alla fine la Montagna (il sexgate D'Addario-Berlusconi) partorì il Topo (il
verminaio edilizio e tangentizio delle sinistre). La Topa invece (il
D'Addario-gate), al confronto della gang politico-affarista ipotizzata
diventa roba da educande...
BARI (Corriere della Sera)- I carabinieri si sono presentati giovedì mattina
in cinque sedi di partiti del centrosinistra a Bari. I militari hanno
acquisito i bilanci dei partiti della Regione Puglia nell'ambito
dell'indagine del pm Desirè Digeronimo sul presunto intreccio tra mafia,
politica e affari nella gestione degli appalti pubblici nel settore
sanitario. Indagate 15 persone tra cui l'ex assessore regionale alla Sanità
Alberto Tedesco, ora senatore del Pd.
LE ACQUISIZIONI- I militari si sarebbero presentati nelle sedi regionali di
Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà, e Lista Emiliano. Gli accertamenti
disposti dal magistrato, che ha firmato decreti di esibizione di
documentazione, riguardano l'ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai
partiti in riferimento al periodo compreso dal 2005 ad oggi, comprese le
ultime elezioni al Comune di Bari.
E adesso? Dove sono il Times di Londra e il New York Times? Dov'è El Pais?
Dov'è il nucleo dei servizi segreti che agisce nell'ombra? Cosa dice
D'Avanzo? Cosa scriverà L'Espresso? Dove sono i "mistracciolevesti" contro
Berlusconi? Cosa dicono i perbenisti dossettiani? Continuerà Di Pietro a
ingrossare il proprio reame?
La verità è che ciò che viene a galla a Bari è la solita cacca. La verità è
che in tutta Italia le sinistre si sono finanziate da decenni grazie allo
scempio edilizio e con le tangenti. Gli elettori lo sanno benissimo,
basterebbe sapere cosa succede negli Uffici tecnici comunali e negli
Assessorati all'edilizia. La verità è che Bettino Craxi, al confronto con i
suoi Catone il Censore, era un san Francesco. Costoro hanno moltiplicato per
mille il sistema di finanziamento illegale al partito, moltiplicando però
per mille anche l'inefficienza e lo stupro del territorio. Hanno anche
distrutto l'imprenditoria locale -là dov'era debole-, perché volevano
governarla e utilizzarla per distribuire posti di lavoro, denari e altro.
Hanno creato il sistema delle municipalizzate, le holding dell'energia e dei
servizi, dove il più puro ha la rogna, come disse Craxi dei parlamentari che
lo stavano cacciando giù per la rupe dentro a una botte piena di chiodi.
Ma persino questo sarebbe perdonabile, se costoro (oggi a Bari tutti riuniti
in un album di famiglia giudiziario che va dall'estrema sinistra all'estrema
affarista) non si ergessero a Tutori della Libertà, del libero mercato,
della giustizia, dell'ordine, del progresso. E' la loro ipocrisia a renderli
parte dell'abominio che alberga in ogni uomo. Sono i farisei del 2000, gli
elettori già lo sapevano, ora lo sanno anche i magistrati. Se costoro hanno
coraggio vadano a vedere ciò che è successo in Liguria (Genova e Levante),
in Toscana, in Campania, in Piemonte, nell'Emilia, nell'Umbria, a Roma.
Millenni di carcere che attendono solo di essere comminati, se la giustizia
ha ancora un senso.
UNA DOMANDA A LA REPUBBLICA
Perché esecrate sempre i condannati del centrodestra senza dire mai che il
vostro "padrone" De Benedetti non è affatto un santo, e che ha governato,
per interposta persona, più di una volta negli ultimi decenni?
- (Wikipedia) Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, Carlo De Benedetti
presentò al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammetteva il pagamento
di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale
all'ottenimento di una commessa dalle PPTT, consistente in telescriventi e
computer obsoleti. Nel maggio dello stesso anno, viene iscritto all'albo
degli indagati; eppure De Benedetti non andrà mai a processo per questa
tangente.
- Nell'aprile 1985 Romano Prodi presenta a sorpresa De Benedetti come
azionista di maggioranza della Sme (fiore all'occhiello dell'industria agro
alimentare italiana, definita dallo stesso Prodi "perla del gruppo IRI",
spaziando da Motta e Alemagna a Bertolli, supermercati GS e Autogrill).
La vendita è, per alcuni, incomprensibile sia da un punto di vista economico
che da un punto di vista procedurale, in quanto era stato venduto il 64%
della Sme per 497 miliardi (pagabili a rate). La società aveva una cassa
attiva per 80 miliardi di lire (40 milioni di Euro) e utili (nel 1985) per
60. Inoltre al pacchetto di maggioranza della società non veniva applicato
il premio di maggioranza per il controllo della stessa. Se consideriamo che
la Sme aveva una capitalizzazione di 1.300 miliardi è facilmente
comprensibile come il controllo azionario della società passava di mano per
una cifra apparentemente inferiore a quanto fissato dal valore di mercato.
- All'inizio degli anni ottanta entrò nell'azionariato del Banco Ambrosiano
guidato allora dall'enigmatico presidente Roberto Calvi. Con l'acquisto del
2% del capitale, De Benedetti ricevette la carica di vicepresidente del
Banco. Dopo appena due mesi, De Benedetti lasciò il Banco, già alle soglie
del clamoroso fallimento, cedendo la sua quota azionaria con una plusvalenza
di 40 miliardi. Fu per questo accusato di concorso in bancarotta fraudolenta
e condannato in primo grado a 8 anni e 6 mesi di reclusione, ma assolto in
Appello.
Dal 2006 è tornato a guidare in prima persona le sue attività editoriali,
subentrando a Carlo Caracciolo nel ruolo di presidente del Gruppo editoriale
L'Espresso S.p.A. Caracciolo, che si reputò ingiustamente spodestato, ruppe
il rapporto personale con De Benedetti, che non fu neppure nominato nel
lungo e discusso testamento del "principe editore".
P.S. L'appello "Non voltiamoci" lanciato su La Repubblica da Serracchiani &
Co. era ridicolo nei giorni scorsi (e infatti ha ottenuto 75.000 firme
soltanto, mentre persino io ne ho raccolto 160.000 con una causa su
Facebook). Dopo le notizie di oggi "Non voltiamoci" diventa quasi un bacio
di Giuda che Giuda dà a se stesso.
Re: Domande a La Repubblica dopo gli arresti di bari
"kappa" <k@k.it> wrote in message
news:4a735b4c$0$6163$4fafbaef@reader5.news.tin.it. ..
> --
> Meno Internet Più Cabernet
> Copio e incollo
> kappa
Meno Internet Più Cabernet
questo e' quello che qualifica te e tutti i caproni della lega
Siete la vergogna di un paese gia' disgustoso di suo.
Re: Domande a La Repubblica dopo gli arresti di bari
"kappa" <k@k.it> wrote in message
news:4a735b4c$0$6163$4fafbaef@reader5.news.tin.it. ..
ROMA è LADRONA, LA PADANIA LADRONA DUE VOLTE - IL CORRIERE SCOPERCHIA
IL PENTOLONE DELLA SEA, LA SOCIETà CHE GESTISCE GLI AEROPORTI DI
MALPENSA E LINATE, IN MANO AL LEGHISTA BONOMI - DAL DOPPIO STIPENDIO AL
FIGLIO ARRESTATO A DUBAI PER UNO SPINELLO.
Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"
Da più di due anni ormai il padre padrone della Sea è Giuseppe Bonomi,
uomo considerato fra i massimi esperti aeroportuali italiani. Qualità
certamente necessaria per salire al vertice di un'azienda tanto
importante, ma in questo caso non sufficiente.
Già presidente una decina d'anni fa della società che gestisce gli
aeroporti di Malpensa e Linate, poi consigliere Anas e per un breve
periodo anche presidente dell'Alitalia, è di fede leghista e amicissimo
di Umberto Bossi. Ed ha accanto a sé due fedelissimi: Cosimo Giulio De
Metrio e Fabio Mangini. Tanto fedeli da essere incaricati a metà
novembre 2008 di compiere una missione delicatissima negli Emirati
arabi uniti.
Motivazione ufficiale, quella di perfezionare un importante accordo
commerciale con la compagnia aerea di bandiera Emirates, intenzionata a
moltiplicare i voli con destinazione Malpensa. Un accordo presentato da
Bonomi ufficialmente alla stampa il 6 dello stesso mese, una decina di
giorni prima di quella missione singolare.
Sarà per pura coincidenza ma in quel periodo soggiornava a Dubai anche
il figlio di Bonomi, Filippo, protagonista di una brutta avventura: la
polizia locale lo aveva fermato mentre il volo che doveva portarlo in
Australia faceva scalo tecnico. La ragione dell'arresto è la stessa che
ha fatto passare a molti giovani cittadini occidentali esperienze
simili: detenzione di una modica quantità di stupefacenti. Il giovane
Bonomi aveva uno spinello. Un peccato veniale, altrove. Ma un fatto del
genere lì può causare problemi seri al malcapitato.
Tuttavia il giovane Bonomi se la sarebbe vista ancora più brutta se gli
Emirati non avessero ammorbidito per puro caso giusto qualche settimana
prima le leggi in materia. E per sua fortuna la disavventura si è
risolta con la scarcerazione dopo un mese e mezzo. Avvenuta poco dopo
la coincidenza della missione commerciale dei collaboratori di suo
padre.
Coincidenza che non può non saltare agli occhi. Anche perché con De
Metrio, certamente la persona più competente per trattare intese di
quel genere, si è recato a Dubai anche Mangini, che di mestiere fa il
supervisore degli acquisiti e degli approvvigionamenti, settore che con
un accordo commerciale internazionale c'entra come i cavoli a merenda.
L'intesa con Emirates, che si concretizzava proprio mentre era in
svolgimento quell'antipatico fuori programma, è stata una delle varie
iniziative per rilanciare Malpensa dopo il disimpegno dell'Alitalia,
che aveva creato non pochi problemi alla Sea.
Azienda che già proveniva da un passato piuttosto travagliato, durante
il quale il comune di Milano aveva prosciugato praticamente tutta la
liquidità (almeno 200 milioni) che si era accumulata negli anni con gli
utili. E che Bonomi ha deciso di sottoporre a una cura radicale.
Cominciando dal rafforzamento delle posizioni di vertice.
Per esempio quella dello stesso De Metrio, protagonista della trasferta
in terra araba, cui è stata affidata la supervisione di numerose
direzioni oltre al ruolo di vice di Bonomi. Un compito ancora più
delicato di quello che ricopriva in precedenza nonostante la sua
contemporanea posizione di amministratore e socio di una società di
consulenza nel settore trasporti, la T. Consulting, che aveva fondato
nel 2005 e della quale è socio anche l'ex direttore generale
dell'Alitalia Giovanni Sebastiani.
Un conflitto d'interessi sanato successivamente a una rivelazione di
Panorama, nel marzo del 2009, con la cessione delle quote avvenuta il
17 aprile. Dettaglio curioso: quella società di consulenza conta fra i
suoi clienti la Ata del gruppo Acqua Marcia di Francesco Bellavista
Caltagirone, azienda che gestisce l'aeroporto privato di Linate, a cui
la Sea (prima che De Metrio si sganciasse) ha rinnovato la concessione,
in scadenza nel 2022 (fra 13 anni!) fino al 2041.
Mangini ha invece la supervisione degli acquisti. Tutto ciò che
riguarda forniture e appalti passa per le sue mani. E non sono
bruscolini. Ex braccio destro di Bonomi quando questi era consigliere
Anas, non rimpiange di certo quel periodo, che gli costò un
patteggiamento per turbativa d'asta.
Prima di arrivare alla società aeroportuale Mangini, anch'egli varesino
come Bonomi, era consigliere di Raffaele Cattaneo, assessore regionale
alle infrastrutture e attualmente consigliere della Sea: la sua figura
è quindi ritenuta di importante snodo politico per gli equilibri
interni.
E qui si apre un capitolo centrale. Indipendentemente da chi siano i
suoi proprietari, la società orbita chiaramente nella sfera d'influenza
della Lega Nord sulla scia dell'equazione: Malpensa uguale Varese. Vale
a dire, il quartier generale del partito di Bossi. Controllo che il
Carroccio esercita attraverso Bonomi ma di comune accordo con la parte
politica che fa riferimento al presidente della Regione Lombardia
Roberto Formigoni, ex leader di Comunione e Liberazione, rappresentata
appunto dall'assessore (varesino) Cattaneo.
E gli azionisti? Non si può certamente dire che il Comune di Milano,
con l'85% del capitale, abbia il boccino in mano. Figuriamoci poi la
Provincia, che è il secondo azionista con «appena » il 14,5% delle
azioni: non ha mai avuto un consigliere, né voce in capitolo. Magari
anche per questo Guido Podestà si appresta a infrangere un tabù. Appena
insediato, il nuovo presidente della Provincia di Milano dice infatti
che la richiesta di una presenza nel consiglio di amministrazione della
Sea «è all'ordine del giorno». Ma difficilmente il potere del capo
supremo verrà messo in discussione.
Dopo il ritorno alla Sea Bonomi ha ricoperto il doppio incarico di
presidente e amministratore fino a quando la Corte dei conti non ha
sollevato eccezioni sul suo compenso. Allora si è dimesso dalla carica
di amministratore, prontamente abolita, e il consiglio (in sua assenza)
lo ha nominato direttore generale, con il risultato di incrementare
anche il suo possibile stipendio da 560 mila a 650 mila euro. Non senza
polemiche.
Durante l'assemblea che ha certificato un utile 2008 (anche a causa
della vicenda Alitalia) praticamente azzerato, passato da 34 a 1,8
milioni, un piccolo azionista (Salvatore Donato) ha chiesto conto di
quel fatto, sentendosi rispondere che «si tratta di una soluzione
organizzative che risulta adottata da altri grandi aeroporti, come
Aéroports de Paris, e, nell'ordinamento italiano, da altre grandi
grandi società per azioni con capitale pubblico». E Bonomi ha citato il
caso dell'Anas, dove «il presidente (Pietro Ciucci, ndr ) è diventato
direttore generale». E la faccenda si è chiusa lì.
[OT] La Repubblica e le escort di Bari
Riccio: Non trovo su Repubblica notizie rilevanti come dai link quì
sottoscritti, che siano tutti impegnati nel sapere se le "escort" di
Bari lo facevano con ingoio oppure senza???............
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