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Vecchio 17-06-2009, 14.53.30
bony
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Predefinito "Tutto bene, il peggio è passato" Leggete, il Nord è incazzato.

Dal nostro inviato Dario Di Vico del Corriere


JERAGO con ORAGO (Varese) - I Cento Giorni del conto alla rovescia sono
cominciati. In una calda serata di metà giugno capita che nel Varesotto
trecento tra artigiani e piccoli imprenditori si riuniscano per sfogare
le loro ansie. E per far sapere alle autorità preposte che Ocse e Fmi
avranno pure sentenziato che «il peggio è passato» ma ai loro occhi la
ripresa dopo le ferie estive, il temutissimo settembre dell'anno di
grazia 2009, si presenta a tinte fosche. E se lo ha detto l'Emma
Marcegaglia, figurarsi loro che di santi in paradiso non ne hanno. Il
paese ha un nome da scioglilingua, Jerago con Orago, è a pochi
chilometri a sud di Varese, laddove la Lombardia assomiglia al Veneto
dei cento capannoni: 57 aziende ogni chilometro quadrato, più di una
partita Iva in ogni famiglia. Quasi tutti a Jerago, come nei paesi
limitrofi, sono artigiani o micro-imprenditori e di conseguenza nel
vecchio auditorium (con le sedie di legno) di proprietà
dell'onnipresente Curia c'è idealmente presente l'intera popolazione
della zona, il genius loci.

Ad organizzare con puntiglio l'adunata è stato un piccolo imprenditore
metalmeccanico, Alberto Vanzini, un moto perpetuo che per settimane ha
inondato di email il ministro Tremonti, la Regione, la Rai e i suoi
colleghi. E ha trovato modo di coinvolgere anche i comitati spontanei
di Imprese che resistono nati tra Torino e Cuneo e arrivati in
delegazione fin qui nel Varesotto. Sul palco c'è il sindaco del Pdl -
medico anche lui con partita Iva - accanto al senatore leghista,
all'as*sessore regionale formigoniano Raffaele Cattaneo e al
rappresentante della Provincia anche lui leghista, di quelli con
regolare cravatta verde. Uno spaccato della rappresentanza politica
territoriale tutta rigorosamente di centro-destra e tutta in grado di
sciorinare facilmente l'alfabeto d'impresa. Capace in sostanza di
dimostrare al pubblico «che non siamo altro da voi, che la fatica di
portare avanti un'azienda la conosciamo anche noi».

Eppure stavolta qualcosa scricchiola tra politica e territorio in una
delle aree più ricche dell'intera Europa, l'effetto comunità non basta
più a sedare gli animi, la paura di abbassare la claire in autunno una
volta per tutte è così forte che le solidarietà anche quelle più
automatiche vacillano. È improbabile che qualcuno dei presenti in
platea abbia votato a sinistra due domeniche fa, ma il clima per certi
versi ricorda le assemblee «laburiste» degli anni Settanta. Con una
piccola diffe*renza: al posto degli operai e dei loro striscioni rossi,
ora c'è il nuovo Quarto Stato, i micro-imprenditori che non amano
portare cartelli e sventolare bandiere e che prima di entrare in sala
compilano diligentemente il foglio che riepiloga le aziende presenti.
Una volta seduti restano inchiodati al loro posto, non gridano slogan,
non fischiano, ma non per questo è facile convincerli. Anzi. I
politici- oratori sanno benissimo che quelli in platea sono propri
elettori sanno però al*trettanto bene che il governo di Roma di margini
per intervenire non ne ha tanti. Con grande coraggio lo ammette Massimo
Garavaglia, il senatore del Carroccio che segue le partite Iva: loda la
politica rigorista del ministro Giulio Tremonti e coerentemente
sostiene che gli incentivi fiscali non è detto che arrivino. «Si farà
qualcosina in più di quello che abbiamo già fatto». (Seguono timidi
battimani di stima).

L'applauso più forte scatta invece quando Giorgio Merletti, il
presidente della Confartigianato se la prende con i soldi che il
governo ha dato alla Fiat, all'Alitalia e persino alla Indesit dei
Merloni. «Berlusconi un anno fa ci aveva detto che ciò che va bene per
le piccole medie imprese va bene per il Paese, ma poi ha aperto il
portafoglio solo per i soliti noti ». Gli enti locali, invece - lo
riconosco*no tutti - hanno fatto i salti mortali nonostante dovessero
obbedire al patto di stabilità. Hanno trovato nelle pieghe del bilancio
le finanze per tutelare le fasce deboli o per ampliare la copertura
degli ammortizzatori sociali. Ricordate gli stanziamenti per attutire
le difficoltà di Malpensa e che servivano a risarcire lo schiaffo di
Air France? Beh, alla fine si è speso meno di quanto si pensasse e una
buona fetta è servita per pagare la cassa integrazione alle aziende
dell'indotto che ne avevano bisogno.

In Lombardia più di 4 mila imprese stanno per chiedere nuova Cassa ma
il numero shock lo pronuncia proprio Merletti: «Dai nostri calcoli in
autunno nella provincia di Varese chiuderanno almeno 2 mila aziende».
Nessuno se la sente di smentirlo, la gente in platea sobbalza ma in
cuor suo lo sapeva. Le autorità sul palco cominciano un tantino a
preoccuparsi della temperatura (politica). Perché da quel punto in poi
è come si fosse aperta una diga. «In Italia le grandi imprese non
falliscono mai e delocalizzano quando vogliono» sostiene il giovane
rappresentante della Confapi e propone di stornare i soldi tolti agli
usurai e alla mafia per darli alle aziendine del Nord. Il segretario
locale degli artigiani rossi, la Cna, attacca Gerico e tutti in sala
sanno che non se la sta prendendo con la città biblica bensì con il
software che governa «il calcolo di congruità» degli studi di settore
ed è l'avversario dichiarato di ogni partita Iva. Gli applausi fioccano.

Per rincarare la dose prendono il microfono i torinesi di Imprese che
resistono e ce n'è per tutti, dalla Confindustria all'Istat ma il
bersaglio privilegiato è il sistema del credito. «Uno dei nostri -
raccontano i piemontesi - ha scritto una mail al direttore della sua
banca e gli ha detto 'che devo fare della mia azienda, se volete che
chiuda ditemelo ma non lasciatemi qua a prendermi l'esaurimento
nervoso'». In una normale e paludata assemblea sarebbe arrivato il
momento delle conclusioni. Il più coraggioso tra i politici sul palco
si incarica di tirarle come da manuale ma, in*cassato il battimani di
circostanza, a microfoni spenti ammette preoccupato: «Quello di stasera
è un segnale non sottovalutare. Non l'avrei detto». Intanto fuori
dall'auditorium nei commenti a caldo degli artigiani ribelli c'è spazio
anche per i paragoni più impegnativi. «La Cina è diventata così perché
ha sostenuto le piccole e medie imprese!» Domenica si replica: nuova
assemblea, stavolta a Varese.




17 giugno 2009


--
http://picasaweb.google.it/bonifacio.cafarelli

Alt 17-06-2009, 14.53.30
borsa-italia.net
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Vecchio 17-06-2009, 15.05.20
Renatuccio
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Predefinito Re: "Tutto bene, il peggio è passato" Leggete, il Nord è incazzato.

http://www.madvero.it/berlusconifile/berlusconi.03.jpg


 

Tags
incazzato, leggete, nord
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