"Boston TeaParty" <kleistp@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:gmvg2t$pu5$1@news.newsland.it...
> Tentazione protezionismo
> Perché bisogna difendere il libero scambio anche in tempi di recessione.
> Evitando facili demagogie
> http://espresso.repubblica.it/dettag...587/1&ref=hpsp
> Sottolineo la frase , evitando facili demagogie.
E' semplicemente il pensiero di Zingales.
Che differisce in larga parte dal mio.
Che, se permetti, a me interessa molto di più
(e, almeno a me, pare anche più corretto).
Carenti di logica:
"Se questa divisione del lavoro aumenta il benessere in una comunità di
cento persone, a maggior ragione lo fa quando la comunità diventa di sei
miliardi di persone."
Chi lo assicura? Soprattutto quando condizioni di vita, risorse,
capacità, obiettivi... sono diversi, se non inconciliabili.
"Il genio del villaggio rischia di perdere la sua supremazia, mentre quello
che era considerato lo scemo può finire ad essere il miglior clown del
mondo. Anche se complessivamente il villaggio ci guadagna, se il genio
locale ha più potere politico dello scemo, il protezionismo finisce per
prevalere."
E questo è indubbiamente positivo.
"Il crollo del muro di Berlino è il simbolo di questa rivolta pacifica che
ha portato trent'anni di straordinario progresso economico e pace nel
mondo."
Non c'entra quasi nulla con il libero scambio delle merci.
E' stata la fine dei blocchi contrapposti, e l'egemonia di una
sola potenza. Che non è certamente un bene.
"Quando la disoccupazione sale, paga politicamente giocare la carta
protezionista."
Purtroppo. Perché questo è il rimedio, agli errori della globalizzazione
e del liberismo, e dell'ingiustizia sociale, che ha provocato crisi,
recessione e disoccupazioni.
"In secondo luogo, alimentare il protezionismo stimola il nazionalismo, se
non la xenofobia e il razzismo."
Questo, almeno per quanto mi riguarda, è una sciocchezza.
Il protezionismo può stimolare la crescita nei Paesi più deboli.
Dopo, quando saranno in condizioni compatibili (ricchezza,
giustizia sociale, sicurezza, lavoro, ecc...) potrà esserci non solo
la globalizzazione, ma anche gli Stati Uniti del mondo.
"Ci auguriamo che Obama prenda la decisione giusta, per il benessere non
solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero."
Io mi auguro invece che non prevalga il pensiero alla Zingales
e alla Salvati; ma quello di Mucchetti, di Samuelson, di Latouche
e di Tremonti.
Nota: Alla base di tutto c'è la diversa concezione su chi e cosa
è il vero artefice di questa crisi economica. Se non si riesce a
capire che la colpa è del sistema finanziario, delle banche, del
divario eccessivo fra il reddito dei ricchi (per lo più parassiti) e
la classe media produttiva, della crescita drogata, degli sprechi,
del modello che prospera sul debito, ... , non si potrà mai arrivare
a soluzioni convergenti.
Nino
il protezionismo è superato.
La globalizzazione può funzionare meglio se risolviamo alcuni problemi
intrinsechi al capitalismo, e si annulla ogni politica pseudoprotezionistica
che comunque sopravvivono: vedi sussidi agli agricoltori, è una forma di
ptrotezionismo o anticoncorrenziale. Io come imprenditore nella
globalizzazione ci trovo interessanti opportunità, pur se devo coglierne
ancor ai frutti. Un mondo protezionistico francamente sarebbe contro i miei
interessi e mina la libertà mia di imprenditore. Quindi il protezionismo è
antilibertario. Se non si ha la libertà (non pagare dazi perchè una merce
viene dall'estero e minaccia le produzioni locali) di commerciare e grazie
alla libertà di circolazioen dle capitale a lungo andare si creano
inefficenze nel sistema stesso che si vuol proteggere a scapito dei
consumatori.
Se io azienda produco un bene X in una nazione e non ho la pressione
competitiva esterna sono portato a sfruttare fino all'ultimo punto
percentuale, il margine tra il mio bene (senza dazio) a quello del
concorrente estero con il dazio. E quindi le mie merci costeranno di più (un
imprenditore protezionista non è mai un santo) e non avrò nemmeno
l'incentivo a migliorare il mio prodotto perchè protetto da una barriera
doganale. Specie in Italia che l'obiettivo liberista fondamntale è dare di
più ad un prezzo di meno, viene siostematicamente ignorando, anche a causa
di una rigidità che rende il paese scarsamente competitivo, ma anche ad una
tentazione a speculare che è tipica dell'italiota, la cui cultura atavica
medievale che persiste crea in tutti aspirazioni alla rendita e ai facili
guadagni.
Purtroppo se sei contro la globalizzazione a nome "mondiale", nel senso che
pensi alla globalizzazione come ciò che affama l'africa o sfrutta i bambini
nel far east allora posso anche capirti, e trovare argomentazioni, ma se sei
contro alla globalizzazione perchè pensi che sia il male dell'italia, ti
sbagi di grosso.
Noi la globalizzazione l'abbiamo solo subita e poco sfruttata. Abbiamo un
patrimonio alimentare incredibile, che il mondo è pronto a comprare se solo
riusciremmo a venderlo un pò meglio, tutelarlo (proprietà intellettuale,
controlli etc) e venderlo efficacemente e a prezzi adeguati all'estero.
E' incredibile che all'estero il prodotto italiano debba essere sempre
un'eslcusività e mai un prodotto mainstream.
L'ecezzionalità dle made in italy viene vista sempre come un premium da
pagare per l'esclusività. E i grandi numeri lo fa il mercato medio non lo fa
la fascia alta.
Ma lo stesso vale per altri settori. Insomma se stiamo così la colpa è
nostra. E non degli altri. Homo faber fortunae suae. L'Italia è artefice
della sua sorte.
"Nino" <Nino@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:49935025$0$1110$4fafbaef@reader4.news.tin.it. ..
> "Boston TeaParty" <kleistp@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:gmvg2t$pu5$1@news.newsland.it...
>>>> Tentazione protezionismo
>> Perché bisogna difendere il libero scambio anche in tempi di recessione.
>> Evitando facili demagogie
>>> http://espresso.repubblica.it/dettag...587/1&ref=hpsp
>>> Sottolineo la frase , evitando facili demagogie.
> E' semplicemente il pensiero di Zingales.
> Che differisce in larga parte dal mio.
> Che, se permetti, a me interessa molto di più
> (e, almeno a me, pare anche più corretto).
> Carenti di logica:
> "Se questa divisione del lavoro aumenta il benessere in una comunità di
> cento persone, a maggior ragione lo fa quando la comunità diventa di sei
> miliardi di persone."
> Chi lo assicura? Soprattutto quando condizioni di vita, risorse,
> capacità, obiettivi... sono diversi, se non inconciliabili.
> "Il genio del villaggio rischia di perdere la sua supremazia, mentre
> quello che era considerato lo scemo può finire ad essere il miglior clown
> del mondo. Anche se complessivamente il villaggio ci guadagna, se il genio
> locale ha più potere politico dello scemo, il protezionismo finisce per
> prevalere."
> E questo è indubbiamente positivo.
> "Il crollo del muro di Berlino è il simbolo di questa rivolta pacifica che
> ha portato trent'anni di straordinario progresso economico e pace nel
> mondo."
> Non c'entra quasi nulla con il libero scambio delle merci.
> E' stata la fine dei blocchi contrapposti, e l'egemonia di una
> sola potenza. Che non è certamente un bene.
> "Quando la disoccupazione sale, paga politicamente giocare la carta
> protezionista."
> Purtroppo. Perché questo è il rimedio, agli errori della globalizzazione
> e del liberismo, e dell'ingiustizia sociale, che ha provocato crisi,
> recessione e disoccupazioni.
> "In secondo luogo, alimentare il protezionismo stimola il nazionalismo, se
> non la xenofobia e il razzismo."
> Questo, almeno per quanto mi riguarda, è una sciocchezza.
> Il protezionismo può stimolare la crescita nei Paesi più deboli.
> Dopo, quando saranno in condizioni compatibili (ricchezza,
> giustizia sociale, sicurezza, lavoro, ecc...) potrà esserci non solo
> la globalizzazione, ma anche gli Stati Uniti del mondo.
> "Ci auguriamo che Obama prenda la decisione giusta, per il benessere non
> solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero."
> Io mi auguro invece che non prevalga il pensiero alla Zingales
> e alla Salvati; ma quello di Mucchetti, di Samuelson, di Latouche
> e di Tremonti.
> Nota: Alla base di tutto c'è la diversa concezione su chi e cosa
> è il vero artefice di questa crisi economica. Se non si riesce a
> capire che la colpa è del sistema finanziario, delle banche, del
> divario eccessivo fra il reddito dei ricchi (per lo più parassiti) e
> la classe media produttiva, della crescita drogata, degli sprechi,
> del modello che prospera sul debito, ... , non si potrà mai arrivare
> a soluzioni convergenti.
"Ulysses" <ulysses@noptovider.it> ha scritto nel messaggio
news:4993f1d8$0$1122$4fafbaef@reader1.news.tin.it. ..
> Nino
> il protezionismo è superato.
Capisco quello che scrivi, che ha anche una sua logica.
Non penso certamente che il protezionismo possa tout court risolvere
tutti i problemi in qualsiasi circostanza temporale e spaziale.
E neppure che sia un fattore di positività.
Ma semplicemente che, in una situazione come questa (ove dovrebbero
essere ben chiari i motivi e le responsabilità) è il male minore e
l'unica soluzione per evitare errori ed ingiustizie ancora maggiori.
Puntualizzo l'ultima frase del mio post precedente:
"Alla base di tutto c'è la diversa concezione su chi e cosa
è il vero artefice di questa crisi economica. Se non si riesce a
capire che la colpa è del sistema finanziario, delle banche, del
divario eccessivo fra il reddito dei ricchi (per lo più parassiti) e
la classe media produttiva, della crescita drogata, degli sprechi,
del modello che prospera sul debito, ... , non si potrà mai arrivare
a soluzioni convergenti"
> La globalizzazione può funzionare meglio se risolviamo alcuni problemi
> intrinsechi al capitalismo, e si annulla ogni politica
> pseudoprotezionistica che comunque sopravvivono: vedi sussidi agli
> agricoltori, è una forma di ptrotezionismo o anticoncorrenziale.
Purtroppo, in molti casi è solo legittima difesa.
Di poveri che sono costretti a vivere ed operare in una società opulenta,
che gli riserva solo costi maggiori (materie prime, costo del lavoro e della
vita, sicurezza, norme di tutela, ecc..) e non possono ovviamente
competere con situazioni ed ambienti del terzo mondo infinitamente a
costo minore.
E, bada bene, i vantaggi di questa concorrenza sleale, non vanno ai
popoli che stanno peggio, ma alle multinazionali e alle nostre stesse
imprese che hanno delocalizzato la produzione e ne intascano i profitti.
> Un mondo protezionistico francamente sarebbe contro i miei interessi e
> mina la libertà mia di imprenditore. Quindi il protezionismo è
> antilibertario.
Capisco... Ma, se permetti, prima degli interessi individuali vanno
messi quelli della collettività. E una società civile antepone sempre a
queste libertà la giustizia sociale ed economica.
> Se non si ha la libertà (non pagare dazi perchè una merce viene
> dall'estero e minaccia le produzioni locali) di commerciare e grazie alla
> libertà di circolazioen dle capitale a lungo andare si creano inefficenze
> nel sistema stesso che si vuol proteggere a scapito dei consumatori.
No! Le inefficienze sono insite nel modello stesso di questo sistema
fintamente libertario. Certo che i consumatori, all'inizio ne avrebbero
un danno; ma del tutto apparente e fittizio, perchè non è il prezzo dei
prodotti a contare nell'economia familiare, ma la fatica con cui si
possono acquistare.
> Purtroppo se sei contro la globalizzazione a nome "mondiale", nel senso
> che pensi alla globalizzazione come ciò che affama l'africa o sfrutta i
> bambini nel far east allora posso anche capirti, e trovare argomentazioni,
> ma se sei contro alla globalizzazione perchè pensi che sia il male
> dell'italia, ti sbagi di grosso.
Sono contro perchè non ci può essere globalizzazione fra diversi.
Prima si devono uniformare le condizioni di vita e di ricchezza.
Altrimenti, la globabilizzazione sarà solo una faccia diversa del
colonialismo, e senza correttivi produce negatività per tutti.
> Noi la globalizzazione l'abbiamo solo subita e poco sfruttata. Abbiamo un
> patrimonio alimentare incredibile, che il mondo è pronto a comprare se
> solo riusciremmo a venderlo un pò meglio, tutelarlo (proprietà
> intellettuale, controlli etc)
Non ti pare che questa "proprietà intellettuale" (che io condivido, perché è
costata nella sua realizzazione) assomigli molto ad una forma di legittimo
protezionismo?
>. Insomma se stiamo così la colpa è
> nostra. E non degli altri. Homo faber fortunae suae. L'Italia è artefice
> della sua sorte.
La colpa è dell'immoralità e licenziosità del sistema liberista e del
mercato
orientato troppo verso finanza e capitale, a scapito del lavoro.
> Non ti pare che questa "proprietà intellettuale" (che io condivido, perché è
> costata nella sua realizzazione) assomigli molto ad una forma di legittimo
> protezionismo?
Di quello si tratta, soprattutto nei termini legali in cui è posta oggi.
Consiglio un buon libro sull'argomento per sentire come suona anche
l'altra campana: "elogio della pirateria" di Carlo Gubitosa, liberamente
scaricabile da internet per volere dell'autore.
O ancora meglio ma in inglese: Free Culture, di Lawrence Lessing, altro
libro "libero".
Complimenti per il resto del post, sono d'accordissimo con te.
"Nino" <Nino@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:4993ffc4$0$1116$4fafbaef@reader3.news.tin.it. ..
> "Ulysses" <ulysses@noptovider.it> ha scritto nel messaggio
> news:4993f1d8$0$1122$4fafbaef@reader1.news.tin.it. ..
>> Nino
>> il protezionismo è superato.
> Capisco quello che scrivi, che ha anche una sua logica.
> Non penso certamente che il protezionismo possa tout court risolvere
> tutti i problemi in qualsiasi circostanza temporale e spaziale.
> E neppure che sia un fattore di positività.
> Ma semplicemente che, in una situazione come questa (ove dovrebbero
> essere ben chiari i motivi e le responsabilità) è il male minore e
> l'unica soluzione per evitare errori ed ingiustizie ancora maggiori.
Il problma che poi in economia se si impongono leggi (esempio politiche
protezionistiche) poi si dimentica di toglierle perchè si son formati anche
dei privilegi e in nome del lavoro che si è creato si va avanti con il
protezionismo fino alla prossima catastrofe.
Anche l'Iri era un ente termporaneo ma poi ci si è dimenticati di toglierlo,
e meno male in quel caso.
> Puntualizzo l'ultima frase del mio post precedente:
> "Alla base di tutto c'è la diversa concezione su chi e cosa
> è il vero artefice di questa crisi economica. Se non si riesce a
> capire che la colpa è del sistema finanziario, delle banche, del
> divario eccessivo fra il reddito dei ricchi (per lo più parassiti) e
> la classe media produttiva, della crescita drogata, degli sprechi,
> del modello che prospera sul debito, ... , non si potrà mai arrivare
> a soluzioni convergenti"
Per me la colpa non è delle banche, ma si sono sottovalutati i principi
contabili nuovi (fair value) che di fronte ad un deterioramento del valore
dlele case hanno fatto andare già il valore dei CDO e dei Mortgage
secutiries che hanno innescato l'effetto dominio su tutto il sistema
bancario.
Se i governi - il regolatore - non avesse introdotto quel cazzo di principio
contabile non ci sarebbe stata nessuna crisi.
A questo va aggiunta la politica lassista sul costo dle denaro nel 2002-2003
che ha scatenato una corsa al mattone.
Qua a fregare i banchieri lo sai chi è stato??
Tutto un esercito di mortgage brokers che portavano alal banche
quotidinamento tonnellate di mutui.... e loro finanziavano e
impacchettavano... hanno pessimimanete sottovalutato - mi auguro non
volontariamente - che un giorno la bolal immobiliare - il vero artefice
della crisi - potesse scoppiare.
> Purtroppo, in molti casi è solo legittima difesa.
> Di poveri che sono costretti a vivere ed operare in una società opulenta,
> che gli riserva solo costi maggiori (materie prime, costo del lavoro e
> della
> vita, sicurezza, norme di tutela, ecc..) e non possono ovviamente
> competere con situazioni ed ambienti del terzo mondo infinitamente a
> costo minore.
> E, bada bene, i vantaggi di questa concorrenza sleale, non vanno ai
> popoli che stanno peggio, ma alle multinazionali e alle nostre stesse
> imprese che hanno delocalizzato la produzione e ne intascano i profitti.
Non è detto che delocalizzare veros paesia basso costo fa corrisponder ein
maggiori profitti per i produttori.
Ciò sarebbe vero in un mercato senza concorrenza. Ma la concorrenza porta a
comprire i margini e i produttori devono delocalizzare per restare al passo
della concorrenza. Purtroppo se conderi un settore classico come le scarpe
da ginnastica e tessili, gran parte dei costi sono spesi in pubblicità e
marketing e si paga spesso una catena distribuitiva inefficente e costosa:
al produttore interessa la remunerazione dle capitale investito. Se può
tagliare il prezzo lo taglia.
In più ll'effetto negativo della delocalizzaizone ha anche effetti positivi
sul mercato locale: seppur si è sfruttati o pagati pochi si da a quei paesi
un'occasione di crescita a causa delle opportunità insiste nel paese
delocalizzato.
Per me l'Africa sarà il far east dei prossimi decenni, e quindi si creerà
anche là quel processo di creazione di richezza che ahimèp richiede dei
sacrifici iniziali (ma l'alternativa è morire di fame di più di quanto
accada oggi) ma a lungo termine porta sviluppo e nuovi mercati.
> Capisco... Ma, se permetti, prima degli interessi individuali vanno
> messi quelli della collettività. E una società civile antepone sempre a
> queste libertà la giustizia sociale ed economica.
Io se faccio i miei interessi, creo posti di lavoro etc. Che devo fare se
faccio l'imprenditore??
> No! Le inefficienze sono insite nel modello stesso di questo sistema
> fintamente libertario. Certo che i consumatori, all'inizio ne avrebbero
> un danno; ma del tutto apparente e fittizio, perchè non è il prezzo dei
> prodotti a contare nell'economia familiare, ma la fatica con cui si
> possono acquistare.
Questa non l'ho capita. i consumatori vogliono merci a basso costo as
possibile. Non tutti. Ma la globalizzaizone è solo l'esasperazione della
competizione, che vuoi o no è un pilastro del liberismo. Purtroppo spesso si
compete solo su prezzi bassi con materiali e qualità scadenti, ma questo è
perchè spesso il consumatore è tondo e privilegia produzione pessime. ma il
mondo è vario.
> Sono contro perchè non ci può essere globalizzazione fra diversi.
> Prima si devono uniformare le condizioni di vita e di ricchezza.
> Altrimenti, la globabilizzazione sarà solo una faccia diversa del
> colonialismo, e senza correttivi produce negatività per tutti.
Come fai ad uniformare le condizioni di vita e ri ricchezza?? Con la
bacchetta magica?
Come porti il PIL procapite degli africani a quelli occidentali?
Stampando dollari e dandogli un tot a testa?
Il processo della globalizzazione capitalistica paradosslamente è l'unico
processo in grado di parificare le condizioni di vita di ogni abitante del
pianeta, solo che ci vuole tempo e ognuno deve attender eilproprio turno.
Forse per molti in questa generazione non arriverà mai.
Oggi in questi ultimi decenni abbiamo fatto sedere al grande banchetto del
capitalismo paesi come Cina, India, Brasile e Russia. I Bric. Non stanno
tutti bene ma hannop chance che prima non avevano. E si tratta di 2 miliardi
di persone.
Purtroppo i capitali, le risorse industriali e gli imprenditori stessi son
risorse limitate: non possono sempre per magia sistematre in un colpo solo
tutti. Ci vuole tempo. Non ci sono altre strade a questo processo.
> Non ti pare che questa "proprietà intellettuale" (che io condivido, perché
> è
> costata nella sua realizzazione) assomigli molto ad una forma di legittimo
> protezionismo?
La proprietà intellettuale più che essere una foprma di protezionismo è in
diritto una forma di monopolio.
Ma è limitato nel tempo (brevetti) o perpetuo (merchi) o temporale (diritto
d'autore).
Senza quei brevetti, marchi, e diritto d'autore non ci sarebbe progresso.
Il mondo si cambia con le idee. hanno il loro prezzo.
> La colpa è dell'immoralità e licenziosità del sistema liberista e del
> mercato
> orientato troppo verso finanza e capitale, a scapito del lavoro.
Qua potrei essere d'accordo, correggiendo dicendo che è troppo finaza per la
finanza e poca finanza per l'industria.
ma questa crisi farà un pò di pulizia.
> "Boston TeaParty" <kleistp@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:gmvg2t$pu5$1@news.newsland.it...
> > > > Tentazione protezionismo
> > Perché bisogna difendere il libero scambio anche in tempi di recessione.
> > Evitando facili demagogie
> > http://espresso.repubblica.it/dettag...587/1&ref=hpsp
> > > Sottolineo la frase , evitando facili demagogie.
> E' semplicemente il pensiero di Zingales.
> Che differisce in larga parte dal mio.
> Che, se permetti, a me interessa molto di più
> (e, almeno a me, pare anche più corretto).
> Carenti di logica:
L economia descrive situazioni concrete che per loro
natura non sono logiche , sono cosi come sono e basta.
> "In secondo luogo, alimentare il protezionismo stimola il nazionalismo, se
> non la xenofobia e il razzismo."
> Questo, almeno per quanto mi riguarda, è una sciocchezza.
invece lo considero fondato.
Spesso a una visione del mondo chiusa e miope
si accompagna xenofobia , razzismo e l idea semplicistica
e ingenua del proteziomismo e` creduta la soluzione.
> Nota: Alla base di tutto c'è la diversa concezione su chi e cosa
> è il vero artefice di questa crisi economica. Se non si riesce a
> capire che la colpa è del sistema finanziario, delle banche, del
> divario eccessivo fra il reddito dei ricchi (per lo più parassiti) e
> la classe media produttiva, della crescita drogata, degli sprechi,
> del modello che prospera sul debito, ... , non si potrà mai arrivare
> a soluzioni convergenti.
Dici una cosa che in fondo si puo condividere
che le banche dovrebbero usare i prestiti
per sostenere le aziende ma dipende da come formuli
la tesi , non apprezzo il semplicismo e la demagogia.
Sei consapevole pero che e` tutto un sistema
a campare di rendita?
Anche i grandi capitalisti non producono e tirati i remi in barca
vivono di rendita . Non si puo impedirglielo
ci vorrebbe una rivoluzione epocale , una palingenesi
che credo improbabile .
> "Ulysses" <ulysses@noptovider.it> ha scritto nel messaggio
> news:4993f1d8$0$1122$4fafbaef@reader1.news.tin.it. ..
> > Nino
> > il protezionismo è superato.
> Capisco quello che scrivi, che ha anche una sua logica.
> Non penso certamente che il protezionismo possa tout court risolvere
> tutti i problemi in qualsiasi circostanza temporale e spaziale.
> E neppure che sia un fattore di positività.
Adesso cominciamo a intenderci .
Tremonti ha detto : il mercato dove si puo , lo stato
dove e` necessario . Mi sembra un modo intelligente
e flessibile di intervento .
> No! Le inefficienze sono insite nel modello stesso di questo sistema
> fintamente libertario.
Argh , qui sento un cattivo odore di visione autoritaria.
Legiti l'aritcolo di Tremonti sul Corsera di oggi.
Il nostro sommo economista dopo aver detto un mucchio di ovvietà supera se
stesso con una infantile retrocessione paragonando gli attuali problemi ai
"mostri" da abbattere nei videogiochi.
Il resto poi la conclusione è separiamoil grano dal loglio: le buone banks
dalla bad bank. Ilproblema che sono asset che vanno via dai bilanci della
banche e la depauperizzano ancora di più.
"Boston TeaParty" <kleistp@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:gn1eb6$593$1@news.newsland.it...
> Nino ha scritto:
>> "Ulysses" <ulysses@noptovider.it> ha scritto nel messaggio
>> news:4993f1d8$0$1122$4fafbaef@reader1.news.tin.it. ..
>> > Nino
>> > il protezionismo è superato.
>> Capisco quello che scrivi, che ha anche una sua logica.
>> Non penso certamente che il protezionismo possa tout court risolvere
>> tutti i problemi in qualsiasi circostanza temporale e spaziale.
>> E neppure che sia un fattore di positività.
> Adesso cominciamo a intenderci .
> Tremonti ha detto : il mercato dove si puo , lo stato
> dove e` necessario . Mi sembra un modo intelligente
> e flessibile di intervento .
>> No! Le inefficienze sono insite nel modello stesso di questo sistema
>> fintamente libertario.
> Argh , qui sento un cattivo odore di visione autoritaria.
> --
> questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
> http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse@newsland.it
"Ulysses" ha scritto nel messaggio
>> Puntualizzo l'ultima frase del mio post precedente:
>> "Alla base di tutto c'è la diversa concezione su chi e cosa
>> è il vero artefice di questa crisi economica. Se non si riesce a
>> capire che la colpa è del sistema finanziario, delle banche, del
>> divario eccessivo fra il reddito dei ricchi (per lo più parassiti) e
>> la classe media produttiva, della crescita drogata, degli sprechi,
>> del modello che prospera sul debito, ... , non si potrà mai arrivare
>> a soluzioni convergenti"
> Per me la colpa non è delle banche, ma si sono sottovalutati i principi
> contabili nuovi (fair value) che di fronte ad un deterioramento del valore
> dlele case hanno fatto andare già il valore dei CDO e dei Mortgage
> secutiries che hanno innescato l'effetto dominio su tutto il sistema
> bancario.
> Se i governi - il regolatore - non avesse introdotto quel cazzo di
> principio contabile non ci sarebbe stata nessuna crisi.
> A questo va aggiunta la politica lassista sul costo dle denaro nel
> 2002-2003 che ha scatenato una corsa al mattone.
Rispondo solo con il pensiero di M. Allais, che ritiene che è il meccanismo
attuale della creazione di moneta dal credito ad essere il cancro che
consuma irrimediabilmente le economie di mercato.
Da un paio di decenni è stata imposta la dottrina del libero scambio
mondiale, che prevede l'eliminazione di qualsiasi ostacolo ai liberi
movimenti di merci, servizi e capitali.
Secondo questa dottrina, ciascun Paese avrebbe vantaggi alla propria
situazione: il mercato è considerato portatore di un equilibrio tanto più
stabile quanto più è esteso su scala mondiale.
Questo integralismo è dogmatico quanto il comunismo, e come lui
cerca di imporsi in tutti i Paesi, anche in quelli in via di sviluppo, che
dovrebbero aprirsi al Mondo esterno per assimilarne le condizioni
e la ricchezza.
Per i Paesi sviluppati, l'abolizione di barriere e dazi sarebbe a sua volta
la condizione necessaria per la loro crescita e l'annullamento della
disoccupazione, come in passato è stato dimostrato dalle "Tigri asiatiche".
La globalizzazione, con la Russia, i Paesi dell'Est e dell'Asia, la Cina,
l'India,..., rappresenterebbe il miglior polo di crescita, capace di
garantire
all'Occidente continuità di sviluppo e ricchezza.
Questo è il CREDO della Banca Mondiale, del FMI, dell'Organizzazione
Mondiale del Commercio, ecc...
Purtroppo, queste certezze sono state spazzate via dalle crisi periodiche,
e in particolare dalla violenza ed intensità di quest'ultima, che sta
provocando estesa disoccupazione, povertà e difficoltà sociali.
L'economia mondiale non si può sviluppare in un quadro anarchico.
La liberalizzazione totale degli scambi e i movimenti del capitale possono
esistere senza creare instabilità solo in Paesi economicamente e
politicamente paragonabili, in termini di sviluppo economico e sociale.
La dottrina liberista è solo incantesimo.
Se interessa, potrei postare i rimedi, cioè le riforme profonde alle
istituzioni finanziarie e monetarie che Allais propone, e che personalmente
reputo del tutto ragionevoli.
Vostro parere su questo articolo
Actarus: Cosa ne pensate di questo articolo?Sono affermazioni sensate e
veritiere?Se è vero c'è da preoccuparsi......
Grazie
...