Le intercettazioni
«Dovevi vederlo tra le fiamme,
che scaldata gli abbiamo dato»
Le parole dei quattro giovani che a Rimini hanno dato fuoco a un clochard
Dal nostro inviato Francesco Alberti
RIMINI - «Dovevi vederlo il barbone dentro al fuoco...». E giù una
bestemmia.
«Gli ho buttato addosso tutta la benzina che avevo. Lui non fiatava,
dormiva».
L'auto andava e Alessandro Bruschi parla, parla.
Non sapendo che ad ascoltarlo, oltre alla sua fidanzata, c'è anche una
batteria di microspie.
Non erano trascorse nemmeno 24 ore da quando il clochard Andrea Severi era
stato trasformato in una torcia umana.
Ne parlavano a tutta pagina i giornali e le tv. E Alessandro, 20 anni, una
vita dietro al bancone di un bar, non si tiene. Parla.
«Si vantava» dicono gli inquirenti. Convinto di aver compiuto chissà quale
eroismo.
«Dovevi vederlo. Le fiamme che si alzavano. E quello lì che fa uno scatto e
poi casca dritto...».
Attimi di silenzio nell'abitacolo dell'auto. La ragazza (che ha poi
confermato tutto agli inquirenti e della quale non è stato reso noto il
nome) tace. Alessandro riparte: «Avessi visto come si dimenava, urlava,
quante fiamme (e giù un'altra bestemmia, ndr)... Poi siamo dovuti
scappare...».
Due giorni dopo il rogo, il pm Ercolani e la sua squadra di investigatori,
un mix di polizia e carabinieri, erano già sulle tracce dei quattro. Un
testimone li aveva messi sulla pista buona. Uno che frequentava lo stesso
bar dei ragazzi e che li aveva sentiti immaginare, programmare e quindi
vantarsi «di aver bruciato un barbone». Il resto l'hanno fatto le
intercettazioni telefoniche e le cimici messe nelle auto di alcuni di loro.
Non si sa chi, dei quattro, ha avuto per primo l'idea. Si sa, però, che non
è stato qualcosa di improvvisato. Alessandro Bruschi e Fabio Volanti, che fa
ancora le superiori nonostante i 20 anni compiuti, si trovavano spesso al
bar Cantinetta di Padul: un biliardo, le freccette e tante sciarpe del
Rimini calcio. E lì che hanno deciso di «movimentare le loro serate»,
trasformando in bersaglio quel barbone che da anni dormiva sulle panchine di
via Flaminia. Solo. Indifeso. Il fuoco? No, non subito. D'accordo con gli
altri due, il perito chimico Enrico Giovanardi e l'elettricista Matteo
Pagliarani, la banda («perché tale si sentivano di essere» ha detto il capo
della mobile, Nicola Vitali) è partita in modo soft, si fa per dire. Una
notte di fine ottobre hanno avvicinato il clochard, che dormiva,
lanciandogli contro petardi e qualche sasso. Poi via, in auto, senza sapere
(particolare essenziale nelle successive indagini) che un testimone aveva
letto parte della targa. La notizia del raid finisce sui giornali locali e i
quattro, il giorno dopo al bar, assaporano il piacere «di sentirsi
importanti».
Perché allora non fare un salto di qualità? «Proviamo con il fuoco»
complottano. Si organizzano. Comprano una tanica da 5 litri. La sera del 10
novembre entrano in azione. Con le cautele del caso. Vanno a prendere la
benzina in uno dei pochi distributori sprovvisti di telecamere a circuito
chiuso. Aspettano che passi la mezzanotte. Il clochard dorme. Stando alle
prime ricostruzioni (ma i quattro si stanno già rimpallando le colpe),
sarebbe stato Bruschi a cospargere di benzina il senzatetto, mentre gli
altri assistevano alla scena dall'auto. «Sono rimasti a guardare l'uomo in
fiamme finché hanno potuto, poi sono fuggiti» raccontano gli investigatori.
Ma non poteva bastare. Quei quattro volevano di più. E dopo 40 minuti sono
tornati sulla scena del delitto (mancato per miracolo) per vedere le
ambulanze, le telecamere, l'agitazione. «Però hanno utilizzato un'altra
auto, una Gran Punto stavolta, a conferma che era tutto programmato»
aggiungono gli agenti. Andrea Severi, con metà corpo divorato dal fuoco,
viene ricoverato al Centro grandi ustionati di Padova. E per i quattro
iniziano giorni di intense letture: non si perdono un giornale o un tiggì.
Le cimici sono già in funzione: «Hai visto? Ne parlano tutti, che roba...».
Ci scherzano, anche: «Gli abbiamo dato una bella scaldata...». Poi un giorno
scoprono che qualcuno ha letto parte della targa. E la voglia di scherzare
diventa paura: «Hanno beccato la macchina, bisogna stare attenti, non
usciamo...». Ora sono in carcere. E forse non sanno che l'operazione che li
ha portati lì si chiama «Gioventù bruciata». La loro.
> Le intercettazioni
> «Dovevi vederlo tra le fiamme,
> che scaldata gli abbiamo dato»
> Le parole dei quattro giovani che a Rimini hanno dato fuoco a un clochard
> Dal nostro inviato Francesco Alberti
> RIMINI - «Dovevi vederlo il barbone dentro al fuoco...». E giù una
> bestemmia.
> «Gli ho buttato addosso tutta la benzina che avevo. Lui non fiatava,
> dormiva».
> L'auto andava e Alessandro Bruschi parla, parla.
> Non sapendo che ad ascoltarlo, oltre alla sua fidanzata, c'è anche una
> batteria di microspie.
> Non erano trascorse nemmeno 24 ore da quando il clochard Andrea Severi era
> stato trasformato in una torcia umana.
> Ne parlavano a tutta pagina i giornali e le tv. E Alessandro, 20 anni, una
> vita dietro al bancone di un bar, non si tiene. Parla.
> «Si vantava» dicono gli inquirenti. Convinto di aver compiuto chissà quale
> eroismo.
> «Dovevi vederlo. Le fiamme che si alzavano. E quello lì che fa uno scatto e
> poi casca dritto...».
> Attimi di silenzio nell'abitacolo dell'auto. La ragazza (che ha poi
> confermato tutto agli inquirenti e della quale non è stato reso noto il
> nome) tace. Alessandro riparte: «Avessi visto come si dimenava, urlava,
> quante fiamme (e giù un'altra bestemmia, ndr)... Poi siamo dovuti
> scappare...».
> Due giorni dopo il rogo, il pm Ercolani e la sua squadra di investigatori,
> un mix di polizia e carabinieri, erano già sulle tracce dei quattro. Un
> testimone li aveva messi sulla pista buona. Uno che frequentava lo stesso
> bar dei ragazzi e che li aveva sentiti immaginare, programmare e quindi
> vantarsi «di aver bruciato un barbone». Il resto l'hanno fatto le
> intercettazioni telefoniche e le cimici messe nelle auto di alcuni di loro.
> Non si sa chi, dei quattro, ha avuto per primo l'idea. Si sa, però, che non
> è stato qualcosa di improvvisato. Alessandro Bruschi e Fabio Volanti, che fa
> ancora le superiori nonostante i 20 anni compiuti, si trovavano spesso al
> bar Cantinetta di Padul: un biliardo, le freccette e tante sciarpe del
> Rimini calcio. E lì che hanno deciso di «movimentare le loro serate»,
> trasformando in bersaglio quel barbone che da anni dormiva sulle panchine di
> via Flaminia. Solo. Indifeso. Il fuoco? No, non subito. D'accordo con gli
> altri due, il perito chimico Enrico Giovanardi e l'elettricista Matteo
> Pagliarani, la banda («perché tale si sentivano di essere» ha detto il capo
> della mobile, Nicola Vitali) è partita in modo soft, si fa per dire. Una
> notte di fine ottobre hanno avvicinato il clochard, che dormiva,
> lanciandogli contro petardi e qualche sasso. Poi via, in auto, senza sapere
> (particolare essenziale nelle successive indagini) che un testimone aveva
> letto parte della targa. La notizia del raid finisce sui giornali locali e i
> quattro, il giorno dopo al bar, assaporano il piacere «di sentirsi
> importanti».
> Perché allora non fare un salto di qualità? «Proviamo con il fuoco»
> complottano. Si organizzano. Comprano una tanica da 5 litri. La sera del 10
> novembre entrano in azione. Con le cautele del caso. Vanno a prendere la
> benzina in uno dei pochi distributori sprovvisti di telecamere a circuito
> chiuso. Aspettano che passi la mezzanotte. Il clochard dorme. Stando alle
> prime ricostruzioni (ma i quattro si stanno già rimpallando le colpe),
> sarebbe stato Bruschi a cospargere di benzina il senzatetto, mentre gli
> altri assistevano alla scena dall'auto. «Sono rimasti a guardare l'uomo in
> fiamme finché hanno potuto, poi sono fuggiti» raccontano gli investigatori.
> Ma non poteva bastare. Quei quattro volevano di più. E dopo 40 minuti sono
> tornati sulla scena del delitto (mancato per miracolo) per vedere le
> ambulanze, le telecamere, l'agitazione. «Però hanno utilizzato un'altra
> auto, una Gran Punto stavolta, a conferma che era tutto programmato»
> aggiungono gli agenti. Andrea Severi, con metà corpo divorato dal fuoco,
> viene ricoverato al Centro grandi ustionati di Padova. E per i quattro
> iniziano giorni di intense letture: non si perdono un giornale o un tiggì.
> Le cimici sono già in funzione: «Hai visto? Ne parlano tutti, che roba...».
> Ci scherzano, anche: «Gli abbiamo dato una bella scaldata...». Poi un giorno
> scoprono che qualcuno ha letto parte della targa. E la voglia di scherzare
> diventa paura: «Hanno beccato la macchina, bisogna stare attenti, non
> usciamo...». Ora sono in carcere. E forse non sanno che l'operazione che li
> ha portati lì si chiama «Gioventù bruciata». La loro.
"pirex" <mokena@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:OcSWk.110082$Ca.21854@twister2.libero.it...
> Le intercettazioni
> «Dovevi vederlo tra le fiamme,
> che scaldata gli abbiamo dato»
> Le parole dei quattro giovani che a Rimini hanno dato fuoco a un clochard
> Dal nostro inviato Francesco Alberti
> 25 novembre 2008
> L'elettricista. lo studente, il perito chimico e il barista - Guarda
> http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...4ragazzi.shtml
> http://www.corriere.it/cronache/08_n...4f02aabc.shtml
Pronti per fare i tronisti dalla De Filippi o a partecipare al grande
fratello
e all'isola dei cretini...
Ma non è escluso che possano diventare banchieri o top manager... :-(
"pirex" <mokena@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:OcSWk.110082$Ca.21854@twister2.libero.it...
> Le intercettazioni
> «Dovevi vederlo tra le fiamme,
> che scaldata gli abbiamo dato»
> Le parole dei quattro giovani che a Rimini hanno dato fuoco a un clochard
> Dal nostro inviato Francesco Alberti
> RIMINI - «Dovevi vederlo il barbone dentro al fuoco...». E giù una
> bestemmia.
> «Gli ho buttato addosso tutta la benzina che avevo. Lui non fiatava,
> dormiva».
> L'auto andava e Alessandro Bruschi parla, parla.
> Non sapendo che ad ascoltarlo, oltre alla sua fidanzata, c'è anche una
> batteria di microspie.
> Non erano trascorse nemmeno 24 ore da quando il clochard Andrea Severi era
> stato trasformato in una torcia umana.
> Ne parlavano a tutta pagina i giornali e le tv. E Alessandro, 20 anni, una
> vita dietro al bancone di un bar, non si tiene. Parla.
> «Si vantava» dicono gli inquirenti. Convinto di aver compiuto chissà quale
> eroismo.
definirli criminali non è più appropriato?perchè bisogna sempre dare una
bandiera ai cretini?
A questi 4 riserverei la stessa sorte... un bel rogo in pubblico.
E a molti passerebbe la voglia di simili atti.
Per un pò ripristinerei un codice penale.. che faccia davvero penale i
colpevoli!!!
Basterebbe un annetto....
E torneremo ad essere un popolo civile.
"pirex" <mokena@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:OcSWk.110082$Ca.21854@twister2.libero.it...
> Le intercettazioni
> «Dovevi vederlo tra le fiamme,
> che scaldata gli abbiamo dato»
> Le parole dei quattro giovani che a Rimini hanno dato fuoco a un clochard
> Dal nostro inviato Francesco Alberti
> RIMINI - «Dovevi vederlo il barbone dentro al fuoco...». E giù una
> bestemmia.
> «Gli ho buttato addosso tutta la benzina che avevo. Lui non fiatava,
> dormiva».
> L'auto andava e Alessandro Bruschi parla, parla.
> Non sapendo che ad ascoltarlo, oltre alla sua fidanzata, c'è anche una
> batteria di microspie.
> Non erano trascorse nemmeno 24 ore da quando il clochard Andrea Severi era
> stato trasformato in una torcia umana.
> Ne parlavano a tutta pagina i giornali e le tv. E Alessandro, 20 anni, una
> vita dietro al bancone di un bar, non si tiene. Parla.
> «Si vantava» dicono gli inquirenti. Convinto di aver compiuto chissà quale
> eroismo.
> «Dovevi vederlo. Le fiamme che si alzavano. E quello lì che fa uno scatto
> e
> poi casca dritto...».
> Attimi di silenzio nell'abitacolo dell'auto. La ragazza (che ha poi
> confermato tutto agli inquirenti e della quale non è stato reso noto il
> nome) tace. Alessandro riparte: «Avessi visto come si dimenava, urlava,
> quante fiamme (e giù un'altra bestemmia, ndr)... Poi siamo dovuti
> scappare...».
> Due giorni dopo il rogo, il pm Ercolani e la sua squadra di investigatori,
> un mix di polizia e carabinieri, erano già sulle tracce dei quattro. Un
> testimone li aveva messi sulla pista buona. Uno che frequentava lo stesso
> bar dei ragazzi e che li aveva sentiti immaginare, programmare e quindi
> vantarsi «di aver bruciato un barbone». Il resto l'hanno fatto le
> intercettazioni telefoniche e le cimici messe nelle auto di alcuni di
> loro.
> Non si sa chi, dei quattro, ha avuto per primo l'idea. Si sa, però, che
> non
> è stato qualcosa di improvvisato. Alessandro Bruschi e Fabio Volanti, che
> fa
> ancora le superiori nonostante i 20 anni compiuti, si trovavano spesso al
> bar Cantinetta di Padul: un biliardo, le freccette e tante sciarpe del
> Rimini calcio. E lì che hanno deciso di «movimentare le loro serate»,
> trasformando in bersaglio quel barbone che da anni dormiva sulle panchine
> di
> via Flaminia. Solo. Indifeso. Il fuoco? No, non subito. D'accordo con gli
> altri due, il perito chimico Enrico Giovanardi e l'elettricista Matteo
> Pagliarani, la banda («perché tale si sentivano di essere» ha detto il
> capo
> della mobile, Nicola Vitali) è partita in modo soft, si fa per dire. Una
> notte di fine ottobre hanno avvicinato il clochard, che dormiva,
> lanciandogli contro petardi e qualche sasso. Poi via, in auto, senza
> sapere
> (particolare essenziale nelle successive indagini) che un testimone aveva
> letto parte della targa. La notizia del raid finisce sui giornali locali e
> i
> quattro, il giorno dopo al bar, assaporano il piacere «di sentirsi
> importanti».
> Perché allora non fare un salto di qualità? «Proviamo con il fuoco»
> complottano. Si organizzano. Comprano una tanica da 5 litri. La sera del
> 10
> novembre entrano in azione. Con le cautele del caso. Vanno a prendere la
> benzina in uno dei pochi distributori sprovvisti di telecamere a circuito
> chiuso. Aspettano che passi la mezzanotte. Il clochard dorme. Stando alle
> prime ricostruzioni (ma i quattro si stanno già rimpallando le colpe),
> sarebbe stato Bruschi a cospargere di benzina il senzatetto, mentre gli
> altri assistevano alla scena dall'auto. «Sono rimasti a guardare l'uomo in
> fiamme finché hanno potuto, poi sono fuggiti» raccontano gli
> investigatori.
> Ma non poteva bastare. Quei quattro volevano di più. E dopo 40 minuti sono
> tornati sulla scena del delitto (mancato per miracolo) per vedere le
> ambulanze, le telecamere, l'agitazione. «Però hanno utilizzato un'altra
> auto, una Gran Punto stavolta, a conferma che era tutto programmato»
> aggiungono gli agenti. Andrea Severi, con metà corpo divorato dal fuoco,
> viene ricoverato al Centro grandi ustionati di Padova. E per i quattro
> iniziano giorni di intense letture: non si perdono un giornale o un tiggì.
> Le cimici sono già in funzione: «Hai visto? Ne parlano tutti, che
> roba...».
> Ci scherzano, anche: «Gli abbiamo dato una bella scaldata...». Poi un
> giorno
> scoprono che qualcuno ha letto parte della targa. E la voglia di scherzare
> diventa paura: «Hanno beccato la macchina, bisogna stare attenti, non
> usciamo...». Ora sono in carcere. E forse non sanno che l'operazione che
> li
> ha portati lì si chiama «Gioventù bruciata». La loro.
> 25 novembre 2008
> L'elettricista. lo studente, il perito chimico e il barista - Guarda
> http://www.corriere.it/Primo_Piano/C...4ragazzi.shtml
> http://www.corriere.it/cronache/08_n...4f02aabc.shtml
PER DIMOSTRARE LA MENTALITA'.......
kappa: ...............del leghista kappa in fatto di rispetto delle etnie ,
copioincollo un mio vecchio post .
Cosi'.......tanto per ricordare a qualcuno che quando un leghista si incazza
con certe...
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Gli ebrei, il fascista e il Cavaliere -
calepino: ....In quel loro giorno di festa non erano soli Storace, la sua portavoce
con la bava alla bocca e i camerati ritrovati.
Con loro - accanto al catafalco di ciò che resta del fascismo e anzi del...