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Vecchio 31-10-2008, 14.25.59
C'è un GAP aperto a 0,22!!!!®
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Predefinito Incubi: Weimar anni Venti e Tokyo anni Novanta - Trend Online - Ven 31 Ott, 13:08

Incubi: Weimar anni Venti e Tokyo anni Novanta - Trend Online - Ven 31 Ott,
13:08

In un contesto di valutazioni così sacrificate, le borse possono galleggiare
e perfino riprendersi ancora pur in presenza di un flusso di notizie
negative.

Il settimanale di A.Fugnoli


Sul quadro attuale c'è consenso (e quindi lo riassumiamo rapidamente), sulle
prospettive invece si dissente (e quindi ne parleremo di più). L'economia
americana sta precipitando a una velocità annualizzata del 4 per cento,
quella europea del 2. I paesi emergenti, dal canto loro, sono travolti uno
dopo l'altro dallo smontaggio di tutte le operazioni di carry costruite
negli anni dell'avidità.

In Italia abbiamo conosciuto il carry negli anni in cui si comprava una casa
prendendo a prestito yen invece di lire. Il carry è affascinante come solo
il vizio sa essere. Ci si indebita con un tasso più basso da una parte e si
conta sul progressivo deprezzamento della valuta che si dovrà rimborsare
dall'altra. Più si è numerosi a darsi a questa pratica e più si guadagna,
perché si costringe la valuta di finanziamento a deprezzarsi sempre di più.
Negli anni del vizio i peccatori non sono stati solo i fondi hedge, che con
la loro immagine sulfurea si prestano perfettamente a qualsiasi caccia alle
streghe. I veri, grandi peccatori sono stati, in ordine di apparizione 1) Le
massaie giapponesi (che gestiscono il patrimonio di famiglia), che hanno
venduto i loro yen per comprare bond neozelandesi e australiani
2) Gli stranieri che, non avendo yen, se li sono fatti prestare per
comprare, oltre ai bond neozelandesi, qualsiasi asset di rischio
3) Le banche e le imprese dei paesi emergenti, che si sono indebitate in
yen, dollari ed euro per finanziare le loro attività, contando sui tassi
bassi e sul fatto che i loro reais, fiorini, rubli e won avrebbero
continuato ad apprezzarsi
4) Gli europei, americani e giapponesi che hanno venduto i loro euro,
dollari e yen per comprare valute emergenti con cui poi acquistare borse e
bond locali.
Ora che nei postriboli e nelle fumerie d'oppio del vizio irrompono i
Guardiani della Virtù appiccando il fuoco purificatore, tutti devono
smontare di corsa le loro posizioni, travolgendosi a vicenda e facendo
salire i dollari e gli yen che devono rimborsare (e scendere i bond e le
azioni che devono vendere). Le banche centrali emergenti devono soccorrere
le loro banche e le loro imprese prestando loro i dollari e gli yen. Quando
le banche centrali non ce la fanno più, il Fondo Monetario deve prestare
loro i dollari e gli yen. Quando il Fondo Monetario non ce la farà più,
America, Giappone e Cina dovranno prestargli i loro dollari e yen.
Le derive verso il vizio sono lente e graduali (gli ultimi trent'anni in
Occidente, gli ultimi dieci negli emergenti), il fuoco virtuoso è
rapidissimo. A Sodoma non si riescono a trovare né cinquanta né dieci
persone virtuose. Solo Lot lo è, ma non basta a evitare la distruzione della
città. La Cina virtuosa da sola non basta e deve badare alla caduta dei
mercati d'esportazione e a ricapitalizzare le sue banche prima di prodigarsi
per il Fondo Monetario o per gli altri emergenti.
Il dilagare della virù (l'orrore per la leva, per i Suv, per gli
investimenti fuori casa, per chiunque chieda un prestito) si traduce nella
ricerca ossessiva della purezza della sicurezza assoluta. Con una deriva
psicotica progressiva si passa dall'azionario al corporate, dal corporate al
governativo, dal governativo lungo al corto, dal corto italiano o spagnolo
al corto tedesco, dal corto tedesco in banca a quello in casa, per poi
trovare una pace inquieta nell'oro. L'effetto deflazionistico e depressivo
della virtù è evidente.
Quello su cui ci si divide è che cosa sarà dei prossimi anni a partire da
questo scenario. Spariti da due mesi i teorici della recessione breve e
superficiale, il mondo delle opinioni si divide ora tra due prognosi
infauste, quella del Giappone Globale e quella dell'exit strategy
iperinflazionistica. Alla scuola deflazionista ha prestato ieri voce
Mishkin. La sua opinione è importante non solo in sé, ma anche perché
Mishkin, quando è stato alla Fed, è stato l'alter ego di Bernanke contro la
banda dei talebani del Fomc che vedevano solo rischi di inflazione.
Mishkin invoca l'inflation targeting ma non, attenzione, nella versione
europea dell'inflazione da far scendere verso un obiettivo, ma nel senso
opposto di target verso il quale fare salire i prezzi. La sua analisi parte
infatti dall'idea che l'inflazione sta tendendo alla crescita zero, se non
peggio, molto rapidamente.
Un teorico della giapponesizzazione dell'America è Rosenberg di Merrill
Lynch (NYSE: MER - notizie) , che prevede almeno tre anni di asset
deflation, di prezzi e tassi a zero e di esplosioni del disavanzo e del
debito che riescono appena a mitigare l'implosione del sistema. Per alcuni
aspetti l'America è addirittura in una posizione più difficile di quella del
Giappone degli anni Novanta, perché il livello dei risparmi è più basso e
perché l'America non potrà beneficiare di un mondo in espansione come invece
accadde nel decennio scorso. Il tasso governativo lungo (e più è lungo e
meglio è) è l'unico asset che può apprezzarsi in questo contesto, come
mostra l'esperienza giapponese.
Il Grande Giappone rischia però di non essere solo americano ma globale. Il
passaggio degli americani dal vizio del consumismo alla virtù della
frugalità significa infatti (si veda su questo Clarida di Pimco) lo
spegnimento del principale motore dell'espansione globale. La contrazione
del disavanzo americano delle partite correnti avviene infatti nel modo
peggiore (la ritrovata virtù americana) e non nel migliore (l'abbandonarsi
al vizio di Europa e Asia).
Disavanzo in discesa significa sempre meno nuovi dollari immessi ogni giorno
nel mondo, senza che questo venga bilanciato da più euro o più yen (Europa e
Giappone si guardano bene dal diventare importatori netti stimolando i loro
consumi interni).
A questa visione, dicevamo, si contrappongono quelli che vedono nei processi
di reflazione in corso (e in quelli che verranno) i prodromi di
un'esplosione inflazionistica. Ci sono tra questi i moderati (come El Erian
di Pimco, che sconsiglia vivamente l'acquisto di tasso fisso oltre i due
anni di maturità), i centristi alla Greenspan ( prepararsi a un rialzo molto
brusco dei tassi e dell'inflazione una volta superata la fase recessiva), i
radicali alla Marc Faber e gli agitatori alla Jim Rogers. Gli agitatori, che
a volte sembrano perfino in malafede, mettono insieme mele, pere e patate,
non distinguono l'offerta di moneta dalla sua velocità di circolazione,
calcolano le garanzie sui debiti bancari e corporate offerte dagli stati
come debito tout court è non come contingent liabilities, computano gli
esborsi per le ricapitalizzazioni come debito netto invece che lordo, non
calcolano mai la sterilizzazione nelle operazioni delle banche centrali.
Detto questo, il processo di reflazione sarà imponente. Il precedente del
Giappone sarà preso come termine di paragone per fare di più, molto di più.
I 700 miliardi del piano Paulson cresceranno ben oltre il trilione man mano
che si aggiungeranno alle banche interi settori industriali. Al trilione e
passa per il mondo corporate sembrerà giusto affiancare altrettanto per gli
enti locali, le persone fisiche, i proprietari di case con il mutuo. A
livello sovranazionale il Fondo Monetario verrà ricapitalizzato, oppure
autorizzato a creare liquidità. Nel suo isolamento, il Giappone degli anni
Novanta andò avanti per anni facendo finta di niente o quasi mentre il suo
apparato economico e finanziario continuava a corrodersi e deteriorarsi.
Sembra la cosa più facile non fare niente, ma è come raccontare in famiglia
e ai vicini di essere un grande chirurgo non essendo nemmeno laureati,
andare ogni giorno in ospedale, sedersi per dieci ore al bar e tornare a
casa a raccontare di essere stato in sala operatoria a salvare vite. Per
farlo occorrono abnegazione e stoicismo e bisogna che nessuno dei parenti e
dei vicini metta in dubbio la vostra versione.
Niente di tutto questo potrebbe accadere in Europa e tanto meno in America.
L'America non può sopportare una recessione lunga e un bear market di 19
anni (1989-2008) come quello giapponese. Sopportò nella prima metà degli
anni Trenta perché era ancora immersa nel sonno dogmatico del non
intervento, ma oggi di dogmi non ce ne sono e dopo le elezioni ce ne saranno
ancora meno.
In pratica, si ripercorrerà la strada del Giappone (tassi a zero, spesa
pubblica, quantitative easing) ma da un certo punto in avanti, se la
crescita non sarà ripartita, si farà ancora di più. La seconda ondata di
ricapitalizzazioni, da febbraio, avrà come condizione assoluta l'aumento
degli impieghi. I soldi alle imprese saranno subordinati a investimenti
produttivi. Si reintrodurrà il vizio dall'alto, svalutando il dollaro e
tornando ad alimentare per questa via la crescita globale. Si incoraggerà la
ripresa dell'indebitamento da parte di privati e imprese.
Per una fase il mix tra virtù e vizio sarà ottimale. E' più che possibile,
però, che di stimolo in stimolo si arrivi a una massa critica con effetti
collaterali indesiderati in termini di inflazione.
Tempo al tempo, però. Tutto questo percorso può richiedere un paio d'anni e
forse anche di più e per tutta la prima fase, come minimo fino a metà 2009,
prevarranno gli aspetti deflazionistici.
I due scenari, quello della deflazione e quello della reflazione violenta,
avranno comunque da percorrere insieme un primo tratto giapponese (tanto nei
problemi quanto nei rimedi). Durante questo tratto i bond a tasso fisso
governativi saranno un investimento interessante e batteranno probabilmente
il cash.
Il bivio sarà più avanti. Da una parte la prosecuzione dello scenario
giapponese, dall'altra la reflazione violenta con i suoi bond da vendere,
l'oro da comprare e l'azionario che partirà di slancio ma farà poi fatica a
contrastare il brusco aumento dei tassi.
Venendo al presente, la ripresa degli ultimi due giorni ha qualche
possibilità di non essere effimera. Alla sua base c'è la luce verde data al
Giappone perché contrasti il rafforzamento dello yen. Lo smontaggio delle
operazioni di carry è in questo momento il padre di tutti i circoli viziosi
e l'indebolimento improvviso dello yen è un sassolino che li rallenta molto.
Accanto a questo è in corso una seconda ondata globale di taglio dei tassi,
non simultanea come la volta scorsa ma comunque concentrata in una
settimana, in modo da dare ai mercati appigli quotidiani per evitare di
scendere.
In un contesto di valutazioni così sacrificate, le borse possono galleggiare
e perfino riprendersi ancora pur in presenza di un flusso di notizie
negative. Le elezioni americane, dal canto loro, daranno la sensazione di un
nuovo inizio anche se non ci sarà una soluzione di continuità così netta con
le politiche bipartisan seguite in questi ultimi mesi.
A livello macro ottobre, novembre e dicembre saranno il periodo più buio,
quello del precipitare ad alta velocità nella recessione. Da gennaio in
avanti la contrazione continuerà, ma a un ritmo meno drammatico. Un bear
market rally anche modesto potrebbe rallentare la ritirata dei consumi,
particolarmente delicata in vista di fine anno.
Lo yen debole verrà usato per indebolire l'altra valuta di finanziamento, il
dollaro. Il dollaro più debole dà tono alle materie prime e, per questa via,
a importanti comparti di borsa. Sono espedienti di breve durata e di piccola
portata (che ci ricordano quanto siamo lontani da una vera nuova Bretton
Woods) ma non per questo sono meno preziosi.




--
__________________________________
Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto,
l'ultimo fiume avvelenato,
l'ultimo pesce pescato,
l'ultimo animale libero ucciso...
Vi accorgerete che non si può mangiare il denaro.
(Nativi Cree).


Alt 31-10-2008, 14.25.59
borsa-italia.net
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Vecchio 31-10-2008, 15.01.47
* Jack * ~DueHammer~
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Predefinito Re: Incubi: Weimar anni Venti e Tokyo anni Novanta - Trend Online - Ven 31 Ott, 13:08

ahahhahahahaah s'è svegliato

ma pensa te , ha da venire baffetto


 

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1308, anni, incubi, novanta, online, tokyo, trend, venti, weimar
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