Ma stiamo veramente uscendo dalla crisi? Inoltre il «bear market» (la fase
di mercato ribassista) è veramente finito, per cui i minimi dello scorso
marzo non verranno più toccati? Indubbiamente stiamo assistendo ad una delle
più lunghe e delle più forti fasi di rialzo delle borse. Questo movimento
non deve comunque impressionare più di tanto. In primo luogo gli utili
trimestrali, soprattutto quelli americani, sono migliori delle aspettative,
ma non è tutto oro quello che luccica. Infatti, come ha sottolineato il
quotidiano britannico «The Financial Times», la settimana scorsa la stima
media degli analisti calcolata da Thomson Reuters prevedeva che gli utili
delle 500 società che compongono l'indice Standard & Poor's sarebbero scesi
del 35,1%. I risultati resi noti questa settimana mettono in luce che il
calo è solo del 31%. Quindi, i risultati sono migliori delle aspettative, ma
sono pur sempre negativi.
Ancora più macroscopico è il contrasto con le previsioni degli analisti
formulate all'inizio di quest'anno. Allora questi prevedevano un calo dell'11%
degli utili nel secondo trimestre, invece, come scritto sopra, il calo è
stato del 31%. Eppure l'indice S&P 500 è salito dall'inizio dell'anno di
circa il 10%. Ma c'è di più. I ricavi sono diminuiti. Quindi gli utili sono
calati meno delle aspettative, poiché le società hanno tagliato rapidamente
i costi. Ciò vuol dire che hanno ridotto gli investimenti, molte spese e
soprattutto hanno licenziato. Il conseguente forte aumento della
disoccupazione non è però sicuramente un fattore che favorisce l'uscita
dalla crisi. È quindi difficilmente comprensibile che le borse continuino a
salire.
La seconda spiegazione di questo rally, che va per la maggiore, è che il
mercato sale poiché le società hanno fornito indicazioni positive sulle
prospettive dei loro affari. La realtà però non sostiene questa tesi. Molte
società hanno segnalato che si aspettano un leggero miglioramento delle loro
attività rispetto alla forte contrazione accusata tra la fine dell'anno
scorso e l'inizio di questo. Altre hanno dichiarato di non vedere ancora la
luce in fondo al tunnel. Queste previsioni sono assolutamente compatibili
con lo scenario di una stabilizzazione a bassi livelli dell'attività
economica dopo la forte contrazione degli ultimi mesi. Le previsioni dei
manager non suffragano invece l'ipotesi di una ripresa dell'economia e
quindi il prolungarsi ulteriore di questo rally borsistico.
Le ragioni sono probabilmente altre: un rimbalzo tecnico che ora rischia di
trasformarsi in una bolla speculativa alimentata dalla liquidità iniettata
dalle banche centrali. A Wall Street si dice che anche un gatto che cade da
un grattacielo rimbalza. E infatti il rimbalzo è iniziato in marzo, quando
si era diffusa la convinzione che le autorità politiche e monetarie
avrebbero impedito un collasso del sistema bancario internazionale. A
sostegno di questa tesi basta ricordare che il rimbalzo dei mercati è stato
inizialmente trainato proprio dai titoli bancari.
Il rimbalzo delle borse era nelle carte. Infatti anche l'indice giapponese
Nikkei, dopo un crollo all'inizio degli anni Novanta, rimbalzò di più del
50%. Altrettanto fece l'indice Dow Jones dopo il crollo del 1929. In ambedue
i casi i minimi segnati nella prima fase di ribasso si rivelarono solo
temporanei. Nel caso del Giappone il mercato azionario continua ad essere
intrappolato in una fase ribassista di lungo periodo, per cui all'inizio di
quest'anno ha registrato un nuovo minimo storico.
Ma ora il rialzo dei mercati sta trasformando questo rimbalzo in qualcos'altro.
Stando all'analisi tecnica, sta «rompendo» livelli che segnerebbero l'uscita
dalla «trappola ribassista» e anticiperebbero ulteriori rialzi. In questa
sede non vogliamo formulare alcuna previsione, ma sostenere che un ulteriore
rialzo dei mercati sarebbe da interpretare come la formazione di un'altra
bolla speculativa, alimentata dalla enorme liquidità iniettata dalle banche
centrali.
I dati dimostrano che le banche sia in Europa sia negli Stati Uniti stanno
stringendo i cordoni del credito. E' quindi ipotizzabile che il sistema
bancario non stia usando questa enorme quantità di capitali per sostenere la
ripresa economica, ma per investire in borsa. Il rialzo dei mercati azionari
è ben visto da tutti: dalle banche centrali e dai Governi, poiché infonde
ottimismo e allenta la crisi finanziaria; dalle grandi banche, poiché ha un
effetto tonificante sui bilanci, dato che fa salire gli utili legati alle
commissioni e alle attività di trading. Non è nemmeno escluso che negli
Stati Uniti si punti alla formazione di una nuova bolla speculativa per
superare la crisi attuale determinata proprio dallo scoppio della bolla del
credito.
Sarebbe la ripetizione di quanto fece all'inizio di questo decennio la
Federal Reserve, che per superare la crisi determinata dal crollo delle
borse favorì la formazione di una bolla speculativa nel mercato immobiliare
e un forte aumento dell'indebitamento degli americani. Questa ricetta può
funzionare solo nel breve termine, poiché le bolle finanziarie hanno un
esito certo: prima o poi scoppiano con gravi conseguenze anche per l'economia
reale.
In conclusione, ulteriori rialzi dei listini azionari segnerebbero il
formarsi di un'altra bolla speculativa. L'impennata delle borse non
indicherebbe l'approssimarsi di una reale ripresa dell'economia, anche
perché non avrebbe la forza di sanare i guai economici venuti alla luce con
l'attuale crisi. Permetterebbe solo di guadagnare un po' di tempo. Questo
dimostra quanto sia difficile riportare l'economia mondiale su una via di
crescita sana e duratura e quanto poco efficaci siano state finora le misure
attuate dalle autorità politiche e monetarie.
"LoZioBartSignal®" <ZioSignal@Tornato.it> ha scritto
> per ora il mascherone regge, ma quando verrà giù.....
> intanto facciamo godere al parco buoi la follia balneare per un altro paio
> di settimane,
Boh... eppero' il mese di luglio i miei clienti hanno azzerato la cassa
integrazione e a giudicare da come son pieni i ristoranti e le auto che
girano da ste parti sembrerebbe che la crisi non sia mai esistita...
Ci capisco un ca%%0
Meno male che ho ancora qualche unicredit pero'...
--
schiapp
Bolla OR NOT bolla !
PAULETTO: A giudizio di alcuni commentatori di Blomberg e di CFN-CLASS non si tratta
di bolla......... il pensiero del Pauletto e' questo:
S&P FUT (FIB30) e' giunto a 32.000 recuperando il 37,5 dallo scoppio...
Borsa
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08-02-2005 08.47.59
Crollo borsa causa bolla petrolifera
Claudio Bianchini: Allora sembra chiaro che è stata la bolla petrolifera a far scivolare gli
indici oggi che l'anno scorso hanno fatto un +18% causa sgonfiamento bolla
immobiliare. Se quest'anno non si sgonfia la...