizio potrebbe anche essere perfettamente anonimo. Ma la firma è una sola. E svela la miseria di
un potere che deve ricorrere alla ritorsione personale nei confronti del singolo magistrato.
Qui c'è una contraddizione vistosa. Nelle intenzioni del governo, in un disegno di legge in preparazione, si dovrebbe
perfino ignorare il nome e il volto del magistrato in causa. Si vuole una giustizia anonima per troncare alla radice il
protagonismo dei giudici. Misura che nega il diritto alla conoscenza da parte del cittadino. Ma qui è rovesciata con
impudicizia estrema: non solo si deve sapere chi è il giudice ma addirittura lo si mostra nella sua indifesa
quotidianità. E per questo servizio il presidente del consiglio usa i suoi mezzi privati. In una qualsiasi altra
democrazia ne sarebbe privo. Ma qualche commentatore bipartisan penserà che va già bene che non abbia usato i mezzi
pubblici.
* Io sto con Papi
pirex: Io sto con Papi - 23/06/09
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