Crollo delle borse: cronaca di una morte annunciata
Economia
Crollo delle borse: cronaca di una morte annunciata
La crisi del sistema finanziario parte da lontano
Milano, 30 set. - "Per tutti quelli che credevano che sui mercati finanziari
il peggio fosse passato, è tempo di ricredersi: la crisi non è che agli
inizi e - come andiamo dicendo ormai da quasi un anno a questa parte,- il
peggio deve ancora venire." Questo è quanto scrivevo nel maggio scorso e da
15 mesi a questa parte, con buona pace di chi si ostinava (e si ostina) a
voler essere ottimista a tutti i costi.
Mancano i soldi, manca la fiducia tra le banche, manca - da parte delle
autorità monetarie ed economiche - la più pallida idea su cosa realmente
fare per uscire da questa situazione.
E così, tra i tentennamenti del "piano Bush" ieri drasticamente bocciato
dalla Camera americana, i conseguenti crolli delle borse e gli ormai
quotidiani annunci di banche in difficoltà, si va avanti.
O meglio, si "tira" avanti sperando che il castello di carte montato ad arte
in questi anni da abili (abili?) ingegneri finanziari non crolli da un
momento all'altro.
E non dite che questo è un fulmine a ciel sereno!
Forse forse gli aerei che l'11 settembre 2001 si schiantarono contro le
torri gemelle a New York, quello si poteva essere qualcosa di inatteso. Ma
non questa crisi. Non questa situazione.
I segnali c'erano, eccome. E puntualmente già da giugno 2007 avevamo
segnalato che le cose si sarebbero guastate, che qualcosa stava andando
storto e che - soprattutto - chi "sapeva" non stava raccontando tutta la
verità.
Ed oggi ci ritroviamo con banche piene di carta straccia, obbligazioni che
non valgono più nulla, un'inflazione che sta salendo a livelli preoccupanti
non solo (e non tanto) per l'aumento delle materie prime, come ci vogliono
far credere, ma soprattutto per la massa di denaro che le banche centrali
stanno pompando nel sistema per cercare di sostenere banche ed
assicurazioni.
Solo in Italia si stimano in oltre 40.000 unità i risparmiatori che sono
coinvolti nel default di Lehman Brothers, direttamente, perché la banca ha
venduto loro obbligazioni o certificati emessi dalla società fallita, o
indirettamente, perché tali titoli sono contenuti in polizze unit-linked
"generosamente" proposte dalla banca stessa ai propri clienti.
E così dopo Argentina, Cirio, Parmalat ecco il nuovo "bidone" bancario:
obbligazioni e certificati di ex-primarie società di investimento ridotte
ora a scalcinate banchette in bancarotta (scusate il bisticcio di parole).
E' la fine del sistema capitalistico? Troppo presto per dirlo ma, ricordando
quanto abbiamo scritto l'anno scorso di questi tempi, di sicuro gli Stati
Uniti devono necessariamente ripensare al loro modello economico del
"consumismo a tutti i costi".
Intanto abbiamo visto i due Paesi paladini del liberismo e del libero
mercato, Usa e Gran Bretagna, trasformarsi rapidamente in Paesi di
ispirazione social-comunista nel momento in cui hanno iniziato ad acquistare
banche ed assicurazioni per salvare il "baraccone". E non è ancora finita la
stagione degli "acquisti di Stato".
Ecco, la cosiddetta "socializzazione delle perdite" è la vera ciliegina
sulla torta, in questi momenti: oltre al danno, la beffa per i contribuenti
di questi due Paesi. Quando c'era da guadagnare, i benefici sono andati a
pochi banchieri, gestori ed azionisti di banche ed assicurazioni; ora che le
cose si mettono decisamente male per loro, ecco il "provvidenziale"
intervento dei governi che acquistano le stesse banche ed assicurazioni a
spese dei cittadini.
Cosa succederà adesso? E' troppo presto per azzardare previsioni. Se le
manovre palesi (e nascoste) delle banche centrali avranno successo, forse
non accadrà nulla e la tanto temuta "corsa agli sportelli" da parte del
pubblico sarà scongiurata. Il tempo poi farà il resto.
Se invece la cura di "soldi e bugie" non funzionerà. beh. sarà la momentanea
fine dell'impero economico degli Stati Uniti, della loro economia di guerra,
della loro filosofia "arraffa i soldi più in fretta che puoi"; sarà anche la
fine - finalmente - del "dio-PIL", all'altare del quale in questi anni
abbiamo immolato le nostre vite fatte di sacrifici e duro lavoro pur di
vederlo incrementare anno dopo anno. Insomma, sarà la fine di un'epoca
certamente non così degna da ricordare.
E sarà la fine - finalmente - delle politiche economiche spregiudicate di
Friedman e, forse, il ritorno a modelli di crescita più umani, con la
riscoperta di Keynes o Tobin o altri economisti dalle idee più "umane".
La conseguenza potrebbe essere - inevitabilmente - un ritorno delle teorie
socialiste del "crescere poco per crescere tutti" e la fine - una volta per
tutte - della globalizzazione intesa nel suo più perverso imperialistico
significato.
Re: Crollo delle borse: cronaca di una morte annunciata
lacrime e sangue allora, non ci resta che suicidarci......allora
suicidatevi!!
SSSu con la vita!
"pirex" <mokena@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:0sdEk.161293$FR.447962@twister1.libero.it...
> Economia
> Crollo delle borse: cronaca di una morte annunciata
> La crisi del sistema finanziario parte da lontano
> Milano, 30 set. - "Per tutti quelli che credevano che sui mercati
finanziari
> il peggio fosse passato, è tempo di ricredersi: la crisi non è che agli
> inizi e - come andiamo dicendo ormai da quasi un anno a questa parte,- il
> peggio deve ancora venire." Questo è quanto scrivevo nel maggio scorso e
da
> 15 mesi a questa parte, con buona pace di chi si ostinava (e si ostina) a
> voler essere ottimista a tutti i costi.
> Mancano i soldi, manca la fiducia tra le banche, manca - da parte delle
> autorità monetarie ed economiche - la più pallida idea su cosa realmente
> fare per uscire da questa situazione.
> E così, tra i tentennamenti del "piano Bush" ieri drasticamente bocciato
> dalla Camera americana, i conseguenti crolli delle borse e gli ormai
> quotidiani annunci di banche in difficoltà, si va avanti.
> O meglio, si "tira" avanti sperando che il castello di carte montato ad
arte
> in questi anni da abili (abili?) ingegneri finanziari non crolli da un
> momento all'altro.
> E non dite che questo è un fulmine a ciel sereno!
> Forse forse gli aerei che l'11 settembre 2001 si schiantarono contro le
> torri gemelle a New York, quello si poteva essere qualcosa di inatteso. Ma
> non questa crisi. Non questa situazione.
> I segnali c'erano, eccome. E puntualmente già da giugno 2007 avevamo
> segnalato che le cose si sarebbero guastate, che qualcosa stava andando
> storto e che - soprattutto - chi "sapeva" non stava raccontando tutta la
> verità.
> Ed oggi ci ritroviamo con banche piene di carta straccia, obbligazioni che
> non valgono più nulla, un'inflazione che sta salendo a livelli
preoccupanti
> non solo (e non tanto) per l'aumento delle materie prime, come ci vogliono
> far credere, ma soprattutto per la massa di denaro che le banche centrali
> stanno pompando nel sistema per cercare di sostenere banche ed
> assicurazioni.
> Solo in Italia si stimano in oltre 40.000 unità i risparmiatori che sono
> coinvolti nel default di Lehman Brothers, direttamente, perché la banca ha
> venduto loro obbligazioni o certificati emessi dalla società fallita, o
> indirettamente, perché tali titoli sono contenuti in polizze unit-linked
> "generosamente" proposte dalla banca stessa ai propri clienti.
> E così dopo Argentina, Cirio, Parmalat ecco il nuovo "bidone" bancario:
> obbligazioni e certificati di ex-primarie società di investimento ridotte
> ora a scalcinate banchette in bancarotta (scusate il bisticcio di parole).
> E' la fine del sistema capitalistico? Troppo presto per dirlo ma,
ricordando
> quanto abbiamo scritto l'anno scorso di questi tempi, di sicuro gli Stati
> Uniti devono necessariamente ripensare al loro modello economico del
> "consumismo a tutti i costi".
> Intanto abbiamo visto i due Paesi paladini del liberismo e del libero
> mercato, Usa e Gran Bretagna, trasformarsi rapidamente in Paesi di
> ispirazione social-comunista nel momento in cui hanno iniziato ad
acquistare
> banche ed assicurazioni per salvare il "baraccone". E non è ancora finita
la
> stagione degli "acquisti di Stato".
> Ecco, la cosiddetta "socializzazione delle perdite" è la vera ciliegina
> sulla torta, in questi momenti: oltre al danno, la beffa per i
contribuenti
> di questi due Paesi. Quando c'era da guadagnare, i benefici sono andati a
> pochi banchieri, gestori ed azionisti di banche ed assicurazioni; ora che
le
> cose si mettono decisamente male per loro, ecco il "provvidenziale"
> intervento dei governi che acquistano le stesse banche ed assicurazioni a
> spese dei cittadini.
> Cosa succederà adesso? E' troppo presto per azzardare previsioni. Se le
> manovre palesi (e nascoste) delle banche centrali avranno successo, forse
> non accadrà nulla e la tanto temuta "corsa agli sportelli" da parte del
> pubblico sarà scongiurata. Il tempo poi farà il resto.
> Se invece la cura di "soldi e bugie" non funzionerà. beh. sarà la
momentanea
> fine dell'impero economico degli Stati Uniti, della loro economia di
guerra,
> della loro filosofia "arraffa i soldi più in fretta che puoi"; sarà anche
la
> fine - finalmente - del "dio-PIL", all'altare del quale in questi anni
> abbiamo immolato le nostre vite fatte di sacrifici e duro lavoro pur di
> vederlo incrementare anno dopo anno. Insomma, sarà la fine di un'epoca
> certamente non così degna da ricordare.
> E sarà la fine - finalmente - delle politiche economiche spregiudicate di
> Friedman e, forse, il ritorno a modelli di crescita più umani, con la
> riscoperta di Keynes o Tobin o altri economisti dalle idee più "umane".
> La conseguenza potrebbe essere - inevitabilmente - un ritorno delle teorie
> socialiste del "crescere poco per crescere tutti" e la fine - una volta
per
> tutte - della globalizzazione intesa nel suo più perverso imperialistico
> significato.
> Massimo Benvenuti
> http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=20159
Re: Crollo delle borse: cronaca di una morte annunciata
Analisi ineccepibile!
"pirex" <mokena@pakita.sus> ha scritto nel messaggio
news:0sdEk.161293$FR.447962@twister1.libero.it...
> Economia
> Crollo delle borse: cronaca di una morte annunciata
> La crisi del sistema finanziario parte da lontano
> Milano, 30 set. - "Per tutti quelli che credevano che sui mercati
> finanziari il peggio fosse passato, è tempo di ricredersi: la crisi non è
> che agli inizi e - come andiamo dicendo ormai da quasi un anno a questa
> parte,- il peggio deve ancora venire." Questo è quanto scrivevo nel maggio
> scorso e da 15 mesi a questa parte, con buona pace di chi si ostinava (e
> si ostina) a voler essere ottimista a tutti i costi.
> Mancano i soldi, manca la fiducia tra le banche, manca - da parte delle
> autorità monetarie ed economiche - la più pallida idea su cosa realmente
> fare per uscire da questa situazione.
> E così, tra i tentennamenti del "piano Bush" ieri drasticamente bocciato
> dalla Camera americana, i conseguenti crolli delle borse e gli ormai
> quotidiani annunci di banche in difficoltà, si va avanti.
> O meglio, si "tira" avanti sperando che il castello di carte montato ad
> arte in questi anni da abili (abili?) ingegneri finanziari non crolli da
> un momento all'altro.
> E non dite che questo è un fulmine a ciel sereno!
> Forse forse gli aerei che l'11 settembre 2001 si schiantarono contro le
> torri gemelle a New York, quello si poteva essere qualcosa di inatteso. Ma
> non questa crisi. Non questa situazione.
> I segnali c'erano, eccome. E puntualmente già da giugno 2007 avevamo
> segnalato che le cose si sarebbero guastate, che qualcosa stava andando
> storto e che - soprattutto - chi "sapeva" non stava raccontando tutta la
> verità.
> Ed oggi ci ritroviamo con banche piene di carta straccia, obbligazioni che
> non valgono più nulla, un'inflazione che sta salendo a livelli
> preoccupanti non solo (e non tanto) per l'aumento delle materie prime,
> come ci vogliono far credere, ma soprattutto per la massa di denaro che le
> banche centrali stanno pompando nel sistema per cercare di sostenere
> banche ed assicurazioni.
> Solo in Italia si stimano in oltre 40.000 unità i risparmiatori che sono
> coinvolti nel default di Lehman Brothers, direttamente, perché la banca ha
> venduto loro obbligazioni o certificati emessi dalla società fallita, o
> indirettamente, perché tali titoli sono contenuti in polizze unit-linked
> "generosamente" proposte dalla banca stessa ai propri clienti.
> E così dopo Argentina, Cirio, Parmalat ecco il nuovo "bidone" bancario:
> obbligazioni e certificati di ex-primarie società di investimento ridotte
> ora a scalcinate banchette in bancarotta (scusate il bisticcio di parole).
> E' la fine del sistema capitalistico? Troppo presto per dirlo ma,
> ricordando quanto abbiamo scritto l'anno scorso di questi tempi, di sicuro
> gli Stati Uniti devono necessariamente ripensare al loro modello economico
> del "consumismo a tutti i costi".
> Intanto abbiamo visto i due Paesi paladini del liberismo e del libero
> mercato, Usa e Gran Bretagna, trasformarsi rapidamente in Paesi di
> ispirazione social-comunista nel momento in cui hanno iniziato ad
> acquistare banche ed assicurazioni per salvare il "baraccone". E non è
> ancora finita la stagione degli "acquisti di Stato".
> Ecco, la cosiddetta "socializzazione delle perdite" è la vera ciliegina
> sulla torta, in questi momenti: oltre al danno, la beffa per i
> contribuenti di questi due Paesi. Quando c'era da guadagnare, i benefici
> sono andati a pochi banchieri, gestori ed azionisti di banche ed
> assicurazioni; ora che le cose si mettono decisamente male per loro, ecco
> il "provvidenziale" intervento dei governi che acquistano le stesse banche
> ed assicurazioni a spese dei cittadini.
> Cosa succederà adesso? E' troppo presto per azzardare previsioni. Se le
> manovre palesi (e nascoste) delle banche centrali avranno successo, forse
> non accadrà nulla e la tanto temuta "corsa agli sportelli" da parte del
> pubblico sarà scongiurata. Il tempo poi farà il resto.
> Se invece la cura di "soldi e bugie" non funzionerà. beh. sarà la
> momentanea fine dell'impero economico degli Stati Uniti, della loro
> economia di guerra, della loro filosofia "arraffa i soldi più in fretta
> che puoi"; sarà anche la fine - finalmente - del "dio-PIL", all'altare del
> quale in questi anni abbiamo immolato le nostre vite fatte di sacrifici e
> duro lavoro pur di vederlo incrementare anno dopo anno. Insomma, sarà la
> fine di un'epoca certamente non così degna da ricordare.
> E sarà la fine - finalmente - delle politiche economiche spregiudicate di
> Friedman e, forse, il ritorno a modelli di crescita più umani, con la
> riscoperta di Keynes o Tobin o altri economisti dalle idee più "umane".
> La conseguenza potrebbe essere - inevitabilmente - un ritorno delle teorie
> socialiste del "crescere poco per crescere tutti" e la fine - una volta
> per tutte - della globalizzazione intesa nel suo più perverso
> imperialistico significato.
> Massimo Benvenuti
> http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=20159
Crollo delle borse di ieri
ilrisparmiatore@googlemail.com: Ho pubblicato un post sull'argomento in oggetto.
Per chi fosse interessato il link è:
http://ilrisparmiatore.blogspot.com/2007/02/in-europa-bruciati-222-miliardi-di-euro.html
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