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Vecchio 09-01-2009, 09.55.19
Nuovo
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Predefinito Buone notizie...il peggio deve ancora venire!Attenti.

Fondi, un 2008 disastroso: persi 140 mld
In dicembre altri deflussi per 8,9miliardi. Il rosso complessivo dell'anno
quasi triplicato rispetto al 2007
Il patrimonio si contrae di un terzo a 409 mld: ko tutte le categorie.


Alt 09-01-2009, 09.55.19
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  #2  
Vecchio 09-01-2009, 10.02.09
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Predefinito Re: Buone notizie...il peggio deve ancora venire!Attenti.


"Nuovo" <minirus@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:496710f7$0$844$4fafbaef@reader5.news.tin.it.. .
> Fondi, un 2008 disastroso: persi 140 mld


Come *persi*!?!?!?!?......forse volevano dire: *TRASFERITI*!



Fondi al bivio
Non è il lancio di prodotti che salva l'industria. Deve cambiare il modello
di business.


Sara Silano | 20/11/2008 16.22 |




L'industria italiana dei fondi è a un bivio: o cambia o finisce su un
binario morto. La crisi finanziaria ha aggravato e accelerato un processo
che è cominciato quattro anni fa e da allora ha generato deflussi per circa
177 miliardi di euro. L'innovazione nei prodotti, in particolare il lancio
di absolute return e garantiti, ha rallentato il declino, ma non è riuscita
a far invertire la tendenza. E non ci sono state altre spinte rinnovatrici.

Il settore è composto da società di gestione "generaliste", che fanno parte
di gruppi bancari o assicurativi. Fino a qualche anno fa, questo modello
permetteva alle sgr di poter contare su una rete captive che collocava i
fondi, indipendentemente dalla qualità. Poi gli sportelli hanno cominciato a
vendere polizze e obbligazioni, che per loro erano più remunerative, e il
meccanismo si è inceppato. Infine, è arrivata la crisi creditizia, che ha
fatto emergere i limiti e i rischi dei prodotti strutturati e poco
trasparenti, generando ulteriore sfiducia e diffidenza nei risparmiatori, i
quali oggi si domandano cosa fare e come non rimanere intrappolati un'altra
volta.

Quali scenari si delineano all'orizzonte per l'industria italiana dell'asset
management? Per rispondere bisogna innanzitutto capire se lo strumento
"fondo", quale organismo di investimento collettivo del risparmio, ha ancora
una sua validità. Rispetto ai prodotti strutturati, come ricorda la campagna
pubblicitaria di Assogestioni, ha il vantaggio di essere semplice (le somme
versate dai sottoscrittori costituiscono un patrimonio che viene investito
in titoli) e trasparente (è possibile in qualsiasi momento conoscere il
valore della quota). Inoltre, il patrimonio del fondo è autonomo, per cui
non può essere attaccato dai creditori in caso di fallimento della sgr ed è
possibile uscire in qualsiasi momento senza subire penalizzazione. Infine, è
sottoposto a una serie di controlli, posti a tutela dell'investitore, che
spettano alla Consob e alla Banca d'Italia.

A differenza del singolo titolo, il fondo è composto da molte azioni o
obbligazioni e quindi diversifica il rischio. Inoltre, permette l'esposizione
ad aree geografiche o settori che difficilmente sarebbero raggiungibili con
il fai-da-te.

Dunque, gli elementi che lo rendono un valido strumento esistono e non sono
cambiati nel tempo. A questo punto, però, è necessario valutare la qualità
dei prodotti sul mercato. La presenza di canali distributivi di gruppo, che
in qualche modo garantivano il collocamento, non ha favorito la ricerca dell'eccellenza.
Ancora oggi i fondi a quattro o cinque stelle italiani sono pochi se
confrontati con la media europea e le scarse performance hanno alimentato l'insoddisfazione
degli investitori. Inoltre, la crisi attuale ha mostrato che la via del
cambiamento non può essere quella di una maggior sofisticazione, perché
questa non è necessariamente sinonimo di più elevati rendimenti o minor
rischio. Il problema è rilevante anche dal punto di vista competitivo, in un
mercato con forte presenza di operatori esteri.

Tuttavia, la questione oggi è ancora più radicale, dal momento che si è
rotto l'ingranaggio della vendita "sicura" da parte delle reti captive.
Dunque, è il modello di business che è entrato in crisi. Alcuni esperti si
sono spinti oltre, affermando che l'industria dei fondi, come l'abbiamo
intesa finora, è morta. Secondo il professor Mario Noera, docente di diritto
ed economia dei mercati e degli intermediari finanziari presso l'Università
Bocconi, la direzione è quella della "deverticalizzazione", dove le sgr sono
separate dalla rete di distribuzione, e i fondi sono quotati su una sorta di
mercato all'ingrosso. Per Noera, che è intervenuto a un convegno promosso da
Mc Gestioni (gruppo Sara assicurazioni) ed è consulente nel tavolo di
Bankitalia sull'industria dei fondi, è il risparmio gestito che muore per
rinascere poi come amministrato. In questo modo, le sgr dovranno competere
tra loro e con i concorrenti esteri, ma non saranno condizionate dai
collocatori nella determinazione dei prezzi. Le reti subiranno una
compressione dei margini, ma potranno rimediare migliorando la qualità del
servizio al cliente; in una parola facendo consulenza per la quale saranno
remunerate dall'investitore stesso.

Il cambiamento non è di poco conto perché nel nuovo modello il cliente
assume un ruolo centrale. Ma questo modello è molto lontano da quello
attuale e il passaggio dall'uno all'altro, se ci sarà, non sarà indolore:
quante sgr oggi potrebbero sopravvivere senza avere un gruppo dietro? Quante
hanno le risorse per innovare?




 

Tags
buone, notizieil, venireattenti
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