Il minimo che gli elettori possono pretendere da ogni governante
I giornali esistono per fare domande E domani le pubblichiamo anche noi
JOFFRIN: "DOMANI PUBBLICHIAMO LE 10 DOMANDE" E' un inammissibile attacco alla libertà di espressione e di critica. Non
mi stupisce che venga da un personaggio come Berlusconi, ma è un segnale inquietante per tutta l'Europa. Tra l'altro,
non escludo che si possa fare ricorso alla Corte europea per contrastare questa palese minaccia al diritto
dell'informazione. I metodi del primo ministro italiano mostrano un disprezzo assoluto delle regole democratiche.
Rispondere alle domande dei giornalisti è infatti il minimo che gli elettori possono pretendere da ogni governante.
Berlusconi invece è infastidito da ogni manifestazione di opposizione. Fa finta di dire che sono attacchi alla sua vita
privata e cerca di nascondere alle troppe menzogne che ha detto in questi mesi. I suoi metodi mi ricordano quelli di
Putin: manca soltanto che faccia uccidere i giornalisti più scomodi. In Francia non sarebbe pensabile una denuncia come
quella che ha fatto Berlusconi a Repubblica. Sarebbe uno scandalo. Esiste una tacita regola repubblicana che impedisce
al Presidente di portare in giustizia giornalisti e oppositori. Libération ha deciso che pubblicherà domani le 10
domande di Repubblica a Silvio Berlusconi. Laurent Joffrin (direttore di Liberation)
GREILSAMER: "SEMBRA UNA BRUTTA FAVOLA" Se il Presidente Berlusconi è il garante delle libertà pubbliche in Italia, come
può fare causa contro Repubblica? Se il Presidente deve assicurare alla stampa le condizioni per il pluralismo, come
ammettere poi che gli chieda un riscatto pari a 1 milione di euro? Se il Presidente è il padre della nazione, come
comprendere che si rivolti contro uno dei suoi figli ombrosi e indipendenti? Un Presidente contro un Giornale: sembra
una brutta favola. Si chiama scandalo. Laurent Greilsamer (vicedirettore Le Monde)
THREARD: "BERLUSCONI FACCIA MARCIA INDIETRO" Pochi presidenti francesi hanno brandito la minaccia legale contro un
giornale. Nei rari casi in cui è successo, sono stati costretti a rinunciare. Il caso di Berlusconi mi ricorda la
storia di Valery Giscard d'Estaing e del Canard Enchainé. Quando il settimanale pubblicò l'inchiesta sullo scandalo dei
diamanti del ditattore Bocassa, il presidente promise di denunciarli. Poi, però, fece marcia indietro. Aveva capito che
sarebbe diventato ancor più impopolare e che gran parte del paese lo avrebbe accusato di voler imbavagliare la stampa.
E' auspicabile che Berlusconi faccia altrettanto. Un primo ministro deve essere al di sopra della mischia. Yves Threard
(vicedirettore Le Figaro)
RUSBRIDGER: "ESISTIAMO PER FARE DOMANDE" Gli organi di informazione indipendenti esistono per chiedere domande scomode
ai politici. In Gran Bretagna, come nella maggior parte delle democrazie, sarebbe impensabile per un primo ministro
fare causa a un giornale perché fa delle domande. Sarebbe anche impensabile usare le leggi sulla diffamazione per
impedire ai cittadini di sapere quello che autorevoli giornali stranieri stanno dicendo sul loro paese. Le azioni
contro la Repubblica somigliano molto a un tentativo di ridurre al silenzio o intimidire gli organi di informazione che
rimangono direttamente o indirettamente indipendenti dal primo ministro italiano. Spero che i giornali di tutto il
mondo seguano con grande attenzione questa storia. Alan Rusbridger (direttore del quotidiano The Guardian di Londra)
CAMPBELL: "INIMMAGINABILE" Chiunque abbia esperienza del modo in cui funzionano i media in Gran Bretagna, troverà
piuttosto straordinario il fatto che un primo ministro faccia causa a un giornale per una serie di domande, e per avere
riportato quello che scrivono giornali stranieri. Il tutto è ancora più straordinario perché il primo ministro in
questione è a sua volta un potentissimo editore. Un fatto, anche questo, che sarebbe inimmaginabile nella cultura
politica del nostro paese. Alastair Campbell (ex portavoce di Tony Blair)
DI LORENZO: "E' IN GIOCO LA DEMOCRAZIA" Per il direttore di Die Zeit, "la questione non riguarda certo solo Repubblica,
è in gioco il ruolo dei media in una democrazia. E non credo che Repubblica si lascerà intimidire, per cui non capisco
il passo di Berlusconi nemmeno da un punto di vista tattico. Giovanni Di Lorenzo (direttore di Die Zeit)
VIDAL: "UN AVVERTIMENTO A TUTTI I GIORNALISTI" Questa denuncia è un avvertimento a tutti i giornalisti italiani, un
modo di zittire la stampa. Il messaggio è chiaro: vietato criticare, vietato fare domande. E' molto preoccupante vedere
che il premier italiano vuole colpire così platealmente una delle poche voci di informazione libera e indipendente. La
cifra richiesta, poi, è disproporzionata. Nel merito il premier italiano sbaglia, perché il compito di un organo di
stampa è anche quello di fare domande. La Repubblica ha posto domande non soltanto sono legittime ma sono anche
doverose, visto che Berlusconi ha spudoratamente mentito al suo paese. Questo attacco legale dimostra che in Italia c'è
un'anomalia, ovvero un premier proprietario di un impero mediatico che ha anche la tendenza a voler mettere sotto
silenzio l'opposizione. Reporters Sans Frontières è pronta a denunciare in ogni sede internazionale questo grave
attacco alla libertà di stampa in Italia. Esa Vidal (responsabile Europa Reporters sans Frontieres)
WERGIN: "IN ITALIA POCA PLURALITA" Secondo Clemens Wergin, editorialista di politica estera ed esperto di affari
italiani della Welt, a proposito della querela di Berlusconi legata alle dieci domande poste da Repubblica, "il fatto è
strano, visto che la pluralità del panorama mediatico in Italia mi sembra già abbastanza ristretto. La situazione
appare a tinte forti in generale, uno scandalo in cui sembra essere coinvolto il capo del governo italiano, feste forse
con prostitute seminude, sembra molto strana, vista dalla Berlino protestante, dove governa una Cancelliera tutt'altro
che a forti tinte. Berlusconi ha commesso un grave errore, sembra che non capisca il ruolo di una stampa libera. Il
semplice fatto che Repubblica abbia posto domande è parte del giusto ruolo dei media. Uno stile inquietante." Clemens
Wergin (editorialista del Die Welt)
GIESBERT: "LA DEMOCRAZIA E' MALATA" Il conflitto tra il potere politico e la stampa è sempre latente ma quando esplode
in questo modo significa che la democrazia è malata. Finora in Francia c'è stata una regola d'oro secondo la quale i
Presidenti non si rivolgono a un giudice per difendersi dagli attacchi dei giornali. Per i francesi la funzione
presidenziale è sacra. Il capo dello Stato sa che se si abbassasse a questi metodi contro la stampa perderebbe
inevitabilmente prestigio. Il fatto che Berlusconi abbia attaccato legalmente Repubblica è un'ammissione di debolezza.
Il vostro capo del governo si comporta come un qualsiasi cittadino, dimenticando il suo ruolo istituzionale. Ma per il
vostro giornale è paradossalmente anche un attestato di libertà e di indipendenza. Franz-Olivier Giesbert (direttore di
Le Point)
THUREAU-DAUGIN: UN PRECEDENTE PERICOLOSO PER L'EUROPA Courrier International aveva già pubblicato le prime 10 domande a
Berlusconi. Dopo questo attacco legale degli avvocati del premier, abbiamo deciso che mostreremo ai nostri lettori
anche le 10 nuove domande. Ci sembra un atto doveroso nei confronti di Repubblica, che ha condotto una campagna
insistente e coraggiosa. Sarebbe molto preoccupante se i magistrati italiani stabilissero il carattere diffamatorio di
questi dieci, semplici interrogativi. Potrebbe essere un precedente pericoloso per tutta l'Europa. Philippe Thureau-
Daugin (direttore di Courrier International) (28 agosto 2009)
Re: Il minimo che gli elettori possono pretendere da ogni governante
che si tolga dalle palle a 65 anni per raggiunti limiti di età
cerebrale,come i comuni mortali,o al massimo che possa fare 2 mandati senza
pesare sulle spalle dei contribuenti dopo due soli anni di mandato.
Re: Il minimo che gli elettori possono pretendere da ogni governante
"Nomen Nescio" <nobody@dizum.com> ha scritto nel messaggio
news:4DT22PX840054.6740393518@reece.net.au...
> I giornali esistono per fare domande E domani le pubblichiamo anche noi
> JOFFRIN: "DOMANI PUBBLICHIAMO LE 10 DOMANDE" E' un inammissibile attacco
alla libertà di espressione e di critica. Non
> mi stupisce che venga da un personaggio come Berlusconi, ma è un segnale
inquietante per tutta l'Europa. Tra l'altro,
> non escludo che si possa fare ricorso alla Corte europea per contrastare
questa palese minaccia al diritto
> dell'informazione. I metodi del primo ministro italiano mostrano un
disprezzo assoluto delle regole democratiche.
> Rispondere alle domande dei giornalisti è infatti il minimo che gli
elettori possono pretendere da ogni governante.
> Berlusconi invece è infastidito da ogni manifestazione di opposizione. Fa
finta di dire che sono attacchi alla sua vita
> privata e cerca di nascondere alle troppe menzogne che ha detto in questi
mesi. I suoi metodi mi ricordano quelli di
> Putin: manca soltanto che faccia uccidere i giornalisti più scomodi. In
Francia non sarebbe pensabile una denuncia come
> quella che ha fatto Berlusconi a Repubblica. Sarebbe uno scandalo. Esiste
una tacita regola repubblicana che impedisce
> al Presidente di portare in giustizia giornalisti e oppositori. Libération
ha deciso che pubblicherà domani le 10
> domande di Repubblica a Silvio Berlusconi. Laurent Joffrin (direttore di
Liberation)
> GREILSAMER: "SEMBRA UNA BRUTTA FAVOLA" Se il Presidente Berlusconi è il
garante delle libertà pubbliche in Italia, come
> può fare causa contro Repubblica? Se il Presidente deve assicurare alla
stampa le condizioni per il pluralismo, come
> ammettere poi che gli chieda un riscatto pari a 1 milione di euro? Se il
Presidente è il padre della nazione, come
> comprendere che si rivolti contro uno dei suoi figli ombrosi e
indipendenti? Un Presidente contro un Giornale: sembra
> una brutta favola. Si chiama scandalo. Laurent Greilsamer (vicedirettore
Le Monde)
> THREARD: "BERLUSCONI FACCIA MARCIA INDIETRO" Pochi presidenti francesi
hanno brandito la minaccia legale contro un
> giornale. Nei rari casi in cui è successo, sono stati costretti a
rinunciare. Il caso di Berlusconi mi ricorda la
> storia di Valery Giscard d'Estaing e del Canard Enchainé. Quando il
settimanale pubblicò l'inchiesta sullo scandalo dei
> diamanti del ditattore Bocassa, il presidente promise di denunciarli. Poi,
però, fece marcia indietro. Aveva capito che
> sarebbe diventato ancor più impopolare e che gran parte del paese lo
avrebbe accusato di voler imbavagliare la stampa.
> E' auspicabile che Berlusconi faccia altrettanto. Un primo ministro deve
essere al di sopra della mischia. Yves Threard
> (vicedirettore Le Figaro)
> RUSBRIDGER: "ESISTIAMO PER FARE DOMANDE" Gli organi di informazione
indipendenti esistono per chiedere domande scomode
> ai politici. In Gran Bretagna, come nella maggior parte delle democrazie,
sarebbe impensabile per un primo ministro
> fare causa a un giornale perché fa delle domande. Sarebbe anche
impensabile usare le leggi sulla diffamazione per
> impedire ai cittadini di sapere quello che autorevoli giornali stranieri
stanno dicendo sul loro paese. Le azioni
> contro la Repubblica somigliano molto a un tentativo di ridurre al
silenzio o intimidire gli organi di informazione che
> rimangono direttamente o indirettamente indipendenti dal primo ministro
italiano. Spero che i giornali di tutto il
> mondo seguano con grande attenzione questa storia. Alan Rusbridger
(direttore del quotidiano The Guardian di Londra)
> CAMPBELL: "INIMMAGINABILE" Chiunque abbia esperienza del modo in cui
funzionano i media in Gran Bretagna, troverà
> piuttosto straordinario il fatto che un primo ministro faccia causa a un
giornale per una serie di domande, e per avere
> riportato quello che scrivono giornali stranieri. Il tutto è ancora più
straordinario perché il primo ministro in
> questione è a sua volta un potentissimo editore. Un fatto, anche questo,
che sarebbe inimmaginabile nella cultura
> politica del nostro paese. Alastair Campbell (ex portavoce di Tony Blair)
> DI LORENZO: "E' IN GIOCO LA DEMOCRAZIA" Per il direttore di Die Zeit, "la
questione non riguarda certo solo Repubblica,
> è in gioco il ruolo dei media in una democrazia. E non credo che
Repubblica si lascerà intimidire, per cui non capisco
> il passo di Berlusconi nemmeno da un punto di vista tattico. Giovanni Di
Lorenzo (direttore di Die Zeit)
> VIDAL: "UN AVVERTIMENTO A TUTTI I GIORNALISTI" Questa denuncia è un
avvertimento a tutti i giornalisti italiani, un
> modo di zittire la stampa. Il messaggio è chiaro: vietato criticare,
vietato fare domande. E' molto preoccupante vedere
> che il premier italiano vuole colpire così platealmente una delle poche
voci di informazione libera e indipendente. La
> cifra richiesta, poi, è disproporzionata. Nel merito il premier italiano
sbaglia, perché il compito di un organo di
> stampa è anche quello di fare domande. La Repubblica ha posto domande non
soltanto sono legittime ma sono anche
> doverose, visto che Berlusconi ha spudoratamente mentito al suo paese.
Questo attacco legale dimostra che in Italia c'è
> un'anomalia, ovvero un premier proprietario di un impero mediatico che ha
anche la tendenza a voler mettere sotto
> silenzio l'opposizione. Reporters Sans Frontières è pronta a denunciare in
ogni sede internazionale questo grave
> attacco alla libertà di stampa in Italia. Esa Vidal (responsabile Europa
Reporters sans Frontieres)
> WERGIN: "IN ITALIA POCA PLURALITA" Secondo Clemens Wergin, editorialista
di politica estera ed esperto di affari
> italiani della Welt, a proposito della querela di Berlusconi legata alle
dieci domande poste da Repubblica, "il fatto è
> strano, visto che la pluralità del panorama mediatico in Italia mi sembra
già abbastanza ristretto. La situazione
> appare a tinte forti in generale, uno scandalo in cui sembra essere
coinvolto il capo del governo italiano, feste forse
> con prostitute seminude, sembra molto strana, vista dalla Berlino
protestante, dove governa una Cancelliera tutt'altro
> che a forti tinte. Berlusconi ha commesso un grave errore, sembra che non
capisca il ruolo di una stampa libera. Il
> semplice fatto che Repubblica abbia posto domande è parte del giusto ruolo
dei media. Uno stile inquietante." Clemens
> Wergin (editorialista del Die Welt)
> GIESBERT: "LA DEMOCRAZIA E' MALATA" Il conflitto tra il potere politico e
la stampa è sempre latente ma quando esplode
> in questo modo significa che la democrazia è malata. Finora in Francia c'è
stata una regola d'oro secondo la quale i
> Presidenti non si rivolgono a un giudice per difendersi dagli attacchi dei
giornali. Per i francesi la funzione
> presidenziale è sacra. Il capo dello Stato sa che se si abbassasse a
questi metodi contro la stampa perderebbe
> inevitabilmente prestigio. Il fatto che Berlusconi abbia attaccato
legalmente Repubblica è un'ammissione di debolezza.
> Il vostro capo del governo si comporta come un qualsiasi cittadino,
dimenticando il suo ruolo istituzionale. Ma per il
> vostro giornale è paradossalmente anche un attestato di libertà e di
indipendenza. Franz-Olivier Giesbert (direttore di
> Le Point)
> THUREAU-DAUGIN: UN PRECEDENTE PERICOLOSO PER L'EUROPA Courrier
International aveva già pubblicato le prime 10 domande a
> Berlusconi. Dopo questo attacco legale degli avvocati del premier, abbiamo
deciso che mostreremo ai nostri lettori
> anche le 10 nuove domande. Ci sembra un atto doveroso nei confronti di
Repubblica, che ha condotto una campagna
> insistente e coraggiosa. Sarebbe molto preoccupante se i magistrati
italiani stabilissero il carattere diffamatorio di
> questi dieci, semplici interrogativi. Potrebbe essere un precedente
pericoloso per tutta l'Europa. Philippe Thureau-
> Daugin (direttore di Courrier International) (28 agosto 2009) http://www.repubblica.it/2009/08/sez...ni-estere.html
.... bellissime parole ... delle quali berlusconi se ne farà carta per
pulirsi il didietro ...
.... tanto pochi italiani si ribelleranno e molti si reputeranno infastiditi
del disturbo arrecato al "loro" berlusconi ...
.... l'opinione pubblica italiana, ormai, non chiede più moralità e
correttezza ... si accontenta degli sms gratis e della paytv con l'offerta
.... tutto il resto è ... fastidio ...
NON PUOI PRETENDERE CHE SIA LO STATO A FARLO
MAItalyRIO: ti vuoi uccidere? nessuno te lo impedisce,
ma NON PUOI PRETENDERE CHE SIA LO STATO A FARLO.
se il problema è quello di morire puoi
1) espatriare e farlo in un altro paese
2) farlo in silenzio...
elettori di destra .......
sensasghei: siete dei poveri coglioni,
ce lo stanno mettendo nel culo a tutti,
spero che a voi faccia un pò più male!!! anche alle vostre mogli e morose!!
per lo meno ve lo meritate di più!!
ci fanno...