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Vecchio 05-04-2009, 23.57.44
LoZioBartSignal®
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Predefinito ABOLITO IL SEGRETO BANCARIO A LIVELLO INTERNAZIONALE AL G20

compresi i paradisi fiscali

lo ripeteva oggi la radio, sentita in giro in auto

lo ripete stasera Report...


SARA VERO???


SARA FALSO????


SARA FERGUSON??????????????????????????







--
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"Abbi il coraggio di servirti della tua propria ragione" (I. Kant)


Alt 05-04-2009, 23.57.44
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Vecchio 06-04-2009, 09.25.01
Dott Marino Ferdano
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Predefinito Re: ABOLITO IL SEGRETO BANCARIO A LIVELLO INTERNAZIONALE AL G20

Le volpi a guardia del pollaio
Maurizio Blondet 03 aprile 2009


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Testo



Già il rialzo trionfale di Wall Street e delle altre Borse (Fiat
+27%!), immediatamente dopo la chiusura del G-20, ci dice la natura del
«successo» del vertice strombazzato dai media: hanno vinto loro, gli
speculatori colpevoli della rovina. Restano ai loro posti, non devono render
conto a nessuno; l'imposizione di regole per le loro agenzie di rating (che
loro pagano) è rimandata a un vago futuro, così come la definizione dei
requisiti patrimoniali a cui le banche e le banche-ombra devono sottostare.
E sui loro «bonus» veglia Draghi, il loro fiduciario: la volpe a guardia del
pollaio.

Dov'è dunque il successo del G-20? Si trasecola a leggere il titolone
24 Ore: «Al bando i paradisi fiscali - Svizzera nella lista grigia».

Dunque era la Svizzera, il problema? Sono i paradisi fiscali ad aver
acceso mutui subprime ad insolventi per poi rifilarli, sotto forma di
obbligazioni, ai migliaia di investitori sedotti dal rating AAA? Erano lì le
fabbriche dei derivati, dei Credit Defaults Swaps e degli altri titoli
spazzatura che opprimono il mondo? Erano i paradisi fiscali a decretare per
anni tassi primari bassissimi onde eccitare l'indebitamento insensato, ad
accettare come riserva le «assicurazioni» prodotte dalla AIG? Sono i
paradisi fiscali che hanno dato il permesso alle banche commerciali di
diventare banche d'affari, e le hanno lasciate crescere fino a diventare
«troppo grosse per fallire»?

Ovviamente no. Sono stati gli USA, la Gran Bretagna, le autorità
monetarie e quelle di controllo. I paradisi fiscali sono solo una nicchia
nel grande casinò chiamato «finanza globale».

E sia pure, almeno sono stati colpiti i paradisi fiscali: è la fine
del segreto bancario, questo aiuta la mitica «lotta all'evasione» - due cose
che interessano gli Stati sovrani potenti - e forse persino la lotta al
riciclaggio, e alle altre forme di delinquenza finanziaria internazionale
(rese possibili dalla globalizzazione). Almeno è un «successo» da esibire
dopo sole 7 ore di incontri al vertice, di cui tre o quattro in pranzi e
foto-ricordo.

E invece no. Anche questo «successo», visto da vicino, mostra la sua
natura di mascherata truffaldina. Anzitutto, perchè il termine «paradisi
fiscali» mette nello stesso sacco realtà molto diverse: e la Svizzera non è
le Isole Cayman, e nemmeno San Marino è Caicos & Vanuatu. La Svizzera,
custode proverbiale del segreto bancario, è uno Stato di diritto europeo, ha
magistrature a cui ci si può rivolgere; ha inoltre un'economia
diversificata, e un sistema tributario che impone tasse ai residenti. Le
Cayman, Caycos o Barbados - tutte entità collegate alla sterlina britannica
e alla City - sono zone di non-diritto, senza fiscalità, senz'altra attività
economica che i traffici finanziari off-shore. Come paradisi, non sono solo
«fiscali» ma «criminali», o «del riciclo del denaro sporco».

L'elenco dei «paradisi fiscali» messi in lista grigia o lista nera,
poi, rivela alcune falle significative. Non ci sono Hong Kong e Macao,
perchè la Cina non ha voluto; il creditore ha esercitato così il suo bruto
potere sul debitore, gli USA. Del resto, gli USA hanno il loro tornaconto:
nella lista non ci sono il Delaware, il Nevada e lo Wyoming, Stati americani
che vietano l'identificazione dei clienti stranieri, e per questo sono sedi
di migliaia di società anonime e a responsabilità limitata di dubbia o
sospetta natura: sono veri centri off-shore che gli USA si tengono, diciamo
così, in-shore.

Il fatto che nelle liste l'Austria e il Lussemburgo siano messi sullo
stesso piano di Grenadines e Bermuda, la Turchia insieme con le Isole
Vergini inglesi, il Belgio con il Belize, dice chi ha vinto e chi ha perso
al G-20.

Hanno vinto gli anglo-americani, i loro clienti e creditori. Hanno
perso gli europei. Gli anglo-americani hano protetto i «loro» paradisi
fiscali, colpendo i centri finanziari concorrenti.

Si è colpito il segreto bancario della Svizzera, che almeno assicura l'identificazione
dell'«avente diritto» dei clienti delle banche; ma Londra non ha bisogno del
segreto bancario, perchè il diritto britannico rende anonimi gli «aventi
diritto economici» che operano attraverso (e si nascondono dietro) i
prestatori di servizi finanziari, protetti a loro volta dall'assenza di ogni
regola, in nome del liberismo totale.

Il più grosso «paradiso fiscale» del mondo è la City. E' chiaro che
una lista così selettiva, che non impone a tutti i centri finanziari le
stesse restrizioni, ha l'unico effetto - e forse l'unico scopo - di
convogliare il denaro sporco (il solo denaro che esiste di questi tempi) dai
centri della finanza-ombra europei a quelli anglo-americani (1).

Tutte le altre decisioni del G-20 sono di questo tipo. Così il
trilione (mille miliardi) di dollari dotati al Fondo Monetario con la scusa
di «finanziare i Paesi emergenti in crisi», nei Paesi emergenti non
entreranno nemmeno: servono in realtà a pagare le banche creditrici di quei
Paesi, a far apparire «buoni» quei crediti. Gli altri 250 miliardi di
dollari per «riattivare il credito al commercio internazionale» significa: o
sollevare da ogni rischio le banche prestatrici per indurle a prestare, o
addirittura che gli Stati si mettono al posto delle banche in questa
funzione essenziale. Ma allora, a che servono le banche private?

A meno che non mi sia sfuggito, non è stata fatta nemmeno menzione di
cosa fare dei derivati. Non un accenno al fatto che cinque sole banche USA,
le più colossali, detengono il 96& delle posizioni in derivati di tutte le
altre banche, e l'81% del rischio netto in caso di default.

Le cinque banche sono: JP Morgan Chase, che detiene 88 trilioni di
derivati in valori nominali, ossia 88 volte la dotazione del Fondo
Monetario. Seguono Bank of America con 38 trilioni, Citibank con 32, Goldman
Sachs con 30, Wells Fargo-Wachovia con 5. La sesta è la britannica HSBC che
con la sua filiale in USA detiene 3,7 trilioni.

In questo grumo titanico di pseudo-denaro è caricata a molla la
prossima crisi, del tutto imparabile, perchè l'aggravarsi dell'economia
reale rende ogni giorno più vicino il default: e basta un 10% di questi
valori nozionali per travolgere il PIL americano.

Proprio di questo si fanno forti i colossi: sono loro a dettare al
governo Obama le regole, su come vogliono essere salvate. Di norma - persino
in USA esistono leggi - questi colossi devono essere messi in procedura
fallimentare. I loro attivi e passivi, selezionati da enti indipendenti. I
manager che hanno causato il danno, licenziati. Gli azionisti, messi a
sostenere le perdite sulle loro scommesse, e in questi casi spazzati via. Le
banche così pulite dovrebbero essere spezzate in entità più piccole e queste
rivendute sul mercato.

Invece, il piano Geithner sta facendo di tutto per scongiurare proprio
questo: pompa denaro pubblico su denaro pubblico per lasciare i manager al
loro posto, gli azionisti esenti da perdite, le banche colossali come prima,
cioè capaci come prima di minacciare il governo stesso. Il G-20 non ha
ottenuto che questi caporioni della finanza cambino il loro «business model»
(2).

Del resto, fu Larry Summers, come segretario al Tesoro di Clinton, a
cancellare la Glass-Steagal che vietava dal 1933 le fusioni incestuose tra
banche commerciali, banche d'affari e assicurazioni; e fu lui, nel 2000, a
sottrarre per legge ai controlli pubblici i prodotti derivati. Oggi, Summers
è il consigliere economico numero 1 di Obama. Le banche, per far cancellare
la Glass-Steagall, spesero 5 miliardi di dollari in lobbying. Si vede che
sono soldi bene spesi.

Mario Draghi, ex Goldman Sachs, è stato riconfermato a capo dei
Financial Stability Forum, oggi rafforzato ed ampliato. Il suo compito è far
credere all'opinione pubblica che gli emolumenti dei banchieri diverranno
più ragionevoli, e non incentiveranno i rischi insensati.

C'è da ridere a leggere quel che Draghi promette: «I bonus verranno
ridotti in caso di andamento negativo», il che dovrebbe essere lapalissiano.
C'è da sbellicarsi quando si legge: «Due dipendenti che generano gli stessi
profitti a breve per la loro banca ma assumono quantità diverse di rischio
non dovrebbero essere compensati allo stesso modo».

Scusate, ma «non dovrebbero» è un pio auspicio, non una legge. E poi,
in che modo, tecnicamente, ottenere che due che danno «gli stessi profitti»
siano pagati in modo diverso? E perchè devono esserci comunque bonus, visto
il risultato?

Draghi è lì ad assicurare che i bonus continueranno a correre, che non
verranno messi in discussione.

Magari saranno, anzi «dovrebbero essere» - è un auspicio, mica un
obbligo - più moderati. E chi controllerà la moderazione?

«Il consiglio d'amministrazione» di ogni banca, e magari un pochino
anche gli «organi di vigilanza», come Draghi ha tanto ben vigilato a
Bankitalia. Il Financial Stability Forum di cui resta a capo Draghi ha più
poteri. Ma sia ben chiaro, «non diventerà un regolatore nè un'autorità di
vigilanza» (3).

Cosa farà, allora? Lancerà «pre-allarmi», se gli parrà il caso. Farà
rapporti su come sarebbe bella più «cooperazione internazionale» per
«gestire le crisi finanziarie», e come le crisi dell'economia reale
aggravino la crisi delle banche (no, non il contrario). Insomma, come sempre
ha fatto Draghi, filosofeggerà e darà lezioni ai governi, sul tema più caro
ai banchieri centrali con poltrona fissa a Goldman Sachs: scappati i buoi,
il vigilante prega di chiudere la porta.

Poi sì, proprio alla fine dell'articolo di 24 Ore in lode del Venerato
Maestro, si promette «la revisione dei requisiti di capitale delle banche
(ossia l'aumento delle riserve obbligatorie), la riduzione della leva
finanziaria da parte delle banche, l'accantonamento in vista di perdite
attese».

Sono tutti auspici, nulla di cogente. Sono le cose che Draghi farà, un
giorno. No, ora no: aumento delle riserve, degli accantonamenti e riduzione
della leva debitoria farebbero male alle banche, perchè sono in crisi, non
lo sapete? E sui lavoratori? Sulle aziende che chiudono?

Non c'è nulla, proprio nulla che li autorizzi a sperare. Nulla di ciò
che è stato deciso al G-20 è inteso a rendere meno grave la recessione e il
disastro sociale, che sono lasciati ai governi locali.

Magari un po' di iper-inflazione, questa sì lorsignori possono
permettersela; così i lavoratori diventano frenetici, sgobbano di più nello
sforzo di compensare, accelerando il lavoro, la perdita del valore d'acquisto
del salario.

Ma infine no, qualcosa hanno detto ai disoccupati e alle aziende: «No
al protezionismo». Per il resto, godetevi la più grande depressione della
storia. Lo spettacolo è appena cominciato.



--------------------------------------------------------------------------

1) Philippe Braillard, «La déplorable mascarade de la lutte contre les
paradis fiscaux», La Tribune, 2 aprile 2009.
2) William Engdahl, «Geithner's 'Dirty Little Secret': The Entire
Global Financial System Is At Risk - When the Solution to the Financial
Crisis becomes the Cause», GlobalResearch, 31 marzo 2009.
3) Alessandro Merli, «Draghi: saremo più rigorosi contro i
superstipendi», 24 Ore, 3 aprile 2009

"LoZioBartSignal®" <ZioSignal@èTornato.it> ha scritto nel messaggio
news:cX8Cl.296674$FR.597683@twister1.libero.it...
> compresi i paradisi fiscali
> lo ripeteva oggi la radio, sentita in giro in auto
> lo ripete stasera Report...
> SARA VERO???
> SARA FALSO????
> SARA FERGUSON??????????????????????????
> --
> _______________________________________________
> "Abbi il coraggio di servirti della tua propria ragione" (I. Kant)



  #3  
Vecchio 06-04-2009, 10.34.18
.
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Predefinito Re: ABOLITO IL SEGRETO BANCARIO A LIVELLO INTERNAZIONALE AL G20


"Dott Marino Ferdano" <marino.fe@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:49d9a053$0$836$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .
> Le volpi a guardia del pollaio
> Maurizio Blondet 03 aprile 2009
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> Manda per E-mail
> Testo
> Già il rialzo trionfale di Wall Street e delle altre Borse (Fiat
> +27%!), immediatamente dopo la chiusura del G-20, ci dice la natura del
> «successo» del vertice strombazzato dai media: hanno vinto loro, gli
> speculatori colpevoli della rovina. Restano ai loro posti, non devono
> render conto a nessuno; l'imposizione di regole per le loro agenzie di
> rating (che loro pagano) è rimandata a un vago futuro, così come la
> definizione dei requisiti patrimoniali a cui le banche e le banche-ombra
> devono sottostare. E sui loro «bonus» veglia Draghi, il loro fiduciario:
> la volpe a guardia del pollaio.
> Dov'è dunque il successo del G-20? Si trasecola a leggere il titolone
> 24 Ore: «Al bando i paradisi fiscali - Svizzera nella lista grigia».



purtroppo è la dura realtà e se Obama doveva essere il "salvatore del mondo"
ne esce molto ma MOLTO ridimensionato


 

Tags
abolito, bancario, g20, internazionale, livello, segreto
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