La corsa delle Borse è finita. Chi salverà i governi dai debiti?
Il rally è finito. Lo avevamo detto e non solo perché dopo tante sedute al
rialzo ci si concede di rifiatare con le prese di beneficio.
Redazione Soldionline martedì, 18 agosto 2009 - 14:06
Articolo a cura di Mauro Bottarelli - ilsussidiario.net
Il rally è finito. Lo avevamo detto e non solo perché dopo tante sedute al
rialzo ci si concede di rifiatare con le prese di beneficio. È finito perché
è finito l'effetto del mega-stimolo monetario messo in atto dai governi per
cercare di rivitalizzare i mercati e l'economia. Due trilioni di dollari
sembravano tutto il denaro del mondo ma non lo erano.
Ieri mattina il tonfo dello Shanghai Composite al -5,8%, peggior risultato
dal 18 novembre scorso, aveva suonato la sveglia su quanto stava per
accadere. Nonostante gli oracoli di Francoforte avessero giorni fa
annunciato trionfalmente che Germania e Francia era tornate a crescere, sia
il Cac40 che il Dax perdevano terreno, come Londra e Milano. A trascinare in
basso, tanto per cambiare, titoli bancari (meno male che erano sani, al
primo giorno di ritracciamento sono crollati) e commodities, indicatore
quest'ultimo che la ripresa è lunghi dall'essere dietro la porta.
Quando poi la Fed, dopo l'avvio in nero di Wall Street, annuncia il
prolungamento del programma statale di protezione degli assets, Talf, per
altri sei mesi, ecco che come dicevo la scorsa settimana la bomba del debito
comincia a innescarsi. Lo dicevamo venerdì: quando i governi avranno salvato
il salvabile, chi salverà i governi? Ovvero, per quanto si stampi moneta e
la si inietti artificialmente nel sistema - "il Tamiflu della crisi" viene
definito nella City - quanto potrà durare questa politica? Certo, ha
garantito un rally di ripresa ma non ha fatto nulla per far ripartire i
fondamentali dell'economia, nonostante la Bce e gli annunci che il Giappone
è ormai fuori dalla recessione.
David Karlsboel, capo analista alla Saxo Bank, ha parlato chiaro ieri: «Non
ci saranno scossoni violenti a novembre come temevamo ma abbiamo detto agli
investitori di prepararsi a 6-12 mesi di seria crisi sui mercati. La
volatilità è destinata a crescere parecchio e per chi si aspettava un
mercato del Toro potrebbero esserci brutte sorprese».
E il fatto che la Cina sia stato il mercato che ha performato peggio ieri in
tutto il mondo manda un altro duplice segnale: la bolla del real estate
creata dai prestiti facili voluti dal governo è ormai pronta a esplodere e
questo, di converso, elimina molte delle speranze di chi credeva che il
motore asiatico fosse quello in cui riporre fiducia per la ripresa globale.
Qualcuno nelle scorse settimane mi invitava a guardare ai positivi segnali
marco che arrivavano dall'America: lo invito ora a guardare al segnale che
arriva dalla Fed.
Se si blocca la Cina o - almeno - questa cambia politica strategica sulle
riserve e sulle valute, il rischio di un'asta di bond Usa a vuoto potrebbe
non essere così peregrina: e tutti sanno che senza l'enorme mercato del
debito Usa la Cina non sa dove scaricare riserve ma se queste si contraggono
e si taglia, non ci saranno più diluvi di trilioni per garantire il debito
Usa. Ieri Pechino ha reso noto che comprerà altri due miliardi di dollari di
mutui Usa garantiti dal programma statale (guarda caso, proprio poco prima
che la Fed svelasse la novità) ma ormai siamo al rattoppo quotidiano di una
situazione che sta andando fuori controllo nuovamente.
E infatti, nonostante le notizie che arrivavano dal Giappone, la sterlina è
crollata a un minimo di quattro settimane per le brutte novità date dalla
Fed: l'America è messa male e i piani messi finora in campo, fossero quello
dell'amministrazione Bush o quello attuale reiterato ieri, non stanno
offrendo risposte. In compenso il numero di default su carta di credito di
Bank of America e Capital One Financial ha toccato il record massimo a
luglio, un 10% netto di aumento rispetto a giugno. Si compra a credito ma
non si hanno soldi per ripagare: una trappola già vista da quelle parti ai
tempi dei subprime.
Il tempo però passa e i rischi aumentano. Una brutta spirale a cui si sta
aggiungendo quella deflattiva globale, visto che i timori iper-inflattivi di
molti sono risultati errati e dalle economie reali arrivano segnali opposti.
In compenso, come annunciato venerdì, l'ok di Ubs a rivelare al governo Usa
i nominativi dei cittadini americani con conti segreti, ha portato un
immediato risultato a Fiat. La quale, infatti, sbarca nel mercato cinese e
avvia con la Chrysler la produzione della 500 a Toluca, in Messico, come
annunciava ieri il Wall Street Journal.
Secondo il quotidiano finanziario, la Fiat dopo due tentativi falliti è
finalmente riuscita a costituire una joint venture per operare in Cina, uno
dei pochi mercati in grande espansione anche in questo momento di profonda
crisi economica. Ron Bloom, alla guida della task force, ha sottolineato,
secondo quanto riportava sempre il Wall Street Journal, che non è nelle
intenzioni del governo entrare nei dettagli della gestione di ogni
compagnia: «Se la decisione riguarda un nuovo piano o una nuova macchina,
sarà la nuova Chrysler, e non il governo degli Stati Uniti, a prenderla».
Crediamoci. E infatti, guarda caso, ostacoli potrebbero arrivare dal
sindacato statunitense, poiché una fonte ufficiale del sindacati auto (Uaw),
che preferiva rimanere anonima, ha dichiarato che il sindacato non è stato
informato del nuovo piano di produzione della 500. Questo perché le
decisioni, in casa Chrysler, non sono prese da molto in alto...
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"Abbi il coraggio di servirti della tua propria ragione" (I. Kant)
Re: La corsa delle Borse è finita. Chi salverà i governi dai debiti?
"LoZioBartSignal®" <ZioSignal@Tornato.it> ha scritto nel messaggio
news:ZnDim.51181$9f6.57129@twister1.libero.it...
> io lo predico da mesi... ma qui al massimo pernacchie in faccia... che
> incompetenti...
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> La corsa delle Borse è finita. Chi salverà i governi dai debiti?
> Il rally è finito. Lo avevamo detto e non solo perché dopo tante sedute al
> rialzo ci si concede di rifiatare con le prese di beneficio.