ECCO IL DECRETO TRUFFA,OVVERO COME L'AQUILA VIENE PRESA IN GIRO DAL GOVERNO!
IL RETROSCENA. Il contributo statale effettivo per ogni famiglia non
sarà di 150 mila euro, ma di un terzo
Fondi "virtuali" e stanziamenti basati su previsioni di incassi
crescenti delle lotterie
I trucchi del "decreto abracadabra"
ricostruzione diluita in 23 anni
di MASSIMO GIANNINI
Impegni solenni, progetti altisonanti. Garantiti dalle solide certezze
del presidente del Consiglio. Ma se scorri il testo del provvedimento,
ti accorgi che lì dentro di veramente solido c'è poco e niente.
Tutto balla, in quello che è già stato ribattezzato il "Decreto
Abracadabra". Le cifre, innanzitutto. Dopo il Consiglio dei ministri
straordinario del 23 aprile, Berlusconi e Tremonti avevano annunciato
uno stanziamento di 8 miliardi per la ricostruzione dell'Abruzzo: 1,5
per le spese correnti e 6,5 in conto capitale. A leggere il decreto 39,
si scopre che lo stanziamento è molto inferiore, 5,8 miliardi, ed è
spalmato tra il 2009 e il 2032. Di questi fondi, 1,152 miliardi
sarebbero disponibili quest'anno, 539 milioni nel 2010, 331 nel 2011,
468 nel 2012, e via decrescendo, con pochi spiccioli, per i prossimi 23
anni. Da dove arrivano queste soldi? Il governo ha spiegato poco. Il
premier, ancora una volta, ha rivendicato il merito di "non aver messo
le mani nelle tasche degli italiani". Il ministro dell'Economia si è
fregiato di aver reperito le risorse "senza aumentare le accise su
benzina e sigarette, senza aumenti di tasse, ma spostando i fondi da
una voce all'altra del bilancio".
Il "Decreto Abracadabra" non aiuta a capire. Il capitolo "Disposizioni
di carattere fiscale e di copertura finanziaria" dice ancora meno. Una
prima, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 12, intitolato
"Norme di carattere fiscale in materia di giochi") è che la
ricostruzione in Abruzzo sarà davvero un terno al lotto: 500 milioni di
fondi dovranno arrivare, entro 60 giorni dal varo del decreto,
dall'indizione di "nuove lotterie ad estrazione istantanea", "ulteriori
modalità di gioco del Lotto", nuove forme di "scommesse a distanza a
quota fissa". E così via, giocando sulla pelle dei terremotati. Un
"gioco" che non piace nemmeno agli esperti del Servizio Studi del
Senato: "La previsione di una crescita del volume di entrate per l'anno
in corso identica (500 milioni di euro) a quella prevista a regime per
gli anni successivi - si legge nella relazione tecnica al decreto -
potrebbe risultare in qualche modo problematica".
Una seconda, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 14,
intitolato "Ulteriori disposizioni finanziarie") è che altre risorse,
tra i 2 e i 4 miliardi di qui al 2013, dovranno essere attinte al Fas,
il Fondo per le aree sottoutilizzate, che dalla Finanziaria in poi è
diventato un vero Pozzo di San Patrizio, dal quale il governo pompa
denaro per ogni emergenza, senza che si capisca più qual è la sua vera
dotazione strutturale.
E questo è tutto. Per il resto, la copertura finanziaria disposta dal
decreto è affidata a fonti generiche e fondi imprecisati: dai soldi
dell'Istituto per la promozione industriale (trasferiti alla Protezione
civile per "garantire l'acquisto da parte delle famiglie di mobili ad
uso civile, di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonché
di apparecchi televisivi e computer") al trasferimento agli enti locali
dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.
A completare il gioco di prestigio contabile, non poteva mancare il
solito, audace colpo a effetto, caro ai governi di questi ultimi anni:
altri fondi (lo dice enfaticamente il comma 4 dell'articolo 14)
potranno essere reperiti grazie alle "maggiori entrate derivanti dalla
lotta all'evasione fiscale, anche internazionale, derivanti da futuri
provvedimenti legislativi". Insomma, entrate scritte sull'acqua. A
futura memoria. E a sicura amnesia.
Ma non è solo l'erraticità dei numeri, che spaventa e preoccupa nel
"Pacchetto Ricostruzione". A parte gli interventi d'emergenza, ci sono
altri due fronti aperti e dolenti per le popolazioni locali. Un fronte
riguarda l'edificazione delle case provvisorie ("a durevole
utilizzazione", secondo la stravagante formula del decreto) che
dovrebbero garantire un tetto ad almeno 13 mila famiglie, pari a un
totale di 73 mila senza tetto attualmente accampati nelle tendopoli. I
fondi previsti per questi alloggi (nessuno ancora sa se di lamiera, di
legno o muratura) ammonterebbero a circa 700 milioni. Ma 400 risultano
spendibili quest'anno, 300 l'anno prossimo.
Questo, a dispetto del giuramento solenne rinnovato dal Cavaliere a
"Porta a Porta" di due giorni fa, fa pensare che l'impegno di una
"casetta" a tutti gli sfollati entro ottobre, o comunque prima del gelo
invernale, andrà inevaso. Quasi la metà di loro (secondo il timing
implicito nella ripartizione biennale dei fondi) avrà un tetto non
prima della primavera del prossimo anno.
Un altro fronte, persino più allarmante, riguarda la ricostruzione
delle case distrutte. Il governo ha annunciato "un contributo pubblico
fino a 150 mila euro (80 mila per la ristrutturazione di immobili già
esistenti), a condizione che le opere siano realizzate nel rispetto
della normativa antisismica".
Basterà presentare le fatture relative all'opera da realizzare, e a
tutto il resto penserà Fintecna, società pubblica controllata dal
Tesoro, che regolerà i rapporti con le banche. Detta così sembra
facilissima. Il problema è che quei 150 mila euro nel decreto non ci
sono affatto. Risultano solo dalle schede tecniche che accompagnano il
provvedimento. E dunque, sul piano legislativo, ancora non esistono.
Non basta. Sul totale dei 150 mila euro, il contributo statale
effettivo sarà pari solo a 50 mila euro. Altri 50 mila saranno concessi
sotto forma di credito d'imposta (dunque sarà un risparmio su somme da
versare in futuro, non una somma incassata oggi da chi ne ha bisogno) e
altri 50 mila saranno erogati attraverso un mutuo agevolato, sempre a
carico della famiglia che deve ricostruire, che dunque potrà farlo solo
se ha già risparmi pre-esistenti. Se questo è lo schema, al contrario
di quanto è accaduto per i terremoti dell'Umbria e del Friuli, i
terremotati d'Abruzzo non avranno nessuna nuova casa ricostruita con
contributo a fondo perduto. Anche perché nelle schede tecniche del
decreto quei 150 mila euro sono intesi come "limite massimo"
dell'erogazione. Ciò significa che lo Stato declina l'impegno a
finanziare la copertura al 100% del valore dell'appartamento da
riedificare.
Nel "Decreto Abracadabra", per ora, niente è ciò che appare. Man mano
che si squarcia la cortina fumogena della propaganda, se ne cominciano
ad accorgere non solo i "soliti comunisti-sfascisti" dell'opposizione
come Pierluigi Bersani (che accusa l'esecutivo di trattare gli aquilani
come "terremotati di serie B"), ma anche amministratori locali come
Stefania Pezzopane, o perfino presidenti di Confindustria come Emma
Marcegaglia, che l'altro ieri a L'Aquila ha ripetuto "qui servono soldi
veri". C'è un obbligo morale, di verità e di responsabilità, al quale
il governo non può sfuggire. Lo deve agli abruzzesi che soffrono, e a
tutti gli italiani che giudicano. L'epicentro di una tragedia umana non
può essere solo il palcoscenico di una commedia politica.
Riduzione ICI ;la grande presa in giro da 6 euri al mese!
geco2@katamail.com: Uno studio della UIL,se confermato,darebbe l'idea dell'enorme presa
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