Nessuno ha ancora spiegato a Batatrack come la "Main Street" si finanzia(va)
per mezzo di "Wall Street"???
E che se cade "Wall Street" cade anche "Main Street"? E che la mancanza di
regole che ha fatto cadere Wall Street l'hanno voluta soprattutto i
democratici?
"Nicola Bortolotti" <MIRRORti.ecilaTAtfosbnMIRROR> ha scritto nel messaggio
news:49200b4b$0$18151$4fafbaef@reader3.news.tin.it ...
> http://news.kataweb.it/item/511615/o...e-gente-soffre
> Nell'America di Barack Obama non ci potrà "essere una Wall Street che si
> arricchisce mentre Main Street (la genete comune) soffre"
> (..)
> Nessuno ha ancora spiegato a Batatrack come la "Main Street" si
> finanzia(va) per mezzo di "Wall Street"???
> E che se cade "Wall Street" cade anche "Main Street"? E che la mancanza di
> regole che ha fatto cadere Wall Street l'hanno voluta soprattutto i
> democratici?
Il debito lordo aggregato americano è pari a 51 mila miliardi di dollari,
contro un prodotto interno lordo di 14.300 miliardi.
Nel 1974, anno da cui parte la serie storica della Federal Reserve,
gli USA avevano un debito di 2400 miliardi contro un PIL di 1500.
In 35 anni, dunque, la ricchezza prodotta è aumentata 9,5 volte,
mentre il debito è cresciuto 21,2 volte.
In particolare, si sono moltiplicati i debiti del settore finanziario (64
volte)
e delle famiglie (20 volte).
Già così (prima dei salvataggi bancari!) il debito è pari a 3,5 volte il pil
(mentre quello italiano è il doppio del pil).
Supponendo una crescita costante del pil USA del 3% (irrealistica!) e il
pagamento completo degli interessi maturati ogni anno sul debito, ci
vorrebbero ben 20 anni per riposizionarsi sul rapporto debito/PIL
di un'economia poco virtuosa come quella dell'Italia.
Pur non essendo al momento fissata una soglia oltre la quale un debito
diventa insostenibile, oserei dire che il debito americano ormai ha varcato
il limite. Sicuramente lo ha varcato dal punto di vista sociale.
L'idea di fondare consumi, istruzione, sanità e pensioni sulla capacità
di indebitamento dei cittadini è grottesca, e non può più andare avanti.
Soprattutto perchè, come ho detto nell'altro post del 15-11-08 22:41,
la ricchezza così artificiosamente gonfiata non viene equamente suddivisa.
So che sarà difficile e forse impossibile: ma ma auguro che Obama
cerchi con tutte le sue forze di invertire il senso di marcia della
redistribuzione
del reddito.
E di convincere gli americani a consumare meno e a risparmiare.
Il Sun, 16 Nov 2008 13:44:20 +0100, Nino ha scritto:
> Il debito lordo aggregato americano è pari a 51 mila miliardi di
> dollari, contro un prodotto interno lordo di 14.300 miliardi. Nel 1974,
> anno da cui parte la serie storica della Federal Reserve, gli USA
> avevano un debito di 2400 miliardi contro un PIL di 1500. In 35 anni,
> dunque, la ricchezza prodotta è aumentata 9,5 volte, mentre il debito è
> cresciuto 21,2 volte. In particolare, si sono moltiplicati i debiti del
> settore finanziario (64 volte)
> e delle famiglie (20 volte).
questi dati mi evocano un'immagine, quella di Wyle Coyote che oltrepassa
di slancio il bordo del canyon e continua a correre come se niente fosse.
Solo quando si accorge di essere sul vuoto assume un'espressione
terrorizzata e inizia a precipitare...
Ecco, la stessa espressione di Poulson ad ottobre mentre trattava i
salvataggi col congresso.
Gli USA sono andati troppo oltre e sono pronti per un bel crack :-(
Noialtri che facciamo per evitare di seguirli ? in che modo possiamo
tagliare la corda che ci lega al capocordata che precipita nel vuoto ?
Il Sun, 16 Nov 2008 14:55:11 +0100, Nicola Bortolotti ha scritto:
>> Gli USA sono andati troppo oltre e sono pronti per un bel crack :-(
> ancora non s'e' capito che il crack sarebbe globale???
molto probabilmente. Per questo ho messo la faccina triste
>> Noialtri che facciamo per evitare di seguirli ? in che modo possiamo
>> tagliare la corda che ci lega al capocordata che precipita nel vuoto ?
> non c'e' che un modo: evitare che facciano (facciamo) crack.
> Continuare a pensare che si possa tagliare la corda e' una pericolosa
> illusione
lo temo anch'io, ma evitare che facciano crack e' impossibile. Wyle
Coyote fa sempre un bel cratere una volta che si accorge che sta per
cadere.
> Il debito lordo aggregato americano è pari a 51 mila miliardi di
> dollari, contro un prodotto interno lordo di 14.300 miliardi.
> Nel 1974, anno da cui parte la serie storica della Federal Reserve,
> gli USA avevano un debito di 2400 miliardi contro un PIL di 1500.
> In 35 anni, dunque, la ricchezza prodotta è aumentata 9,5 volte,
> mentre il debito è cresciuto 21,2 volte.
> In particolare, si sono moltiplicati i debiti del settore finanziario
> (64 volte) e delle famiglie (20 volte).
> Già così (prima dei salvataggi bancari!) il debito è pari a 3,5 volte
> il pil (mentre quello italiano è il doppio del pil).
Prima o dopo i salvataggi cambia poco.
I salvataggi bancari non cambiano di una virgola il debito lordo aggregato
(lo stato subentra come debitore al posto di qualche banca).
I fallimenti senza salvataggio invece ridurrebbero il debito lordo
aggregato.
Una serie di fallimenti bancari a cascata ridurrebbe grandemente il debito
lordo aggregato.
Sarebbe una riduzione, come dire, un filino traumatica, ma pur sempre una
riduzione.
Come riportare gradualmente e senza scossoni il debito lordo aggregato
(quello americano, ma non solo quello) entro livelli più accettabili è *il*
problema da risolvere.
Ho però l'impressione che ai più non sia affatto chiaro (ovvero che si
preferisca rimuovere l'idea) che ciò implica di accettare il fatto che ci
debba essere una restrizione del credito (è imbarazzante doverlo ricordare,
ma il debito lordo aggregato è identicamente uguale al credito lordo
aggregato) e una conseguente decrescita (cioè recessione) dell'economia.
> Supponendo una crescita costante del pil USA del 3% (irrealistica!) e
> il pagamento completo degli interessi maturati ogni anno sul debito,
> ci vorrebbero ben 20 anni per riposizionarsi sul rapporto debito/PIL
> di un'economia poco virtuosa come quella dell'Italia.
In quanto affermi qui parti dal presupposto che l'economia italiana sia poco
virtuosa.
Per molti aspetti è così, ma non per quanto riguarda l'indebitamento.
Quello italiano è storicamente un popolo poco propenso all'indebitamento e
,nonostante il forte indebitamento pubblico, il debito lordo aggregato
italiano è relativamente modesto non solo rispetto a quello americano, ma
anche rispetto a quello di molte economie europee.
Le famiglie italiane sono mediamente molto più capitalizzate rispetto a
quelle tedesche o inglesi (questo ha risvolti sociali positivi e negativi,
ma in questo momento forse prevagono i risvolti positivi).
> L'idea di fondare consumi, istruzione, sanità e pensioni sulla capacità di
> indebitamento dei cittadini è grottesca,
Lo è, ma non è particolarmente più grottesca che fondarli sulla capacità di
indebitamento dello stato.
> So che sarà difficile e forse impossibile: ma ma auguro che Obama
> cerchi con tutte le sue forze di invertire il senso di marcia della
> redistribuzione del reddito.
> E di convincere gli americani a consumare meno e a risparmiare.
Per quel che vale mi unisco all'augurio.
--
Bisogna avere il coraggio di stare da una parte,
sperando che sia quella giusta.
(Gianni Vattimo)