Fuld accusa: «Molti sapevano, Lehman ha pagato per tutti»
Sia la Federal Reserve che la Sec, la Consob americana, sapevano ed erano
state sempre tenute al corrente della situazione critica in cui versava
Lehman Brothers, crollata sotto l'attacco di voci incontrollate, regole
inadeguate e la reazione troppo lenta dei regolatori del mercato. «Anche io,
per parte mia, avevo detto di essere convinto che il peggio dell'impatto
della crisi fosse alle nostre spalle: con il senno di poi dico adesso che mi
sbagliavo, ma aggiungo che con me hanno sbagliato molti altri».
Lunedì 6 settembre, nella prima uscita pubblica dal 10 settembre, cinque
giorni prima che la ex quarta banca d'investimenti di Wall Street,
formalizzasse la procedura di bancarotta, l'ex ceo di Lehman, Richard Fuld,
62 anni, ha raccontato la sua verità. Il manager ha ammesso i propri errori
di valutazione, ma non ha risparmiato un'analisi impietosa dei comportamenti
del sistema di regolamentazione dei mercati. «Questa è una crisi che investe
l'intera economia globale - ha detto Fuld nella sua testimonianza alla
Camera dei Rappresentanti, davanti al Committee on oversight and Government
reform, dove anche l'economista italiano Luigi Zingales ha offerto il suo
contributo - e nessuno ha capito per tempo la magnitudo di questi problemi,
né fino a che punto il deterioramento dei degli asset legati ai mutui
avrebbe sparso il contagio».
Nessuno ha capito in tempo utile, attacca Fuld. A cominciare, ad esempio,
dal presidente delle Federal reserve, Ben Bernanke. Nel suo intervento l'ex
ceo di Lehman ha ricordato le parole pronunciate da Bernanke ad aprile 2006,
e poi l'anno dopo in marzo. Sempre rassicuranti sull'evoluzione della crisi
dei mutui subprime. Ma anche il segretario al Tesoro, Hank Paulson, a giugno
2007, affermava: la crisi dei mercati dei mutui «non influenzerà
negativamente l'economia nel suo complesso».
E non solo. Nella sua memoria Fuld ha sottolineato che la sua banca è finita
nel tritatutto delle indiscrezioni di stampa che, a suo dire, hanno mandato
all'aria la possibile intesa con Korea Development Bank. I titoli dei
giornali hanno fatto precipitare le cose anche sulla gestione delle notizie
sui conti trimestrali e hanno generato una fuga degli investitori
«ingiustificata». Tutto questo quando, nelle fasi più drammatiche, «i
regolatori sapevano tutto delle nostre mosse, di come stavamo agendo, ad
esempio, per diminuire la leva e rafforzare i nostri livelli di capitale.
Erano al corrente di tutto poprio nel momento in cui accadeva».
Eppure, ha insistito Fuld, non c'è stato alcun bailout, nessun salvagente,
alcun salvataggio in extremis per Lehman. «Alcuni cambiamenti, come
l'ammorbidimento dei requisiti sui collaterali in ordine all'ottenimento di
maggiore liquidità» da parte della Fed, sono arrivati troppo tardi per
salvare Lehman. Al punto che alla banca che lui guidava non è stato
concesso, alla fine, di trasformarsi in istituto commerciale, come
consentito dalla Fed alle rivali di sempre Goldman Sachs (già guidata da
Paulson in persona) e Morgan Stanley.
Il protagonista numero uno del rovinoso crollo da 630 miliardi di dollari,
che ha accelelerato la crisi delle banche e dei mercati in tutto il mondo -
così come la stiamo vivendo in queste ore - ha concluso mettendo sul banco
degli imputati le vendite allo scoperto naked («sono un invito alla
manipolazione del mercato») e sostenendo la necessità di «un'unico pacchetto
regole trasparenti e uguali per tutti», condizione essenziale per un mercato
«corretto e ordinato».
UCG: evidentemente sapevano e sbolognavo
il germe napuligno: ma ci voglion far credere che questo piano l'hanno pensato questa settimana
perchè il titolo è stato maltrattato in borsa
Borsa
1
05-10-2008 21.25.25
A tutti OBBLIGAZ LEHMAN
Manuele: Le obbligazioni lehman brothers fino a venerdì scorso erano considerate a
basso rischio "investment grade" - vedi il sito patti chiari.
il tesoro e la consob dovrebbero intervenire acquistando i...