Re: PUO ESSERE CHE SORU ASPETTI A VENDERE TUTTA TISCALI..
ROSSO (AD) HA DETTO VENDITA DI TIS UK ENTRO MARZO
"acme" <acme.99@2elet.ti> ha scritto nel messaggio
news:ws_hl.258412$FR.545811@twister1.libero.it...
> "profbt" <pr...@libero.it> ha scritto
> > in base al risultato delle elezioni?
> > Se vince vende tutto e si dedica alla politica
> > se perde, continua a fare l imprenditore
> Non entra in azienda da 4 anni.
Re: PUO ESSERE CHE SORU ASPETTI A VENDERE TUTTA TISCALI..
tutti, da qui al 2012 cambieremo modo di guardare la televisione, passando
dal sistema analogico a quello digitale: dai semplici televisori a un mondo
fatto di decoder, ricevitori, smart card, cavi, satelliti, alta definizione,
interattività.
E si farà sempre più strada l´Iptv, la televisione che arriva nelle case
attraverso il collegamento ad Internet, che per ora è soprattutto nelle mani
di Telecom, altro terreno di scontro tra Murdoch e Berlusconi, visto
l´interesse del magnate australiano per l´azienda telefonica italiana.
Oltretutto, secondo alcuni studi, come quelli di It Media Consulting, nel
giro di soli due anni, alla fine del 2010, Sky diventerà il primo operatore
televisivo per introiti complessivi.
Insomma: la "pax televisiva" sancita dalla legge Mammì del 1990 è finita, ma
la guerra non è tra i due vecchi contendenti, Rai e Mediaset, ma con il
"terzo incomodo", con la tv satellitare di Rupert Murdoch, Sky Italia. La
posta in gioco è la vita stessa delle tv di Berlusconi, la permanenza di un
dominio sul mercato tv che fa comodo, in qualche modo, anche alla Rai. Che
con l´arrivo di Sky la situazione sia cambiata lo dicono i numeri. Nel 2003,
quando Sky Italia nacque dalle ceneri di Tele+ e Stream, Mediaset era in
testa agli ascolti, con il 44.29% del totale, la Rai conquistava il 43%, La7
il 2.43%, le stime davano il satellite attorno al 2%. I dati del 2008 dicono
che la Rai è scesa al 41.86% e Mediaset è andata ancora peggio, arrivando al
40%. Sky è invece al 9.27%.
Il campanello d´allarme degli ascolti in calo squilla incessantemente negli
uffici dei dirigenti dell´ormai ex duopolio, perché, su base annua, ogni
punto di share guadagnato o perduto vale sul mercato circa 50 milioni di
euro di raccolta pubblicitaria. Si parla di soldi, insomma, soldi veri,
tanti. Nel 2007 la "torta" della raccolta pubblicitaria per le televisioni
era stata suddivisa in questo modo: 2.88 miliardi di euro a Mediaset, 1.37
miliardi alla Rai, solo 210 milioni a Sky.
Per il 2008 è andata peggio a tutti, ma a fine settembre l´azienda di
Murdoch era già a quota 196 milioni, e in molti immaginano che il conto
finale potrebbe segnare una lieve crescita, contro le perdite notevoli di
Rai e Mediaset. Sono gli abbonamenti che contano in casa Sky e che portano
la rete satellitare a contabilizzare poco meno di Mediaset e Rai. «In sei
anni Sky è diventata un colosso fino a fatturare 2,5 miliardi di euro», dice
uno che la televisione pubblica la conosce bene e che conosce altrettanto
bene Berlusconi.
In casa Mediaset ufficialmente minimizzano: «Non esageriamo», dice Fedele
Confalonieri, «Sky è diventata la più bella tv? Ha la forza della quantità,
ha 100-150 canali. Ma alla fine gli ascolti li fanno innanzitutto con i
nostri tre canali generalisti e con i tre della Rai». Il che è vero ma solo
in parte, perché i numeri di ascolto dei canali Mediaset e Rai, che sono i
più visti su Sky, dall´Auditel vengono attribuiti direttamente alle reti
generaliste e non sommate agli ascolti di Sky. In quel caso Sky non sarebbe
al 9%, ma crescerebbe quasi fino al 30%.
Ma nei corridoi di Cologno Monzese l´aria che tira è tutt´altra: funzionari,
programmisti, produttori, sanno che la situazione in cui si trovano è
profondamente diversa, e ripetono con aria sconsolata che uno degli effetti
dalla struttura stessa del mercato, congelato nella situazione del duopolio
da molto tempo, è che l´innovazione in Mediaset è finita, che lo spirito
dell´azienda si è congelato.
Sperimentazione non se ne fa perché non ce n´è bisogno perché a garantire
l´azienda c´è il presidente del Consiglio. Così sono rimasti indietro sia
sul piano tecnologico e creativo, e non hanno mai preso nemmeno in
considerazione l´ipotesi della concorrenza di qualcuno diverso dalla Rai.
C´è chi lo chiama "il paradosso del conflitto d´interessi", la protezione di
Mediaset che congela Mediaset.
Negli ultimi nove mesi l´azienda si è resa conto che la situazione è
cambiata, che il mercato, nonostante sia controllato e canalizzato, sta
indirizzandosi verso il cambiamento indotto dall´introduzione della tv
digitale, sia satellitare che terrestre. E i risultati della Sardegna, con
Sky al 13 per cento, hanno accelerato i tempi del cambiamento.
Cambiamento che ha portato all´annuncio di qualche giorno fa: «A giugno
usciremo da Sky» dice Claudio Cappon, direttore generale della Rai,
presentando Tivù Sat (composta al 48% da Mediaset, 48% da Rai, e 4% da
Telecom), piattaforma digitale che sfilerà i sette canali gratuiti e
generalisti dalla piattaforma di Sky e li porterà in un nuovo ricevitore, in
diretta concorrenza quindi con Sky.
Guerra? «Ma no». Massimo Donelli, direttore di Canale 5 ostenta tranquillità
e dichiara: «Non abbiamo nulla da temere, nella lotta tra i network siamo
quelli messi meglio». Più esplicito è Cappon: «La competizione è
competizione: il sistema è aperto e in campo non ci sono più soltanto Rai e
Mediaset. In questi anni Sky si è affermato come un competitor a tutti gli
effetti: la vicenda Fiorello è emblematica».
Ma c´è chi a questa apertura, a questa possibilità di cambiamento crede
ancora poco: «La competizione richiede coraggio, capacità di rinnovamento,
inventiva e investimenti», dice Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5, oggi
produttore televisivo di successo con la Magnolia (controllata dalla
DeAgostini), con trasmissioni come X- Factor e L´Isola dei Famosi, «Il
rilancio della tv americana è nato non a caso dalla competizione delle reti
via cavo che hanno spinto le grandi tv a rinnovare profondamente la loro
offerta».
Qualcuno, come Franco Bernabè alla testa di Telecom, pensa che il digitale
terrestre sia un sistema transitorio e cede le sue frequenze agli svedesi di
Air Plus (che partirà nella prossima stagione con il calcio e con quattro
canali pay sul digitale terrestre), «perché l´Iptv (la televisione che
arriva attraverso Internet nelle nostre case) è il futuro della televisione.
La piattaforma Iptv è migliore perché i servizi che può offrire sono molto
più innovativi rispetto a quelli della tv digitale».
Bernabè e l´ad di La7 Giovanni Stella pensano ai servizi per gli utenti,
alla tv interattiva, alle pubbliche amministrazioni e ai comuni, che possono
utilizzare i nuovi sistemi per comunicare con i propri cittadini. Ma non
hanno certamente digerito lo "scippo" del rugby da parte di Sky, che si è
accaparrata i diritti del Sei Nazioni per portarlo sulla tv a pagamento,
mentre lo scorso anno era La 7 a trasmetterlo con grande successo in chiaro.
Tom Mockridge, ad di Sky Italia, è molto soddisfatto: «Siamo felici di
arricchire la nostra offerta, il successo mondiale del 2007 ci indica che il
grande rugby incontra l´interesse sempre crescente del pubblico».
Altri programmi per conquistare nuovo pubblico, spettatori da togliere alle
tv generaliste. Problemi di crescita? I 4.7 milioni di italiani che oggi
sono abbonati a Sky sono il massimo al quale la tv di Murdoch può ambire?
Negli uffici di promozione di Sky si usa una formula convincente: «In questo
mercato lo spazio per crescere c´è, perché per una tv che vive di
abbonamenti e non di pubblicità lo spazio arriva fino alla casa dell´ultimo
abbonato possibile. Per ora ne abbiamo 4.7 milioni, è ovvio che c´è ancora
molto spazio per crescere».
La situazione è in movimento: si dice che Berlusconi pensi a una Rai senza
pubblicità, alla possibilità che il canone diventi una tassa girata sulle
bollette della luce, e alla sua riduzione che eliminerebbe l´evasione
recuperando soldi per l´azienda pubblica. Ma anche riportando risorse
pubblicitarie in casa Mediaset. Prima che arrivi il 2012 e prima che Sky,
potendo scendere dai cieli, diventi legalmente anche una rete terrestre.
FRECCERO: "SONO GIÀ IL TERZO POLO TELEVISIVO"
Carlo Moretti per "la Repubblica"
«Considerando la sua nuova vocazione generalista, per Sky l´acquisizione di
Fiorello non è che la prima di una serie di mosse. Ma è un dato carico di un
forte valore simbolico perché rappresenta in modo esemplare ciò che Sky era
già diventata nei fatti, ovvero il terzo polo televisivo italiano». Quando
si parla di tv non esiste osservatore più acuto di Carlo Freccero. Il
Presidente di Rai Sat, nonché direttore di Rai 4, risponde al telefono da
Milano, dove ha appena parlato ad un convegno di pubblicitari della Sipra.
Partiamo dalla sua prima affermazione: la vocazione generalista di Sky.
«Fino al canale 107, la matrice del bouquet satellitare è la tv generalista.
Sky ha ora preso atto dell´anomalia tutta italiana per cui nel sistema
televisivo la tv generalista era, è e resterà ancora a lungo centrale,
nonostante i passi avanti delle sue reti verso la differenziazione declinata
sulle identità e gli stili di vita».
Così, per allargare il suo bacino di utenti, Sky diventa nei fatti il terzo
polo televisivo.
«In questo sistema complesso in cui le diverse piattaforme si ibridano, Sky
si difende e punta sulla tv generalista e su Fiorello. Che sia già terzo
polo lo dimostra soprattutto l´esistenza di un canale come Sky Tg24, con un
tg costante e continuo che ha danneggiato il Tg3, quello con il pubblico più
informato ed esigente. E con il vantaggio di non ammannire al pubblico le
terrificanti note politiche dei tg Rai: 5 minuti in cui invece di vendere
pubblicità gratis ai partiti loro vendono pubblicità contro moneta sonante».
E dell´accordo satellitare tra Rai e Mediaset cosa pensa?
«Non ne conosco i dettagli. Ciò che penso è che il digitale terrestre non
coprirà tutto il territorio, è un accordo sull´hardware. Sarà un problema se
diventerà un accordo sui contenuti».
Re: PUO ESSERE CHE SORU ASPETTI A VENDERE TUTTA TISCALI..
Si ma bisogna investire 60 miliardi di euro nei prossimi anni, quindi solo
chi avrà la potenza economica per fare questi investimenti sopravviverà.
Tiscali a maggio dell'anno scorso ha dichiarato apertamente che non può
investire miliardi di euro per il potenziamento delle infrastrutture quindi
deve necessariamente essere venduta, ma questo a maggio 2008. Ora la
situazione è cambiata, quindi potrebbe anche convenire una fusione magari
con Fastweb, Telecom o altri oppure vendere tutto.
Allo stato attuale la cosa migliore sarebbe quella di vendere la parte
inglese e fondersi con Fastweb, allargando il business anche alla telefonia
mobile.
soru tiscali
mascheroni®: ieri era a "che tempo che fa"
nessun lecenziamento ha detto
ergo venderà almeno la parte inglese a breve
Borsa
3
08-12-2008 15.11.05
TISCALI e SORU
logxlogy: Vi rendete conto ce questo im....lle pochi mesi fa
ha detto no alla vendita di Tiscali a 2.7 EU?
Aveva circa 150ML di azioni.. quindi
ha perso
(2,70 - 1,10)*150mln = 240 Milioni di Euro..
...
Borsa
3
01-10-2008 17.15.41
TISCALI e Soru .........
mg napoli: Finalmente se ne è andato a fare ....il governatore.
Tiscali può riprendere la propria attività senza scossoni.
Buon lavoro !