27-11-2008 11:05
di Redazione
Tutto iniziò lunedì 19 ottobre 1987. Quella storica mattina molti operatori
raccontarono di essere andati a lavorare con una strana sensazione di
disagio, perché il venerdì precedente l'indice dei titoli industriali, il
Dow Jones, era sceso di 108.35 punti.
Il primo mercato ad aprire dopo il weekend era stata la Borsa australiana di
Melbourne. I prezzi furono messi sotto pressione fin dall'inizio,
registrando grandi perdite. Anche a Tokio la Borsa aveva aperto più bassa,
chiudendo tuttavia con una perdita limitata del 2,5%. Ma a Hong Kong non ci
fu moderazione. In una febbrile attività di compravendita l'indice azionario
perse l'11%, raggiunto il quale la Borsa sospese gli scambi per eccesso di
ribasso per tutta la settimana. Lo scenario fu lo stesso a Singapore.
In vista di questi eventi le borse europee aprirono sotto la minaccia di una
tempesta. A Londra e a Zurigo gli indici scesero dell'11% a Francoforte e a
Parigi, Stoccolma e Copenhagen del 6% con pesanti vendite su tutti i
comparti e in un'atmosfera da differenti livelli di panico collettivo. Prima
della chiusura delle borse europee, le principali società finanziarie
americane avevano iniziato le consuete riunioni della mattina per fare il
punto sui mercati.
Una era la Merrill Lynch, il cui analista capo, Robert J. Farrell, annunciò
che era estremamente pessimista. "Una caduta di 200 punti" non sarebbe stata
impossibile. Anche il presidente della Kidder, Peabody &Co., Max C. Chapman
Jr. aveva visto le sue preoccupazioni aumentare nel weekend e quel lunedì
mattina avvertì i suoi collaboratori che avrebbero dovuto affrontare una
giornata difficile.
E quando gli operatori arrivarono in ufficio in una terza società di
intermediazione, la Donaldson, Lufkin & Jenrette, furono sorpresi nello
scoprire che il consiglio d'amministrazione aveva assunto delle guardie
armate per proteggersi dai clienti infuriati. La ramanzina del presidente,
che si concludeva con queste parole: "Cerchiamo di ragionare a mente fredda
e forse riusciremo a sopravvivere a questa situazione", non risollevò certo
il morale. Poi suonò il gong e iniziarono gli scambi.
Quando i primi prezzi iniziarono a scorrere sugli schermi dei computer
l'indice industriale era a 2180 punti, 67 punti in meno rispetto al livello
del venerdì precedente. Cinquanta milioni di azioni furono scambiate già nei
primi 30 minuti dopo l'apertura.
Poi i prezzi iniziarono a scendere lentamente e inesorabilmente, mentre gli
scambi raggiunsero un livello mai registrato prima.
Ogni minuto tre milioni di azioni cambiavano mani. Dopo un'ora, 140 milioni
di azioni erano state scambiate e l'indice era sceso ulteriormente a 2145.
Poi iniziò il vero collasso. Un operatore urlò "Stiamo affondando", le linee
telefoniche diventarono incandescenti e i computer non riuscivano più a
tenere il passo, erano sempre più indietro rispetto agli scambi, riportando
alla fine i prezzi delle azioni con mezz'ora di ritardo. La causa principale
era stato il computer trading, allora molto diffuso. Un esercito di
computer, programmati per tenere allineati i prezzi delle azioni con quelli
dei future, iniziò a immettere sul mercato un flusso infinito di stop-order,
dato che in quel momento i prezzi dei future erano inferiori del 20% a
quello delle azioni sottostanti. Il mercato scese inesorabilmente, minuto
dopo minuto, e nessuno aveva la minima idea di quanto sarebbe successo
ancora. Alla Shearson Lehman gli operatori misero sulle loro scrivanie un
cartello su cui c'era scritto: "Alle scialuppe di salvataggio!"
Quando finalmente arrivarono le 4 e suonò il gong di chiusura, si sentì
l'urlo disperato di un operatore: "Questa è la fine del mondo!" Poi venne la
quiete. Nel corso di sette ore l'indice azionario americano era sceso del
23% raggiungendo 1739 punti, con un volume record di 604 milioni di azioni.
Ma le borse non dormono a lungo. Un paio di ore dopo che la Borsa della West
Coast aveva chiuso, aprì la Borsa di Tokio, in un evidente stato di shock.
Nella prima mezz'ora di scambi 247 dei 250 principali titoli furono sospesi
e gli altri vennero scambiati a prezzi che colavano a picco, chiudendo con
una caduta del 15%.
Il martedì il mostro si scatenò anche in Europa. A Londra l'indice crollò
del 12% e a Parigi il mercato aprì con un tonfo del 10%, raggiunto il quale
i sistemi informatici della Borsa crollarono e gli scambi furono in parte
sospesi. A Piazza Affari ci fu una caduta dei prezzi del 10% dall'inizio
degli scambi. Poi diversi titoli guida furono sospesi. In Spagna cercarono
di gestire la situazione con i titoli principali, ma alla fine sospesero
tutti i titoli guida. L'Europa era capitolata e l'unica speranza era che gli
Usa rompessero il circolo vizioso.
Quando New York aprì alle 15.30 (orario europeo), non sembrava che questo
potesse accadere. Fin dall'apertura i prezzi fluttuarono selvaggiamente, e
presto fu presa la decisione di sospendere gli scambi di quasi 90 titoli. Ma
non appena il presidente della Borsa dichiarò la completa disfatta e una
chiusura di tutta la Borsa, iniziò un rally frenetico e l'indice chiuse a
1841,01, il 6% in più del livello del giorno precedente.
Il mercoledì mattina era tutto finito. In tutto il mondo gli operatori
iniziarono a lavorare in un mercato positivo, in cui tutto era come prima.
Così improvvisamente come il mostro era apparso, scomparve di nuovo. Dopo i
due giorni più strani della Borsa iniziò una fase di grandi guadagni e si
diffuse una strana sensazione attraverso i mercati, in cui tutti facevano la
stessa domanda: "Che cosa è successo?".
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Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
l'ultimo fiume avvelenato,
l'ultimo pesce pescato,
l'ultimo animale libero ucciso...
Vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
(Nativi Cree).
> Il mercoledì mattina era tutto finito. In tutto il mondo gli operatori
> iniziarono a lavorare in un mercato positivo, in cui tutto era come prima.
> Così improvvisamente come il mostro era apparso, scomparve di nuovo. Dopo
i
> due giorni più strani della Borsa iniziò una fase di grandi guadagni e si
> diffuse una strana sensazione attraverso i mercati, in cui tutti facevano
la
> stessa domanda: "Che cosa è successo?".
se non lo sanno gli operatori.... in che mani siamo!
AT per lunedi 6 ottobre
> PdP: Giornata altamente incerta, tuttavia con il close alle 17:30 si avrà una
chiara percezione del trend della giornata.
Titolo consigliato: uno qualsiasi, con la sola raccomandazione di aprire...
Borsa
10
06-10-2007 16.45.42
Sono in molti che ci sbattono la testa da inizio a ottobre
Tr@derOne: ma per ora niente storni...
solo passere... di mare... eheheheheheeh
e se questo ottobre non ha fatto l'ottobre vedrete il prossimo ihihihihhi
farà passare la voglia di stare in borsa a...
Borsa
37
07-11-2006 16.02.35
Situazione indici USA di inizio ottobre
fulvio: Come ieri si era detto in chiusura di messaggio i volumi di rimbalzo
avrebbero dovuto essere almeno pari a quelli ( molto alti) di discesa
per confermare che non siamo entrati in fase di inversione...