Perché proporre una nuova tassa
di Innocenzo Cipolletta
Con l'insorgere della crisi finanziaria internazionale sono tramontate le
posizioni ideologiche e trionfa il pragmatismo. L'intervento dello Stato in
economia non è più un tabù; anzi, se necessario, esso può andare ben al di
là del deficit pubblico e può prendere anche la forma di vere e proprie
nazionalizzazioni (come sta avvenendo per le banche nel mondo) o comunque di
interventi diretti anche contro le regole della concorrenza (come appare
probabile negli Usa per il settore dell'auto e come sta avvenendo da noi per
il caso Alitalia).
Certo, quando la casa brucia, bisogna chiamare i pompieri e non ci si può
preoccupare se, con il loro intervento, danneggiano mobili e suppellettili.
Ma allora, se questo è vero (ed è senz'altro vero), credo che dobbiamo
sbarazzarci anche di un'altra ideologia degli ultimi anni: quella delle
tasse, che vanno sempre e solo abbassate per rilanciare l'economia. In
effetti, in questo momento l'Italia avrebbe bisogno di tante di quelle
risorse finanziarie per sostenere l'economia che difficilmente le può
trovare, anche ammettendo che essa possa superare i limiti di bilancio
imposti dall'Europa, senza alzare il livello dell'imposizione.
Il ministro dell'Economia ha giustamente sostenuto la necessità di
rilanciare le infrastrutture, di cui il Paese ha bisogno, e per questo ha
anche suggerito un piano di dimensione europea, cosa su cui sembrano
concordare altri Paesi. Inoltre il ministro del Lavoro ha in cantiere una
riforma degli ammortizzatori sociali che allarghi il campo di applicazione e
che favorisca l'accesso a nuovi lavori: si tratta di un'esigenza molto
sentita in un momento congiunturale così difficile, specie per quanti
perderanno un lavoro a tempo determinato, senza avere opportunità di nuovi
impieghi. Infine c'è da varare una riforma federale che non può non
implicare nuovi costi complessivi, per la contemporanea esigenza di favorire
un più diretto impiego delle risorse nei territori in cui esse si formano,
assieme alla necessità di sostenere comunque le regioni più deboli, specie
nella fase di recessione che si sta materializzando.
Se si volesse dare risposta a tutte queste esigenze senza aumentare le
risorse disponibili, rischieremmo di andare incontro a un forte disavanzo
pubblico, che finirebbe per crescere a spirale, a causa delle scadenze del
debito pubblico e delle difficoltà di finanziamento sui mercati. Occorre
dunque, a mio avviso, ricorrere anche alla leva fiscale, e lo spazio esiste.
Si tratta di dare agli enti locali la possibilità di finanziarsi attraverso
un'imposta locale sugli immobili. In questa maniera, il federalismo fiscale
potrebbe essere attuato con maggiore chiarezza ed efficacia, perché gli enti
locali avrebbero la possibilità di disporre di una base imponibile certa.
Attraverso una simile imposta, essi potrebbero modulare il carico
contributivo sulla base della localizzazione dell'immobile (centro,
periferia ecc.), del suo uso (abitazione, commercio o produzione), del
numero degli abitanti ed eventualmente anche del reddito degli stessi (con
l'aiuto dell'Anagrafe tributaria).
Gli enti locali avrebbero così una vera imposta propria, e non sistemi
artificiosi di distribuzione di imposte nazionali, come si va ventilando
attraverso l'attribuzione di quote di Ire, Ires, Iva o di imposte di
fabbricazione, che restano tasse nazionali a tutti gli effetti. Verrebbe
così finalmente stabilito un rapporto diretto tra chi mette le tasse e chi
le paga: rapporto che è alla base dei sistemi democratici, dove l'elettore è
chiamato a giudicare l'operato di chi gestisce la cosa pubblica.
Questa imposta sugli immobili potrebbe soddisfare una parte rilevante dei
bisogni locali (come avviene in molti Paesi), potrebbe comportare
l'abolizione totale di quanto rimane dell'Ici e lascerebbe nelle casse dello
Stato centrale quelle risorse finanziarie necessarie per soddisfare ai
bisogni di perequazione territoriale e di sostegno all'economia in una fase
recessiva.
Può sembrare strano proporre di aumentare l'imposizione per sostenere
l'economia in fase recessiva, mentre da più parti si reclama una riduzione
delle tasse per sostenere la domanda interna. Ma in questa fase
congiunturale è da ritenere che la spesa pubblica abbia maggiori impatti
sulla domanda interna, rispetto a una riduzione delle imposte. Infatti, la
riduzione delle imposte, aumentando il reddito disponibile delle famiglie,
favorisce anche la propensione al risparmio che, in momenti congiunturali di
forte incertezza, tende a crescere specie per i redditi medio-alti,
vanificando così una parte sostanziale del sostegno alla domanda. Inoltre,
la crescita della domanda interna per consumi attraverso l'aumento del
reddito disponibile, genera anche una aumento delle importazioni, ciò che
riduce la portata del sostegno all'economia. Invece, un aumento della
tassazione che abbia come base di riferimento gli immobili (ed eventualmente
anche il reddito) accompagnato da un aumento della spesa pubblica, può
consentire una funzione di redistribuzione a favore dei redditi più bassi
(di quelli che perdono il lavoro in particolare) e un più consistente
sostegno alla produzione nazionale. Infatti, la maggiore spesa pubblica ha
un impatto più forte sulla domanda interna e può essere orientata in modo da
favorire maggiormente la produzione nazionale (come nel caso delle
infrastrutture).
Ovviamente, questa scelta a favore di un aumento della tassazione non
impedisce che si facciano anche limitate operazioni di riduzione delle
imposte mirate a specifici obiettivi, come l'innalzamento della soglia
dell'imposizione minima, per tutelare i bassi redditi, o la detassazione
degli utili reinvestiti, per favorire la patrimonializzazione delle imprese.
Ma, in tempi di impostazioni pragmatiche, è bene riflettere su ciò che serve
veramente più che su quanto la teoria e l'ideologia suggerisce. icipoll@tin.it
a pagina 17
La Corte dei conti: rischio tasse dal federalismo
--
__________________________________
Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
l'ultimo fiume avvelenato,
l'ultimo pesce pescato,
l'ultimo animale libero ucciso...
Vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
(Nativi Cree).
"C'èra un GAP aperto a 1,1!!!!®" <ZiosIgnalll@Zio.itt> ha scritto nel
messaggio news:0EPUk.195368$FR.482189@twister1.libero.it...
> Perché proporre una nuova tassa
> di Innocenzo Cipolletta
> Con l'insorgere della crisi finanziaria internazionale sono tramontate le
> posizioni ideologiche e trionfa il pragmatismo. L'intervento dello Stato
> in economia non è più un tabù; anzi, se necessario, esso può andare ben al
> di là del deficit pubblico e può prendere anche la forma di vere e proprie
> nazionalizzazioni (come sta avvenendo per le banche nel mondo) o comunque
> di interventi diretti anche contro le regole della concorrenza (come
> appare probabile negli Usa per il settore dell'auto e come sta avvenendo
> da noi per il caso Alitalia).
> Certo, quando la casa brucia, bisogna chiamare i pompieri e non ci si può
> preoccupare se, con il loro intervento, danneggiano mobili e
> suppellettili. Ma allora, se questo è vero (ed è senz'altro vero), credo
> che dobbiamo sbarazzarci anche di un'altra ideologia degli ultimi anni:
> quella delle tasse, che vanno sempre e solo abbassate per rilanciare
> l'economia. In effetti, in questo momento l'Italia avrebbe bisogno di
> tante di quelle risorse finanziarie per sostenere l'economia che
> difficilmente le può trovare, anche ammettendo che essa possa superare i
> limiti di bilancio imposti dall'Europa, senza alzare il livello
> dell'imposizione.
Cipollotto! comincia tu a pagarle tutte le tasse che ci scommetto sei uno di
quelli con la manina corta!!!
> Il ministro dell'Economia ha giustamente sostenuto la necessità di
> rilanciare le infrastrutture, di cui il Paese ha bisogno, e per questo ha
> anche suggerito un piano di dimensione europea, cosa su cui sembrano
> concordare altri Paesi. Inoltre il ministro del Lavoro ha in cantiere una
> riforma degli ammortizzatori sociali che allarghi il campo di applicazione
> e che favorisca l'accesso a nuovi lavori: si tratta di un'esigenza molto
> sentita in un momento congiunturale così difficile, specie per quanti
> perderanno un lavoro a tempo determinato, senza avere opportunità di nuovi
> impieghi. Infine c'è da varare una riforma federale che non può non
> implicare nuovi costi complessivi, per la contemporanea esigenza di
> favorire un più diretto impiego delle risorse nei territori in cui esse si
> formano, assieme alla necessità di sostenere comunque le regioni più
> deboli, specie nella fase di recessione che si sta materializzando.
> Se si volesse dare risposta a tutte queste esigenze senza aumentare le
> risorse disponibili, rischieremmo di andare incontro a un forte disavanzo
> pubblico, che finirebbe per crescere a spirale, a causa delle scadenze del
> debito pubblico e delle difficoltà di finanziamento sui mercati. Occorre
> dunque, a mio avviso, ricorrere anche alla leva fiscale, e lo spazio
> esiste. Si tratta di dare agli enti locali la possibilità di finanziarsi
> attraverso un'imposta locale sugli immobili. In questa maniera, il
> federalismo fiscale potrebbe essere attuato con maggiore chiarezza ed
> efficacia, perché gli enti locali avrebbero la possibilità di disporre di
> una base imponibile certa. Attraverso una simile imposta, essi potrebbero
> modulare il carico contributivo sulla base della localizzazione
> dell'immobile (centro, periferia ecc.), del suo uso (abitazione, commercio
> o produzione), del numero degli abitanti ed eventualmente anche del
> reddito degli stessi (con l'aiuto dell'Anagrafe tributaria).
> Gli enti locali avrebbero così una vera imposta propria, e non sistemi
> artificiosi di distribuzione di imposte nazionali, come si va ventilando
> attraverso l'attribuzione di quote di Ire, Ires, Iva o di imposte di
> fabbricazione, che restano tasse nazionali a tutti gli effetti. Verrebbe
> così finalmente stabilito un rapporto diretto tra chi mette le tasse e chi
> le paga: rapporto che è alla base dei sistemi democratici, dove l'elettore
> è chiamato a giudicare l'operato di chi gestisce la cosa pubblica.
> Questa imposta sugli immobili potrebbe soddisfare una parte rilevante dei
> bisogni locali (come avviene in molti Paesi), potrebbe comportare
> l'abolizione totale di quanto rimane dell'Ici
chiamala in un altro modo ma è sempre l'ICI rivista e rimessa....Cipollotto:
vaffanculo!
Le tasse le devono pagare chi oggi non le paga: tutti quelli,
professionisti, artigiani, grandi imprese, che scorazzano per il paese con i
suv e dichiarano un cazzo!
e lascerebbe nelle casse dello
> Stato centrale quelle risorse finanziarie necessarie per soddisfare ai
> bisogni di perequazione territoriale e di sostegno all'economia in una
> fase recessiva.
> Può sembrare strano proporre di aumentare l'imposizione per sostenere
> l'economia in fase recessiva, mentre da più parti si reclama una riduzione
> delle tasse per sostenere la domanda interna. Ma in questa fase
> congiunturale è da ritenere che la spesa pubblica abbia maggiori impatti
> sulla domanda interna, rispetto a una riduzione delle imposte. Infatti, la
> riduzione delle imposte, aumentando il reddito disponibile delle famiglie,
> favorisce anche la propensione al risparmio che, in momenti congiunturali
> di forte incertezza, tende a crescere specie per i redditi medio-alti,
> vanificando così una parte sostanziale del sostegno alla domanda. Inoltre,
> la crescita della domanda interna per consumi attraverso l'aumento del
> reddito disponibile, genera anche una aumento delle importazioni, ciò che
> riduce la portata del sostegno all'economia. Invece, un aumento della
> tassazione che abbia come base di riferimento gli immobili (ed
> eventualmente anche il reddito) accompagnato da un aumento della spesa
> pubblica, può consentire una funzione di redistribuzione a favore dei
> redditi più bassi (di quelli che perdono il lavoro in particolare) e un
> più consistente sostegno alla produzione nazionale. Infatti, la maggiore
> spesa pubblica ha un impatto più forte sulla domanda interna e può essere
> orientata in modo da favorire maggiormente la produzione nazionale (come
> nel caso delle infrastrutture).
> Ovviamente, questa scelta a favore di un aumento della tassazione non
> impedisce che si facciano anche limitate operazioni di riduzione delle
> imposte mirate a specifici obiettivi, come l'innalzamento della soglia
> dell'imposizione minima, per tutelare i bassi redditi, o la detassazione
> degli utili reinvestiti, per favorire la patrimonializzazione delle
> imprese. Ma, in tempi di impostazioni pragmatiche, è bene riflettere su
> ciò che serve veramente più che su quanto la teoria e l'ideologia
> suggerisce.
> icipoll@tin.it
> a pagina 17
> La Corte dei conti: rischio tasse dal federalismo
> --
> __________________________________
> Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
> l'ultimo fiume avvelenato,
> l'ultimo pesce pescato,
> l'ultimo animale libero ucciso...
> Vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
> (Nativi Cree).
Vogliamo proporre una nuova tassa europea!
l'orsotoro®: 0,015 Euro per ogni SMS inviato con il cellulare e 0,00001 Euro per ogni
comunicazione attraverso la posta elettronica, questo è quello che propone
il "nostro" europarlamentare del Partito Popolare...
Borsa
5
19-01-2007 23.28.52
[OT] nuova tassa appena ricevuta
: Fresca fresca dalla cassetta delle lettere:
"Contributo mantenimento corsi d'acqua, bordo strade ecc."
PS
Robinù, maledetto te e tutta la tua tribù!
Legge nuova, Banca Nuova
BubuXP: Oggi, parlando di banche, c/c e affini, vengo a sapere che una mia
collega ha un conto presso una filiale di Banca Nuova, ma non lo chiude
perché quando ci ha provato quasi due mesi fa, le avevano...
Banche
7
07-08-2006 10.45.49
Nuova tassa dal governo che doveva diminuire le tasse
Will Defoe: I malandrini si sono inventati una nuova tassa: 1 euro per ogni passeggero
sui voli... che razza di lestofanti.
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Will
Brain On <==> Mediaset Off