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Predefinito L'incognita dei derivati preme ancora sui mercati

L'incognita dei derivati preme ancora sui mercati

In attesa di capire che cosa ci riserverà l'economia al ritorno dalle
vacanze, gli ultimi brividi finanziari ci sono stati regalati dal caso
derivati

Articolo a cura di Paolo Annoni - ilsussidario.net

In attesa di capire che cosa ci riserverà l'economia al ritorno dalle
vacanze, gli ultimi brividi finanziari ci sono stati regalati dal caso
derivati che scommettiamo si ripresenterà puntuale questo autunno. Nelle
ultime settimane sono saliti agli onori della cronaca perché sarebbero stati
responsabili, con l'attiva complicità delle banche, di perdite milionarie ai
danni di un numero elevato di amministrazioni pubbliche, oltre che di
migliaia di imprenditori.

L'opinione comune li ha inseriti d'ufficio nel calderone indistinto dei
prodotti tossici mentre la loro maggiore e naturale contiguità con l'economia
reale li ha resi più facili vittime di inchieste e accuse. Dopo tante pagine
ci si aspetterebbe che almeno alla domanda su cosa siano i derivati ci siano
ottime probabilità di ottenere una risposta non troppo distante dalla
realtà, ma il sospetto è che, come spesso accaduto, alcune informazioni
importanti si siano perse per strada tra una frase indignata e un titolo a
effetto.

Tra queste informazioni perdute almeno due o tre meritano qualche
attenzione. La prima potrebbe essere che esistono infiniti (nel senso
letterale del termine) derivati che rispondono a esigenze diversissime tra
loro. Solitamente la versione buona dei derivati è quella di tutelare una
controparte da rialzi o ribassi inattesi o troppo bruschi di materie prime e
tassi di interesse. In questa versione un'impresa è disposta a pagare la
banca per acquistare un prodotto con alcune precise finalità.

I casi tipici sono due: derivati che impediscono a un tasso variabile di
eccedere un certo livello (o di farlo oscillare in una banda) sono
sottoscritti da chi non vuole o non può fronteggiare il rischio che i tassi
di interesse si alzino troppo o troppo in fretta con i relativi effetti
sulle rate del debito/mutuo. È chiaro infatti che per un imprenditore è
molto più facile capire le dinamiche del proprio settore piuttosto che
quelle dei mercati finanziari magari per molti anni a venire. La stessa
logica riguarda le materie prime perché improvvisi o ampi rialzi delle
materie prime impediscono a un imprenditore di programmare bene le vendite e
il futuro dell'azienda.

Ovviamente nessuno a priori può sapere se a cose fatte il costo si sarà
rivelato inutile o utile perché per esempio tassi e prezzi di materie prime
sono rimasti costanti, ma si può considerare preferibile una situazione in
cui le variabili più volatili e esogene sono maggiormente sotto controllo e
in cui l'imprenditore o l'amministratore si può concentrare su ciò che
conosce meglio. In un normale e sano rapporto banca cliente tutto ciò
dovrebbe portare, e in molti casi porta, a prodotti semplici e chiari senza
alcuna componente speculativa.

Il dovrebbe è d'obbligo perché il derivato può essere non solo molto
complesso ma anche usato per finalità speculative che niente hanno a che
vedere con le esigenze di imprese e amministrazioni. Questo fatto, come in
moltissimi altri casi, lascia spazio a un'asimmetria informativa tra cliente
e banca che può essere enorme e in cui trova gioco chi vuole facili
guadagni. Non serve essere esperti di finanza per capire che il caso in
realtà è molto più comune di quanto pensiamo e che accade ogni volta che si
deve comprare qualcosa di cui "non ci si intende".

Sottoscritto il derivato, subite le perdite, che in realtà possono anche
avvenire con la buona fede di tutti, ci si può accorgere di essere stati
"fregati" o di aver comprato una cosa diversa da quello che si pensava
assumendosi un rischio che non si voleva assolutamente correre. Così per
esempio la cronaca ci ha offerto casi di comuni o procure che hanno
denunciato e indagato le banche. Il punto è che in questo caso non ci sono
macchine col contachilometri truccato, videoregistratori con dentro mattoni
o un contratto scritto con inchiostro simpatico, ma documenti firmati alla
luce del sole dove tutto era in teoria conoscibile fin dall'inizio. Per
questo dimostrare la colpa che potrebbe avere la cattiva banca oppure
tutelarla nel caso di cliente opportunista (era consapevole ma tenta
comunque di recuperare) diventa assai difficile.

Evitando di essere ingenui si potrebbe in caso di prodotti particolarmente
sofisticati ed esotici anche presumere che un piccolo imprenditore possa
essere stato ingannato sulla reale validità del derivato, quanto meno
singolare sarebbe invece il caso di lamentele provenenti da chi ha comprato
derivati su nozionali di centinaia o miliardi di euro e che si dichiara
incompetente; singolare perché altrimenti non si capirebbe come sia
possibile una tale ingiustificata e azzardata assunzione di responsabilità.

L'unica cosa certa è che anche in questo caso qualsiasi semplificazione pone
le basi perché tutto rimanga nella sostanza immutato e che qualsiasi fatto
cada in un limbo dove tutto è mediamente legale o illegale e dove nessuno è
colpevole di niente. Non tutti hanno fatto e venduto gli stessi prodotti
finanziari alle stesse persone e il vizio di guadagnare tutto e subito e poi
lasciare il cliente a se stesso non ha contagiato chiunque. Qualcuno ha
preferito, nel proprio interesse, fidelizzare i clienti con prodotti sani e
ora probabilmente prenderà anche i clienti dei concorrenti scorretti. Se e
quando la crisi finirà aver capito, punito dove necessario e saputo
distinguere farà tutta la differenza possibile tra una ripresa solida e una
ancora estremamente fragile.





--
_______________________________________________
"Abbi il coraggio di servirti della tua propria ragione" (I. Kant)


Alt 13-08-2009, 11.41.51
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