The four most dangerous words in
investing are 'This time it's different'
Sir John Templeton
Recentemente ho avuto un breve scambio di email con un analista tecnico che
lavora presso un ufficio studi a capo del quale c'e' un collega che stimo.
Questo analista ha prodotto un'analisi tecnica (o per meglio dire:
"grafica",
come ha sottolineato lui) sull'indice Dow Jones dal 1900 ad oggi. Mi sono
chiesto (e gli ho chiesto) che senso possa mai avere analizzare, dal punto
di
vista meramente grafico, una serie di prezzi cosi' "antica" e quali possano
mai
essere le basi teoriche che giustificano uno "studio" di quel tipo.
La risposta dell'analista tecnico e' stata che non ha fondato lo studio su
alcuna base teorica ma solo empirica, derivante da 10 anni di lavoro come
"graficista". "Quanto alla lunghezza delle serie storiche" - ha aggiunto -
"mi
immagino l'analista tecnico come un medico che adopera gli stessi strumenti,
sia
che debba operare un paziente europeo, asiatico o americano. L'input che da'
origine ai movimenti dei prezzi e' sempre lo stesso, ossia le aspettative
degli
operatori finanziari."
Approccio empirico per approccio empirico, 10 anni di lavoro nel mondo della
finanza mi hanno portato alla convinzione che la maggioranza dell'analisi
tecnica si possa definire "pornografia finanziaria" e da questo sito non ho
mai
smesso di mettere in guardia i risparmiatori dal fare scelte finanziaria
sulla
base di queste indicazioni.
Cio' non significa che dallo studio del comportamento passato dei mercati
finanziari non si possano trarre spunti di riflessione che aiutino a fare
scelte
d'investimento piu' ragionate.
I mercati finanziari sono prima di tutto un fenomeno sociale. I prezzi sono
il
frutto dell'interazione di una pluralita' di soggetti, ciascuno con i propri
obiettivi, le proprie aspettative, i propri stati d'animo, le proprie paure,
ecc. Tutte queste caratteristiche sono in parte individuali ma possono
essere
influenzate (talvolta: determinate) dalla fase storica.
Per questa ragione, spesso, l'approccio storico (non certo attraverso
l'analisi
tecnica dei grafici.) e' quello che fornisce chiavi di interpretazione
dell'attuale fase dei mercati finanziari piu' interessanti.
Ovviamente non possiamo aspettarci che le fasi dei mercati si ripetano
pedissequamente, ma e' ragionevole attenderci che alcuni schemi, quelli
dettati
dalle caratteristiche intrinseche degli esseri umani (che sono quelli che
muovo
i mercati finanziari) possano ripetersi, a meno che non vi siano variabili
completamente diverse che inducano a comportamenti differenti.
Le grandi crisi dei mercati finanziari, come quella che stiamo vivendo, sono
state studiate molto approfonditamente anche attraverso questa chiave di
lettura
che amo definire "storica".
Naturalmente questo approccio non ha alcuna pretesa di fornire previsioni
attendibili, suggerisce solo alcuni ragionamenti che devono essere integrati
con
la propria filosofia d'investimento.
Spesso delle grandi crisi finanziarie sono state innescate da "bolle"
collegate
a qualche forma di innovazione oppure al mercato immobiliare (o da una
perversa
combinazione, come nel caso attuale, delle due cose). I mercati finanziari
attraversano sempre una fase nella quale vi e' la comune credenza che
"questa
volta e' diverso" e' che l'attivita' finanziaria oggetto della bolla (ma lo
si
capisce solo dopo che si tratta di una fase di bolla) continuera' a salire
all'infinito.
Dopo un po' di tempo (ovviamente non si puo' determinare quanto tempo, si
possono solo fare statistiche... che valgono quello che valgono, cioe' molto
poco) la bolla si sgonfia ed i mercati finanziari iniziano a scendere
drammaticamente impattando anche sull'economia reale.
C'e' sempre una recessione concomitante ai grandi crolli dei mercati
finanziari.
Particolarmente interessante, a mio avviso, e' lo studio dell'ultima fase
dei
mercati finanziari discendenti (in gergo, "Orso"). Sono stati condotti studi
anche molto approfonditi di questa fase e sono stati riscontrati
interessanti
schemi che si ripetono, a prescindere dalla cause che hanno scatenato la
crisi
ed - in parte - anche dall'approccio alla risoluzione della stessa presi
dalle
autorita'.
L'ultima fase dei mercati Orso e' caratterizzata da tre sotto-fasi dette: 1)
del
riconoscimento, 2) della paura e 3) della repulsione. Nella fase del
riconoscimento si assiste ad una presa d'atto generale che le cose vanno
molto
peggio di quello che ci si aspettava. La crisi (finanziaria prima, ma poi
anche
economica) e' ormai una constatazione generale e si dibatte sulla durata e
la
profondita', ma non piu' sulla sua esistenza. I mercati scendono
pesantemente,
ma la situazione appare sempre gestibile.
Poco dopo si assiste alla fase della paura, caratterizzata da vendite
dettate
dal panico. Il mercato e' invaso da ondate di vendite "a qualsiasi prezzo" e
la
sensazione che pervade il mercato e' che le cose andranno sempre peggio. Si
potrebbe pensare che questa sia l'ultima fase, ma non lo e'.
Solitamente i grandi mercati Orso terminano con alcuni tentativi di ripresa
frustrati.
Dopo la fase della paura, ci sono sempre dei recuperi. La sensazione
generale e'
sempre molto negativa, ma alcuni investitori iniziano a pensare che i
livelli
dei prezzi scontino ipotesi eccessivamente disastrose e quindi acquistano.
Questi tentativi di recupero, pero', vengono solitamente frustati piu' di
una
volta sebbene i minimi che si registrano in questa fase difficilmente
oltrepassano quelli registrati nella fase della paura. Il sentimento che si
impadronisce del mercato e' quello di repulsione nei confronti
dell'investimento
azionario. Ancora una volta il pensiero generale, in questa fase, e' che
"questa
volta e' diverso" da tutte le altre crisi.
Quando questo sentimento di repulsione attanaglia la maggioranza degli
investitori inizia il recupero del mercato azionario. La crisi economica, in
questa fase, e' sempre presente. Gli utili delle societa' sono in forte
diminuzione. Uno dei segnali che il vento e' girato riguarda la reazione
alle
cattive notizie. Nella fase di "paura" ogni cattiva notizia provocava
discese
spaventose. Nella fase post-repulsione, sembra che il mercato ignori le
cattive
notizie.
Questo schema, che ho grossolanamente sintetizzato, sembra ripetersi con una
costanza impressionante. Cio' non garantisce, ovviamente, che si ripetera'
anche questa volta, ma personalmente sono portato a credere che cio'
avvera'.
Nessuno puo' dire ovviamente, se ci troviamo ancora nella fase della "paura"
o
all'inizio della fase della "repulsione". Certamente possiamo dire che la
fase
del riconoscimento e' ampiamente passata.
La mia impressione (che vale meno delle statistiche di cui sopra) e' che la
fase
delle repulsione sia iniziata, ma non sia ancora matura.
Dai minimi di Novembre c'e' stato un solo recupero di una certa consistenza
che
dalla seconda settimana di gennaio e' stato vanificato. Avverto ancora poche
voci che ripetono il solito "mantra": "questa crisi e' diversa da tutte le
altre". Il sentimento prevalente che avverto negli investitori e' ancora di
shock, non di vera repulsione. Quando il sentimento di repulsione e la
convinzione che "questa volta e' diverso" saranno comuni, allora potremmo
dire
che la fase della repulsione sara' matura ed i mercati azionari torneranno a
salire.
Morale della favola? Quando sentite dire "questa volta e' diverso" da tutte
le
altre volte, drizzate le orecchie, probabilmente è il momento di fare
l'inverso
di quello che suggeriscono un po' tutti...
"Nino" <Nino@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:497b43a7$0$844$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .
> The four most dangerous words in
> investing are 'This time it's different'
> Sir John Templeton
> Recentemente ho avuto un breve scambio di email con un analista tecnico
> che
> lavora presso un ufficio studi a capo del quale c'e' un collega che stimo.
> Questo analista ha prodotto un'analisi tecnica (o per meglio dire:
> "grafica",
> come ha sottolineato lui) sull'indice Dow Jones dal 1900 ad oggi. Mi sono
> chiesto (e gli ho chiesto) che senso possa mai avere analizzare, dal punto
> di
> vista meramente grafico, una serie di prezzi cosi' "antica" e quali
> possano mai
> essere le basi teoriche che giustificano uno "studio" di quel tipo.
> La risposta dell'analista tecnico e' stata che non ha fondato lo studio su
> alcuna base teorica ma solo empirica, derivante da 10 anni di lavoro come
> "graficista". "Quanto alla lunghezza delle serie storiche" - ha aggiunto -
> "mi
> immagino l'analista tecnico come un medico che adopera gli stessi
> strumenti, sia
> che debba operare un paziente europeo, asiatico o americano. L'input che
> da'
> origine ai movimenti dei prezzi e' sempre lo stesso, ossia le aspettative
> degli
> operatori finanziari."
> Approccio empirico per approccio empirico, 10 anni di lavoro nel mondo
> della
> finanza mi hanno portato alla convinzione che la maggioranza dell'analisi
> tecnica si possa definire "pornografia finanziaria" e da questo sito non
> ho mai
> smesso di mettere in guardia i risparmiatori dal fare scelte finanziaria
> sulla
> base di queste indicazioni.
> Cio' non significa che dallo studio del comportamento passato dei mercati
> finanziari non si possano trarre spunti di riflessione che aiutino a fare
> scelte
> d'investimento piu' ragionate.
> I mercati finanziari sono prima di tutto un fenomeno sociale. I prezzi
> sono il
> frutto dell'interazione di una pluralita' di soggetti, ciascuno con i
> propri
> obiettivi, le proprie aspettative, i propri stati d'animo, le proprie
> paure,
> ecc. Tutte queste caratteristiche sono in parte individuali ma possono
> essere
> influenzate (talvolta: determinate) dalla fase storica.
> Per questa ragione, spesso, l'approccio storico (non certo attraverso
> l'analisi
> tecnica dei grafici.) e' quello che fornisce chiavi di interpretazione
> dell'attuale fase dei mercati finanziari piu' interessanti.
> Ovviamente non possiamo aspettarci che le fasi dei mercati si ripetano
> pedissequamente, ma e' ragionevole attenderci che alcuni schemi, quelli
> dettati
> dalle caratteristiche intrinseche degli esseri umani (che sono quelli che
> muovo
> i mercati finanziari) possano ripetersi, a meno che non vi siano variabili
> completamente diverse che inducano a comportamenti differenti.
> Le grandi crisi dei mercati finanziari, come quella che stiamo vivendo,
> sono
> state studiate molto approfonditamente anche attraverso questa chiave di
> lettura
> che amo definire "storica".
> Naturalmente questo approccio non ha alcuna pretesa di fornire previsioni
> attendibili, suggerisce solo alcuni ragionamenti che devono essere
> integrati con
> la propria filosofia d'investimento.
> Spesso delle grandi crisi finanziarie sono state innescate da "bolle"
> collegate
> a qualche forma di innovazione oppure al mercato immobiliare (o da una
> perversa
> combinazione, come nel caso attuale, delle due cose). I mercati finanziari
> attraversano sempre una fase nella quale vi e' la comune credenza che
> "questa
> volta e' diverso" e' che l'attivita' finanziaria oggetto della bolla (ma
> lo si
> capisce solo dopo che si tratta di una fase di bolla) continuera' a salire
> all'infinito.
> Dopo un po' di tempo (ovviamente non si puo' determinare quanto tempo, si
> possono solo fare statistiche... che valgono quello che valgono, cioe'
> molto
> poco) la bolla si sgonfia ed i mercati finanziari iniziano a scendere
> drammaticamente impattando anche sull'economia reale.
> C'e' sempre una recessione concomitante ai grandi crolli dei mercati
> finanziari.
> Particolarmente interessante, a mio avviso, e' lo studio dell'ultima fase
> dei
> mercati finanziari discendenti (in gergo, "Orso"). Sono stati condotti
> studi
> anche molto approfonditi di questa fase e sono stati riscontrati
> interessanti
> schemi che si ripetono, a prescindere dalla cause che hanno scatenato la
> crisi
> ed - in parte - anche dall'approccio alla risoluzione della stessa presi
> dalle
> autorita'.
> L'ultima fase dei mercati Orso e' caratterizzata da tre sotto-fasi dette:
> 1) del
> riconoscimento, 2) della paura e 3) della repulsione. Nella fase del
> riconoscimento si assiste ad una presa d'atto generale che le cose vanno
> molto
> peggio di quello che ci si aspettava. La crisi (finanziaria prima, ma poi
> anche
> economica) e' ormai una constatazione generale e si dibatte sulla durata e
> la
> profondita', ma non piu' sulla sua esistenza. I mercati scendono
> pesantemente,
> ma la situazione appare sempre gestibile.
> Poco dopo si assiste alla fase della paura, caratterizzata da vendite
> dettate
> dal panico. Il mercato e' invaso da ondate di vendite "a qualsiasi prezzo"
> e la
> sensazione che pervade il mercato e' che le cose andranno sempre peggio.
> Si
> potrebbe pensare che questa sia l'ultima fase, ma non lo e'.
> Solitamente i grandi mercati Orso terminano con alcuni tentativi di
> ripresa
> frustrati.
> Dopo la fase della paura, ci sono sempre dei recuperi. La sensazione
> generale e'
> sempre molto negativa, ma alcuni investitori iniziano a pensare che i
> livelli
> dei prezzi scontino ipotesi eccessivamente disastrose e quindi acquistano.
> Questi tentativi di recupero, pero', vengono solitamente frustati piu' di
> una
> volta sebbene i minimi che si registrano in questa fase difficilmente
> oltrepassano quelli registrati nella fase della paura. Il sentimento che
> si
> impadronisce del mercato e' quello di repulsione nei confronti
> dell'investimento
> azionario. Ancora una volta il pensiero generale, in questa fase, e' che
> "questa
> volta e' diverso" da tutte le altre crisi.
> Quando questo sentimento di repulsione attanaglia la maggioranza degli
> investitori inizia il recupero del mercato azionario. La crisi economica,
> in
> questa fase, e' sempre presente. Gli utili delle societa' sono in forte
> diminuzione. Uno dei segnali che il vento e' girato riguarda la reazione
> alle
> cattive notizie. Nella fase di "paura" ogni cattiva notizia provocava
> discese
> spaventose. Nella fase post-repulsione, sembra che il mercato ignori le
> cattive
> notizie.
> Questo schema, che ho grossolanamente sintetizzato, sembra ripetersi con
> una
> costanza impressionante. Cio' non garantisce, ovviamente, che si
> ripetera'
> anche questa volta, ma personalmente sono portato a credere che cio'
> avvera'.
> Nessuno puo' dire ovviamente, se ci troviamo ancora nella fase della
> "paura" o
> all'inizio della fase della "repulsione". Certamente possiamo dire che la
> fase
> del riconoscimento e' ampiamente passata.
> La mia impressione (che vale meno delle statistiche di cui sopra) e' che
> la fase
> delle repulsione sia iniziata, ma non sia ancora matura.
> Dai minimi di Novembre c'e' stato un solo recupero di una certa
> consistenza che
> dalla seconda settimana di gennaio e' stato vanificato. Avverto ancora
> poche
> voci che ripetono il solito "mantra": "questa crisi e' diversa da tutte le
> altre". Il sentimento prevalente che avverto negli investitori e' ancora
> di
> shock, non di vera repulsione. Quando il sentimento di repulsione e la
> convinzione che "questa volta e' diverso" saranno comuni, allora potremmo
> dire
> che la fase della repulsione sara' matura ed i mercati azionari torneranno
> a
> salire.
> Morale della favola? Quando sentite dire "questa volta e' diverso" da
> tutte le
> altre volte, drizzate le orecchie, probabilmente è il momento di fare
> l'inverso
> di quello che suggeriscono un po' tutti...
> Alessandro Pedone ADUC
> "Nino" <Nino@alice.it> ha scritto nel messaggio
> news:497b43a7$0$844$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .
> > The four most dangerous words in
> > investing are 'This time it's different'
> > Sir John Templeton
E^ vero , nella storia economica ci sono bolle
che si ripresentano ciclicamente .
Chi viene ingannato ritiene ,a torto ,
che la Internet bubble del 2001 e^ diversa dalla
bolla dei tulipani olandesi del 600.
Sono tutte forme di stupidita ,come la compagna
di classe che si prende il fidanzato coatto
e che la riempira´ di botte e corna . Tutte forme
di stupidita´.
Questa volta
Nessuno 2: Questa volta è la mia fine,
è un pensiero che mi opprime,
su ST ho puntato tutto,
ora son vestito a lutto.
Era l'ultima speranza,
che salisse con costanza,
ci ho puntato ogni avere,
per il...