...dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.
12 dicembre 2008,
Appello Fini-Travaglio
di Massimo Fini e Marco Travaglio
Con l'annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a
colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un'escalation, iniziata tre
lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che
farebbe invidia a un generale birmano.
Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede,
all'articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma
farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della
liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le
minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava
Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti
al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare
si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti
quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha
abolito la pena di morte?
Che importa? Si cambia la Costituzione.
Col consenso popolare. Elementare Watson.
Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede
un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per
aggiornarla).
Com'è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto?
Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo,
illiberalità e illegalità sempre più gravi.
Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un
assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore,
quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna
liberaldemocrazia.
Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto
televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e
arriva fino al calcio.
Quindi le leggi "ad personas", per salvare gli amici dalle inchieste
giudiziarie, "ad personam" per salvare se stesso, il "lodo Alfano", che
ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l'uguaglianza di
tutti i cittadini davanti alla legge.
Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione
della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli
obbiettivi, ma non l'unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma
costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità
sostanziale per "lorsignori", "tolleranza zero", senza garanzia alcuna, per
i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci
che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra,
se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema
televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello,
Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è,
autorizzato a tutto.
Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive
nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza
del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di
"insultarlo", di "denigrarlo", di essere "disfattiste" (bruttissima parola
di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi
quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell'economia, non si era
accorto, nemmeno dopo il crollo dei "subprime" americani, dell'enorme bolla
speculativa in circolazione).
Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il
quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avvallato, con
troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo)
affermando che devono "cambiare mestiere".
Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si
affermò non in forza dei fascisti ma per l'opportunismo, la viltà, la
complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di
tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.
Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso
per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un'idea, per quanto tragica,
di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c'è solo il suo
comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.
Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia.
Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere
rispettata.
A questo punto, perché mai un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché
mettersi "alla pari" col Presidente del Consiglio? "A brigante, brigante e
mezzo" diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo.
O per finirla in modo più colto: "Se tutto è assurdo", grida Ivan Karamazov
"tutto è permesso".
Chi mi farebbe un rapido conto
Ringhio: Sono ultra di corsa chi mi darebbe le seguenti info:
var percentuale di DJ NQ SP500 e cross Eu/$ da marzo a ieri??
Grazie