Ecco come i proprietari di case e le banche possono trovare un accordo senza
soldi pubblici
Il segno più tangibile di una sconfitta imminente è quando un candidato si
trova costretto a copiare le proposte dell'avversario, o peggio a cercare di
superarle in estremismo, abbracciando l'ideologia del rivale e rinnegando la
propria. È quanto successo a McCain, che nel secondo dibattito ha giocato a
sorpresa la carta populista sostenendo che il governo deve spendere 300
miliardi di dollari per comprare e ristrutturare i mutui delle famiglie che
sono in difficoltà.
Non c'è dubbio che la risoluzione della crisi finanziaria americana richieda
anche un piano di ristrutturazione dei mutui. Ma ci sono molti modi per
farlo. Purtroppo McCain ha scelto quello più costoso e meno efficace. Meno
efficace perché la cartolarizzazione ha diviso i mutui in tante tranche
distinte che sono state vendute a investitori diversi, dispersi in tutto il
mondo. Questo rende pressoché impossibile ricomprare tutte le tranche di un
mutuo per rinegoziarlo. Più costoso, perché affida allo Stato l'onere di
riparare gli errori passati, invece di farli pagare a chi li ha commessi.
Chi per prima avanzò questa proposta fu Hillary Clinton, non certo nota per
essere una campionessa del mercato. Dove è finita l'ideologia liberista e
anti-statalista del partito che fu di Ronald Reagan? Perfino
l'anticonformista McCain non riesce a differenziarsi. Invece di ribellarsi
al piano Paulson, lo ha accettato. Anzi lo ha sostenuto anche quando il
Senato, per farlo approvare, ha riempito il piano di capitoli di spesa
aggiuntivi, che McCain ha sempre odiato. E per risolvere il problema della
crisi dei mutui, invece che ricercare una soluzione più in sintonia con le
regole di mercato, McCain ha fatto sua la proposta della Clinton. Ma
un'alternativa esiste in grado di beneficiare sia i mutuanti che le banche,
senza costare un centesimo allo Stato. Un'alternativa che punisce chi ha
sbagliato, senza danneggiare chi ha fatto scelte oculate. E che blocca la
spirale negativa dei prezzi delle case, aiutando l'economia a ripartire.
Il punto di partenza è che quando un mutuante smette di pagare, il
mutuatario (la banca) incorre in una grossa perdita. Tra il costo dello
sfratto e i danni subiti dalla casa per mancanza di manutenzione, il valore
di realizzo è inferiore di circa il 50 per cento del valore di mercato della
casa prima dello sfratto. Per questo motivo, di fronte alla caduta verticale
dei prezzi delle case in molte aree degli Stati Uniti è necessario un piano
di rinegoziazione dei mutui, per evitare che tutti i proprietari abbandonino
casa e mutuo, imponendo perdite ingenti al settore bancario.
In passato, quando il mutuo era posseduto da una banca locale, il processo
di rinegoziazione era molto semplice. La cartolarizzazione dei mutui, però,
ha reso queste rinegoziazioni molto difficili. È qui che un intervento
statale può aiutare. La mia proposta è molto semplice. In tutte le aree dove
i prezzi delle case sono scesi a un ritmo superiore al 20 per cento, il
mutuo deve essere ridotto di una percentuale pari alla riduzione del valore
delle case in quell'area. In cambio, quando la casa sarà venduta, il
proprietario dovrà pagare al mutuatario il 50 per cento della differenza tra
il valore di realizzo della casa e il nuovo valore del mutuo rinegoziato.
Questo meccanismo aiuta i proprietari a sostenere l'onere del mutuo e a non
perdere la casa, riducendo il rischio di insolvenze che si tradurrebbero in
vendite coatte degli immobili sul mercato, con ulteriore pressione sui
prezzi. Questo obiettivo viene conseguito al minimo costo per il mutuante,
perché la riduzione del valore nominale del mutuo viene compensata (almeno
in parte) dalla comproprietà di una frazione della casa. In aggiunta, questo
meccanismo dissuade coloro che non sono in difficoltà dal partecipare al
programma. Per chi ha un mutuo molto al di sotto del valore della casa, la
riduzione del valore del mutuo non vale la cessione di una frazione della
proprietà della casa.
È una soluzione semplice, che raggiunge l'obiettivo senza costare nulla allo
Stato. Richiede un intervento statale perché la dispersione dei mutui rende
impossibile una rinegoziazione spontanea. Ma, a differenza della proposta di
McCain, cerca di ridurre al minimo il ruolo dello Stato e il costo per il
contribuente. Che McCain non ricerchi soluzioni simili, ma imiti quelle dei
democratici, è un segnale della débâcle politica e ideologica del partito
repubblicano dopo otto anni di Bush.
Il punto di partenza è che quando un mutuante smette di pagare, il
> mutuatario (la banca) incorre in una grossa perdita
Mamma mia che ignoranza.....
Adesso il mutuante smette di pagare...
E il mutuatario è la banca..
Robe da matti...
Come quando in Italia dicono trilione per indicare 1.000 miliardi...
Non è così!!!
In USA dicono trilion, e un trilion è proprio 1.000 miliardi di dollari,
1.000 bilion $..
Ma in Italia un BILIONE è un milione elevato al milione, quindi mille
miliardi in Italia
non sono un trilione ma un BILIONE!!!
Francamente per quanto stimi Zingales non ho proprio capito la sua proposta.
Ci sono altre soluzioni...
"Bigmeme" <bigmemeNOSPAM@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:48ff0ab8$0$18146$4fafbaef@reader3.news.tin.it ...
> Una proposta per i mutui
> Ecco come i proprietari di case e le banche possono trovare un accordo
> senza
> soldi pubblici
> Il segno più tangibile di una sconfitta imminente è quando un candidato si
> trova costretto a copiare le proposte dell'avversario, o peggio a cercare
> di
> superarle in estremismo, abbracciando l'ideologia del rivale e rinnegando
> la
> propria. È quanto successo a McCain, che nel secondo dibattito ha giocato
> a
> sorpresa la carta populista sostenendo che il governo deve spendere 300
> miliardi di dollari per comprare e ristrutturare i mutui delle famiglie
> che
> sono in difficoltà.
> Non c'è dubbio che la risoluzione della crisi finanziaria americana
> richieda
> anche un piano di ristrutturazione dei mutui. Ma ci sono molti modi per
> farlo. Purtroppo McCain ha scelto quello più costoso e meno efficace. Meno
> efficace perché la cartolarizzazione ha diviso i mutui in tante tranche
> distinte che sono state vendute a investitori diversi, dispersi in tutto
> il
> mondo. Questo rende pressoché impossibile ricomprare tutte le tranche di
> un
> mutuo per rinegoziarlo. Più costoso, perché affida allo Stato l'onere di
> riparare gli errori passati, invece di farli pagare a chi li ha commessi.
> Chi per prima avanzò questa proposta fu Hillary Clinton, non certo nota
> per
> essere una campionessa del mercato. Dove è finita l'ideologia liberista e
> anti-statalista del partito che fu di Ronald Reagan? Perfino
> l'anticonformista McCain non riesce a differenziarsi. Invece di ribellarsi
> al piano Paulson, lo ha accettato. Anzi lo ha sostenuto anche quando il
> Senato, per farlo approvare, ha riempito il piano di capitoli di spesa
> aggiuntivi, che McCain ha sempre odiato. E per risolvere il problema della
> crisi dei mutui, invece che ricercare una soluzione più in sintonia con le
> regole di mercato, McCain ha fatto sua la proposta della Clinton. Ma
> un'alternativa esiste in grado di beneficiare sia i mutuanti che le
> banche,
> senza costare un centesimo allo Stato. Un'alternativa che punisce chi ha
> sbagliato, senza danneggiare chi ha fatto scelte oculate. E che blocca la
> spirale negativa dei prezzi delle case, aiutando l'economia a ripartire.
> Il punto di partenza è che quando un mutuante smette di pagare, il
> mutuatario (la banca) incorre in una grossa perdita. Tra il costo dello
> sfratto e i danni subiti dalla casa per mancanza di manutenzione, il
> valore
> di realizzo è inferiore di circa il 50 per cento del valore di mercato
> della
> casa prima dello sfratto. Per questo motivo, di fronte alla caduta
> verticale
> dei prezzi delle case in molte aree degli Stati Uniti è necessario un
> piano
> di rinegoziazione dei mutui, per evitare che tutti i proprietari
> abbandonino
> casa e mutuo, imponendo perdite ingenti al settore bancario.
> In passato, quando il mutuo era posseduto da una banca locale, il processo
> di rinegoziazione era molto semplice. La cartolarizzazione dei mutui,
> però,
> ha reso queste rinegoziazioni molto difficili. È qui che un intervento
> statale può aiutare. La mia proposta è molto semplice. In tutte le aree
> dove
> i prezzi delle case sono scesi a un ritmo superiore al 20 per cento, il
> mutuo deve essere ridotto di una percentuale pari alla riduzione del
> valore
> delle case in quell'area. In cambio, quando la casa sarà venduta, il
> proprietario dovrà pagare al mutuatario il 50 per cento della differenza
> tra
> il valore di realizzo della casa e il nuovo valore del mutuo rinegoziato.
> Questo meccanismo aiuta i proprietari a sostenere l'onere del mutuo e a
> non
> perdere la casa, riducendo il rischio di insolvenze che si tradurrebbero
> in
> vendite coatte degli immobili sul mercato, con ulteriore pressione sui
> prezzi. Questo obiettivo viene conseguito al minimo costo per il mutuante,
> perché la riduzione del valore nominale del mutuo viene compensata (almeno
> in parte) dalla comproprietà di una frazione della casa. In aggiunta,
> questo
> meccanismo dissuade coloro che non sono in difficoltà dal partecipare al
> programma. Per chi ha un mutuo molto al di sotto del valore della casa, la
> riduzione del valore del mutuo non vale la cessione di una frazione della
> proprietà della casa.
> È una soluzione semplice, che raggiunge l'obiettivo senza costare nulla
> allo
> Stato. Richiede un intervento statale perché la dispersione dei mutui
> rende
> impossibile una rinegoziazione spontanea. Ma, a differenza della proposta
> di
> McCain, cerca di ridurre al minimo il ruolo dello Stato e il costo per il
> contribuente. Che McCain non ricerchi soluzioni simili, ma imiti quelle
> dei
> democratici, è un segnale della débâcle politica e ideologica del partito
> repubblicano dopo otto anni di Bush.
> (17 ottobre 2008)
Il partito che si ispira a Luigi Einaudi ....
Silver: Sul rotocalco rosa Chi (divenuto, negli ultimi mesi, rivista
di orientamento teorico del blocco berlusconiano,
tal quale fu Rinascita per il Pci),
la Gregoraci in Briatore prende posizione
sul...
Borsa
3
29-08-2008 11.21.23
LUIGI EINAUDI
: La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.