Il Paese messo davanti allo specchio. Ma chi ha voglia di fare autocritica?
Siamo alla fine politica di Silvio Berlusconi? Molti sono pronti a
scommetterci, e in effetti la fortuna sembra davvero voltargli le spalle.
Come mai? Che cosa c'è di nuovo in quest'ultima storia, squallida e
patetica, di donne «utilizzate» da un vecchio che non sa invecchiare (un
«malato», per chi lo conosce), che l'ironia delle cose ha proiettato alla
guida di questo Paese?
Non è la prima volta che Berlusconi inciampa in una grave disavventura, dopo
lo "storico" avviso di garanzia recapitatogli - sublime coincidenza - mentre
coordina a Napoli la Conferenza mondiale dell'Onu sulla criminalità
organizzata. La sua intera vicenda è costellata di seri infortuni, solo in
parte dovuti ai problemi giudiziari, alle leggi create per risolverli e all'enorme
conflitto di interessi (il politico che opera a vantaggio delle proprie
imprese che gli servono a consolidare il potere politico, in un circolo
vizioso degno di una repubblica delle banane). L'insulto rivolto a Martin
Schulz nell'aula di Strasburgo («La proporrò nel ruolo di un kapò») è
rimasto emblematico, ma non basterebbe una pagina intera a ricordare tutti
gli episodi incresciosi - o soltanto ridicoli - che l'hanno visto
protagonista.
Nemmeno quest'ultima storia di baccanali è, a ben guardare, del tutto
inedita. Si è appena consumata l'affaire Noemi. Ed è ancora in progress la
vicenda - a nostro parere ben più grave - delle amiche personali trasformate
in parlamentari e ministre della Repubblica. Addirittura una semianalfabeta,
presa di peso dalle retrovie di Forza Italia e spedita alla pubblica (e
soprattutto privata) istruzione, a far danni all'università e alla scuola
italiana, già stremate da decenni di pessime "riforme".
Berlusconi non è solo un padrone prepotente e autoritario, mosso da un
progetto politico arcaico. Non è soltanto un animale senza scrupoli,
determinato ad accumulare fortune e poteri e a far fruttare relazioni con
persone e ambienti al di sotto di ogni sospetto. È anche un personaggio da
avanspettacolo tra il ridicolo e il feroce, un inconfondibile misto di
cattivo gusto e di banalità. Ma tutto ciò è evidente e noto già da tempo.
Perché questa volta la sua parabola sembra precipitare verso la disgrazia e
l'ignominia?
Una prima ragione chiama in causa la fredda logica della politica. Molti
suoi alleati cominciano a temere che Berlusconi sia ormai indifendibile.
Gode ancora di consenso, ma i suoi «vizi privati» rappresentano per la
destra una minaccia mortale. Il confine tra acclamazione e ripudio, si sa, è
sottilissimo. Ieri sull'altare, domani nella polvere. Perché rischiare di
perdere posizioni restando legati a un personaggio squalificato e per di più
indisponibile a moderare i propri appetiti?
Una seconda ragione coinvolge il paradosso della popolarità. Berlusconi è in
disgrazia per la stessa grottesca trivialità che sino a ieri è stata la sua
principale arma di seduzione. Se ci dessimo il tempo di riflettere su questo
paradosso, ne trarremmo una lezione preziosa. Questa storia ci mette davanti
allo specchio, ci dice che cosa è diventato il nostro Paese. Va bene tutto.
Circondarsi di mafiosi e di incapaci. Gestire la cosa pubblica come proprio
patrimonio. Controllare l'informazione come un'agenzia di propaganda. Tutto
va bene finché il gioco prosegue. Quando si inceppa, ci si tira fuori senza
fare una piega.
Vent'anni di "seconda Repubblica", senza partiti di massa capaci di
costruire relazioni sociali e di trasmettere principi e conoscenze, senza
altra fonte di orientamento al di fuori della televisione e dello spettacolo
della merce, hanno distrutto l'opinione pubblica e trasformato questo Paese
in una prateria disponibile a tutti i populismi. Riflettere su questa
vicenda sarebbe il solo modo di mettere a valore l'esperienza di questi
anni, i peggiori della storia repubblicana. Ma c'è forse qualcuno davvero
interessato a tale riflessione, e disposto all'autocritica che essa
comporta?
berlusconi e' l' unico che fa politica in Italia, gli altri fanno solo i
buffoni, mi rivolgo ai sinistri.......segno inequivocabile che sono portati
a fare i buffoni......ma la politica? e il proletariato?
I contadini?gli operai? votano ormai tutti per la LEGA!!!
Continuate, sieta sulla strada giusta.....
"Nomen Nescio" <nobody@dizum.com> ha scritto nel messaggio
news:02dcb853c1714afcdddb6a4056a799da@dizum.com...
> Il Paese messo davanti allo specchio. Ma chi ha voglia di fare
autocritica?
> Siamo alla fine politica di Silvio Berlusconi? Molti sono pronti a
> scommetterci, e in effetti la fortuna sembra davvero voltargli le spalle.
> Come mai? Che cosa c'è di nuovo in quest'ultima storia, squallida e
> patetica, di donne «utilizzate» da un vecchio che non sa invecchiare (un
> «malato», per chi lo conosce), che l'ironia delle cose ha proiettato alla
> guida di questo Paese?
> Non è la prima volta che Berlusconi inciampa in una grave disavventura,
dopo
> lo "storico" avviso di garanzia recapitatogli - sublime coincidenza -
mentre
> coordina a Napoli la Conferenza mondiale dell'Onu sulla criminalità
> organizzata. La sua intera vicenda è costellata di seri infortuni, solo in
> parte dovuti ai problemi giudiziari, alle leggi create per risolverli e
all'enorme
> conflitto di interessi (il politico che opera a vantaggio delle proprie
> imprese che gli servono a consolidare il potere politico, in un circolo
> vizioso degno di una repubblica delle banane). L'insulto rivolto a Martin
> Schulz nell'aula di Strasburgo («La proporrò nel ruolo di un kapò») è
> rimasto emblematico, ma non basterebbe una pagina intera a ricordare tutti
> gli episodi incresciosi - o soltanto ridicoli - che l'hanno visto
> protagonista.
> Nemmeno quest'ultima storia di baccanali è, a ben guardare, del tutto
> inedita. Si è appena consumata l'affaire Noemi. Ed è ancora in progress la
> vicenda - a nostro parere ben più grave - delle amiche personali
trasformate
> in parlamentari e ministre della Repubblica. Addirittura una
semianalfabeta,
> presa di peso dalle retrovie di Forza Italia e spedita alla pubblica (e
> soprattutto privata) istruzione, a far danni all'università e alla scuola
> italiana, già stremate da decenni di pessime "riforme".
> Berlusconi non è solo un padrone prepotente e autoritario, mosso da un
> progetto politico arcaico. Non è soltanto un animale senza scrupoli,
> determinato ad accumulare fortune e poteri e a far fruttare relazioni con
> persone e ambienti al di sotto di ogni sospetto. È anche un personaggio da
> avanspettacolo tra il ridicolo e il feroce, un inconfondibile misto di
> cattivo gusto e di banalità. Ma tutto ciò è evidente e noto già da tempo.
> Perché questa volta la sua parabola sembra precipitare verso la disgrazia
e
> l'ignominia?
> Una prima ragione chiama in causa la fredda logica della politica. Molti
> suoi alleati cominciano a temere che Berlusconi sia ormai indifendibile.
> Gode ancora di consenso, ma i suoi «vizi privati» rappresentano per la
> destra una minaccia mortale. Il confine tra acclamazione e ripudio, si sa,
è
> sottilissimo. Ieri sull'altare, domani nella polvere. Perché rischiare di
> perdere posizioni restando legati a un personaggio squalificato e per di
più
> indisponibile a moderare i propri appetiti?
> Una seconda ragione coinvolge il paradosso della popolarità. Berlusconi è
in
> disgrazia per la stessa grottesca trivialità che sino a ieri è stata la
sua
> principale arma di seduzione. Se ci dessimo il tempo di riflettere su
questo
> paradosso, ne trarremmo una lezione preziosa. Questa storia ci mette
davanti
> allo specchio, ci dice che cosa è diventato il nostro Paese. Va bene
tutto.
> Circondarsi di mafiosi e di incapaci. Gestire la cosa pubblica come
proprio
> patrimonio. Controllare l'informazione come un'agenzia di propaganda.
Tutto
> va bene finché il gioco prosegue. Quando si inceppa, ci si tira fuori
senza
> fare una piega.
> Vent'anni di "seconda Repubblica", senza partiti di massa capaci di
> costruire relazioni sociali e di trasmettere principi e conoscenze, senza
> altra fonte di orientamento al di fuori della televisione e dello
spettacolo
> della merce, hanno distrutto l'opinione pubblica e trasformato questo
Paese
> in una prateria disponibile a tutti i populismi. Riflettere su questa
> vicenda sarebbe il solo modo di mettere a valore l'esperienza di questi
> anni, i peggiori della storia repubblicana. Ma c'è forse qualcuno davvero
> interessato a tale riflessione, e disposto all'autocritica che essa
> comporta?
> di Alberto Burgio
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Jackal: Mediaset: P.S.Berlusconi, possibili accordi digitale con Tim Tutto da
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