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  #1  
Vecchio 06-06-2009, 01.35.44
LoZioBartSignal®
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Predefinito La nuova ondata di crisi e gia partita. Quando colpira?

La terza ondata e arrivata mercoledi pomeriggio. Per ora sottoforma di
cavallone inaspettato che ribalta i materassini e fa la gioia dei bagnanti
ma l'effetto domino che puo innescare e di quelli degni di uno tsunami.

http://wpop6.libero.it/cgi-bin/vlink...G6EBCGAA2G4G0G




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"Abbi il coraggio di servirti della tua propria ragione" (I. Kant)


Alt 06-06-2009, 01.35.44
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  #2  
Vecchio 06-06-2009, 01.42.33
LoZioBartSignal®
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Predefinito La nuova ondata di crisi e gia partita. Quando colpira?


In Lettonia una asta di titoli di stato è andata deserta...


a cura di Mauro Bottarelli

L’altro giorno, infatti, nel silenzio generale è andata completamente a
vuoto un’asta di titoli di stato per il controvalore di 100 milioni di
dollari in Lettonia, chiaro segnale che il paese baltico è sull’orlo di un
default sul proprio debito pubblico. La notizia ha immediatamente innescato
una reazione a catena colpendo tutte le monete dei paesi Ue dell’Est: il
fiorino ungherese è crollato dell’1,97% contro l’euro e del 2,85% contro il
dollaro; lo zloty polacco ha ceduto lo 0,75% contro l’euro e l’1,56% contro
il dollaro; la corona ceca è scesa dello 0,25% contro l’euro e dell’1%
contro il dollaro. Direte voi, nulla di che. In effetti, vista così la
situazione non appare drammatica.

Qualche preoccupazione in più sorge quando si vanno a vedere le
ripercussioni patite in Svezia a causa del mancato introito di 60 milioni di
lats lettoni da parte dello Stato a causa dell’asta andata deserta: la
corona svedese ha subito un brusco calo e le azioni delle due principali
banche, Svedbank e SEB, sono scese rispettivamente del 15,9% e dell’11%.
Come già scritto, qualcosa di sistemico sta arrivando dall’Est europeo. Le
banche svedese, infatti, sono esposte per 75 miliardi di dollari verso i
paesi baltici e la crisi lettone rischia di innescarne una politica, sociale
ed economica in tutta l’area.

Lo conferma Bartosz Pawlowski, analista di BNP Paribas: «La Lettonia è sì un
piccolo paese ma ha vaste ripercussione su tutta l’area. Se la moneta
lettone crolla porterà con sé quella estone, non escludendo scossoni su
Bulgaria e Romania». Guarda caso, l’epicentro di quegli 1,3 trilioni di euro
di esposizione a Est delle banche europee, italiane comprese.

Il G20 dello scorso aprile, temendo quanto sta accadendo, aveva triplicato i
fondi dell’emergenza del Fmi portandoli a 750 miliardi di dollari: una
misura tampone che però non interviene sul vero male. Cioè, l’eccessivo
indebitamento di quei paesi negli anni dell’economia allegra. «Non sappiamo
ancora assolutamente il vero livello della crisi bancaria nell’Est, il
rischio di default comunque sta crescendo enormemente», conclude Pawlovski.

Che fare, quindi? Il premier lettone Valdis Dombrovskis teme la parola
svalutazione della propria moneta, ma ammette a bassa voce che il lat è
sopravvalutato di almeno un terzo del suo valore. Ecco quindi la ricetta che
pare ormai già adottata: svalutazione della moneta del 30%, con ovvio crollo
del potere d’acquisto dei salari e uno shock che colpirà, da subito, tutto e
tutti.

E si sa che la stabilità sociale di certi paesi sta seduta su una
polveriera: un’esplosione di povertà potrebbe innescare proteste violente,
ipotesi di colpi di Stato e le mire di egemonia di qualcuno pronto a
sfruttare la situazione per destabilizzare e chiudere qualche conto rimasto
ancora aperto dal recente passato. L’aver agganciato la propria economia a
euro, franco e yen per quanto riguarda le indicizzazioni dei mutui potrebbe
costare molto caro alla Lettonia: per Fitch Ratings il debito estero del
2009 sarà pari al 320% delle riserve estere. La contrazione del Pil lettone
per quest’anno è attesa del 18%, mentre il valore delle case è crollato del
50%, lo shock più pesante mai registrato.

In ossequio al prestito del Fmi, garantito dalla Commissione Europea, la
Lettonia ha già licenziato un terzo degli insegnanti e tagliato del 35% i
salari dei dipendenti pubblici. Insomma, una scure che non è servita a
nulla: potrebbe servire la ghigliottina. Verrà sacrificata l’economia
lettone per salvaguardare le banche svedesi o si sceglierà davvero la strada
della svalutazione immediate del lat? In ogni caso, sarà una cura da
cavallo. E socialmente molto dolorosa. Non è un caso che la scorsa settimana
Riksbank abbia aumentato le proprie riserve estere per 13 miliardi di
dollari, una vera e propria corazza difensiva dal rischio ormai imminente di
default nel Baltico.

«Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una
soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari
economici, Joaquin Almunia, durante un intervento un paio di mesi fa a
Bruxelles. Ricordate? E ancora. «Potete star sicuri che prima che arrivi il
Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato il
commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di
intervento: «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente,
intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi. La definizione
di queste cose non può però essere esposta pubblicamente».

Da allora, silenzio. Peccato che un paese dell’area euro sia già in default
tecnico - l’Irlanda -, un altro sta avvicinandosi a tappe forzate al punto
di non ritorno, l’Austria e ora la Svezia rischia di destabilizzarci dall’interno
se andrà in default sulla propria esposizione. A dirlo sono i freddi numeri
dei cds, l’assicurazione sul rischio di fallimento di un’entità terza, sul
rischio di default dei vari Stati sul debito pubblico e notizia come quelle
giunte l’altro giorno da Riga.

Non stupisce visto che le banche di Vienna hanno prestato all’insolvente Est
europeo il 70% del Pil austriaco e ora rischiano di non vederselo
rimborsato. Se va in default l’Austria, arrivederci all’Est e alla stessa
tenuta dell’area euro. E anche Unicredit, a dispetto dell’ottimismo
dispensato a piene mani dal proprio amministratore delegato, potrebbe subire
perdite consistenti, la “Stalingrado monetaria” prefigurata qualche mese fa
dalla stampa austriaca. La terza onda è arrivata, più subdola delle
precedenti. Ma certamente non meno letale.

P.S. La scorsa notte la situazione in Lettonia è ulteriormente peggiorata
con il tasso overnight che lega il lat all’euro salito al 140%: in un attimo
i cds sul rischio di default sul debito pubblico di Riga sono letteralmente
schizzati a 750 punti base.

I paesi a più immediato rischio di contagio sono Polonia e Repubblica Ceca
ma alla Danske Bank mettono in guardia sul fatto che l’Austria potrebbe
conoscere perdite pari all’11% del suo Pil se il domino baltico dovesse
andare fuori controllo. Le perdite per la Svezia toccherebbero il 6% del
Pil, quelle del Belgio il 3,6%, quelle dell’Olanda il 2,3% e quelle dell’Italia
l’1,5% del Pil. «Il rischio di contagio è alto e molto serio. Nessuno
pensava che l’Islanda avrebbe contagiato l’Ungheria lo scorso anno e invece
lo ha fatto e questa situazione può ripetersi», ha dichiarato ieri Lars
Christensen, capo analista della Danske Bank per l’Europa dell’Est.

Questo articolo è stato gentilmente fornito da ilSussidiario.net
(http://www.ilsussidiario.net)


http://wpop6.libero.it/cgi-bin/vlink...G6EBCGAA2G4G0G


  #3  
Vecchio 06-06-2009, 02.38.51
New Age
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Messaggi: n/a
Predefinito Re: La nuova ondata di crisi e gia partita. Quando colpira?

In Italia alcune societa' di risparmio gestito hanno aumentato la
raccolta....sull' azionario....la ripresa e' vicina!

"LoZioBartSignal®" <ZioSignal@èTornato.it> ha scritto nel messaggio
news:tbhWl.17798$9f6.13394@twister1.libero.it...
> In Lettonia una asta di titoli di stato è andata deserta...
> a cura di Mauro Bottarelli
> L'altro giorno, infatti, nel silenzio generale è andata completamente a
> vuoto un'asta di titoli di stato per il controvalore di 100 milioni di
> dollari in Lettonia, chiaro segnale che il paese baltico è sull'orlo di un
> default sul proprio debito pubblico. La notizia ha immediatamente

innescato
> una reazione a catena colpendo tutte le monete dei paesi Ue dell'Est: il
> fiorino ungherese è crollato dell'1,97% contro l'euro e del 2,85% contro

il
> dollaro; lo zloty polacco ha ceduto lo 0,75% contro l'euro e l'1,56%

contro
> il dollaro; la corona ceca è scesa dello 0,25% contro l'euro e dell'1%
> contro il dollaro. Direte voi, nulla di che. In effetti, vista così la
> situazione non appare drammatica.
> Qualche preoccupazione in più sorge quando si vanno a vedere le
> ripercussioni patite in Svezia a causa del mancato introito di 60 milioni

di
> lats lettoni da parte dello Stato a causa dell'asta andata deserta: la
> corona svedese ha subito un brusco calo e le azioni delle due principali
> banche, Svedbank e SEB, sono scese rispettivamente del 15,9% e dell'11%.
> Come già scritto, qualcosa di sistemico sta arrivando dall'Est europeo. Le
> banche svedese, infatti, sono esposte per 75 miliardi di dollari verso i
> paesi baltici e la crisi lettone rischia di innescarne una politica,

sociale
> ed economica in tutta l'area.
> Lo conferma Bartosz Pawlowski, analista di BNP Paribas: «La Lettonia è sì

un
> piccolo paese ma ha vaste ripercussione su tutta l'area. Se la moneta
> lettone crolla porterà con sé quella estone, non escludendo scossoni su
> Bulgaria e Romania». Guarda caso, l'epicentro di quegli 1,3 trilioni di

euro
> di esposizione a Est delle banche europee, italiane comprese.
> Il G20 dello scorso aprile, temendo quanto sta accadendo, aveva triplicato

i
> fondi dell'emergenza del Fmi portandoli a 750 miliardi di dollari: una
> misura tampone che però non interviene sul vero male. Cioè, l'eccessivo
> indebitamento di quei paesi negli anni dell'economia allegra. «Non

sappiamo
> ancora assolutamente il vero livello della crisi bancaria nell'Est, il
> rischio di default comunque sta crescendo enormemente», conclude

Pawlovski.
> Che fare, quindi? Il premier lettone Valdis Dombrovskis teme la parola
> svalutazione della propria moneta, ma ammette a bassa voce che il lat è
> sopravvalutato di almeno un terzo del suo valore. Ecco quindi la ricetta

che
> pare ormai già adottata: svalutazione della moneta del 30%, con ovvio

crollo
> del potere d'acquisto dei salari e uno shock che colpirà, da subito, tutto

e
> tutti.
> E si sa che la stabilità sociale di certi paesi sta seduta su una
> polveriera: un'esplosione di povertà potrebbe innescare proteste violente,
> ipotesi di colpi di Stato e le mire di egemonia di qualcuno pronto a
> sfruttare la situazione per destabilizzare e chiudere qualche conto

rimasto
> ancora aperto dal recente passato. L'aver agganciato la propria economia a
> euro, franco e yen per quanto riguarda le indicizzazioni dei mutui

potrebbe
> costare molto caro alla Lettonia: per Fitch Ratings il debito estero del
> 2009 sarà pari al 320% delle riserve estere. La contrazione del Pil

lettone
> per quest'anno è attesa del 18%, mentre il valore delle case è crollato

del
> 50%, lo shock più pesante mai registrato.
> In ossequio al prestito del Fmi, garantito dalla Commissione Europea, la
> Lettonia ha già licenziato un terzo degli insegnanti e tagliato del 35% i
> salari dei dipendenti pubblici. Insomma, una scure che non è servita a
> nulla: potrebbe servire la ghigliottina. Verrà sacrificata l'economia
> lettone per salvaguardare le banche svedesi o si sceglierà davvero la

strada
> della svalutazione immediate del lat? In ogni caso, sarà una cura da
> cavallo. E socialmente molto dolorosa. Non è un caso che la scorsa

settimana
> Riksbank abbia aumentato le proprie riserve estere per 13 miliardi di
> dollari, una vera e propria corazza difensiva dal rischio ormai imminente

di
> default nel Baltico.
> «Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una
> soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari
> economici, Joaquin Almunia, durante un intervento un paio di mesi fa a
> Bruxelles. Ricordate? E ancora. «Potete star sicuri che prima che arrivi

il
> Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato

il
> commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di
> intervento: «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente,
> intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi. La

definizione
> di queste cose non può però essere esposta pubblicamente».
> Da allora, silenzio. Peccato che un paese dell'area euro sia già in

default
> tecnico - l'Irlanda -, un altro sta avvicinandosi a tappe forzate al punto
> di non ritorno, l'Austria e ora la Svezia rischia di destabilizzarci

dall'interno
> se andrà in default sulla propria esposizione. A dirlo sono i freddi

numeri
> dei cds, l'assicurazione sul rischio di fallimento di un'entità terza, sul
> rischio di default dei vari Stati sul debito pubblico e notizia come

quelle
> giunte l'altro giorno da Riga.
> Non stupisce visto che le banche di Vienna hanno prestato all'insolvente

Est
> europeo il 70% del Pil austriaco e ora rischiano di non vederselo
> rimborsato. Se va in default l'Austria, arrivederci all'Est e alla stessa
> tenuta dell'area euro. E anche Unicredit, a dispetto dell'ottimismo
> dispensato a piene mani dal proprio amministratore delegato, potrebbe

subire
> perdite consistenti, la "Stalingrado monetaria" prefigurata qualche mese

fa
> dalla stampa austriaca. La terza onda è arrivata, più subdola delle
> precedenti. Ma certamente non meno letale.
> P.S. La scorsa notte la situazione in Lettonia è ulteriormente peggiorata
> con il tasso overnight che lega il lat all'euro salito al 140%: in un

attimo
> i cds sul rischio di default sul debito pubblico di Riga sono

letteralmente
> schizzati a 750 punti base.
> I paesi a più immediato rischio di contagio sono Polonia e Repubblica Ceca
> ma alla Danske Bank mettono in guardia sul fatto che l'Austria potrebbe
> conoscere perdite pari all'11% del suo Pil se il domino baltico dovesse
> andare fuori controllo. Le perdite per la Svezia toccherebbero il 6% del
> Pil, quelle del Belgio il 3,6%, quelle dell'Olanda il 2,3% e quelle

dell'Italia
> l'1,5% del Pil. «Il rischio di contagio è alto e molto serio. Nessuno
> pensava che l'Islanda avrebbe contagiato l'Ungheria lo scorso anno e

invece
> lo ha fatto e questa situazione può ripetersi», ha dichiarato ieri Lars
> Christensen, capo analista della Danske Bank per l'Europa dell'Est.
> Questo articolo è stato gentilmente fornito da ilSussidiario.net
> (http://www.ilsussidiario.net)

http://wpop6.libero.it/cgi-bin/vlink...G6EBCGAA2G4G0G


  #4  
Vecchio 06-06-2009, 09.29.58
sensasghei
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Predefinito Re: La nuova ondata di crisi e gia partita. Quando colpira?

LoZioBartSignal®

vedi??
ha detto newage che sei il solito COMUNISTA

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse@newsland.it


  #5  
Vecchio 06-06-2009, 11.06.10
LoZioBartSignal®
Guest
 
Messaggi: n/a
Predefinito Re: La nuova ondata di crisi e gia partita. Quando colpira?

"New Age" <marmals@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:4a29acaf$0$1118$4fafbaef@reader3.news.tin.it. ..
> In Italia alcune societa' di risparmio gestito hanno aumentato la
> raccolta....sull' azionario....la ripresa e' vicina!


sfiorati (forse) di nuovo i 1000 punti di sep 500 tra giugno e forse inizi
luglio, come indicano molte previsioni, tra agosto e settembre ci sarà una
nuova forte correzione che sconterà la crisi dei defaut dell'est eurpeo e
della forte svalutazione di sterlina e dollaro...

forse non ci saranno nuovi minimi inferiori a 660, però in area 800-750 ci
si va di sicuro almeno un'altra volta... secondo me siamo all'interno di una
lunga fase di congestione , all'incirca tra tra 800 e 950, che durerà anche
agli inizi del 2010....






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colpirà, crisi, già, nuova, ondata, partita, quando
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