e' puro terrorismo giornalistico.
Dovevano fare questo tipo di articoli con la Parmalat e la Cirio o la Enron.
Perche' non e' avvenuto?
LUCA SPOLDI...sei sotto osservazione!
Avremmo dovuto segnarci anche i nomi di tutti quegli analisti e
giornalisti che spingevano all'acquisto di titoli prossimi al fallimento.
"Rifletti su questo (ma c'è dell'altro!):
Unicredit ha prestato almeno 80 miliardi ai Paesi dell'Est, di cui 20
miliardi
per mutui casa. In euro.
Con i crolli delle valute locali, buona parte di questi soldi evaporerà e
sarà sofferenza.
Peggio di noi stanno le banche austriache, esposte a Est per un importo
pari a quasi l'intero PIL austriaco (il rischio insolvenza a 5 anni
dell'Austria
è ormai superiore a quello dell'Italia).
Pur con tutti i guai e le corruzioni, lo Stato nei settori sensibili (come
le
banche) è la soluzione "meno peggio" per l'equilibrio sociale e economico.
Però (io sono uno dei pochi che ha avversato e votato contro il
maggioritario)
bisognerebbe tornare al sistema proporzionale
Anche in Italia le banche maggiori, tecnicamente, sono fallite!
Sai perché Unicredit non dice chiaramente quanti titoli tossici ha
in pancia?
Ma anche il 16 febbraio scrivevo:
..La Unicredit ha dato in prestito all'Est una somma di
denaro superiore al PIL stesso della Bulgaria al fine di trasferire
fabbriche italiane sul loro territorio. Ora quei soldi sono evaporati
e la Unicredit invece di cacciare chi ha fatto quelle operazioni da
mentecatto, esita anche a chiedere le necessarie elargizioni
governative. Berlusconi ha esteso la garanzia governativa ai depositi
fino a coprire i primi 103,000 euro. Ha dato questa polizza di
assicurazione assolutamente gratis. E da quel momento gli spread
CDS sul governo sono fiondati da 40bp a circa 190bp.
In altre parole, si tratta di una garanzia talmente costosa che aumenta
in modo molto sostanziale la probabilita' di fallimento del governo stesso,
portandola ai livelli dell'America Latina.
L'Unicredit in particolare ha richiesto anche iniezioni di capitale
azionario da parte dei contribuenti. E non e' che le altre banche
si salvino.
In conclusione, le decisioni economiche sbagliate sono state prese da
un gruppo ristretto di individui a capo delle grandi banche. E' li che
ricadono le responsabilita' individuali.
Bisogna partire da li e poi ristrutturare il sistema bancario in modo
che non sia piu' possibile ai banchieri impiegare depositi
all'insaputa dei risparmiatori.
Il re-impiego di depositi bancari, già secondo il Codice Romano
equivale ad appropriazione indebita.
E' il sistema della riserva frazionario che ha soprasseduto a
questa antica norma nella nostra tradizione legislativa. Basterebbe
alzare almeno al 10% la riserva (o meglio, seguire i suggerimenti
di M. Allais sulle modifiche del sistema bancario) per mettere fuori
gioco i nostri banchieri Babilonesi ancora in giro a far danno.
> "Rifletti su questo (ma c'è dell'altro!):
> Unicredit ha prestato almeno 80 miliardi ai Paesi dell'Est, di cui 20
> miliardi
> per mutui casa. In euro.
> Con i crolli delle valute locali, buona parte di questi soldi evaporerà e
> sarà sofferenza.
L'unico paese a rischio al momento e' l'Ucraina verso cui Uc e' esposta
l'1% della cifra di cui parli.
Certo che se va in default tutto l'est Europa non credo che solo
unicredito ci rimettera'...pensa a tutte le aziende che hanno dislocato
li le proprie attivita'.
Quindi se si vuole fare un discorso serio si dovrebbe allargare il
discorso dei possibili default a tutte le aziende che operano in quei
territori.
Mi spieghi perche' delle altre societa' non ne scrive nessuno?
Che interesse c'e' ad allarmare la gente prima che qualcosa accada...
"Andy®" <nessunamail@buonamail.it> ha scritto nel messaggio
news:49b16188$0$6834$5fc30a8@news.tiscali.it...
> Nino ha scritto:
>> "Rifletti su questo (ma c'è dell'altro!):
>> Unicredit ha prestato almeno 80 miliardi ai Paesi dell'Est, di cui 20
>> miliardi
>> per mutui casa. In euro.
>> Con i crolli delle valute locali, buona parte di questi soldi evaporerà e
>> sarà sofferenza.
> L'unico paese a rischio al momento e' l'Ucraina verso cui Uc e' esposta
> l'1% della cifra di cui parli.
> Certo che se va in default tutto l'est Europa non credo che solo
> unicredito ci rimettera'...pensa a tutte le aziende che hanno dislocato li
> le proprie attivita'.
> Quindi se si vuole fare un discorso serio si dovrebbe allargare il
> discorso dei possibili default a tutte le aziende che operano in quei
> territori.
> Mi spieghi perche' delle altre societa' non ne scrive nessuno?
> Che interesse c'e' ad allarmare la gente prima che qualcosa accada...
Vedremo.
Purtroppo, basta aspettare... e con il tempo i conti peggioreranno;
perchè diminuendo i consumi, molte altre imprese andranno in crisi
e magari falliranno, non potendo quindi restituire i soldi ricevuti in
prestito da Unicredit (e altre banche); e così anche per le famiglie,
con la valuta locale svalutata del 40% e i mutui in euro.
Non è questione di allarmare o meno, ma di prendere atto che
l'attuale sistema bancario non può più essere lasciato così com'è
a continuare a fare danni che si ripercuotono sulla società e
sull'economia vera, che è solo quella agricola e manufatturiera.
> Purtroppo, basta aspettare... e con il tempo i conti peggioreranno;
> perchè diminuendo i consumi, molte altre imprese andranno in crisi
> e magari falliranno, non potendo quindi restituire i soldi ricevuti in
> prestito da Unicredit (e altre banche); e così anche per le famiglie,
> con la valuta locale svalutata del 40% e i mutui in euro.
Se si chiuderanno degli stabilimenti per via della crisi, i primi e più
colpiti non saranno certo quelli dei paesi dell'est, o quelli cinesi (questo
è un fatto, evidentissimo già adesso).
Se la Fiat dovrà lasciare a casa qualcuno io nutro ben pochi dubbi su chi
sceglierà di lasciare a casa fra l'operaio torinese e quello polacco (che fa
lo stesso lavoro ad un tezo del costo).
Se diminuiranno i consumi lo faranno maggiormente la dove sono più elevati e
meno necessari, quindi da noi, non nell'est.
All'est ci sono migliori opportunità per investimenti produttivi e minori
opportunità per quelli speculativi.
Da questi punti di vista avere investito (si spera oculatamente) all'est
potrebbe non solo non essere un handicap per chi lo ha fatto, ma costituire
piuttosto un punto di forza.
Il rischio che corrono i paesi dell'est (i paesi, non le banche occidentali
che lì hanno investito) è piuttosto quello che le grandi banche e i grandi
investitori occidentali, non per stretta convenienza economica, ma piuttosto
per necessità di cassa o per comprensibili ragioni "politiche", dirottino
verso la madrepatria gli investimenti fatti a est.
A leggere certi articoli ci si fa l'idea che gli attuali corsi azionari (non
solo quelli di Unicredit) siano in qualche modo fair e incorporino le
(pessime) attese sull'andamento dell'economia, mentre è assolutamente
evidente che essi sono per buona parte il frutto di situazioni in cui una
quantità innumerevole di piccole e grandi istituzioni finanziarie
soprattutto americane si trova nella condizione di dovere fare cassa
vendendo i pochi asset vendibili a qualunque prezzo (l'andamento del mercato
dei cambi testimonia che questo è ciò che sta accadendo).
Se anche per assurdo un bombardamento nucleare cancellasse l'intera Ucraina
dalla faccia della terra, da un punto di vista fondamentale la valutazione
di UCG non cambierebbe gran che visto che UCG fa in Ucraina circa il 3% del
proprio utile (secondo lo stesso Spoldi).
Per questi ed altri motivi il pezzo di Spoldi su Unicredit, mi pare ben poco
economicamente fondato, come molti pezzi dello stesso tenore su Unicredit
che si leggono in questi giorni.
Per conto mio a questi prezzi Unicredit è certamente da comprare, e mi sa
che la prossima settimana inizierò a farlo. Le metterò nel cassetto a fare
compagnia alle telecom risparmio :-)
--
Era un popolo strano e sfortunato:
il benessere li aveva privati di tutto.
(Stefano Benni - La compagnia dei Celestini)
> Ma anche il 16 febbraio scrivevo:
> ..La Unicredit ha dato in prestito all'Est una somma di
> denaro superiore al PIL stesso della Bulgaria al fine di trasferire
> fabbriche italiane sul loro territorio. Ora quei soldi sono evaporati
> e la Unicredit invece di cacciare chi ha fatto quelle operazioni da
> mentecatto, esita anche a chiedere le necessarie elargizioni
> governative. Berlusconi ha esteso la garanzia governativa ai depositi
> fino a coprire i primi 103,000 euro.
Nino : per arrivare a conclusioni sensate occorre
essere onesti : il fondo che rimborsa fino a 103 000 Euro
c era gia` da tempo. Almeno questo...
"Boston TeaParty" <kleistp@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:gos3ad$boi$1@news.newsland.it...
> Nino ha scritto:
>> Ma anche il 16 febbraio scrivevo:
>> ..La Unicredit ha dato in prestito all'Est una somma di
>> denaro superiore al PIL stesso della Bulgaria al fine di trasferire
>> fabbriche italiane sul loro territorio. Ora quei soldi sono evaporati
>> e la Unicredit invece di cacciare chi ha fatto quelle operazioni da
>> mentecatto, esita anche a chiedere le necessarie elargizioni
>> governative. Berlusconi ha esteso la garanzia governativa ai depositi
>> fino a coprire i primi 103,000 euro.
> Nino : per arrivare a conclusioni sensate occorre
> essere onesti : il fondo che rimborsa fino a 103 000 Euro
> c era gia` da tempo. Almeno questo...
> --
Sì, però neppure adesso ho la certezza sia in grado di essere
solvibile, nel malaugurato caso ci fosse bisogno...
"Neo" <Neo@The.Matrix> ha scritto nel messaggio
news:tYfsl.190626$Ca.31653@twister2.libero.it...
> Nino wrote:
>> Purtroppo, basta aspettare... e con il tempo i conti peggioreranno;
>> perchè diminuendo i consumi, molte altre imprese andranno in crisi
>> e magari falliranno, non potendo quindi restituire i soldi ricevuti in
>> prestito da Unicredit (e altre banche); e così anche per le famiglie,
>> con la valuta locale svalutata del 40% e i mutui in euro.
> Se si chiuderanno degli stabilimenti per via della crisi, i primi e più
> colpiti non saranno certo quelli dei paesi dell'est, o quelli cinesi
> (questo è un fatto, evidentissimo già adesso).
> Se la Fiat dovrà lasciare a casa qualcuno io nutro ben pochi dubbi su chi
> sceglierà di lasciare a casa fra l'operaio torinese e quello polacco (che
> fa lo stesso lavoro ad un tezo del costo).
Vero, ma è ragionevole supporre che verranno in tale evenienza varati
provvedimenti di estrema penalizzazione nei confronti delle imprese
delocalizzate e di agevolazioni per l'occupazione interna.
Altrimenti, temo ci saranno sommosse e rivolte (non vorrei anche
l'insurrezione) per disoccupazione e fame.
Se le cose peggiorano, protezionismo e dazi sono inevitabili.
> Se diminuiranno i consumi lo faranno maggiormente la dove sono più elevati
> e meno necessari, quindi da noi, non nell'est.
> All'est ci sono migliori opportunità per investimenti produttivi e minori
> opportunità per quelli speculativi.
> Da questi punti di vista avere investito (si spera oculatamente) all'est
> potrebbe non solo non essere un handicap per chi lo ha fatto, ma
> costituire piuttosto un punto di forza.
Ma dove l'economia è debole, i rischi sono maggiori.
Io non ci metto neppure un cippino sui titoli nazionali dell'Est.
Condivido il resto del tuo messaggio, ma ho notevoli perplessità sull'ultima
frase (la quotazione di Unicredit).
Mi piacerebbe sapere con una certa attendibilità l'entità degli importi dei
prodotti tossici che ha in pancia e il loro plausibile valore o
rivalutazione
nel tempo. In ogni caso, personalmente, auspico l'azzeramento e la
nazionalizzazione almeno temporanea di Unicredit, Intesa, MPS e Banco
Popolare (UBI non so).
> Per conto mio a questi prezzi Unicredit è certamente da comprare, e mi sa
> che la prossima settimana inizierò a farlo. Le metterò nel cassetto a fare
> compagnia alle telecom risparmio :-)
Con TIR sono rimasto incastrato anch'io... anche se me ne sono rimaste
solo 10.000
> Vero, ma è ragionevole supporre che verranno in tale evenienza varati
> provvedimenti di estrema penalizzazione nei confronti delle imprese
> delocalizzate e di agevolazioni per l'occupazione interna.
> Altrimenti, temo ci saranno sommosse e rivolte (non vorrei anche
> l'insurrezione) per disoccupazione e fame.
> Se le cose peggiorano, protezionismo e dazi sono inevitabili.
L'esperienza storica insegna come le misure protezionistiche siano la strada
più certa per trasformare la recessione in depressione (o addirittura in
qualcosa di peggio).
E pare che almeno questa lezione della storia sia stata utile, visto che in
più consessi internazionali si è deciso e ribadito di NON adottare misure
protezionistiche per frontegiare la crisi.
>> Se diminuiranno i consumi lo faranno maggiormente la dove sono più
>> elevati e meno necessari, quindi da noi, non nell'est.
>>> All'est ci sono migliori opportunità per investimenti produttivi e
>> minori opportunità per quelli speculativi.
>>> Da questi punti di vista avere investito (si spera oculatamente)
>> all'est potrebbe non solo non essere un handicap per chi lo ha
>> fatto, ma costituire piuttosto un punto di forza.
>> Ma dove l'economia è debole, i rischi sono maggiori.
Non è così.
I fatti, al momento, dicono esattamente il contrario.
I disoccupati i fallimenti, i crack finanziari ci sono stati soprattutto
negli USA e in alcuni paesi occidentali ad economia molto terziarizzata
(Islanda, Irlanda, Gran Bretagna, Belgio). Per lo stesso motivo per cui noi
in questo momento ce la passiamo meno peggio degli inglesi, in Polonia se la
passano meno peggio di noi.
> Mi piacerebbe sapere con una certa attendibilità l'entità degli
> importi dei prodotti tossici che ha in pancia e il loro plausibile
> valore o rivalutazione nel tempo.
E' una domanda che non ha una risposta.
Cos'è un asset tossico ? Ne sai dare una definizione operativa ?
Come scrivevo qualche giorno fa il concetto di asset tossico non è assoluto,
ma relativo alle condizioni di liquidità del sistema.
Se c'è qualcuno che deve vendere per forza rapidamente e a qualunque prezzo,
ecco che ciò che deve vendere diviene "tossico", nel senso che il prezzo di
mercato tracolla.
Al momento i titoli bancari sono tutti abbastanza tossici per chi li aveva
in portafoglio. Unicredit, ad esempio, ha perso in poco più di un anno il
90% del proprio valore di mercato: più tossico di così.
Il credito su un mutuo per un immobile a Kiev le cui rate vengono pagate con
regolarità (magari da una società tedesca) è tossico ?
Se lo devi vendere per forza certamente lo è, in questo momento.
Se lo puoi tenere in portafoglio per la durata prevista non lo è affatto.
> In ogni caso, personalmente, auspico l'azzeramento e la
> nazionalizzazione almeno temporanea di Unicredit, Intesa, MPS e Banco
> Popolare (UBI non so).
E percè UBI no ? Ti stanno più simpatici.
Comunque sai come la penso a riguardo.
Non vedo proprio come la nazionalizzazione delle banche possa giovare al
sistema economico nella fase attuale, e, a prescindere da ciò la considero
in sè una immane sciagura, vista anche l'esperienza storica pregressa.
Lo stato non deve gestire le banche, quello deve lasciarlo fare ai manager
bancari, visto che è il loro mestiere. Lo stato bancario è stato in passato
in questo paese, fonte di distorsioni nello sviluppo economico, e un freno e
un ostacolo allo sviluppo stesso.
Lo stato deve piuttosto dare regole serie e verificarne il rispetto.
>> Per conto mio a questi prezzi Unicredit è certamente da comprare, e
>> mi sa che la prossima settimana inizierò a farlo. Le metterò nel
>> cassetto a fare compagnia alle telecom risparmio :-)
> Con TIR sono rimasto incastrato anch'io... anche se me ne sono rimaste
> solo 10.000
Le TIR ai corsi attuali e con un payout di circa il 50% (e quindi
sostenibilissimo) rendono quasi il 10% annuo in termini di dividendo. Visto
che non ho necessità di fare cassa non vedo proprio il motivo per cui dovrei
smobilizzarle, in un contesto in cui il risk free è vicino all'1%.
--
Era un popolo strano e sfortunato:
il benessere li aveva privati di tutto.
(Stefano Benni - La compagnia dei Celestini)
"Neo" <Neo@The.Matrix> ha scritto nel messaggio
news:zFosl.190753$Ca.31613@twister2.libero.it...
> Nino wrote:
>> Se le cose peggiorano, protezionismo e dazi sono inevitabili.
> L'esperienza storica insegna come le misure protezionistiche siano la
> strada più certa per trasformare la recessione in depressione (o
> addirittura in qualcosa di peggio).
> E pare che almeno questa lezione della storia sia stata utile, visto che
> in più consessi internazionali si è deciso e ribadito di NON adottare
> misure protezionistiche per frontegiare la crisi.
L'esperienza storica è insufficiente o poco significativa a dare
insegnamenti
certi e univoci.
D'altronde, starei attento a fare affidamento alle affermazioni fatte quando
il momento non è ancora arrivato all'acume della gravità. Al manifestarsi
dei primi disordini interni, si cambierà idea e i governanti cercheranno,
ognuno per conto suo, di rimediare con qualsiasi provvedimento adatto
a tamponare la situazione.
>> Ma dove l'economia è debole, i rischi sono maggiori.
> Non è così.
> I fatti, al momento, dicono esattamente il contrario.
> I disoccupati i fallimenti, i crack finanziari ci sono stati soprattutto
> negli USA e in alcuni paesi occidentali ad economia molto terziarizzata
> (Islanda, Irlanda, Gran Bretagna, Belgio). Per lo stesso motivo per cui
> noi in questo momento ce la passiamo meno peggio degli inglesi, in Polonia
> se la passano meno peggio di noi.
Dal punto di vista relativo, forse. Ma in assoluto, chi sta peggio sono le
famiglie che da stati di povertà sono state indotte in tempi brevi ad
assaporare l'agiatezza e ad indebitarsi, e non solo per la casa, ma anche
per la macchina ed i beni voluttuari. Ora si ritrovano peggio di prima,
perché hanno provato i piaceri e comodità dei Paesi occidentali ed è
difficile rinunciarvi.
Comunque, sono d'accordo che ove è sviluppata l'agricoltura e l'industria
manufatturiera si soffrirà meno crisi.
> E' una domanda che non ha una risposta.
> Cos'è un asset tossico ? Ne sai dare una definizione operativa ?
> Come scrivevo qualche giorno fa il concetto di asset tossico non è
> assoluto, ma relativo alle condizioni di liquidità del sistema.
> Se c'è qualcuno che deve vendere per forza rapidamente e a qualunque
> prezzo, ecco che ciò che deve vendere diviene "tossico", nel senso che il
> prezzo di mercato tracolla.
> Al momento i titoli bancari sono tutti abbastanza tossici per chi li aveva
> in portafoglio. Unicredit, ad esempio, ha perso in poco più di un anno il
> 90% del proprio valore di mercato: più tossico di così.
Sono prodotti il cui andamento del valore nel tempo è influenzato troppo da
altri prodotti o avvenimenti astratti, aleatori o del tutto imprevedibili.
Prestare una quantità di soldi pari al valore attuale di un bene, con
l'attesa
che continui a rivalutarsi nel tempo e che il debitore abbia sempre la
capacità
di onorare il prestito, non è sano. Prima o dopo il meccanismo salta,
sopratutto
se c'è di mezzo la leva, che moltiplica le conseguenze in bene e in male.
>> In ogni caso, personalmente, auspico l'azzeramento e la
>> nazionalizzazione almeno temporanea di Unicredit, Intesa, MPS e Banco
>> Popolare (UBI non so).
> E percè UBI no ? Ti stanno più simpatici.
Mi pare un po' più legata al territorio.
> Comunque sai come la penso a riguardo.
> Non vedo proprio come la nazionalizzazione delle banche possa giovare al
> sistema economico nella fase attuale, e, a prescindere da ciò la considero
> in sè una immane sciagura, vista anche l'esperienza storica pregressa.
> Lo stato non deve gestire le banche, quello deve lasciarlo fare ai manager
> bancari, visto che è il loro mestiere. Lo stato bancario è stato in
> passato in questo paese, fonte di distorsioni nello sviluppo economico, e
> un freno e un ostacolo allo sviluppo stesso.
> Lo stato deve piuttosto dare regole serie e verificarne il rispetto.
I manager sono mossi, purtroppo, dall'avidità, che si massimizza con
l'ottenimento del successo breve. Sono secondari gli interessi, il progresso
e il benessere della collettività; almeno ove contrastino con i loro
interessi,
sarebbero questi a prevalere a prescindere dalle conseguenze future.
Il compito delle banche è delicato ed investe tutta la società.
Non è come un'impresa, che quando fallisce al massimo si tira dietro il
suo indotto. Con le banche va a rotoli tutta l'economia del Paese.
Ovvio che lo Stato gestisce mediamente con minore efficienza e più
corruzione: ma, non avendo quale obiettivo primario la produzione di un
profitto immediato, paradossalmente questo si potrebbe tradurre in
vantaggi o, se non altro, in una minore instabilità del sistema.
Sulle regole, non ho dubbi, come anche sulla opportunità di fissare limiti
al rapporto retribuzione massima/minima.
> Le TIR ai corsi attuali e con un payout di circa il 50% (e quindi
> sostenibilissimo) rendono quasi il 10% annuo in termini di dividendo.
> Visto che non ho necessità di fare cassa non vedo proprio il motivo per
> cui dovrei smobilizzarle, in un contesto in cui il risk free è vicino
> all'1%.
Certo, se un'azienda non fallisce, quando il suo valore è sceso troppo,
prima o poi dovrà per forza salire.
Il problema è vedere se in futuro certe attività saranno ancora importanti
e profittevoli come in passato.
E comunque, conviene ricorsarsi che, ad es., se la TIR ha subito
una perdita del 70%, per tornare alla pari (senza considerare l'inflazione!)
sarà necessario un aumento del 250%....
>> Cos'è un asset tossico ? Ne sai dare una definizione operativa ?
> Sono prodotti il cui andamento del valore nel tempo è influenzato
> troppo da altri prodotti o avvenimenti astratti, aleatori o del tutto
> imprevedibili.
Fattene una ragione.
I prodotti tossici di per se sono relativamente pochi e anche quelli lo sono
non in quanto tali, ma in quanto esistono carenze dal punto di vista
regolatorio.
Faccio un esempio concreto.
E' tossico in senso proprio un contratto con cui mi copro contro il rischio
di default di una certa società, se chi, dietro compenso, promette di
coprirmi dal rischio, in realtà non è in grado di farlo.
Tolti questi casi "patologici" gli altri prodotti finanziari, tutti
indistintamente, risentono delle condizioni di liquidità dei mercati e
diventano tossici in condizioni di scarsa liquidità.
Persino il valore di un contratto a termine sul petrolio (e mi è difficile
immaginare qualcosa di più concreto e tangibile) è passato in pochi mesi da
150 a 40 dollari al barile.
> Prestare una quantità di soldi pari al valore attuale
> di un bene, con l'attesa
> che continui a rivalutarsi nel tempo e che il debitore abbia sempre la
> capacità
> di onorare il prestito, non è sano. Prima o dopo il meccanismo salta,
> sopratutto
> se c'è di mezzo la leva, che moltiplica le conseguenze in bene e in
> male.
Prestare i soldi solo a chi li ha già è almeno altrettanto poco sano,
secondo me.
> Il compito delle banche è delicato ed investe tutta la società.
> Non è come un'impresa, che quando fallisce al massimo si tira dietro
> il suo indotto. Con le banche va a rotoli tutta l'economia del Paese.
Le banche sono imprese particolari essenzialmente per via delle dimensioni
che hanno raggiunto e, di conseguenza, per il potere che in esse è
concentrato.
Per il resto non sono dissimili dalle altre imprese.
Se Unicredit lavora male qualcuno perde i risparmi.
Se la Fiat lavora male, qualcuno muore (perchè magari l'auto che ha comprato
non frena).
Quale delle due fa il mestiere più delicato ?
>> Le TIR ai corsi attuali e con un payout di circa il 50% (e quindi
>> sostenibilissimo) rendono quasi il 10% annuo in termini di dividendo.
>> Visto che non ho necessità di fare cassa non vedo proprio il motivo
>> per cui dovrei smobilizzarle, in un contesto in cui il risk free è
>> vicino all'1%.
>> Certo, se un'azienda non fallisce, quando il suo valore è sceso
> troppo, prima o poi dovrà per forza salire.
> Il problema è vedere se in futuro certe attività saranno ancora
> importanti e profittevoli come in passato.
> E comunque, conviene ricorsarsi che, ad es., se la TIR ha subito
> una perdita del 70%, per tornare alla pari (senza considerare
> l'inflazione!) sarà necessario un aumento del 250%....
Il passato negli investimenti bisogna proprio dimenticarselo.
Non è di nessuna utilità, sapere di quanto dovrà salire TIR per tornare al
prezzo di carico (nel mio caso mi basta un modesto +90% :-( ).
Adesso come adesso, per quella che è la mia visione del futuro, non vedo
modi migliori per impiegare la liquidità che recuperei vendendo TIR e quindi
me le tengo strette in attesa di tempi migliori.
--
Era un popolo strano e sfortunato:
il benessere li aveva privati di tutto.
(Stefano Benni - La compagnia dei Celestini)
> > > Nino : per arrivare a conclusioni sensate occorre
> > essere onesti : il fondo che rimborsa fino a 103 000 Euro
> > c era gia` da tempo. Almeno questo...
> > > --
> > Sì, però neppure adesso ho la certezza sia in grado di essere
> solvibile, nel malaugurato caso ci fosse bisogno...
Adesso dici che il fondo non rimborsa? discorso gia fatto
che pero non centra e neanche aiuta Berlusconi.
"Neo" <Neo@The.Matrix> ha scritto nel messaggio
news:8vtsl.190864$Ca.31649@twister2.libero.it...
> I prodotti tossici di per se sono relativamente pochi e anche quelli lo
> sono non in quanto tali, ma in quanto esistono carenze dal punto di vista
> regolatorio.
> Faccio un esempio concreto.
> E' tossico in senso proprio un contratto con cui mi copro contro il
> rischio di default di una certa società, se chi, dietro compenso, promette
> di coprirmi dal rischio, in realtà non è in grado di farlo.
Nel mondo globalizzato, c'è eccessiva interconnessione fra gli istituti
di credito, le assicurazioni, ecc.. Basta qualche anello non affidabile
o debole perchè, con questi prodotti garantiti un po' da tutti e un po'
da nessuno, il contagio si estenda.
>> Prestare una quantità di soldi pari al valore attuale
>> di un bene, con l'attesa
>> che continui a rivalutarsi nel tempo e che il debitore abbia sempre la
>> capacità
>> di onorare il prestito, non è sano. Prima o dopo il meccanismo salta,
>> sopratutto
>> se c'è di mezzo la leva, che moltiplica le conseguenze in bene e in
>> male.
> Prestare i soldi solo a chi li ha già è almeno altrettanto poco sano,
> secondo me.
Spesso è molto peggio! E non solo dal punto di vista morale...
Le più gravi sofferenze sono dovute ad industriali che si sono
atteggiati a finanzieri (sperando di guadagnare di più e con meno
fatica).
Io non distinguevo fra prestiti richiesti da ricchi o poveri, ma
stigmatizzavo l'entità % dei mutui concessi.
> Le banche sono imprese particolari essenzialmente per via delle dimensioni
> che hanno raggiunto e, di conseguenza, per il potere che in esse è
> concentrato.
> Per il resto non sono dissimili dalle altre imprese.
Vero, per questo le concentrazioni e fusioni per raggiungere dimensioni
"mondiali" mi hanno sempre lasciato perplesso.
> Se Unicredit lavora male qualcuno perde i risparmi.
> Se la Fiat lavora male, qualcuno muore (perchè magari l'auto che ha
> comprato non frena).
> Quale delle due fa il mestiere più delicato ?
Tutte e due; però, se la Fiat lavora male, e le sue macchine non sono
vendute perchè la gente preferisce quelle della concorrenza, la colpa è
sua e delle maestranze (oltre al mercato, ed alla concorrenza, spesso
sleale e non confrontabile); se invece fallisce Unicredit, ci rimettono
milioni di persone che vi hanno investito o messo i risparmi e che nulla
hanno a che fare con l'attività della banca;
senza contare i guai che provoca all'economia e allo sviluppo sociale
e alle industrie che necessitano di liquidità a breve, nonchè le
ripercussioni
sulle altre banche)
> Adesso come adesso, per quella che è la mia visione del futuro, non vedo
> modi migliori per impiegare la liquidità che recuperei vendendo TIR e
> quindi me le tengo strette in attesa di tempi migliori.
In effetti, non è che ci siano ora serie opportunità di investimento e con
basso
rischio. Chi si era gonfiato il patrimonio in borsa negli anni scorsi, dovrà
per
un po' rassegnarsi ed accettare il consono ridimensionamento (a meno che
abbia avuto il fiuto e la fortuna di uscire un paio d'anni fa).
Oserei dire che è una "legge", che con questo andamento a "gradini"
impedisce
a tutti di diventare "ricchi" in misura sempre maggiore: un po' come il mito
della crescita continua.
>> Se Unicredit lavora male qualcuno perde i risparmi.
>> Se la Fiat lavora male, qualcuno muore (perchè magari l'auto che ha
>> comprato non frena).
>> Quale delle due fa il mestiere più delicato ?
>> Tutte e due; però, se la Fiat lavora male, e le sue macchine non sono
> vendute perchè la gente preferisce quelle della concorrenza, la colpa
> è sua e delle maestranze (oltre al mercato, ed alla concorrenza, spesso
> sleale e non confrontabile); se invece fallisce Unicredit, ci
> rimettono milioni di persone che vi hanno investito o messo i
> risparmi e che nulla hanno a che fare con l'attività della banca;
> senza contare i guai che provoca all'economia e allo sviluppo sociale
> e alle industrie che necessitano di liquidità a breve, nonchè le
> ripercussioni
> sulle altre banche)
Il punto è prorio che tutte e due fanno un mestiere delicato.
Differenze sostanziali non ne vedo. Tutte e due, e per fortuna dico io,
operano in regime di concorrenza e libero mercato e con questo sono chiamate
a confrontarsi. Tutte e due devono offrire prodotti graditi alla clientela,
che se non gradisce sceglie altro.
E allora perchè un'auto per potere essere messa sul mercato deve sottostare
una miriade di requisiti di legge, mentre un prodotto finanziario uno lo può
confezionare come meglio crede, spesso a discapito della trasparenza e della
confrontabilità fra prodotti diversi ?
In questi anni sul mercato finanziario si sono venduti prodotti, che
somigliano ad auto sulle quali non sono stati montati i freni, perchè,
purchè fosse chiaramente indicato nel prospetto informativo, si poteva
proporre praticamente qualsiasi cosa.
Un'auto senza freni invece, anche trovando qualcuno disposto a comprarla,
nessuno la può vendere.
Regole più serie e una sorveglianza più attenta secondo me sono necessarie e
anche sufficienti ad evitare i problemi che si stanno vivendo in questo
periodo.
Non è affatto un caso che la crisi sia più acuta proprio là dove le regole
erano meno stringenti.
E le regole non le fanno i banchieri.
Per questo ripeto che la responsabilità di questa crisi è soprattutto
politica, e che le responsabilità dei banchieri sono di un livello inferiore
rispetto quelle dei politici.
I banchieri sono colpevoli di avere accettato di giocare la partita con le
regole che i politi hanno tabilito. I politici sono responsabili di avere
voluto quelle regole.
--
Era un popolo strano e sfortunato:
il benessere li aveva privati di tutto.
(Stefano Benni - La compagnia dei Celestini)
Leggete leggete care mezzeseghe del trading.....
Geronimo&Scalper Ltd.: 1.
Credo in un solo mercato
libero onnipotente eterno
creatore di azioni
quotazioni titoli innominabili
Credo nel Sole 24 ore
in Milano Finanza
nei tg economia
nei guru della borsa
nella...
Borsa
3
28-06-2005 18.31.55
UNICREDITO LEGGETE BENE !!!!!!!!!!!!!!
Michele: http://finanza.yahoo.it
Giovedì 29 Aprile 2004, 10:29
Unicredit sui minimi fra volumi elevati, pesa il taglio di CSFB
MIB 30 Migliori & Peggiori