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Vecchio 27-06-2009, 01.37.54
LoZioBartSignal®
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Predefinito Quando gli aumenti di capitale diventano un danno per i risparmiatori

Quando gli aumenti di capitale diventano un danno per i risparmiatori
In questo scampolo di primavera, diverse società quotate hanno deciso di
avviare degli aumenti di capitale, la cui ragione va ricercata nell'attuale
congiuntura economico-finanziaria.


Infatti, molte di esse si trovano con bilanci fortemente indebitati i cui
attivi sono di incerta consistenza. In molti casi, un'accurata valutazione
delle poste richiederebbe una riduzione del capitale sociale, con
conseguenti aumenti finalizzati alla copertura delle perdite. Questa
semplice procedura creerebbe problemi agli azionisti di controllo e alle
banche finanziatrici e, pertanto, non sembra trovare consenso.

A noi serve capire in che misura gli azionisti generici, non di controllo o
collegati, il cosiddetto parco buoi della borsa, sono tenuti in
considerazione. Gli aumenti di capitale sono, per legge, offerti a tutti i
soci. Quindi, se l'operazione è conveniente e opportuna per il socio di
maggioranza, lo dovrebbe essere anche per il piccolo investitore al quale
sono offerti i diritti di opzione.

Ma cosa hanno inventato, allora, i nostri beneamati amministratori di
società quotate, assistiti dagli advisor finanziari e dalle banche? La
"diluizione" del capitale, ovvero una riduzione virtuale del capitale per
mezzo di un aumento consistente. Si tratta di un'operazione configurata come
un aumento del capitale contabile, ma il cui risultato tecnico è la
riduzione (e persino il quasi azzeramento) del valore patrimoniale esistente
pre-aumento. Il principio è quello dell'"annacquamento" del vino: in
particolare di quello che sta nelle coppe del piccolo investitore. Dopo
essere stata inaugurata nel 2008 da Eurofly, la tecnica è stata utilizzata
da SEAT Pagine Gialle (alla grande) e seguita da Pirelli RE e da Tiscali.

Come si fa? Facciamo un esempio scolastico. Supponiamo di deliberare un
aumento di capitale, poniamo per un controvalore di 100 milioni di euro,
ovvero un importo che consente al socio di maggioranza di mantenere il
controllo senza dissanguarsi. Sulla base delle quotazioni correnti, poniamo
1 euro, si potrebbero emettere 100 milioni di azioni a 1 euro per incamerare
l'importo desiderato: in tal caso, il possessore ante aumento di un'azione,
se decidesse di non sottoscrivere, manterrebbe l'azione con il valore di
circa un euro (salvo migliore o peggior andamento borsistico).

Ma se decidiamo di emettere, per lo stesso importo di 100 milioni di euro,
un numero elevato di azioni, poniamo 2 miliardi? In tal caso ogni nuova
azione dovrà avere un prezzo di emissione di soli 5 centesimi. Tecnicamente
è corretto: varia il rapporto di assegnazione (20 nuove azioni per ogni
singola azione detenuta, anziché 1 ogni 1). Ma cosa succede invece se, ad
esempio, uno dei tanti buoi del parco decide di non sottoscrivere? Allora,
la sua vecchia azione, comprata pre-aumento a oltre 1 euro, rimarrà
ovviamente unica e sola, simile in tutto e per tutto alle nuove acquisite a
5 centesimi: il suo valore in borsa crollerà drasticamente. E così è stato
per Eurofly e SEAT e così sarà per gli imitatori a venire.

A un tale Sig. Michele, detentore di azioni SEAT risparmio, che scrive a
Plus24, inserto de Il Sole24 Ore, il giornale risponde che queste
operazioni, per quanto corrette, scoraggiano l'investimento in borsa. Il
caso delle azioni di risparmio è più complesso e articolato, ma rientra,
come abile rifinitura, nel contesto generale descritto. A noi, ora, non
interessa il profilo giuridico (del quale comunque dubitiamo) ma quello
fiduciario: gli investitori debbono riporre fiducia nel comportamento degli
attori economici e nell'attività di controllo delle autorità.

Forse il sig. Michele e gli altri azionisti sono stati vittime - sotto
l'occhio poco vigile di CONSOB - di un vero e proprio tiro mancino
(dis)informativo: quanti inviti a fare bene i calcoli sono stati trasmessi
agli investitori, prima e durante l'aumento di capitale dalla società, dagli
intermediari e dalla Borsa? In cosa è consistito il controllo dei prospetti
da parte della Consob? E quante lettere (pubblicate o meno) dovranno essere
scritte ai quotidiani affinché qualcuno dia un'opportunità di fiducia al
Sig. Michele?

Questo articolo è stato gentilmente fornito da ilSussidiario.net
(http://www.ilsussidiario.net)

http://www.soldionline.it/notizie/ec...-risparmiatori

--
_______________________________________________
"Abbi il coraggio di servirti della tua propria ragione" (I. Kant)


Alt 27-06-2009, 01.37.54
borsa-italia.net
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Vecchio 27-06-2009, 07.14.55
bony
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: Quando gli aumenti di capitale diventano un danno per i risparmiatori


"LoZioBartSignal®" <ZioSignal@èTornato.it> ha scritto nel messaggio
news:mZc1m.30064$9f6.25489@twister1.libero.it...

>Ma cosa succede invece se, ad esempio, uno dei tanti buoi del parco decide
>di non sottoscrivere? Allora, la sua vecchia azione, comprata pre-aumento a
>oltre 1 euro, rimarrà ovviamente unica e sola, simile in tutto e per tutto
>alle nuove acquisite a 5 centesimi: il suo valore in borsa crollerà
>drasticamente. E così è stato per Eurofly e SEAT e così sarà per gli
>imitatori a venire.


Quando è così, cioè che il diritto vale molto di più dell'azione corrente,
De Benedetti inchiappettatore insegna, i poteri forti fanno forte pressione
sui diritti tanto a ridurli a poco o niente. Loro li riacquistano alla fine
dopo averli venduti all'inizio.
Il piccolo risparmiatore deve semplicemente fare lo stesso
magari senza il riacquisto finale.
Andatevi a studiare l'andamento dei diritti durante la trattazione.
Rarissimamente il grafico è all'insù, sempre all'ingiù, al massimo,
in caso di fortissima depressione, ha un'impennata finale, magari l'ultimo
giorno.
L'aumento di capitale?
UNA BRUTTA BESTIA sia nella fase toro che nella fase orso.



 

Tags
aumenti, capitale, danno, diventano, gli, quando, risparmiatori
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